Alessandro Fo:
Quello, trionfante a Corinto, il carro trarrà, vittorioso,
sul Campidoglio elevato, Insigne di eccidi di Achivi.
quello distruggerà Argo e l’agamennonia Micene,
nonché un Eàcide, stirpe di Achille l'armipotente,
degli avi teucri vendetta e dei templi Minerva violati.
Chi può, grande Catone, tacere di te, o di te, Cosso?
Chi della stirpe di Gracco o di entrambi, due fulmini in guerra
Gli Scipiadi, sciagura alla Libia, o, potente nel poco,
di Fabrizio, o di te, Serràno, che semini il solco?
Dove rapite me stanco, Fabi? E quel Massimo sei tu
Che solo, temporeggiando, ci riconsegni lo stato?
Con maggior arte, altri al bronzo daran forme e quasi respiro,
sì lo concedo, e dal marmo trarranno dei volti viventi,
e sapranno meglio difender le cause e tracciare al compasso
gli itinerari del cielo, e predire le stelle che sorgono;
tu col dominio ricorda, Romano, di reggere i popoli
-queste saranno le tue arti- e di imporre una norma alla pace,
ai sottomessi usare clemenza e schiacciare i superbi”
Il padre Anchise così, e aggiunge a loro, ammirati:
“Guarda come glorioso di spoglie sovrane Marcello
Venga e gli eroi, vittoriosi, superi tutti svettando.
Lui sosterrà, cavaliere, lo stato romano sconvolto
Da gran tumulto, prostrando i Pùnici e il Gallo ribelle
E appender per il padre Quirino il terzo trofeo.
Rosa Calzecchi Onesti:
Quello al gran Campidoglio, atterrata Corinto,
guiderà il carro trionfale, dei venti Achivi glorioso,
Argo abbatterà quello e l’agamennonia Micene,
vinto un Eacide, appunto, razza d’Achille guerriero,
dagli avi teucri vendetta, del tempo violato di Pallade.
Chi di te, gran Catone, chi può tacere di Cosso?
o figli di Gracco, o, fulmini entrambi di guerra,
i due Scipioni, rovina di Libia, o Fabrizio potente
delle sua povertà, o te, Serrano, che il seme spargi nel solco?
E dove, stanco, mi trascinano i Fabi? E sei tu quel Massimo,
che solo, temporeggiando, salverai la repubblica?
Forgeran con più arte spiranti bronzi altri popoli,
lo credo, e vivi dal marmo sapran trarre i volti,
diranno meglio le cause, le strade del cielo
misureranno a sestate, il sorger degli astri sapranno:
tu ricorda, o Romano, di governare le genti:
questa sarà l’arte tua, e dar costumanze di pace,
usar clemenza a chi cede, ma sgomitare i superbi”
Così il padre Anchise, e questo mentre stupivano aggiunse:
“Guarda come glorioso di spoglie opime Marcello
Avanza, e su tutti i guerrieri, vincitore, sovrasta.
Luca Canali:
Quello, soggiogata Corinto, guiderà vittorioso il carro
Sull’alto Campidoglio, insigne per la disfatta degli Achivi
Quello abbatterà Argo e l’agamennonia Micene
E proprio un Eacide, stirpe di Achille possente in armi,
vendicando gli avi di Troia, e il violato tempio di Minerva.
Chi tacerebbe di te, magnanimo Catone, e di te, o Cosso?
Chi della stirpe di Gracco o dei due fulmini in guerra,
entrambi gli Scipiadi, flagello di Libia, e di Fabrizio
ricco del poco, o di te, Serrano, che semini il solco?
Dove mi traete stanco, o Fabii? Sei tu quel Massimo
Che, solo, temporeggiando, ci salverai lo Stato?
Foggeranno altri con maggiore eleganza spirante bronzo
Credo di certo, e trarranno dal marmo vivi volti,
patrocineranno meglio le cause, e seguiranno con il compasso
i percorsi del cielo e predirannno il corso degli astri:
tu ricorda, o romano, di dominare le genti;
queste saranno le tue arti, stabilire norme alla pace,
risparmiare i sottomessi e debellare i superbi”
Così il padre Anchise, e a loro due meravigliati soggiunse:
“Guarda come Marcello avanza glorioso di spoglie,
e vincitore sovrasta tutti i guerrieri.
Questi, cavaliere, sosterrà lo stato e nelle ansie
D’un grave cimento prostrerà i Punici e i Galli ribelli,
e sarà il terzo ad apprendere al padre Quirino armi catturate”.
Traduzione personale:
Egli, dopo aver annientato Corinto, guiderà vittorioso
carro sino al Campidoglio, insigne di eccidi di Achivi.
Egli distruggerà Argo e la Micene Agamennonia,
vincendo un Eacide, razza d’Achille guerriero,
degli avi troiani vendetta e dei templi di Minerva violati.
Chi può mai, o magno Catone, tacere di te, o di te, Cosso?
Chi dei figli di Gracco, o, fulmini entrambi della guerra,
i due Scipioni, sciagura alla Libia, o Fabrizio potente
del poco, o te, Serrano, che spargi il seme nel solco?
E dove stanco mi conducono i Fabii? E sei forse tu quel
Massimo che salverai la repubblica con il temporeggiare?
Forgeranno con maggior arte, altri ai bronzi daran forme e
Io credo, sapranno trarre volti vivi dal marmo,
diran sì meglio le cause e tracceranno a sestate gli
itinerari del cielo, e prediranno le stelle che nascono;
tu, o Romano, ricorda, mediante il dominio, di reggere i popoli
-tali saran le tue arti- e alla pace di imporre norma
E ai sottomessi di usare clemenza e i superbi schiacciare”.
Disse così il padre Anchise, e aggiunge a loro, contemplati:
“Guarda tu come Marcello, vestito di spoglie gloriose,
ch’egli venga e superi tutti gli eroi vittoriosi svettando.
Egli sosterrà lo stato romano sconvolto da gran tumulto
Da cavaliere, sconfiggendo i Cartaginesi e i Galli ribelli
E appendere il terzo trofeo per il padre Quirino.