Cicerone, Brutus, 12
[12] Recte, inquam, est visus: nam me istis scito litteris ex diuturna perturbatione totius valetudinis tamquam ad aspiciendam lucem esse revocatum. atque ut post Cannensem illam calamitatem primum Marcelli ad Nolam proelio populus se Romanus erexit posteaque prosperae res deinceps multae consecutae sunt, sic post rerum nostrarum et communium gravissumos casus nihil ante epistulam Bruti mihi accidit, quod vellem aut quod aliqua ex parte sollicitudines adlevaret meas.
12 La tua impressione era giusta;? dissi ?sappi infatti che da codesta lettera io sono stato come richiamato a rivedere la luce, dopo un lungo periodo di generale sconvolgimento di tutto il mio essere. E come dopo la catastrofe di Canne" il popolo romano riprese lena per la prima volta con la battaglia di Marcello a Nola, e poi seguirono numerosi.3 ininterrotti successi, cos?, dopo le gravissime sciagure private e pubbliche, prima di quella lettera di Bruto niente mi ? accaduto che io desiderassi, o che alleviasse in qualche parte le mie preoccupazioni?
Livio, Ab Urbe Condita, XXIII, 31
31. Senatus quo die primum est in Capitolio consultus decrevit ut quod eo anno duplex tributumimperaretur simplex confesm exigeretur, ex quo spendium praesens omnibus milibus dareturpraeterquam qui milites ad Cannas fuissent. De exercibusita decreverunt ut duabus legionibusurbanis Ti. Sempronius consul Cales ad conveniendum diem ediceret; inde eae legiones in castraClaudiana supra Suessulam deducerentur. Quae ibi legiones essent -- erant autem Cannensismaxime exercitus -- eas Ap. Claudius Pulcher praetor in Siciliam traiceret quaeque in Sicilia essentRomam deportarentur. Ad exercitum cui ad conveniendum Cales edicta dies erat M. ClaudiusMarcellus missus, isque iussus in castra Claudiana deducere urbanas legiones. Ad veteremexercitum accipiendum deducendumque inde in Siciliam Ti. Maecilius Croto legatus ab Ap. Claudioest missus. Taci primo exspectaverant homines u consul comia collegae creando haberet;deinde ubi ablegatum velut de industria M. Marcellum viderunt, quem maxime consulem in eumannum ob egregie in praeturares gestas creari volebant, fremitus in curia ortus. Quod ubi sensit,consul "utrumque" inquit "e re publica fuit, patres conscrip, et M. Claudium ad permutandosexercitus in Campaniam proficisci et comia non prius edici quam is inde confecto quodmandatum est negoo reversset, ut vos consulem, quem tempus rei publicae postularet, quemmaxime vols, haberes." Ita de comiis donec rediit Marcellus silenum fuit. Interea duumviricrea sunt Q. Fabius Maximus et T. Otacilius Crassus aedibus dedicandis, Men Otacilius, FabiusVeneri Erycinae; utraque in Capitolio est, canali uno discretae. Et de trecens equibus Campanisqui in Sicilia cum fide spendiis emeris Romam venerant latum ad populum ut cives Romaniessent; item u municipes Cumani essent pridie quam populus Campanus a populo Romanodefecisset. Maxime ut hoc ferretur moverat quod quorum hominum essent scire se ipsi negabantvetere patria relicta, in eam in quam redierant nondum adsci. Postquam Marcellus ab exerciturediit, comia consuli uni rogando in locum L. Postumi edicuntur. Creatur ingen consensuMarcellus qui extemplo magistratum occiperet. Cui ineun consulatum cum tonuisset, vocaaugures vio creatum videripronunaverunt; volgoque patres ita fama ferebant, quod tumprimum duo plebeii consules fac essent, id deis cordi non esse. In locum Marcelli, ubi is semagistratu abdicavit, suffectus Q. Fabius Maximus terum. Mare arsit eo anno; ad Sinuessam boseculeum peperit; signa Lanuvi ad Iunonis Sospitae cruore manavere lapidibusque circa id templumpluit, ob quem imbrem novendiale, ut adsolet, sacrum fuit; ceteraque prodigia cum cura expiata.
XXXI. Il senato, in quel primo giorno in cui fu consultato in Campidoglio, decretò che del doppio tributo, che si sarebbe imposto in quell'anno, la metà si riscuotesse subito, e con questa si desse subito la paga a tutti i soldati, eccetto quelli che avevano militato a Canne. Quanto agli eserciti, decretarono che il console Tito Sempronio assegnasse alle due legioni urbane il giorno in cui si trovassero a Cale; che di là si conducessero sei legioni al campo di Claudio sopra Suessola ; che le altre legioni, che erano qui (la maggior parte di quelli dell' esercito che era stato a Canne) il pretore Appio Claudio Fulcro le passasse in Sicilia, e che quelle che erano in Sicilia si trasportassero a Roma. Marco Claudio Marcello fu spedito all' esercito, a cui era stabilito il giorno di trovarsi a Cale; e gli fu detto di condurre le legioni urbane al campo di Claudio. A ricevere il vecchio esercito e condurlo poi in Sicilia, fu mandato Tito Metilio Crotone, luogotenente di Appio Claudio. Avevano gli uomini dapprima aspettato in silenzio che il console tenesse i comizi per creare il collega; poi, vedendo relegato a bella posta Marco Marcello, che volevano più di ogni altro nominar console in quell' anno per le cose egregie operate nella pretura, si levò un fremito nella curia. Il console, sentito ciò " L' una cosa e I' altra, disse, o Padri Coscritti, si è fatta per il bene della repubblica, sia che Marco Claudio andasse in Campania a permutare gli eserciti, sia che si intimassero i comizi non prima che egli, eseguito I' incarico affidatogli, fosse tornato di là, affinché voi aveste quel console, che i tempi della repubblica domandano e che voi stessi sommamente desiderate". Così non si fece più parola dei comizi fino al ritorno di Marcello. Intanto furono creati duumviri Quinto Fabio Massimo, e Tito Otacilio Grasso a dedicare i due templi, Otacilio quello alla Mente, Fabio quello a Venere Ericina. Entrambi sono sul Campidoglio, divisi solamente da un canale. E dei trecento cavalieri Campani che, compiuto con fedeltà il tempo della loro milizia in Sicilia, erano venuti a Roma, fu poi portato al popolo che fossero cittadini Romani; così pure che fossero del Municipio di Cuma due giorni prima che il popolo Campano si fosse staccato dal popolo Romano. Aveva promosso questa proposta il fatto che essi negavano di sapere a qual paese appartenessero; infatti, lasciata l'antica patria, non erano però stati aggregati a quella a cui erano venuti. Poi che Marcello fu tornato dall' esercito, s' intimano i comizi a creare un solo console in luogo di Lucio Postumio. Viene creato Marcello con il pieno consenso di tutti; e Mercello doveva assumere subito la carica. Essendosi udito il cielo tuonare mentre egli entrava in carica, , gli auguri interrogati pronunziarono che, a parer loro, vi fosse vizio nell' elezione. E i Padri andavano dicendo che Tessersi fatti per la prima volta consoli due plebei, non era cosa gradita ai Numi. Come Marcello ebbe rinunciato all' ufficio , gli fu surrogato Fabio Massimo per la terza volta. Il mare, in quell' anno fu visto ardere; a Sinuessa una vacca partorì un puledro; le statue a Lanuvio di Giunone Sospita sudarono sangue; ed intorno a quel tempio vi fu una pioggia di sassi, per la quale si fecero i consueti sagrifici di nove giorni; e gli altri prodigi furono con ogni cura espiati.
Livio, Periochae, 123, 4
Confirmatis in Africa Pompeianis partibus imperium earum P. Scipioni delatum est, Catone, cui ex aequo deferebatur imperium, cedente. Et cum de diruenda urbe Utica propter favorem civitatis eius in Caesarem deliberaretur, idque ne fieret M. Cato tenuisset, luba suadente ut dirueretur, tutela eius et custodia mandata est Catoni. Cn. Pompeius, Magni filius, in Hispania contractis viribus, quarum ducatum nec Afranius nec Petreius excipere volebant, bellum adversus Caesarem renovavit. Pharnaces, Mithridatis filius, rex Ponti, sine ulla belli mora victus est. Cum seditiones Romae a P. Dolabella tr. pl. legem ferente de novis tabulis excitatae essent et ex ea causa plebs tumultuaretur, inductis a M. Antonio, magistro equitum, in urbem militibus octingenti e plebe caesi sunt. Caesar veteranis cum seditione missionem postulantibus dedit, et cum in Africam traiecisset, adversus copias lubae regis cum discrimine magno pugnavit.
Dopo che la parte Pompeiana in Africa pigliò della forza, e fu affidato a Publio Scipione il comando generale, cedutogli da Catone di buon grado, a cui pure veniva offerto. E siccome si discuteva sulla distruzione di Utica per il favore che quella città aveva porto a Cesare, e Marco Catone sentiva che non si dovesse fare, ritenendo Giuba che fosse rasa al suolo, fu affidata la tutela e la sorveglianza di essa a Catone stesso. Gneo Pompeo figlio del Magno, con truppe arruolate in Spagna, delle quali nè Afranio né Petreio volevano accollarsi la conduzione, rinnovò qui la guerra contro Cesare. Farnace, figlio di Mitridate, re del Ponto, fu vinto in una battaglia, che pose fine a quella guerra appena cominciata. Essendosi destati dei torbidi a Roma per la legge di nuove tavole portata da Publio Dolabella tribuno della plebe, e quindi tumultuando la plebe, Marco Antonio maestro dei cavalieri introdusse in città del soldati, ed ottocento uomini della plebe furono uccisi. Cesare concesse il congedo ai veterani che lo chiedevano con grande irrequietezza; e passato in Africa, combatte con grande rischio contro l'esercito del re Giuba.