Autore: Stefano Dirani
Titolo: Emilio Casadio e la "Bagutta faentina"
Formato: 21x29,7
Pagine: 192 colore e b/n
Prezzo: € 25,00
ISBN: 978-88-8152-293-4
Anno di pubblicazione: 2026
In breve: Nella lunga catena della ceramica italiana di metà Novecento ci è sembrato mancare un anello, con questa nuova ricerca speriamo di aver riagganciato perlomeno questo nuovo anello alla catena dei ceramisti faentini di quel periodo. Emilio Casadio, da autodidatta, come tanti altri in quell’inizio di quel secolo, approfondì da attento osservatore le sue conoscenze culturali con dedizione, passione ed estrema caparbietà. Tentò di esprimere il suo mondo interiore in forme nuove, incontrando da subito la teosofia e poi l’antroposofia che gli fornirono nuovi spunti nella trasposizione di pensieri e sentimenti in colori viventi, indirizzandolo verso quella sua particolare espressione pittorica. In quel percorso si espresse creando anche nuove atmosfere e movimenti cosmici, elementi fondamentali, che caratterizzarono le sue opere e lo accompagneranno nel suo lungo travaglio spirituale. Nel settore ceramico fu uno straordinario manipolatore di ossidi metallici e di iridescenze che lo resero inconfondibile e al pari dei nomi più noti. I suoi ritrovati tecnici gli consentirono di creare un’arte propria, unica nel suo genere, che poi diversi ceramisti adottarono.
Il caratteristico laboratorio di Emilio Casadio, a Faenza in via Maioliche al n. 14/b (tra il n. 20 attuale e il vicolo di San Vitale), era chiamato dalla stampa la Bagutta faentina, in quanto riuniva tutti i giovani artisti ed anche i non più giovani a discutere, specialmente d’arte, mentre si faceva la ceramica. Fu in quel periodo (1932-1944) che Casadio partecipò con le sue opere a mostre internazionali come a Bruxelles, Parigi e New York, vincendo premi e conseguendo diplomi, nonché a mostre e concorsi nazionali, affermandosi tra i primi, o addirittura il primo del tutto. Nel 1941 gli fu assegnato il prestigioso “Premio Faenza” al III Concorso Nazionale della Ceramica con un’opera realizzata assieme allo scultore parmense Carlo Corvi. L’opera presentata era una scultura raffigurante “La madre del legionario”, in questo caso Casadio si presentò come tecnico decoratore. Poi i bombardamenti e le tragiche vicende della guerra distrussero nella via Maioliche, oltre agli altri laboratori d’arte, anche quello del Casadio, quindi cessarono momentaneamente i ritrovi dei giovani e delle loro speranze. Il percorso ceramico di Casadio, tuttavia non terminerà qui, verrà assunto come pittore presso lo studio ceramico del prof. Pattarino a Firenze, in seguito allestirà in Svizzera un proprio laboratorio ceramico d’arte, infine ritornerà definitivamente a Firenze come direttore artistico della C.A.P.E.F. e in quella città egli terminerà la sua esistenza. Emilio Casadio, uomo riservato e profondamente umano, fu artista complesso, eclettico, ma che seppe portare qualcosa di nuovo, non solo a Faenza, ma anche in ambito italiano ed europeo.
Stefano Dirani