CIME ROSSO FUOCO
le Dolomiti tra storia e natura
le Dolomiti tra storia e natura
Quattro giorni tra l'Agordino e il Cadore, da giovedì 27 a domenica 30 agosto 2026
Il GEB torna sui monti Pallidi, alle pendici di vette dove si sono scritti capitoli drammatici della Grande Guerra, picchi dalla bellezza struggente e contraddittoria: la maestosa bellezza dei tramonti rosso fuoco in contrapposizione con il rosso del sangue dei nostri ragazzi, una generazione distrutta dalla bramosia di potere.
Il Gruppo Escursionisti Berardenga organizza un nuovo spettacolare tour sulle Dolomiti, patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO. Quest'anno ci troveremo all'estremo occidentale delle Dolomiti Bellunesi, tra le zone dell'Agordino e del Cadore.
Quattro giorni immersi nella Grande Bellezza dei Monti Pallidi, scenario del primo conflitto mondiale di cui restano segni impressionanti ed evidenti, in un contrasto stridente tra la bellezza dei luoghi e il dramma della guerra.
Quattro giorni alla scoperta di luoghi caratteristici, con base a pochi passi dal tipico paese di Selva di Cadore, presso l'Hotel Giglio Rosso nella frazione di Pescul.
Saremo al cospetto di vette iconiche, con l'ormai noto Monte Civetta, in direzione sud, il Pelmo, "el caregon del Padreterno" (caregon=trono, per la sua forma particolare) ad est e la Marmolada, la Regina delle Dolomiti con i suoi 3343 metri, a ovest. Sopra di noi, i passi Giau e Falzarego ci dividono dai massicci del Lagazuoi e delle Tofane.
ATTENZIONE, IMPORTANTE!
1) In relazione alla disponibilità dell'Hotel Giglio Rosso di Pescul (Selva di Cadore), la partecipazione è limitata ai primi 18 iscritti; si consiglia pertanto di non attendere la scadenza dei termini per procedere all'iscrizione, FISSATA PER MARTEDI' 31 MARZO (vedi paragrafo PRENOTAZIONI) . Una volta raggiunto il numero di partecipanti massimo, ne daremo comunicazione e le successive prenotazioni saranno accettate senza il versamento della caparra, al fine di creare una lista di attesa, dalla quale attingere in caso di rinuncia o eventuale (e comunque improbabile) aumento delle disponibilità.
2) Quest'anno abbiamo cercato di organizzare dei trekking un po' meno impegnativi, senza oltrepassare la soglia degli 8/900 metri di dislivello giornaliero, per un massimo di 6/7 ore di cammino. Resta il fatto che dislivelli del genere e l'ambiente dolomitico, richiedono un buon allenamento e un passo sicuro.
3) Come per ogni iniziativa plurigiornaliera, anche questo tour è riservato agli iscritti del Gruppo Escursionisti Berardenga in regola con il tesseramento al momento della prenotazione.
Questo in sintesi il programma del tour:
Giovedì 27:
Ritrovo a Siena, parcheggio Strada Massetana Romana di fronte al Bar Nannini, alle ore 5:30; partenza entro le ore 6:00;
Arrivo presso il Rifugio Fedare (S.P. 638 del Passo Giau) indicativamente entro le ore 12, compresa una sosta lungo il viaggio;
Escursione al Monte Pore, circa 4 ore e 440 metri di dislivello positivo. Una piccola vetta dalla quale si apre un panorama impressionante su tutte le cime dell'area sud delle Dolomiti (Marmolada, Civetta, Pelmo, Antelao, Averau, Nuvolau, Tofana di Rozes, Lagazuoi...);
Sistemazione, cena e pernottamento presso l'hotel "Giglio Rosso" di Pescul, Selva di Cadore.
Venerdì 28:
Colazione in hotel e partenza per il piccolo abitato di Palla (Livinallongo del Col di Lana);
Arrivo a Palla e partenza dell'escursione per la salita al Col di Lana, andata e ritorno per circa 6 ore di durata e 70 metri di dislivello positivo, lungo un percorso disseminato di testimonianze della Grande Guerra e una vetta dalla quale il panorama e la sacralità del luogo si fondono in un contrasto da brividi;
Al termine dell'escursione, rientro in hotel, cena e pernottamento.
Sabato 29:
Colazione in hotel e partenza per il Passo Giau;
Arrivo al Passo Giau e partenza dell'escursione ad anello attorno al Nuvolau e alle Cinque Torri (circa 7 ore di durata e 560 metri di dislivello positivo) altro spettacolare gruppo dolomitico, con visita al museo all'aperto della Grande Guerra, un sito di appostamenti militari con baracche, trincee e appostamenti completamente ricostruiti;
Al termine dell'escursione, rientro in hotel, cena e pernottamento.
Domenica 30:
Colazione in hotel, partenza per il caratteristico borgo di Sottoguda (Rocca Pietore);
Arrivo a Sottoguda e visita dei Serrai di Sottoguda, una piacevole passeggiata lungo un'impressionante canyon dolomitico, di circa 2,5 km con dislivello insignificante, al di sotto di pareti verticali alte oltre cento metri, solcate dal corso del torrente Pettorina;
Al termine, tempo libero per visitare i negozi di artigianato locale di Sottoguda, vere e proprie botteghe di arte del legno e del ferro battuto;
Partenza entro le ore 12 e rientro a Siena previsto previsto entro le ore 18:30.
COSTI:
Albergo:
Sistemazione in camera doppia, matrimoniale o tripla: € 65,00 a persona al giorno con trattamento di mezza pensione;
Non sono previste camere singole; in caso di disponibilità residua, l'eventuale doppia uso singola prevede un supplemento di 20,00 € al giorno.
Durante la prenotazione potreste indicare il nominativo della persona o delle persone con le quali pensate di condividere la camera. Le indicazioni saranno tenute in debita considerazione al momento della composizione delle camere, salvo diverse disponibilità della struttura. In tal caso, la composizione sarà concordata con gli iscritti.
Visita ai Serrai di Sottoguda:
€ 5,00 da pagare sul posto in contanti
Viaggio:
L'eventuale possibilità di noleggiare minivan da nove persone, comporterà una spesa ipotizzata di circa 100 euro a persona, che salderemo durante il tour.
Prenotazioni:
Salvo esaurimento precedente dei posti disponibili, le iscrizioni dovranno pervenire entro e non oltre MARTEDI' 31 MARZO 2026.
Per rendere effettiva la prenotazione è necessario versare la caparra di € 100,00 e solo successivamente procedere all'iscrizione accedendo al seguente link:
Tra i vari dati anagrafici, contatti, ecc. il form richiederà il numero di riferimento del bonifico relativo al versamento della caparra.
Le iscrizioni prive del riferimento o con un numero non corrispondente all'operazione non saranno ritenute valide
Dati per l'effettuazione del versamento della caparra:
€ 100,00 da versare sul c.c. intestato a Gruppo Escursionisti Berardenga
IBAN: IT62Z0103071800000000522892
Causale: Nome e cognome - Dolomiti 2026
Alcune importanti indicazioni:
- Per il trekking:
Sono richieste scarpe con suola ben scolpita, preferibilmente con caviglia alta. L'uso dei bastoncini è assolutamente personale, ma sono vivamente consigliati sia per distribuire più correttamente il peso corporeo in salita, sia per un passo più sicuro nelle discese, in particolare nei caratteristici ghiaioni dolomitici.
Durante i due giorni di trekking è consigliato evitare soste prolungate per il pranzo, ma più frequenti per spuntini che non appesantiscano. Ogni partecipante dovrà provvedere in autonomia a fornirsi di cibo e acqua nelle quantità necessarie.
L'abbigliamento dovrà rispettare il classico schema a cipolla. Il periodo, e comunque la montagna in sé, consigliano di non rinunciare MAI a qualcosa di pesante, sia come secondo, sia come ultimo strato.
Indispensabile avere nello zaino un capo antipioggia, crema solare, occhiali da sole, cappello o bandana, kit pronto soccorso di base (ce ne sono già pronti in vendita a pochi euro, ad esempio da Decathlon).
Ricordate che lo zaino non deve essere pieno fino all'orlo, per darvi la possibilità di riporre i capi di abbigliamento di cui durante il giorno solitamente ci si alleggerisce (ad esempio la giacca che al mattino si ha indosso).
Pranzi:
- Primo giorno: pranzo al sacco da prepararsi in autonomia prima della partenza del mattino;
- Secondo giorno: pranzo al sacco che potrà essere acquistato prima della partenza dell'escursione o preparato dall'albergo qualora e ne fosse la disponibilità;
- Terzo giorno: pranzeremo nei pressi del rifugio Scoiattoli alle Cinque Torri o al rifugio Cinque Torri; chi vorrà potrà pranzare al rifugio, chi preferisce il pranzo al sacco, potrà organizzarsi come per il giorno precedente;
- Quarto giorno: pranzo al sacco poco dopo la partenza da Sottoguda per il rientro. Al solito, il pranzo potrà essere acquistato prima della partenza dell'escursione o preparato dall'albergo qualora e ne fosse la disponibilità;
Accompagnatori:
Alessandro Maggi (3482413824 - maggialex@yahoo.it)
Daniele Caratelli (AEN - 3331497844 - danielecaratelli.fiora@gmail.com)
Claudio Cinotti (335310260 - claudio.cinotti@gmail.com)
Qualche settimana prima della partenza organizzeremo un gruppo WhatsApp per scambiarci le ultime informazioni, ulteriori dettagli, rispondere a richieste, ecc.
Informazioni sulle mete principali del viaggio:
Le Dolomiti:
patrimonio mondiale dell'umanità Unesco dal 2009, sono un insieme di gruppi montuosi facenti parte delle Alpi Orientali e ricadenti nelle province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone (in ordine di incidenza).
Devono il loro nome al naturalista francese Geodat De Dolomieu, che per primo studiò la composizione della roccia che fu battezzata in suo onore Dolomia.
Prima di allora le montagne comprese in questa zona venivano chiamate Monti Pallidi, in ragione della particolare tonalità che le rocce riuscivano a sprigionare soprattutto quando colpite dai raggi del sole basso sull'orizzonte ed in particolari condizioni meteo. Questo fenomeno, che spesso riesce ad essere particolarmente emozionante, è conosciuto come "enrosadira" e, come accade spesso da queste parti, la sua origine viene accostata a leggende, in questo caso all'incantesimo di Re Laurino, il quale, adirato per essere stato catturato dagli uomini del Re dell'Adige al quale aveva portato via la figlia, lanciò la profezia verso il Catinaccio d'Antermoia: "né di giorno, né di notte, alcun occhio umano potrà più ammiranti" dimenticandosi di citare alba e tramonto. Così, con il sole basso all'orizzonte, il Catinaccio si colorerà come il giardino delle rose di Re Laurino. Infatti, il nome in tedesco del Catinaccio d'Antermoia, gruppo dolomitico ad est della val di Fassa, è proprio Rosengarten (giardino delle rose).
Queste meravigliose montagne hanno vissuto un periodo della loro esistenza che ne hanno segnato la conformazione, in una contraddizione emotiva particolare tra la loro struggente bellezza e la drammaticità della guerra. Questo è stato infatti uno dei principali fronti della Prima Guerra Mondiale, fin dall'ingresso dell'Italia nel conflitto.
Le Dolomiti sono suddivise in nove sistemi montuosi, in ragione della conformazione geografica dell'area. Otto di essi sono sostanzialmente confinanti, mentre uno, le Dolomiti di Brenta, si stacca sensibilmente oltre la val d'Adige, unico dei nove ad ovest di Trento.
Particolare è il fatto che la montagna più alta delle Dolomiti, la Marmolada, non è composta di roccia dolomia (carbonato di calcio e magnesio) ma è un gruppo montuoso composto da calcari grigi compatti di origine corallina e materiale vulcanico. La Regina delle Dolomiti (così è definita la Marmolada) raggiunge la massima elevazione con Punta Penia, a 3.343 metri s.l.m. Oltre alla Marmolada, le montagne che caratterizzano la nostra zona e che vedremo dagli spettacolari panorami che offriranno le varie escursioni sono: il Monte Civetta, settima montagna in ordine di altezza dell'intera area dolomitica, 3.220 metri s.l.m.; Pelmo, dodicesima, 3.169 metri, Antelao, seconda, 3.264 metri, Tofana di Rozes, quinta, 3.225 metri. Più in lontananza, si apriranno alla nostra vista gruppi spettacolari e noti come il Sella, la Pale di San Martino, Lagazuoi e Conturines.
Il Monte Pore:
Il Monte Pore (2405 metri s.l.m.) è una cima panoramica situata nelle Dolomiti bellunesi, nel comune di Colle Santa Lucia (BL). Rinomato per la sua forma conica vulcanica e la vista a 360°, si distingue nettamente dalle più famose cime circostanti (due nomi su tutti: l’Averau ed il Nuvolau) per la sua roccia di colore scuro. A differenza delle cime menzionate, costituite da rocce sedimentarie, il Monte Pore è composto per buona parte da materiale di genesi vulcanica. Nel corso dei secoli ha avuto grande importanza per la presenza di miniere di materiale ferroso (miniere del Fursil in Comune di Colle Santa Lucia). Il minerale estratto veniva veicolato ai forni fusori, presenti nelle vicinanze del Castello di Andraz e del Passo di Valparola, tramite la “Strada de la Vena”. Dalla lavorazione del minerale si ricavava del ferro di ottima qualità richiesto in tutta Europa.
Il Col di Lana:
La montagna del Col di Lana (2.452 metri s.l.m.) si trova nel territorio comunale di Livinallongo del Col di Lana, incastonata tra la valle del Cordevole e il passo Falzarego. Collocata lungo la linea del fronte dolomitico in provincia di Belluno, questa cima è stata contesa fin dai primi mesi dall'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. divenendo luogo di sanguinose battaglie, che ne hanno cambiato la fisionomia. Uno degli episodi più cruenti della Grande Guerra è quello che vide una mina da cinque tonnellate fatta esplodere il 17 aprile 1916 proprio sul Col di Lana da parte dei soldati italiani: una parte della montagna crollò per gli effetti dell’esplosione di 5 tonnellate di gelatina dinamite, causando la morte di circa 150 militari austriaci, consentendo all'esercito del Regno di occupare la vetta, sconvolta da un enorme cratere di circa 3o metri per 55, profondo 12 metri. L'esercito italiano fu costretto a lasciare il Col di Lana a seguito della disfatta di Caporetto del 1971 e da allora, trovandosi in zona di retrovia dell'esercito austroungarico, non fu più interessato dai combattimenti. Ancora oggi il percorso che porta alla sua vetta è disseminato di testimonianze belliche. Dalla vetta del Col di Lana si gode di un panorama eccezionale sui vari gruppi dolomitici. Non a caso nel corso della Prima guerra mondiale era stato scelto come punto strategico di osservazione.
Il Museo all'aperto delle Cinque Torri:
Quando il 24 maggio 1915 l’esercito italiano occupò Cortina gli austriaci abbandonarono tutta la valle, ritirandosi verso il passo di Valparola al Forte Tre Sassi, costruito più di 25 anni prima. Gli italiani li tallonavano lungo la Grande Strada delle Dolomiti, inaugurata nel 1909, avendo come obiettivo di raggiungere la Val Badia, e attraverso la Val Pusteria oltrepassare il Brennero.
Il piano risultò irrealizzabile in quanto gli austriaci avevano costruito sulla linea dal Col di Lana alle Tofana una serie di postazioni di difesa e di osservazione su tutta l’area raggiunta dagli italiani. Le trincee austro-ungariche al passo di Valparola bloccarono l’avanzata italiana e il fronte si consolidò con la costruzione di una seconda linea difensiva italiana tra le 5 Torri e il monte Pore. Entrambi gli eserciti costruirono strade, camminamenti, trincee, postazioni di artiglieria, reti telefoniche per gestire e condurre gli scontri e reti di teleferiche per raggiungere le postazioni più impervie. Sul fronte alpino dopo 29 mesi di guerra nessuno dei due eserciti poteva vantare progressi. Il 5 novembre 1917 l’ultimo soldato italiano abbandonò Cortina a seguito della rotta di Caporetto, poco prima del ritorno degli austro-ungarici.
Nell’area delle 5 Torri, al riparo del tiro dell’artiglieria austriaca, furono sistemate baracche, magazzini, il servizio sanitario, il servizio dei trasporti e di telecomunicazione - linee telegrafiche e teleferiche.
Quasi tutte le gallerie, le trincee e i baraccamenti che ospitavano i nostri soldati sono stati ripuliti e ripristinati grazie al lavoro di numerosi volontari. I tratti in pendenza nelle gallerie sono stati resi più agibili restaurando i gradini e posizionando una fune di acciaio di sicurezza. Sono possibili diversi percorsi di visita, alcuni più lunghi e impegnativi, altri più brevi e facili.
I Serrai di Sottoguda:
Tra i due borghi di Sottoguda e Malga Ciapela, si trovano i Serrai di Sottoguda, uno degli scenari paesaggistici più suggestivi della zona dolomitica. Uno stretto canyon scavato nella roccia dal lento lavorio del torrente Pettorina e situato ai piedi della Regina delle Dolomiti UNESCO, la Marmolada. Un luogo per certi versi selvaggio ma che racchiude in sé la magia della natura trasmettendo una sensazione di completa armonia.
Il canyon vanta circa 2 km di lunghezza che si snodano tra le pareti di roccia alte centinaia di metri e dalle quali scendono suggestive cascate che, d’inverno, si trasformano in palestra di ghiaccio.
Lungo lo spettacolare percorso, recuperato dopo la devastazione subita dalla tempesta Vaia nella notte del 29 ottobre 2018, è possibile incontrare la caratteristica chiesetta dedicata a Sant'Antonio, protettore degli animali, a seguito di una moria di bestiame; il "sass taiè", una pietra sapientemente sagomata dagli uomini del posto al fine di consentire un passaggio più agevole con carri e slitte; gallerie scavate durante la Grande Guerra, ad uso magazzini, che nella seconda guerra mondiale furono usate dagli abitanti del posto come rifugi antiaerei; la grotta della Madonna dei Serrai, fatta collocare subito dopo la seconda guerra mondiale dal parroco di Rocca Pietore, il paese capoluogo del Comune dove sorgono i Serrai.
I Serrai sono il luogo ideale per trascorrere momenti di tranquillità immersi in un vero e proprio spettacolo della natura.