Alimentazione e stile di vita come fattori di prevenzione e cura


  

 

La grande importanza della alimentazione e della attività fisica è ormai dimostrata ed accettata da tutta la comunità scientifica che ne conferma il ruolo nella prevenzione e trattamento delle varie patologie, cancro compreso.

 

Se infatti spesso poco possiamo contro predisposizioni genetiche ed inquinamento ambientale, molto possiamo invece scegliendo con cura i nostri cibi ed adottando uno stile di vita attivo.

 

 

 

Lo stile di vita attivo su base giornaliera è fondamentale:


non occorre fare sport in modo intenso o agonistico. Vari studi hanno dimostrato infatti come anche poco esercizio diminuisca l’incidenza di tutte le malattie, tumore compreso.

E’ interessante notare come gli effetti benefici maggiori si abbiano per le attività fisiche svolte dopo i cinquanta anni piuttosto che per quelle svolte nella fase più precoce della vita, mentre il passare da una vita attiva ad una sedentaria peggiora sensibilmente le aspettative di salute.

Potremmo dire in breve che: “per quanto poca se ne faccia, fare attività fisica su base giornaliera fa sempre bene ed i benefici si hanno anche e soprattutto dopo i cinquanta anni”.

 

In particolare l’attività fisica nei casi di ipertensione diminuisce l’attività del sistema nervoso simpatico e permette alterazioni benefiche della regolazione della vasocostrizione, riducendo I valori pressori.

 

Nei casi di diabete permette un aumento della sensibilità all’insulina e la diminuzione della glicemia a digiuno. Nella riabilitazione cardiologica è fondamentale per il metabolismo muscolare, il flusso di sangue all'interno dei muscoli scheletrici attivi,  la densità capillare.

 

Permette la  riduzione dei livelli circolanti e del tempo di esposizione agli ormoni sessuali steroidei ottenendo un cambiamento dei fattori insulino-correlati, la modulazione dell’infiammazione e del sistema immunitario, nonché la modulazione delle vie di segnale ormonali e del metabolismo cellulare.

 

E’ stato pubblicato recentemente uno studio su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention dai ricercatori dell'American Cancer Society di Atlanta (Stati Uniti), secondo cui camminare almeno un'ora al giorno -anche a passo moderato-riduce del 14% il rischio di tumore al seno. Secondo questo studio aumentare ulteriormente l'intensità dell'attività fisica potrebbe portare a ridurre il rischio fino del 25%. Per questo motivo secondo i ricercatori “la scoperta del minor rischio associato a 7 o più ore di camminate a settimana può essere di pubblico interesse”.

 

Mezz’ora -o meglio tre quarti d’ora o anche più-  al giorno di camminata (meglio se) veloce (per un totale almeno di 3-5 km), anche assistita dall’uso di bastoncini da passeggio oppure di bicicletta (per almeno un totale di 7-12 km) sono quindi quanto il nostro fisico ci chiede per mantenersi in buona salute e per scongiurare il più possibile l’insorgere di malattie.

 

Oltre ad uno stile di vita attivo, anche la normalizzazione del peso corporeo ed il tipo di alimentazione sono di fondamentale importanza perchè migliorano lo stato di salute rendendo l’organismo meno vulnerabile agli agenti e predisposizioni patogene. Questi tre fattori mantengono alta la capacità di non ammalarsi e, nel caso di necessità, garantiscono più rapide e migliori guarigioni.

 

Passiamo ora a parlare di alimentazione.

 


Studi dimostrano come (dipendentemente dalla tipologia) il 10%,33% con punte fino al 75%, dei tumori siano prevenibili attraverso una corretta e sana alimentazione, il controllo del peso corporeo e l’attività fisica.

 

L’alimentazione soprattutto sembra avere una importanza rilevante per molte malattie, e per  qualcuna in modo veramente particolare.

Nell’ agosto del 2009 la rivista American Journal of Clinical Nutrition ha pubblicato alcune conclusioni del progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition): un vastissimo studio sulle relazioni tra dieta, fattori ambientali, stili di vita e salute che ha coinvolto 520.000 persone provenienti da 10 Paesi europei. I risultati e le relative valutazioni sono complesse, ma indicative.

Ad esempio solo la carne lavorata (insaccati, carne in scatola) sembra accrescere il rischio delle donne di ammalarsi di carcinoma mammario, mentre il consumo di carni e latticini sembra essere correlato particolarmente ai tumori dell'apparato gastrointestinale, soprattutto quelli dell'esofago, dello stomaco e del colon-retto. Si considera infatti che fino al 75% di questo tipo di tumori si potrebbero prevenire mangiando in modo appropriato.

Il tipo di alimentazione può influire infatti sullo stato di infiammazione che può predisporre ad ogni forma di cancro ed anche sull'equilibrio ormonale che può favorire lo sviluppo dei tumori della prostata, del seno, dell'ovaio, della superficie interna dell'utero e dell’ endometrio. Importante è la scelta dei cibi anche per il tumore del fegato, organo attraverso cui passano tutte le sostanze assorbite dall'intestino, e quindi particolarmente esposto ai danni provocati da eventuali elementi cancerogeni. L'azione locale di alcune sostanze (come ad esempio l'etanolo contenuto nelle bevande alcoliche) può favorire inoltre lo sviluppo di tumori della bocca o della gola.

Una corretta alimentazione protegge quindi –come detto- soprattutto il colon-retto, ma estende i suoi benefici anche agli altri organi.  

  

Una particolare attenzione va, come sopra accennato, posta alla limitazione del consumo delle carni, specialmente quelle rosse e maggiormente se insaccate. Infatti l’acido arachidonico (omega 6) di carni rosse e bianche favorisce i processi flogistici che portano alla proliferazione neoplastica. Un eccessivo apporto di carni rosse mette a rischio soprattutto l'intestino, ma varie ricerche mostrano che aumenta la possibilità di sviluppare anche altre forme di cancro, per esempio alla vescica. Il sale ed i conservanti (nitriti e nitrati) contenuti nelle carni conservate o insaccate aggravano ulteriormente l’impatto sulla salute.

 

Gli esperti di nutrizione della Harvard University hanno recentemente eliminato latte e latticini dalla loro guida per un'alimentazione sana.

Il latte ed i vari prodotti da esso derivati contengono fattori di crescita cellulare indispensabili durante gli anni dello sviluppo; fattori che però nella moderna e ricca dieta non scarseggiano, ma anzi spesso sovrabbondano secondo alcuni. Negli adulti, che non possono crescere ulteriormente essendo già pienamente formati e specialmente in soggetti predisposti, questo iper stimolo alla “moltiplicazione cellulare” dato dal consumo regolare di latticini potrebbe favorire il cancro, in particolar modo alla prostata. Può quindi essere consigliabile non consumare con troppa frequenza latticini. Una limitazione va comunque e sicuramente posta sul consumo di formaggi, soprattutto se particolarmente grassi, nel caso si debba tenere sotto controllo il colesterolo e le calorie.


Alcuni suggeriscono di sostituire il consumo di carne, latte e latticini con  prodotti a base di soja ma il suo uso è attualmente controverso per cui, in attesa di maggiori certezze, si ritengono i prodotti derivati dalla soja non adatti ad un consumo tanto frequente da costituire rilevante apporto alla dieta. E’ comunque consigliabile a chi li gradisce avere l'accortezza di acquistare quelli di qualità certificata e soprattutto di consumarli assieme ad altre verdure, noci, nocciole, pesce, uova, cereali e legumi, ad integrazione e non in sostituzione.

Un dato interessante emerso dallo studio EPIC riguarda il consumo di pesce: il gruppo che ha mostrato il maggior beneficio in generale (18 per cento di riduzione nell'incidenza di tutti i tipi di tumore) è infatti quello di coloro che non mangiano carne ma mangiano invece pesce; a riprova del fatto che nel pesce vi sono sostanze importanti per la prevenzione dei tumori, in particolare degli acidi grassi omega3 (che si trovano anche in alcuni semi oleosi e nelle alghe alimentari).

 

Quel che è certo, dicono gli autori dello studio EPIC, è che non siamo liberi di mangiare ciò che vogliamo e nella quantità che vogliamo, perché ci sono ricerche che dimostrano i benefici di una dieta ricca di vegetali, oltre a dimostrare i danni derivati da un consumo eccessivo di proteine di origine animale.

 

Un aumentato apporto di fibre (tipico di chi si nutre con abbondanti quantità di vegetali) è infatti un fattore protettivo sia nei confronti del cancro del colon sia di quello del seno (specie prima della menopausa, ma in parte anche dopo l'arresto del ciclo ormonale), come dimostra anche un recentissimo studio condotto dai National Institutes of Health statunitensi.

Ad arricchire le valutazioni possibili sui rapporti tra dieta e cancro ci sono gli studi su popolazioni strettamente vegetariane che mostrano come il rischio di ammalarsi di cancro diminuisca, a seconda delle ricerche effettuate, dal 10 al 25 per cento con una dieta a base di vegetali. L'ultima, in ordine di tempo, è stata condotta dagli epidemiologi dell'Università di Oxford sui vegetariani britannici.

Anche in questo caso si tratta di un'analisi di dati provenienti dal grande studio EPIC. I vegetariani vedrebbero ridursi del 12 per cento il rischio di ammalarsi di tumore in generale, ma nel caso delle leucemie, del cancro dello stomaco e della vescica si notano riduzioni che arrivano addirittura al 45 per cento. Il notevole numero di soggetti esaminati (oltre 60.000) dà importanza ai dati ottenuti.

 

Da tutte queste ricerche si evince quindi come sicuramente sempre positivo per il benessere sia il consumo regolare di vegetali.

Nella frutta e nella verdura si trovano fibre,  vitamine e antiossidanti, i folati, i carotenoidi, il selenio e lo zinco, capaci di neutralizzare i radicali liberi dannosi per l'organismo; oltre a una quantità di altri sali minerali.

Le fibre contenute nella frutta e nella verdura facilitano il transito intestinale, riducendo il tempo di permanenza nell'intestino di eventuali tossine, mentre gli antiossidanti, come le vitamine e gli oligoelementi, neutralizzano i cosiddetti radicali liberi, capaci di danneggiare il DNA e altre molecole presenti nella cellula.

Data la loro importanza per la nostra salute diviene allora importante la scelta dei vegetali da consumare. Il consiglio è di preferire quelli maturi, di stagione, di produzione locale (che quindi completano la maturazione sulla pianta e non durante il trasporto o l’ immagazzinamento), maturi , non trattati o inquinati da agenti chimici.

Una buona attività potrebbe essere, per chi ne ha la possibilità, l’orto-terapia che prevede di coltivare da sé una parte della frutta e della verdura consumate coniugando così attività fisica all’aria aperta e relativo momento di ristoro dalle tensioni mentali, risparmio e sicurezza sulla qualità del cibo prodotto.

 

Importante nella scelta di frutta e verdura è, oltre alla loro qualità, il criterio della varietà: assortire il più possibile i colori di frutta e verdura, che esprimono il loro contenuto vitaminico in sostanze pigmentate di diversa natura, è un modo semplice per garantire l'apporto di tutti gli elementi nutritivi più importanti.

 

Tra la frutta, i principali strumenti di prevenzione sono, oltre alle arance ricche di vitamina C, l'uva e soprattutto i frutti di bosco, un vero concentrato di sostanze antiossidanti.

Le verdure a foglia verde, come insalata, erbette e spinaci, sono molto ricche di folati che proteggono il DNA da mutazioni potenzialmente cancerogene.

 

Gli ortaggi giallo-arancioni, come carote e zucca, prendono il colore dai carotenoidi, anch'essi ad azione antiossidante.

Molti studi si sono concentrati sul ruolo del pomodoro, colonna portante della dieta mediterranea, nella prevenzione del cancro. Diversamente da molti altri principi attivi le cui proprietà benefiche si perdono con la cottura, le maggiori concentrazioni di licopene si ottengono con il riscaldamento del pomodoro in presenza di molecole grasse come quelle dell'olio di oliva, proprio come si fa per preparare il sugo.

La famiglia di ortaggi più importante per tenere alla larga il cancro a tavola è quella dei cavoli: mangiare almeno cinque volte la settimana verze, cavolfiori o cavolini di Bruxelles –anche crudi in insalata o sotto forma di centrifugati freschi- dimezza il rischio di cancro alla vescica, al seno, al polmone, all'intestino e alla prostata.

 

Dovremmo anche  imparare a consumare le alghe a cui molti esperti attribuiscono la bassa incidenza di alcuni tipi di tumore in chi le consuma regolarmente, oltre che essere ottima fonte di minerali, vitamine e antiossidanti.

Da secoli presenti nell'alimentazione orientale e consumate anche dagli antichi romani e dai popoli celti, le alghe sono considerate uno degli alimenti più salutari. Possono essere reperite in alcuni supermercati, nelle erboristerie e nei negozi di prodotti alimentari biologici. Le alghe in commercio in Italia non provengono solo dall’ Asia, ma anche dall'Europa, in particolare da Francia, Spagna, Irlanda e Paesi Scandinavi, caratteristica che ne garantisce la qualità e che le riconferma come alimento non soltanto orientale, ma anche di antica tradizione europea.

 

Salutari e da  reintrodurre nella dieta quotidiana, sono i vari semi alimentari come noci, nocciole, mandorle, semi di zucca, di girasole, di sesamo, di nigella sativa etc. Sono una fonte di indispensabili nutrienti, anche proteici.

Gli olii omega3, ottimi per prevenire sia il cancro sia le malattie cardiovascolari, sono presenti nei semi e relativi olii di lino, di germe di grano, di borragine, di enotera. Ne sono molto ricchi anche molti tipi di pesce, come pesce azzurro e salmone.

Altri pesci meno grassi possono rappresentare, come già detto, una valida alternativa alla carne, che non dovrebbe essere consumata più di due volte la settimana.

 

Durante la giornata è buona abitudine introdurre liquidi fuori dai pasti in quantità di almeno un litro e mezzo al giorno, sotto forma di thè verde (non quello nero), tisane, decotti di piante con riconosciute proprietà immuno-stimolanti e depurative.

 

 Particolarmente benefiche sono le spremute di frutta e di verdura. Vanno fatte e subito consumate perchè altrimenti si ossidano, a meno di non addizionare abbondante succo di agrumi (la vitamina C ne impedisce l’ossidazione). Per ottenerle è preferibile evitare le centrifughe elettriche ad alto numero di giri che alterano i nutrienti contenuti nei succhi.

 

I piatti che associano cereali e legumi, tipici della cucina tradizionale di molte popolazioni del mondo ed anche della dieta mediterranea permettono di sopperire anche al fabbisogno calorico e proteico, limitando al massimo l'apporto di grassi presenti nei cibi con proteine animali. Quindi ottimi sono i piatti di pasta e fagioli, riso e piselli, farro e lenticchie, orzo e ceci etc. .

 

Per insaporire il cibo si può ridurre l'apporto di sale e sostituirlo con delle spezie come ad esempio il curry (di cui importati ingredienti anti cancerogeni sono la curcuma associata al pepe nero) o lo zenzero, che sembrano avere un effetto antinfiammatorio.

Chi non riesce a rinunciare ai sapori della tradizione italiana sappia che possono avere un significativo ruolo protettivo anche le sostanze contenute in altre piante aromatizzanti, tipiche della cucina mediterranea come menta, timo, maggiorana, origano, basilico, rosmarino, salvia ed altre che si trovano nel prezzemolo, nel coriandolo, nel finocchio, nell'anice e nel cerfoglio, oltre che nel peperoncino e nei chiodi di garofano. Questi insaporitori sono delle vere e proprie medicine naturali e se ne dovrebbe fare abbondante uso nella preparazione dei cibi.



indice glicemico: come ridurlo grazie alla Retrogradazione dell’amido


Quando si parla di alimentazione sana e controllo metabolico, uno dei fattori più importanti è quello del controllo dell’indice glicemico (IG).


L’indice glicemico è un parametro che misura la velocità con cui i carboidrati contenuti in un alimento aumentano i livelli di zucchero nel sangue (glicemia). Un IG elevato significa che i carboidrati-zuccheri vengono assorbiti molto rapidamente, generando picchi glicemici e insulinicimolto dannosi.


Nel tempo, questi picchi possono contribuire a:


    Infiammazione cronica

    Diabete

    Aumento del peso corporeo

    Sensazione di fame precoce

    Rischio metabolico più elevato


Ridurre l’IG dei nostri pasti è quindi fondamentale per migliorare il benessere generale, favorire la sazietà e proteggere la salute metabolica.


Il consumo di zuccheri (glucosio, maltosio, fruttosio etc..) andrebbe ridotto al minimo in una dieta sana, ... diciamo una porzione a settimana il giorno di festa, non certo biscotti a colazione, cornetto a pausa caffè, caffè zuccherato e dolci o gelati a fine o al posto dei pasti o per merenda (magari industriali e non fatti freschi in casa) come purtroppo molti di noi oramai hanno preso di abitudine seppur convinti di stare seguendo una dieta "mediterranea" o comunque sana. Ricordimoci che il nutrimento delle cellule cancerogene è LO ZUCCHERO, tenere basso  o meglio bassissimo il tenore di zucchero nel corpo previene, oltre ad altre patologie gravi anche la formazione di tumori e nel caso siano già presenti ne limita lo sviluppo.


Per abbassare la glicemia quindi innanzitutto vanno pressochè abbandonati gli zuccheri, fatto questo si possono poi adottare ulteriori strategie. Per primo è utile iniziare il pasto con una porzione di verdure ricche di fibra, crude o appena scottate in questo modo favoriremo la modulazione della risposta glicemica.

 

La seconda strategia da attuare per tenere bassi i picchi glicemici è la a retrogradazione dell’amido.


Durante la cottura di cibi ricchi di amido come pasta, patate, riso l’amido contenuto in questi alimenti subisce una gelatinizzazione: si ammorbidisce cioè e diventa più facilmente digeribile, di fatto si trasforma in zuccheri che innalzano l'indice glicemico in breve tempo. 

Se raffreddiamo gli alimenti amidacei dopo averli cotti lasciandoli in frigorifero (a 4°C o meno) per almeno 12 ore, una parte dell’amido gelatinizzato torna alla sua forma cristallina originaria abbassando così l'IG di quella pietanza ANCHE SE VERRA' DI NUOVO RISCALDATA BREVEMENTE prima di essere consumata. Quindi è buona pratica cucinare a vapore a bollire pasta, riso, cereali glutinosi e patate lasciandoli al dente (altra pratica che ne abbassa l'indice glicemico) e raffeddandoli a +1 / +4 gradi per almeno 12 ore prima di consumarli, anche riscaldati.


L’amido reso così "IG resistente" non viene digerito né assorbito come gli altri carboidrati, ma ha "effetto fibra", non crea picchi di glicemia e anzi , cosa importantissima, nutre positivamente il prezioso microbiota intestinale la buona salute del quale è fondamentale per mantenere alla massima efficacia il nostro sistema immunitario e metabolismo. L'amido gelatinizzato, per altro, produce meno calorie aiutando cosi anche a non accumulare peso corporeo... e ricordiamo che il sovrappeso di per sè aumenta di molto la incidenza di ogni tipo di malattia soprattutto quelle gravi.


UTILE, SANO E GUSTOSO  è anche variare il consumo dei cibi ricchi in amido (pasta, pane, grissini, crakers etc) alternandoli con "pseudo-cereali" privi di glutine come il riso, il mais, il grano saraceno, il miglio, l'amaranto e la quinoa, questo anche per chi non è intollerante al glutine. 


CONCLUSIONI:

 

Da quanto esposto fino ad ora risulta quindi essere di particolare importante fornire consigli pratici per modificare le abitudini alimentari ed imparare a fare la spesa in modo più consapevole: leggendo le etichette, preferendo i cibi, i tipi di cotture e le conservazioni più salutari. Si otterranno così menù salubri, vari e sfiziosi e che faranno evitare i principali errori dell'alimentazione moderna.

Il Direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Prof. Franco Berrino, sostiene che la nostra alimentazione, sempre più ricca di calorie, zuccheri e proteine, ma in realtà povera di alimenti naturalmente completi, ha contribuito allo sviluppo delle malattie "da civiltà": obesità, diabete, ipertensione, arteriosclerosi, infarto cardiaco, osteoporosi, stitichezza, ipertrofia prostatica e molti tipi di tumori, tra cui quello dell'intestino, della mammella e della prostata.

Le raccomandazioni di prevenzione redatte dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF) a seguito di una revisione sistematica di tutti gli studi su cibo e tumori che anche Berrino ha contribuito a redigere recitano:

 

“E’ possibile una dieta sufficientemente varia per soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali, sia il piacere della buona tavola, senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.”

 

  

in sintesi le varie ricerche sulla prevenzione consigliano di:

 



1) Mantenersi snelli per tutta la vita facendo attenzione ed evitare l'aumento del giro vita, ma evitare anche l'insufficienza di peso.

 
2) Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni (fare almeno una camminata veloce di 30-45 minuti).


3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica (in genere i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati) ed evitare cibi e bevande zuccherati. Evitare anche i fritti, i soffritti, i cibi cotti alla brace o bruciacchiati.


4) Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi vegetali non industrialmente raffinati, con un'ampia varietà di cereali (meglio se integrali), legumi, verdura e frutta.


5) Limitare il consumo di carni, specialmente quelle rosse, soprattutto se conservate come ad esempio gli insaccati. Secondo alcuni vanno limitati anche latte e latticini.

 

6) Limitare il consumo di bevande alcooliche (al massimo un bicchiere di buon vino –meglio se rosso- al dì per le donne e due per gli uomini).


7) Limitare il sale e i cibi sotto sale (non assumere più di 5 gr di sale al giorno) e quelli contenenti conservanti come nitrati e nitriti, evitare inoltre cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi);

 

8) Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali tramite il cibo (fresco, maturo, di stagione, di qualità) evitando così integratori di minerali, vitamine etc. .

 

9) Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi.

 

10) non fumare e non assumere droghe.

 

tutte le raccomandazioni sopraelencate valgono anche per chi si è già ammalato o lo è già stato in passato ! 



 

L’alimentazione durante la chemioterapia

 

 

La parola chemioterapia - la ‘chemio’- incute un certo disagio, perché evoca sofferenze, nausee, paure, bruciori in bocca, allo stomaco, disturbi intestinali, una fatica profonda, e brutti pensieri.

Eppure “quando s’ha da fare s’ha da fare”; fino a quando la ricerca non riuscirà a trovare cure capaci di guarire il tumore senza danneggiare gli organi sani.

 

Perché proprio qui sta il punto, i ‘veleni’ della chemioterapia sono capaci di uccidere le cellule che si moltiplicano, e quindi le cellule tumorali, ma anche le cellule sane degli organi che devono ricostruirsi continuamente, come la mucosa del tubo digerente (di qui le stomatiti, esofagiti, gastriti, coliti di cui soffrono molti malati), il midollo delle ossa (di qui le anemie e la conseguente stanchezza) o la radice dei capelli (che quindi cadono).

 

Che fare dunque? Innanzitutto prepararsi già prima di iniziare la terapia !

 

Se già si soffre di stitichezza, ad esempio è consigliabile cambiare da subito l’alimentazione: ed introdurre cibi integrali, ad esempio il pane integrale a lievitazione naturale, facile da trovare in molti negozi, e comunque facile da fare in casa; ancor meglio il pane integrale con i semi di lino; o il riso integrale, che si cuoce in modo diverso dal riso bianco (una tazza di riso ben lavato, due tazze di acqua fredda, un cucchiaino da caffè raso di sale marino integrale, cuocere a fuoco bassissimo per tre quarti d’ora, il riso è pronto quando ha consumato tutta l’acqua), o altri cereali integrali con verdure, tutti da masticare molto accuratamente.

I cibi ricchi di fibre non vanno bene, invece, in caso di colite, né durante i cicli di chemioterapia, specie i prodotti da forno, perché le fibre indurite dalla cottura possono irritare meccanicamente le mucose e peggiorarne l’infiammazione.

Durante la chemioterapia, anche in caso di gravi infiammazioni delle mucose, va molto bene mangiare i cereali integrali sotto forma di crema, ad esempio la crema di riso (una tazza di riso integrale in sette tazze di acqua, sale marino, cuocere per due-tre ore a fuoco basso poi passare al setaccio in modo da togliere le fibre; oppure si può partire da una semola di riso integrale, meglio se macinata di fresco e poi tostata, con cui si può fare una crema in 10-15 minuti, sempre da passare al setaccio).

 

Le mucositi del tubo digerente causano un’aumentata permeabilità intestinale, che favorisce l’assorbimento di sostanze potenzialmente tossiche. Per contrastare l’aumentata permeabilità è utile ispessire la crema di riso con l’amido tratto dalla radice del kuzu (sciogliere un cucchiaino di kuzu in poca acqua fredda, aggiungere alla crema e far bollire per pochi minuti).

 

 

 

Per prevenire o alleviare la colite è bene evitare carni e formaggi, perché nella putrefazione intestinale delle proteine animali si libera idrogeno solforato, che ha azione tossica sulla mucosa.

Può andare bene però un po’ di pesce, anche se ricco di proteine animali, perché il grasso del pesce riduce l’infiammazione.

 

Con attenzione si potranno introdurre creme di legumi o ricette a base di tofu, le cui proteine sono meno tossiche di quelle della carne perché contengono pochi aminoacidi solforati.

 

 

 

Si possono usare le lenticchie rosse (che sono decorticate), meglio evitare le altre lenticchie (un po’ più difficile da digerire). Eventuali altri legumi devono essere o del tipo decorticato oppure venire passati al setaccio per togliere la buccia (causa di gas intestinali). Aggiungendo dei pezzi di alghe kombu e wakame ai legumi in cottura li si renderà più teneri, si abbasserà la loro tendenza a produrre gas intestinali e li si integrerà di preziosi nutrienti.

 

Se compare stitichezza si preparerà una bevanda a base di alga agar agar (insapore) scioglierne un cucchiaino in una tazza di succo di mela senza zucchero, portare ad ebollizione per un paio di minuti, spegnere il fuoco e bere tiepido, prima che diventi una gelatina), tutte le sere per una settimana.

 

La zuppa di miso (è un impasto fermentato a base di soja  o riso o orzo o un mix di questi) è molto indicata per risanare il tubo digerente dai danni da chemioterapia e radioterapia. (E’ consigliato assicurarsi che sia BIO).

Il gusto è simile al dado vegetale. Basta stemperare un mezzo cucchiaio di miso in un po’ d’acqua tiepida –non bollente- o aggiungerlo in fine cottura a fuoco spento a un brodo vegetale o crema di verdura. Se l’intestino è infiammato è utile fare il brodo utilizzando anche pezzo di alga wakame, che contiene mucillagini lenitive (dà un gusto di mare al brodo). Ottimi sono il brodo o una crema di cerali e alga wakame addizionati di miso a fine cottura.

 

Contro la nausea possono servire cibi salati e asciutti.

 

Sconsigliati sono crackers, grissini, pizze, biscotti, fette biscotte, torte, carni, salumi e formaggi: cioè cereali cotti al forno e proteine animali. Sono controindicati perché causano irritazione meccanica e chimica.

Consigliamo piuttosto di masticare bene una galletta di riso integrale (scegliere quelle con sale).

 

Poiché la chemioterapia può causare anemia, alcuni consigliano di mangiare carni rosse, ricche di ferro facilmente assimilabile. Per non esagerare con le proteine animali consigliamo piuttosto di usare in cucina le alghe marine.

Miso, alghe, kuzu (una radice) e salsa di soja si trovano in vendita nei negozi di alimenti biologici o in erboristeria.

 

Infine va sfatato un pregiudizio diffuso: cioè che durante la chemioterapia per irrobustire l’organismo sia bene mangiare molto, e mangiare alimenti molto calorici, come gelati, o piatti conditi con burro e panna, o bevande zuccherate, e alimenti ricchi di proteine e di grassi, come uova, carni e formaggi. Questi consigli discendono dalla conoscenza che quando un tumore è in stadio molto avanzato i malati tendono a dimagrire e a perdere forze.

Ma è ben dimostrato che le diete ipercaloriche e iperproteiche non aiutano. Questi consigli anzi sono pericolosi per chi si sottopone a chemioterapie precauzionali, come quella che si fa dopo l’intervento per tumore al seno.

Durante la chemioterapia infatti le pazienti tendono ad ingrassare, mentre se non si ingrassa è più facile guarire.

  

 

 

“Con queste conoscenze si può migliorare l’alimentazione anche quando si è guariti. Alcuni frangenti della vita invitano a scelte più sobrie. Accogliamoli come opportunità.”                                                                    

 

 

 Dr. Chiara Bocci