Molte persone pensano che per “farsi rispettare” occorra alzare la voce, imporsi, essere rigidi o pronti a ribattere.
Altre, al contrario, credono che il silenzio e l’adattamento siano la soluzione migliore per evitare conflitti, discussioni o tensioni.
La verità è che nessuno dei due estremi funziona davvero.
La comunicazione assertiva nasce proprio per questo: per dare la possibilità di esprimere ciò che si pensa e si sente, senza aggressività e senza sottomissione.
È una forma di comunicazione che permette di essere autentici senza ferire e di proteggersi senza attaccare.
L’assertività è la capacità di:
esprimere i propri pensieri
comunicare bisogni e limiti
dire “no” quando serve
chiedere ciò di cui si ha diritto
mantenere il rispetto reciproco
Il cuore dell’assertività è questo semplice principio:
“Io valgo, tu vali.”
Non uno sopra, non uno sotto.
L’assertività sembra semplice, ma non lo è.
Ci sono diversi ostacoli interni:
Temere che esprimere un bisogno crei un litigio.
Temere di deludere, scontentare o perdere qualcuno.
Essere abituati a mettere gli altri al primo posto.
Aver imparato che “per farsi amare bisogna compiacere”.
Non riuscire a stare nel mezzo.
L’assertività chiede equilibrio, presenza e consapevolezza.
Per capire l’assertività bisogna distinguere tre modalità comunicative:
Non si esprime ciò che si sente.
Si subisce.
Si dice sempre sì.
Risultato: si accumulano frustrazione, risentimento, senso di invisibilità.
Si comunica in modo duro, svalutante, invadente.
Si vuole avere ragione.
Si punta a “vincere”.
Risultato: si feriscono gli altri e si creano distanze o tensioni.
Si parla con chiarezza, rispetto e fermezza.
Si comunica ciò che è necessario, non ciò che ferisce.
Si riconosce il proprio valore e quello dell’altro.
Risultato: relazioni più sane, più equilibrate, più autentiche.
Una comunicazione è assertiva quando:
si parla di ciò che si sente (non di ciò che l’altro “dovrebbe fare”)
si usano frasi chiare e dirette
si esprime il bisogno senza attaccare
si mantengono toni e gesti calmi
si rispetta lo spazio emotivo dell’altra persona
Un esempio semplice:
❌ “Non te ne frega mai niente di me!”
✔️ “Mi sono sentita messa da parte quando non ti sei accorto di come stavo.”
La differenza è enorme: nella prima frase c’è un’accusa, nella seconda c’è un’emozione.
Essere assertivi significa riconoscere i propri diritti emotivi fondamentali:
il diritto di dire “no”
il diritto di cambiare idea
il diritto di non essere sempre d’accordo
il diritto di commettere errori
il diritto di chiedere aiuto
il diritto di non giustificare ogni scelta
il diritto di rispettare sé stessi
Molte persone vivono come se questi diritti fossero proibiti.
La terapia aiuta a recuperarli.
Si lavora su:
Perché non si può essere assertivi se non si sa di cosa si ha bisogno.
Capire dove finisco io e dove inizia l’altro.
Tono, postura, sguardo: comunicano quanto le parole.
Dire no senza essere duri e senza sentirsi in colpa.
Imparare a non crollare o a non esplodere.
Si lavora con esempi reali, conversazioni tipiche, scenari ripetitivi.
Essere assertivi non vuol dire:
rispondere sempre nel modo migliore
mantenere sempre la calma
non avere mai paura
dire sempre la cosa giusta
Vuol dire solo una cosa:
scegliere di esserci, per sé stessi, anche quando è difficile.
L’assertività è un atto di cura verso sé stessi e verso gli altri.
È il modo in cui possiamo difenderci senza ferire, esprimerci senza perdere relazioni, comunicare con fermezza e gentilezza.
È uno spazio in cui l’autenticità incontra il rispetto reciproco.
E, come tutte le competenze importanti, si apprende: passo dopo passo, parola dopo parola, scelta dopo scelta.