Juan del Encina (1468-1529) fu un importante poeta, musicista e autore teatrale spagnolo, considerato uno dei principali fondatori del teatro in Spagna. Dopo gli studi all'Università di Salamanca, dove ebbe come maestro il celebre umanista Antonio de Nebrija, entrò nel 1492 al servizio del duca d'Alba. Alla corte ducale si occupava di organizzare feste e spettacoli e di comporre testi teatrali e musiche per l'intrattenimento. Non riuscendo a ottenere il ruolo di cantore a Salamanca, si trasferì a Roma, dove fu accolto alla corte papale e nominato cantore da papa Leone X. Durante questi anni viaggiò spesso tra l'Italia e la Spagna. In seguito intraprese la carriera religiosa: nel 1518 prese gli ordini sacri e l'anno successivo compì un pellegrinaggio a Gerusalemme. Nel 1523 fu nominato priore della cattedrale di León, incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta nel 1529. La sua opera più famosa è il Cancionero, una raccolta pubblicata per la prima volta nel 1496 e ampliata negli anni successivi. Al suo interno si trovano poesie liriche, componimenti scherzosi, poemi allegorici e un breve trattato dedicato alla poesia in lingua castigliana. La fama di Juan del Encina è legata soprattutto al teatro. Nelle sue prime opere rappresentò temi sia religiosi sia profani, spesso ispirandosi alla vita e alle tradizioni popolari. Tra queste si ricordano le egloghe dedicate alla Natività, quelle di Carnevale e l'Aucto del Repelón. In un secondo momento, durante il soggiorno romano, scrisse altre importanti egloghe, come quelle di Fileno, Zabardo e Cardonio, di Plácida e Victoriano e di Cristino e Febea. Grazie alla sua capacità di unire poesia, musica e rappresentazione scenica, e per l'uso di una lingua ricca di espressioni popolari e forme antiche, Juan del Encina è oggi considerato il padre del teatro spagnolo.