I versi trattano dell’incontro nell’Ade tra Enea e Anchise, che mostra al figlio i futuri grandi uomini di Roma. Un tema importante di questi versi è ovviamente la discesa nell’Ade (tema fondamentale di tutto il libro sesto). Infatti, Enea attua una catabasi negli inferi, come aveva già fatto anche Odisseo nell’Odissea di Omero. La differenza tra i due sta nella motivazione di questo viaggio nell’aldilà: infatti Odisseo si era mosso per scoprire il suo destino, mentre Enea cerca risposte riguardo al motivo del suo peregrinare, non scoprendo solo il suo destino, bensì quello di tutta la sua stirpe. A ciò si collega un altro tema fondamentale ovvero quello del fato e dei “responsi divini” (v. 799), infatti Enea è definito l’uomo del destino (l’insieme imponderabile delle cause che determinano gli eventi della vita e dei quali non abbiamo controllo). In questi versi parole fondamentali sono “secoli d’oro” (v. 792), importante celebrazione ad Augusto. Infatti, il princeps viene paragonato a due divinità: al dio Libero (ovvero Bacco) che è considerato un benefattore dell’umanità, e a Saturno (divinità che nell’età d’oro regnò nel Lazio, portando progresso e pace; quando scomparve causò la decadenza dell’umanità). Il riferimento a Saturno ci fa anche comprendere l’inferiorità dell’uomo incapace di autogestirsi e di portare avanti il progetto di una divinità; l’unico uomo capace di ciò è stato Augusto, che quindi rinnovò l’età dell’oro di Saturno. Con i secoli d’oro i versi ci dicono come Augusto “estenderà il suo dominio…ove Atlante, il celifero, ruota sul collo la volta trapunta di ardore di stelle.”; Viriglio, in questi versi, afferma che le conquiste di Augusto andranno oltre la linea delle dodici costellazioni; invece nell’immagine di Atlante vi è un’allusione alle conquiste di Augusto in Occidente, il cui limite era segnato da Atlante.