Geminos
Il vocabolo geminos, nelle sue varie declinazioni, può essere visibile ben 15 volte all’interno dell’intera Eneide. Esso è nella maggior parte di queste riferito ai gemelli Romolo e Remo, benché si può trovare anche attribuito agli atridi Agamennone e Menelao nei versi 130 del libro VIII e 415 del libro II. Vengono appellati con questo nome anche Catilio e Cora nel libro VII al verso 670 e i Gracchi nel verso 842 del libro VI.
Parcere subiectis et debellare superbos
L’allocuzione parcere subiectis ed debellare superbos descrive con estrema sintesi il culmine della parabola che in sette secoli aveva trasformato il piccolo nucleo di capanne sui sette colli in capitale di un impero mediterraneo, e i motivi della superiorità romana sugli altri popoli. Essa è contenuta in un messaggio di Anchise, nell’episodio della catabasi, in cui viene elencata una serie di bella iusta. Esso ha una forma molto complessa:
851-853:
tu regere imperio populos, Romane, memento/
(hae tibi erunt artes), pacique imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos.'
per tale motivo esistono dei ganci che tengono unito tutto il complesso sistema del catalogo. Anche l’espressione bella iusta, stante a significare “guerre legittime/giuste”, viene adoperata anche da Cicerone nel terzo libro del De legibus, elencando in questo libro una serie di prescrizioni sulle funzioni dei magistrati romani, tra cui quella di condurre legalmente guerre giuste seguendo le indicazioni decretali del Senato.