Hanc aspice
Questa espressione viene utilizzata da Virgilio due volte nell’Eneide: sia nel libro VI (v.788), che nel libro VIII (v.190). Qui assume il significato di “considerare” riferendosi ai Romani che Enea vedrà nell’Ade; nel libro VIII ha il significato di “osservare” e viene pronunciato da Evandro che invita a “guardare” una rupe.
Axem umero torquet stellis ardentibus aptum
Il verso compare identico in Eneide IV, v.482. Ha il significato di “ruota sul collo la volta trapunta di ardore e di stelle” e, in entrambi i due libri del poema, si riferisce ad Atlante, titano che sorregge l’intera sfera celeste.
Sub axem
Nel libro VI, v. 790 dell’Eneide l’espressione significa “sotto la volta del cielo” ed è presente quando si parla del potere della gens Iulia; in Virglio l’espressione si ripresenta in Georgiche III, v.351 ed indica la posizione del monte Rodope in Tracia verso il polo; in Lucano in Farsaglia III, v.69 si riferisce invece alla direzione in cui soffia un vento. L’espressione è presente anche nella Tebaide di Stazio in VI, v.43 dove significa polo Alegente e in VIII, v.43 si riferisce alle forze di cui dispone Plutone contro Giove. “Sub axem” è anche presente nella Psicomachia di Prudenzio (v.415) e rimanda alle “nubi nere”, le nubi che diventeranno emblema dei culti radicati a Roma all’arrivo di Teodosio.
Consistere terra
Virgilio utilizza quest’espressione sia nel libro VI, v.807 riferito alle “terre di Ausonia” sia nel libro I, v.541 dove assume il significato di “terra più vicina” in una profezia allusiva di Enea; l’espressione si ripresenta nel libro I, 629 con il significato di “terra in cui fermarsi” e si riferisce all’arrivo dei Troiani sulle coste africane. Ritroviamo “Consistere terra” nel libro IV, v.349 quando i Troiani sventurati giungono in Ausonia, ma anche nel libro X, v.75 collegata alla “patria terra” e si riferisce allo scontro tra Turno e Pallante.
Huius in adventum
L’espressione si ritrova nel centone di Proba (v.426) e ha significato di “arrivo di lui”. L’espressione è presente anche in Anth lat, 747,3 e significa sempre “arrivo” in un contesto notturno. Nel libro 6, 798 dell’Eneide, invece, significa “per il suo avvento” e si riferisce a Cesare Augusto.