Ci troviamo all’interno del VI libro quando Enea, dopo essere giunto nei Campi Elisi, dove risiedono i beati, incontra Anchise, suo padre, il quale gli mostra le anime che reincarneranno i suoi discendenti, ossia la Dardaniam prolem e gli Itala de gente nepotes. Primo tra essi, in quanto è il più vicino all’anziano Anchise, Silvio, figlio di Lavinia ed Enea, raffigurato con una lancia pura, cioè priva della punta di ferro. Il giovane è definito postumus, poiché, come sostiene Catone nelle Origines, Lavinia sembra aver dato “tardi” ad Enea, ormai già anziano, il bambino, “come prole ormai estrema”. In seguito vengono citati altri iuvenes, vicini a Silvio, quali Proca, Capi, Numitore e Silvio Enea, futuri eroi romani, e vengono elencate otto (Nomento, Gabi, Fidene, “le rocche Collatine”, Pomezia, Castro di Inuo, Bora e Cora) delle trenta città che avrebbero fatto parte della Lega Latina, con a capo Alba Longa. Riallacciandosi a quanto detto sui re albani, Anchise introduce la figura di Romolo Mavortius, fondatore della città di Roma. Quest’ultimo viene rappresentato con un elmo a doppio pennacchio, elemento tipico di suo padre Marte. Il passo, infine, si chiude con una similitudine che paragona la stirpe numerosa d’eroi ai nipoti della Berecynthia Cibele, dea della fertilità. La scelta di questa specifica similitudine per l’espansione dell’impero romano e per la sua fecondità di personaggi straordinari e di eroi divinizzati vuole stabilire un’ulteriore connessione storico-culturale fra Troia e Roma.