Titus Livius, Ab Urbe Condita II, 2
Ac nescio an nimium undique eam minimisque rebus muniendo modum excesserint. Consulis enim alterius, cum nihil aliud offenderet, nomen invisum civitati fuit: nimium Tarquinios regno adsuesse; initium a Prisco factum; regnasse dein Ser. Tullium; ne intervallo quidem facto oblitum, tamquam alieni, regni, Superbum Tarquinium velut hereditatem gentis scelere ac vi repetisse; pulso Superbo penes Collatinum imperium esse. Nescire Tarquinios privatos vivere; non placere nomen, periculosum libertati esse.
Può anche darsi che in questo senso (la salvaguardia maniacale della libertà) si esagerò un po’. Infatti il solo torto dell’altro console fu quello di portare un nome odiato da tutti: i Tarquini erano troppo abituati a essere re. Il primo fu Tarquinio Prisco, poi lo scettro toccò a Servio Tullio e nemmeno questo intervallo fece dimenticare il trono a Tarquinio il Superbo; infatti se lo riprese con la violenza degna di un criminale, considerandolo un’eredità di famiglia e non la prerogativa di un altro. Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo, il potere era adesso nelle mani di Collatino. I Tarquini non erano in grado di vivere da privati cittadini. Alla gente non andava a genio il nome: era un pericolo per la libertà.
Tarquinio Prisco
Gaius Plinius Secundus, Naturalis Historia XXXVI, 105
Permeant conrivati septem amnes cursuque praecipiti torrentium modo rapere atque auferre omnia coacti, insuper imbrium mole concitati vada ac latera quatiunt, aliquando Tiberis retro infusus recipitur, pugnantque diversi aquarum impetus intus, et tamen obnixa firmitas resistit. [106] Trahuntur moles superne tantae non succumbentibus cavis operis, pulsant ruinae sponte praecipites aut inpactae incendiis, quatitur solum terrae motibus, durant tamen a Tarquinio Prisco annis DCC prope inexpugnabiles, non omittendo memorabili exemplo vel magis, quoniam celeberrimis rerum conditoribus omissum est. [107] Cum id opus Tarquinius Priscus plebis manibus faceret, essetque labor incertum maior an longior, passim conscita nece Quiritibus taedium fugientibus, novum, inexcogitatum ante posteaque remedium invenit ille rex, ut omnium ita defunctorum corpora figeret cruci spectanda civibus simul et feris volucribusque laceranda.
Sette fiumi convogliati scorrono e precipitosi nel corso al modo dei torrenti spinti a trascinare e portar via ogni cosa, premuti sopra dalla massa delle piogge squassano i guadi e le pareti, talvolta il Tevere insinuatosi dietro si riversa, e le diverse correnti delle acqua combattono all'interno, e tuttavia la decisa solidità resiste. Sopra sono trascinati massi tanto grandi pur non cedendo le gallerie dell'opera, premono le frane che cadono spontaneamente o intaccate dagli incendi, il suolo della terra è squassato dai terremoti, tuttavia resistono da Tarquinio prisco inespugnabili da quasi 700 anni, da non tralasciare un memorabile esempio ancor più, perché fu trascurato dai più famosi storici. [107] Quando Tarquinio Prisco faceva quest'opera con le braccia della plebe, ed era incerto se il lavoro fosse più pesante o più lungo, poichè i Quiriti qua e là fuggivano l'oppressione con una morte deliberata, quel re scoprì un rimedio nuovo, non escogitato né prima né dopo, cosicché affiggesse alla croce i corpi di tutti quelli morti da mostrare ai cittadini e contemporaneamente da lacerare per le bestie e gli uccelli.
Servio Tullio
Gaius Plinius Secundus, Naturalis Historia XXXVI, 204
Non praeteribo et unum foci exemplum Romanis litteris clarum: Tarquinio Prisco regnante tradunt repente in foco eius comparuisse genitale e cinere masculi sexus eamque, quae insederat ibi, Tanaquilis reginae ancillam Ocresiam captivam consurrexisse gravidam. Ita Servium Tullium natum, qui regno successit. inde et in regia cubanti ei puero caput arsisse, creditumque Laris familiaris filium. ob id Compitalia ludos Laribus primum instituisse. Non trascurerò anche un esempio di focolare famoso negli scritti romani: tramandano mentre regnava Tarquinio Prisco essere apparso all'improvviso nel suo focolare dalla cenere un organo genitale maschile e che quella, che era seduta lì, Ocresia una prigioniera ancella della regina Tanaquilla essersi alzata incinta. Nato così Servio Tullio, che successe al regno. Poi anche a lui che bambino dormiva nella reggia aver fiammeggiato il capo, e creduto figlio del Lare familiare. Per questo aver istituito per primo i giochi per i Lari.
Tarquinio il Superbo
Tito Livio, Ab Urbe condita I,53
Nec ut iniustus in pace rex, ita dux belli prauus fuit; quin ea arte aequasset superiores reges ni degeneratum in aliis huic quoque decori offecisset. Is primus Volscis bellum in ducentos amplius post suam aetatem annos mouit, Suessamque Pometiam ex iis vi cepit. Ubi cum diuendita praeda quadraginta talenta argenti refecisset, concepit animo eam amplitudinem Iovis templi quae digna deum hominumque rege, quae Romano imperio, quae ipsius etiam loci maiestate esset; captiuam pecuniam in aedificationem eius templi seposuit."
Tarquinio fu un re ingiusto coi suoi sudditi, ma abbastanza un buon generale quando si trattò di combattere. Anzi, in campo militare avrebbe raggiunto il livello di quanti lo avevano preceduto sul trono, se la sua degenerazione in tutto il resto non avesse offuscato anche questo merito. Fu lui a iniziare coi Volsci una guerra destinata a durare due secoli, e tolse loro con la forza Suessa Pomezia. Ne vendette il bottino e coi quaranta talenti d'argento ricavati concepì la costruzione di un tempio di Giove [sul Campidoglio] le cui dimensioni sarebbero state degne del re degli dèi e degli uomini, nonché della potenza romana e della sua stessa posizione maestosa. Il denaro proveniente dalla presa di Suessa fu messo da parte per la costruzione del tempio.