Alessandro Fo:
Ora di qua piega gli occhi: questa gente considera
e i tuoi Romani. Qui è Cesare e tutta la stirpe di Iulo,
sotto la vasta volta del cielo votata a venire.
Questo, questo è quell'uomo che spesso ti senti promettere,
Cesare Augusto, di stirpe divina, che i secoli d'oro
fonderà nuovamente nel Lazio, nei campi già regno
di Saturno, e al di sopra dei Garamanti e degli Indi
estenderà il suo dominio: a una terra, che è fuori dagli astri,
oltre le vie dell'anno e del sole, ove Atlante, il celifero,
ruota sul collo la volta trapunta di ardore di stelle.
Per il suo avvento, già ora tremano i regni del Caspio
e la terra meòzia di fronte ai responsi divini,
e trepidanti si turban le foci al settemplice Nilo.
E neppure l'Alcide affrontò tanto spazio di terre,
pur se trafisse la cerva dai piedi di bronzo o se i boschi
dell'Erimanto placò, e Lerna atterrì col suo arco;
né chi con briglie di pampini guifa dal vertice altissimo
del Nisa, vittorioso, tigri aggiogate: il dio Libero.
E noi ancora esitiamo a spiegar col valore le forze,
o un timore ci vieta di entrare in terra di Ausonia?
Rosa Calzecchi Onesti:
E ora piega i tuoi occhi, vedi qui questa gente,
i tuoi Romani. Cesare è qui, e tutta la stirpe di Iulo,
destinata a venire sotto la volta del cielo.
Ecco l'uomo, ecco è questo che spesso ti senti promettere,
l'Augusto Cesare, il figlio del Dio, che aprirà
di nuovo pel Lazio il secolo d'oro, nei campi regnati
da Saturno una volta; e sui Garamanti e sugli Indi
allargherà il regno: fuor dello Zodiaco è la terra,
fuor dalle strade del sole e dell'anno, ove Atlante celifero
regge sull'omero l'asse prezioso di stelle splendenti.
Fin d'ora l'avvento di lui paventano i regni del Caspio
per responsi divini, e già la terra Meozia
e le trepide bocche si turbano del settemplice Nilo.
Non tanta terra percorse viaggiando l'Alcide,
che pur trafisse la cerva zoccoli bronzei e dell'Erimanto
pacificò le boscaglie, atterrì Lerna con l'arco;
non il dio che regge la biga, invitto, con briglie di pampini,
Libero, e giù dalle cime eccelse di Nisa guida le tigri.
E ancora esitiamo a estendere la virtù con le imprese?
O il timore ci vieta di prender dimora in Ausonia?
Luca Canali:
Ora volgi qui gli occhi, esamina questa gente
dei tuoi Romani. Qui è Cesare e tutta la progenie
di Iulo che verrà sotto l'ampia volta del cielo.
Questo è l'uomo che spesso ti senti promettere,
l'Augusto Cesare, figlio del Divo, che fonderà
di nuovo il secolo d'oro nel Lazio per i campi
regnati un tempo da Saturno; estenderà l'impero
sui Garamanti e sugli Indi, sulla terra che giace oltre le stelle,
oltre le vie dell'anno e del sole, dove Atlante, portatore del cielo,
volge sull'omero la volta trapunta di stelle lucenti.
Fin d'ora i regni del Caspio e la terra di Meozia
rabbrividiscono all'avvento di lui per i responsi degli dei,
e si turbano trepidi gli sbocchi del Nilo dalle sette foci.
E invero non percorse tante distese di terra l'Alcide,
sebbene trafisse la cerva dal piede di bronzo, e placò
i boschi d'Erimanto, e con l'arco fece tremare Lerna,
e neanche Libero vittorioso che guida pariglie con redini
pampinee, spingendo tigri dall'altissima vetta del Nisa.
E ancora esitiamo ad estendere la potenza col valore,
o il timore c'impedisce di stanziarci in terra d'Ausonia?
Traduzione personale:
Ora rivolgi da questa parte i tuoi due occhi, guarda questa gente e i tuoi Romani. Qui c'è Cesare e tutta la stirpe di Iulo che verrà sotto la grande cupola del cielo. Questo è l'uomo, questo è colui che così spesso ti senti promettere, Cesare Augusto, stirpe divina, che di nuovo fonderà i secoli d'oro nel Lazio lungo i campi retti un tempo da Saturno, che estenderà il dominio sui Garamanti e gli Indi: una terra che giace oltre le stelle, oltre le vie dell'anno e del sole, dove Atlante, che sorregge il cielo, torce sulla spalla il cielo ornato di stelle ardenti. Già i regni del Caspio e la terra di Meozia rizzano le lance contro l'arrivo di questo per via dei responsi divini e sono in subbuglio le foci del Nilo dalle sette bocche. Invero l'Alcide non percorse tanto spazio di terra, sebbene trafisse la cerva dalle zampe di bronzo, o acquietò i boschi dell'Erimanto e fece tremare Lerna con l'arco; né colui che da vincitore con pampini per briglie tira gioghi, Libero, mentre conduce tigri giù dall'alta vetta del Nisa. E noi ancora esitiamo ad estendere la potenza col valore, o il timore ci vieta di stanziarci nella terra di Ausonia?