STORIA.
IRONIA.
OBLIO.
STORIA.
IRONIA.
OBLIO.
Torino. Napoli. Barcellona.
Le città non appartengono ai re. Appartengono a chi le abita, le attraversa, le lavora, le contesta. A chi lascia una traccia sui muri, a chi costruisce e a chi resiste. A chi vive dentro una storia che non ha scelto e continua, ogni giorno, a modificarla.
Torino, Napoli e Barcellona hanno conosciuto il potere delle monarchie e, in forme e tempi differenti, le aspirazioni repubblicane, le rivolte, le rivendicazioni di libertà e partecipazione.
Ma Un re non è un racconto dei sovrani né un catalogo dei loro monumenti. È una geografia personale, costruita attraverso la fotografia. Uno sguardo sulle città contemporanee, dove la monumentalità convive con l'ordinario, la memoria con l'oblio, l'autorità con l'ironia, la bellezza con le contraddizioni della vita quotidiana.
Il titolo è uno strappo, una provocazione che oscilla tra metafora e ironia, mettendo in discussione l'idea che il potere possa essere ereditato e che una città possa appartenere a qualcuno per diritto di nascita.
Tutte le fotografie sono state realizzate con uno smartphone. Una scelta deliberata, quasi un gioco, per recuperare una diversa manualità, quella del gesto immediato, del corpo che si muove nello spazio, dello sguardo che segue le linee delle città senza l'ingombro di un'attrezzatura fotografica. Un approccio più libero, fisico, quasi aerobico, in cui camminare, osservare e fotografare diventano parte dello stesso movimento.