LA VOCAZIONE RIVOLUZIONARIA DI UNO STRUMENTO
ALLA PROVA DI TEMPI CHE NON LO AVREBBERO MAI GENERATO
ALLA PROVA DI TEMPI CHE NON LO AVREBBERO MAI GENERATO
“Il vero significato della resistenza è piantare alberi all’ombra dei quali non ci si aspetta di sedersi”.
(A. Camus)
Ci si domanda spesso, tra addetti ai lavori e non solo, se oggi sarebbe possibile immaginare una campagna di capitalizzazione popolare così potente da raggiungere in poco meno di 5 anni la somma necessaria per fondare una banca, etica per di più, diversa, strana da raccontare, antagonista al potere dominante. La risposta è quasi sempre no.
Le spiegazioni si rifanno alla ipertrofia normativa e regolatoria che il settore bancario si è dato negli ultimi 20 anni, qualcuno azzarda qualche ragionamento sulla normalizzazione degli stili di vita che hanno intessuto la responsabilità sociale, ma la verità è che non ci si immaginerebbe nemmeno di fondare una qualsiasi delle imprese, non profit o meno, che popolavano l’enorme padiglione del Social Forum Europeo di Firenze del 2002. Giusto per fare un esempio.
Sembra che la nostra sia l’epoca nella quale abbiamo tacitamente deciso di ribaltare i principi che ci avevano portato verso una condivisa “etica pubblica”, il nostro modo di orientarci nel mondo, costruito imparando, ispirandosi vicendevolmente, dialogando e cercando di essere fedeli ai principi così dedotti, coerenti. Una specie di enshittification che tende a trasformare tutto e tutti in monadi orientate solo al profitto. Il contrario di quello che la cultura protestante definisce “decente”, un carattere dotato di integrità morale, gentilezza e affidabilità, che tratta gli altri con rispetto e tiene conto dei loro sentimenti. Una persona decente è generalmente onesta, rispetta gli standard sociali di buona condotta e agisce in modo premuroso e utile verso gli altri, dimostrando empatia e impegno nel fare ciò che è giusto. Noi la chiameremmo “una persona per bene”.
Sono tempi impazziti, i nostri, o almeno lo sembrano. Sicuramente sono tempi di etica affaticata. E capita sempre più spesso di sentirsi inutili, che ogni parola sia troppo poco, ogni gesto troppo fragile, ogni azione troppo irrilevante rispetto alla complessità di quello che sta succedendo.
E infatti sempre più spesso capita di scegliere il silenzio e l’inazione, l’autocensura che gli psicologi chiamano “impotenza appresa”, in un lento logoramento che svuota la voglia di intervenire, genera disillusione persino cinismo e aggressività di cui si approfitta solo il sistema che amplifica soprattutto ciò che è distruttivo.
FEMR 6 scatta una fotografia sulle dinamiche politiche, sociali, economiche della situazione globale, italiana e internazionale, su come siamo passati dai social forum al bipopulismo di destra e sinistra che sta sgretolando la società aperta e lo stato di diritto.
Non vogliamo soffermarci solo sull’analisi del flusso sociale e dell’evolvere dell’opinione pubblica, ma desideriamo proiettarci nel futuro, per capire quale siano oggi le tendenze culturali dominanti e per valorizzare, tra queste, quelle positive che possono attivarsi sui pensieri e comportamenti delle persone, per tornare a respirare il coraggio del desiderio di futuro.
“La gentilezza è l’ultimo atto politico che ci è rimasto” (M. Torre)