Nel passo (VI 801-803) compaiono tre delle Dodici Fatiche di Eracle, più precisamente (in ordine) la terza, la quarta e la seconda. Sono qui riportati il testo della versione euripidea della terza, che Virgilio ha preferito, e il testo di Apollodoro riguardante la quarta e la seconda.
Terza Fatica: catturare la Cerva di Cerinea.
Euripide, Eracle Furente (HF), 375-379
τάν τε χρυσοκάρανον
δόρκα ποικιλόνωτον
συλήτειραν ἀγρωστᾶν
κτείνας θηροφόνον θεὰν
Οἰνωᾶτιν ἀγάλλει.
E la cerva dal vario
vello, terror d'agricoli
uccise: a Eneo ne giubila
or la Dea cacciatrice.
Apollodoro, Biblioteca II, 5, 3
Tρίτον ἆθλον ἐπέταξεν αὐτῷ τὴν Κερυνῖτιν ἔλαφον εἰς Μυκήνας ἔμπνουν ἐνεγκεῖν. ἦν δὲ ἡ ἔλαφος ἐν Οἰνόῃ, χρυσόκερως, Ἀρτέμιδος ἱερά· διὸ καὶ βουλόμενος αὐτὴν Ἡρακλῆς μήτε ἀνελεῖν μήτε τρῶσαι, συνεδίωξεν ὅλον ἐνιαυτόν. ἐπεὶ δὲ κάμνον τὸ θηρίον τῇ διώξει συνέφυγεν εἰς ὄρος τὸ λεγόμενον Ἀρτεμίσιον, κἀκεῖθεν ἐπὶ ποταμὸν Λάδωνα, τοῦτον διαβαίνειν μέλλουσαν τοξεύσας συνέλαβε, καὶ θέμενος ἐπὶ τῶν ὤμων διὰ τῆς Ἀρκαδίας ἠπείγετο. μετ' Ἀπόλλωνος δὲ Ἄρτεμις συντυχοῦσα ἀφῃρεῖτο, καὶ τὸ ἱερὸν ζῷον αὐτῆς κτείνοντα κατεμέμφετο. ὁ δὲ ὑποτιμησάμενος τὴν ἀνάγκην, καὶ τὸν αἴτιον εἰπὼν Εὐρυσθέα γεγονέναι, πραΰνας τὴν ὀργὴν τῆς θεοῦ τὸ θηρίον ἐκόμισεν ἔμπνουν εἰς Μυκήνας.
Come terza fatica gli impose di portare viva a Micene la cerva cerinitide. Ora la cerva, dalle corna d'oro, sacra ad Artemide, si trovava a Enoe; perciò, anche non volendo né ucciderla né ferirla, Eracle l'inseguì per un anno intero. E quando l'animale essendo stanco per l'inseguimento fuggì verso il monte detto Artemisio, e di là sul fiume Ladone, mentre stava per attraversarlo (la) catturò dopo aver(la) colpita con una freccia, e avendo(la) messa sulle spalle si affrettava attraverso l'Arcadia. E Artemide essendosi imbattuta assieme ad Apollo gliela tolse, e (lo) rimproverò perché uccideva l'animale a lei sacro. Ed egli adducendo come scusa la necessità e affermando che il colpevole era stato Euristeo, avendo mitigato l'ira della dea portò a Micene l'animale vivo.
Note: la cerva aveva le corna d’oro, e le zampe d’argento e bronzo (aeripidem, “dai piedi di bronzo”, v. 802); era stata dedicata ad Artemide dalla ninfa Taigete (una delle Pleiadi) quando la dea l’aveva salvata dall’inseguimento di Zeus. Eracle la insegue e la colpisce con una freccia in un punto cartilagineo della zampa (quindi privo di vasi sanguigni, perché essendo un animale sacro il suo sangue non poteva essere versato), poi mentre la porta in Arcadia incontra Apollo e Artemide. Quest’ultima lo rimprovera per aver cercato di uccidere la cerva, ma l’eroe riesce a placare la sua rabbia e ad ottenere il permesso di portarla da Euristeo. Una volta a Micene, la cerva viene liberata. Qui Virgilio non segue il mito riportato da Apollodoro.
Quarta fatica: catturare il cinghiale di Erimanto.
Apollodoro, Biblioteca II, 5, 3
Tέταρτον ἆθλον ἐπέταξεν αὐτῷ τὸν Ἐρυμάνθιον κάπρον ζῶντα κομίζειν· τοῦτο δὲ τὸ θηρίον ἠδίκει τὴν Ψωφῖδα, ὁρμώμενον ἐξ ὄρους ὃ καλοῦσιν Ἐρύμανθον. […].Ἐπανελθὼν δὲ εἰς Φολόην Ἡρακλῆς καὶ Φόλον τελευτήσαντα θεασάμενος, θάψας αὐτὸν ἐπὶ τὴν τοῦ κάπρου θήραν παραγίνεται, καὶ διώξας αὐτὸν ἔκ τινος λόχμης μετὰ κραυγῆς, εἰς χιόνα πολλὴν παρειμένον εἰσωθήσας ἐμβροχίσας τε ἐκόμισεν εἰς Μυκήνας.
Come quarta fatica gli impose di portare vivo il cinghiale Erimantio: ora questa fiera devastava Psofide, partendo da un monte che chiamano Erimanto. […]. Ed Eracle ritornato a Foloe e avendo visto Folo morto, dopo averlo sepolto va alla caccia del cinghiale e avendolo inseguito da un cespuglio con un grido, dopo aver spinto verso della neve abbondante (l'animale) spossato ed averlo catturato con lacci (lo) portò a Micene.
Note: era un ferocissimo cinghiale che viveva sul monte Erimanto e che terrorizzava tutta la regione. Eracle riesce a catturarlo vivo, liberando così il bosco dalla presenza dell’animale (Erymanthi pacarit nemora, “placò i boschi dell’Erimanto, vv. 801-802), per poi portarlo a Euristeo, che dalla paura si nascose in una botte.
Seconda fatica: uccidere l’immortale Idra di Lerna.
Apollodoro, Biblioteca II, 5, 3
Δεύτερον δὲ ἆθλον ἐπέταξεν αὐτῷ τὴν Λερναίαν ὕδραν κτεῖναι· αὕτη δὲ ἐν τῷ τῆς Λέρνης ἕλει ἐκτραφεῖσα ἐξέβαινεν εἰς τὸ πεδίον καὶ τά τε βοσκήματα καὶ τὴν χώραν διέφθειρεν. εἶχε δὲ ἡ ὕδρα ὑπερμέγεθες σῶμα, κεφαλὰς ἔχον ἐννέα, τὰς μὲν ὀκτὼ θνητάς, τὴν δὲ μέσην ἀθάνατον. ἐπιβὰς οὖν ἅρματος, ἡνιοχοῦντος Ἰολάου, παρεγένετο εἰς τὴν Λέρνην, καὶ τοὺς μὲν ἵππους ἔστησε, τὴν δὲ ὕδραν εὑρὼν ἔν τινι λόφῳ παρὰ τὰς πηγὰς τῆς Ἀμυμώνης, ὅπου ὁ φωλεὸς αὐτῆς ὑπῆρχε, βάλλων βέλεσι πεπυρωμένοις ἠνάγκασεν ἐξελθεῖν, ἐκβαίνουσαν δὲ αὐτὴν κρατήσας κατεῖχεν. ἡ δὲ θατέρῳ τῶν ποδῶν ἐνείχετο περιπλακεῖσα. τῷ ῥοπάλῳ δὲ τὰς κεφαλὰς κόπτων οὐδὲν ἀνύειν ἠδύνατο· μιᾶς γὰρ κοπτομένης κεφαλῆς δύο ἀνεφύοντο. ἐπεβοήθει δὲ καρκίνος τῇ ὕδρᾳ ὑπερμεγέθης, δάκνων τὸν πόδα. διὸ τοῦτον ἀποκτείνας ἐπεκαλέσατο καὶ αὐτὸς βοηθὸν τὸν Ἰόλαον, ὃς μέρος τι καταπρήσας τῆς ἐγγὺς ὕλης τοῖς δαλοῖς ἐπικαίων τὰς ἀνατολὰς τῶν κεφαλῶν ἐκώλυεν ἀνιέναι. καὶ τοῦτον τὸν τρόπον τῶν ἀναφυομένων κεφαλῶν περιγενόμενος, τὴν ἀθάνατον ἀποκόψας κατώρυξε καὶ βαρεῖαν ἐπέθηκε πέτραν, παρὰ τὴν ὁδὸν τὴν φέρουσαν διὰ Λέρνης εἰς Ἐλαιοῦντα· τὸ δὲ σῶμα τῆς ὕδρας ἀνασχίσας τῇ χολῇ τοὺς ὀιστοὺς ἔβαψεν.
E come seconda fatica gli impose di uccidere l'idra di Lerna: orbene essa, cresciuta nella palude di Lerna, usciva nella pianura e distruggeva le greggi e la regione. E l'idra aveva un corpo immenso, con nove teste, le altre otto mortali, ma quella centrale immortale. Salito dunque su un cocchio, essendo auriga Iolao, giunse a Lerna e fermò i cavalli, ed avendo trovato l'idra in un colle presso le fonti di Amimone, dove si trovava il suo covo, colpendola con dardi infuocati la costrinse ad uscire, ed avendola sopraffatta mentre usciva la tratteneva. Ma quella stava attaccata dopo essersi avvinghiata ad uno dei piedi. E pur colpendo con la clava le teste non riusciva a concludere nulla: infatti essendo tagliata una sola testa, ne nascevano due. E venne in soccorso all'idra un granchio enorme, mordendo il piede. Perciò avendolo ucciso anche lui chiamò come soccorritore Iolao, il quale avendo bruciato una parte della selva vicina, ustionando con i tizzoni le punte delle teste impediva loro di crescere. E in questo modo avendo sopraffatto le teste che nascevano, avendo mozzato quella immortale la sepellì e vi pose sopra una pesante pietra, presso la via che porta attraverso Lerna ad Eleunte; e avendo sezionato il corpo dell'idra immerse le frecce nella bile.
Note: l’Idra era un mostro che terrorizzava la città di Lerna e viveva in una palude presso le sorgenti di Amimone. Era velenosissima e poteva uccidere un uomo con il respiro, con il proprio sangue o nel sono contatto con le sue orme. Era stata allevata da Era, ma era figlia di Tifone ed Echidna, i suoi fratelli erano Cerbero, Ortro e la Chimera. Eracle la stana con delle frecce infuocate e poi la affronta, ma ogni volta che le viene tagliata una testa ne ricrescevano due. L’eroe è aiutato da Iolao, il quale dopo ogni taglio di una testa cauterizza il moncherino con il fuoco impedendone la ricrescita. Il mostro viene sconfitto da Eracle quando questi schiaccia l’ultima testa (quella immortale) sotto un masso.