Ille triumphata Capitiolia ad alta Corintho
victor aget currum, caesis insignis Achivis.
Eruet ille Argos Agamemnosiasque Mycenas
Ipsumque Aeciden, genus armipotentis Achillei,
ultus avos Troiae, templa et temerata Minervae.
Quis te, magne Cato, tacitum aut te, Cosse, relinquat?
Quis Gracchi genus aut geminos, duo fulmina belli,
Scipiadas, cladem Libyae, parvoque potentem
Fabricium vel te sulco, Serrane, serentem?
Quo fessum rapitis, Fabii? Tun Maximus ille es,
unus qui nobis cunctando restituis rem?
Excudent alii spirantia mollius aera
(credo equidem), vivos ducent de marmore voltus;
orabunt causas melius caelique meatus
describent radio et surgentia sidera dicent:
tu regere imperio populos, Romanae, memento
(hae tibi erunt artes) pacique imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos”
Sic pater Anchises atque haec mirantibus addit
“Aspice, ut insignis spoliis Marcellus opimis
Ingreditur victorque viros supereminet omnis.
Hic rem Romanam magno turbante tumultu
Sistet eques, sternet Poenos Gllumque rebellem
Tertiaque arma patri suspendet capta Quirino.”
Quello, trionfante a Corinto, il carro trarrà, vittorioso,
sul Campidoglio elevato, Insigne di eccidi di Achivi.
quello distruggerà Argo e l’agamennonia Micene,
nonché un Eàcide, stirpe di Achille armipotente,
degli avi teucri vendetta e dei templi Minerva violati.
Chi può, grande Catone, tacere di te, o di te, Cosso?
Chi della stirpe di Gracco o di entrambi, due fulmini in guerra
Gli Scipiadi, sciagura alla Libia, o, potente nel poco,
di Fabrizio, o di te, Serràno, che semini il solco?
Dove rapite me stanco, Fabi? E quel Massimo sei tu
Che solo, temporeggiando, ci riconsegni lo stato?
Con maggior arte, altri al bronzo daran forme e quasi respiro,
sì lo concedo, e dal marmo trarranno dei volti viventi,
e sapranno meglio difender le cause e tracciare al compasso
gli itinerari del cielo, e predire le stelle che sorgono;
tu col dominio ricorda, Romano, di reggere i popoli
-queste saranno le tue arti- e di imporre una norma alla pace,
ai sottomessi usare clemenza e schiacciare i superbi”
Il padre Anchise così, e aggiunge a loro, ammirati:
“Guarda come glorioso di spoglie sovrane Marcello
Venga e gli eroi, vittoriosi, superi tutti svettando.
Lui sosterrà, cavaliere, lo stato romano sconvolto
Da gran tumulto, prostrando i Pùnici e il Gallo ribelle
E appender per il padre Quirino il terzo trofeo.
845. tun: tu P²MR Tib. Mynors 846. restitutis: restitutes R Bentley Ribbeck 848. credo: cedo P (at P² corr.) γ₁ Aug. de civ. Dei V 12 852. hae: haec P (at P² corr.) Ribbeck E.Norden Sabbadini Geymonat 858. sistet dist. Ribbeck Forbiger