Curare gli incurabili
500' anniversario dell'Ospedale alle Zattere
500' anniversario dell'Ospedale alle Zattere
A cura di Alfredo Tigani
(Docente di Anatomia Artistica - Accademia di Belle Arti di Venezia)
A cura di Alfredo Tigani
(Docente di Anatomia Artistica - Accademia di Belle Arti di Venezia)
La scelta di ospitare la mostra in questo luogo – l’Accademia di Belle Arti – non è casuale. Questo edificio, fondato da Gaetano Thiene nel 1522, (esattamente 500 anni fa) è stato costruito come luogo di cura, o quantomeno luogo dove venivano soltanto alleviate certe sofferenze, derivanti dalla sifilide, una terribile malattia, all’epoca drammaticamente incurabile.
L’edificio, pertanto, porta ancora il nome di ex ospedale degli incurabili, anche se, tra alterne vicende, ha cambiato più volte destinazione d’uso; da ultimo, sede dell’Accademia di Belle Arti.
Perché, dunque, ospitare all’Accademia di Belle Arti, questa mostra? Il luogo ha una duplice attinenza con l'uomo, ovvero con il suo corpo.
Qui anticamente si provava a curare il corpo dell’essere umano; qui, oggi, tramite una delle tante discipline scolastiche - l’anatomia artistica - si insegna a disegnare il corpo dell’essere umano.
Sostanziale differenza tra le due attività ove compare l’anatomia, è che nell’anatomia medica medica il corpo viene sezionato col bisturi del chirurgo, mentre nell’anatomia artistica il corpo viene solo raffigurato attraverso gli strumenti propri del disegno.
Lo scopo più specifico della raffigurazione anatomica è, quindi, quello di fornire all’artista la conoscenza visiva delle fattezze del corpo umano, e in tal senso, poi, saperle disegnare.
Nel suo trattato “Studi di Pittura” del 1760: (conservato oggi nel museo Correr di Venezia), Giovan Battista Piazzetta, - docente e primo presidente di questa Accademia - trattando di ANATOMIA scrive: La intelligenza della Notomia ,[…] è in gran parte necessaria a un Pittore […] ciò nonostante conviene, che il Giovane studioso intorno a questa s’adoperi, ma col riguardo che solamente una parte di essa basta al Pittore, e che non deve competere con l’eccellente Morgagni, che è il Raffaello, per cosi dire, de’ Notomisti.
E altri professori dell’epoca così continuavano, fino a ricordare la “prelezione del 1864” di Michelangelo Asson, medico all’ospedale civile di Venezia e professore di Anatomia Artistica in questa Accademia, nella quale egli incoraggia i giovani studenti dell’epoca a seguire l’anatomia, applicata ai modelli classici. Si legge nella sua prelezione: L’influsso della scienza sull’arte può esercitarsi tanto dal lato del concetto che dalla forma. Ciò che dell’umana sapienza più s’addice alle arti figurative della pittura e della scultura, è l’anatomia. E proprio quella parte di essa che prende a considerare le proporzioni e le forme esterne del corpo umano in correlazione con l’intera sua struttura, deve necessariamente a quelle due arti venire applicata.
I disegni ottocenteschi e le incisioni dei volumi di fine Settecento, qui esposti, costituiscono un significativo connubio tra il corpo umano della medicina (corpo sezionato) e il corpo umano dell’arte (corpo raffigurato).
Gli autori dei disegni ottocenteschi sono stati allievi, a loro tempo, di questa Accademia.
Gli atlanti anatomici di fine Settecento sono un’opera didattica di Leopoldo Marco Antonio e Floriano Caldani, ambedue medici dell’università di Padova, i quali non poterono fare a meno dell’opera artistica di disegnatori come: Francesco Ambrosi, Felice Zuliani, Giovanbattista Torcellan e Gaetano Bosa.
PER CONCLUDERE: la ricerca che gli odierni studenti dell’Accademia seguono è quella di ripercorrere schemi didattici del passato, a partire dagli insegnamenti dei suoi padri fondatori: continua ricerca sui modelli classici, dunque, e pratica di disegno, anche con l’uso di copie in gesso di decorticati anatomici. (in particolare, quelli di Carlo Lotti - inizi 900 - qui esposti). Tale è stato l’obiettivo per le generazioni passate di allievi, tale è l’aspirazione che gli odierni studenti si pongono, quale aspirazione alla loro formazione e alla bellezza.
Contenuti mostra: disegni anatomici e di figura degli studenti dell'Accademia di Belle, dell'anno accademico 2020-21.
Esposizione di disegni degli allievi del periodo 1800-1850 e del testo della prolusione del medico-docente Michelangelo Asson (1864).
Performance degli studenti con esecuzione di disegni anatomici tratti da calchi antichi e dalle incisioni di Caldani, conservate nella Biblioteca della Scuola Grande di San Marco.
Il lavoro che gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Venezia hanno svolto nell'anno accademico in corso (50 tavole di disegno anatomico), si inserisce nel più ampio lavoro di ricerca sul linguaggio dell'arte e della bellezza. La continua trasformazione del lessico artistico e dei modelli di apprendimento dell'arte - oggi caratterizzato dall'allontanamento dalla tradizione classica - spinge gli studenti a indagare, e per certi versi ripercorrere schemi didattici del passato, a partire da quelli dei padri fondatori dell'Accademia veneziana.
Concerto pomeridiano nel chiostro dell'Accademia di Belle Arti.
Con "I MUSICI DELLA SERENISSIMA" diretti dal M° Claudio Gasparoni
Studi di disegno anatomico
Disegni antichi, archivio storico Accademia
Studenti in aula (2020)
G. B. Piazzetta, Studi di Pittura (1760)
A. Viviani - Nudo semplice (1822)
La intelligenza della Notomia, non che giovevole, è in gran parte necessaria ad un Pittore, e ne’ tempi trapassati fu diligentemente osservata, e studiata da’ nostri Maestri. I Pittori mezzani ancora egregiamente la sapevano, e se con tutto ciò non poterono innalzarsi oltre alla mezzanità, egli è, perché tante altre parti si convengono ad un Pittore, e tutte di bellezza, e di diletto producitrici, e più ancora, che la stessa Notomia, con la scienza della quale uno puote infimo Pittor rimanersi; ciò non ostante conviene, che il Giovane studioso intorno a questa s’adoperi, ma col riguardo, che solamente una parte ne basta al Pittore, e che non dee competere con l’eccellente Morgagni, [Giovan Battista Morgagni – n.d.r] ch’è il Raffaello per cosi dire de’ Notomisti.
Deve intendere come i muscoli agiscono nelle varie posature del corpo, e come talor si nascondono, e talor si discoprono agli occhi nostri, secondo che la operazione, e l’atteggiamento il richiede; come si legano insieme le parti, e come l’una adoperi dipendentemente dall’altra. Questa intelligenza, se da se non fa un buon Pittore, ad un buon Pittore dà compimento, e perfezione, e qualunque studia sanamente, deve alla perfezione aspirare. Questa facoltà, egli è vero, fu negli ultimi passati tempi non poco negletta, cosi che se ne perdette quasi affatto l’uso, e perdendosi a poco a poco questo, si perdette ancora negli amatori della Pittura la brama di vederla osservata, avvezzati a vedere di dì in dì strane, e nuove foggie di muscoli, e d’ossa difformate, e malamente locate, senza che alcuno se ne dolesse, e diversamente desiderasse, come certamente desidererebbono quelle compassionevoli, e mischine figure dipinte, sé senso avessero, ed intelletto, nel trovarsi a cosi brutto segno ridotte di non poter moversi, né operare a voglia loro; ma perché i mali, che lungamente stanno occulti, se al sommo van crescendo, alla per fine si manifestano, questo morbo cosi nella Pittura si avanzò, e a tale obbrobrioso segno pervenne, che la gente di tanta mostruosità s’avvide, e al migliore cominciò a rivolger la mente. Potrebbesi sperare, che questo avesse a porgere gran giovamento all’arte; ma io temo il contrario, cioè, che quella medicina, mentre intende a guarire una parte mal sana, tutte le altre infermi, e corrompa. Un rimedio fuor di tempo adoperato, e scompagnato da ciò, che seco ir debbe, invece di apportar sanità talor reca morte, né parlo di cosa, che spesse fiate non succeda.
Certamente non si può negare, che anche senza profondarsi in questo studio, abbiamo avuto Maestri di molto grido, ma perché eccellentissimi in tante altre parti della Pittura, nella quale più pregevoli di gran lunga sarebbono, se la cognizione della pittoresca Notomia vi avessero aggiunta. Bisogna dunque questa studiare, ma non però intisichirvisi sopra; s’ha a sapere solamente quanto serve alla imitazione del vero in ciò che alla vista apparisce. Il cercar più oltre, verbigrazia, qual sia l’uficio del cuore, e per quale arteria il sangue ne parta, e per quali vie discorra, e quindi come al cuore ritorni; come riceva le percussioni dell’aere il timpano dell’udito; e da quanti muscoli gli occhi sieno mossi, e in qual modo, e altre simili cose, sarebbe un perder tempo, e rider farebbe a guisa di un Procaccio, che altro cammin non dee fare, che da Firenze a Vinegia, e da Vinegia a Firenze, il quale, prima d’imprendere un tal mestiere, volesse sulle carte geografiche consultare, ed intendere, per esempio, sé l’alpi sono maggiori, e più alte de’ pirenei, e quanti scogli, e quanti pericoli s’incontrano nel gran viaggio del Canada; e più ancora farebbe ridere, sé dopo un tanto studio fallasse il suo breve cammino. Prima della forma, e della visibile operazione dei musculi, s’ha a studiare ben bene la struttura, e la concatenazione dell’ossa, e a questo darà non poco ajuto la Simmetria, anzi, credo che debbano ajutarsi insieme a vicenda.
Quando s’avrà ben considerato, ed appreso (e questa non è fatica di lungo tempo) come sono fatte le ossa, e come legate insieme, e qual’effetto producano nel mover loro, necessario è ciò ritenere nella memoria, e però conviene disegnarle più volte, e con diligenza, da che si possono dire il fondamento della struttura umana; e un gran Pittore so che dicea, che quando l’ossa si poneano al luogo loro, e loro si dava la debita forma, e misura, si era da un pericolo, e dal maggiore sicuro. Dopo questo dovrà poi studiare la Notomia, riguardando questa a vestir l’ossa di carne, e di pelle, e di ciò, che serve alla vita, e al moto, secondo la provida disposizione della natura, il che serve non poco a riparar qui difetti, che s’incontrano spesse fiate nel vero, da cui la venustà, e la simmetria vengono offuscate, e guaste, e questo non è lieve avvantaggio.
Non ha scritto autor niuno di pittura, che non abbia giudicata la Notomia necessaria; non quel da Vinci, che un trattato ne compilò, molto dal Vasari laudato; non lo stesso Vasari; né quant’altri hanno dato precetti di Pittura; alcuni bensì ne hanno biasimata la sottigliezza soverchia. Spesse fiate ancora serve questa facoltà alla espressione degli affetti, che sogliono produrre nei muscoli, e nelle attitudini varietà di movimenti, ora i muscoli alterando, e i tendini, ed, ora riconcentrandoli, e questi effetti rappresentanti all’occhio nostro ci fan subito giudicar colui essere o per alcun dispiacere afflitto, o adirato, o di grave timore acerbamente computo, o ripieno di soavissima giocondità.
Esaminando l’Accademia di Parigi nelle sue conferenze la statua del Laoconte (che giudica sopra ogni altra perfettissima) o dottamente discorrendo intorno alla maestà, che spira questo figliuolo d’Ecuba, e di Priamo, e gran sacerdote di Nettuno, passa a considerare la espressione del suo dolore, che sin nella estremità de’ piedi si manifesta, (cosa da Greco) ne si potea ciò fare senza intendere Notomia, la quale se non vale ad indagare per quali interne vie produca una passione alcuni particolari moti nelle fibre, e nei nervi, vale egregiamente ad esprimere, e rappresentare gli esterni, e visibili effetti donde una tal passione si manifesta.
Servì grandemente la Notomia al Buonarroti nel suo terribil giudicio, ma servì ancora a Raffaello nelle sue nozze di Psiche, e in altre simili leggiadre rappresentazioni, conciosiacosachè anche nelle Veneri, e nelle grazie può la intelligenza de’ muscoli aver luogo. Ne’ femminili corpi, e gentili, e di carne lisci, e rotondi, pochissimi muscoli appajono, e leggermente, tuttavia convien, che il Pittore sappia, ove debbono, ancorché leggermente, apparire, avertendo di frenar quel di più che ne fa, per non uscire del convenevole. Il giudicio di Michel’Angelo è pieno di nudi terribili, e qui la Notomia ha ben potuto far pompa di sé, ma meglio fora stato se meno ciò avesse fatto nella forma delle giovinette Donne, e delle tenere Vergini.
Raffaello non mancò né pur egli di robustezza, e di forza, e ben lo palesa l’Atila, e l’Eliodoro in Vaticano, e quel suo terribil Profeta in S. Agostino di Roma, che al Mosè di S. Pietro in Vincola per maestà, e per grandezza di stile non cede; ma seppe all’uopo contenersi nei limiti della eleganza, e della delicatezza in tante graziose, e gentili fanciulle nelle sue amene storie dipinte. L’abito fatto nello studio della terribilità così trasportava il Buonarroti, non cosi Raffaello, che altro abito non avea, che il suo divino intelletto, perché sapea le sue cognizioni egregiamente all’uopo temperare, e a questo debbe aver gran riguardo qualunque trattar voglia la pittoresca Notomia.
Debbe tenere ancora fissa la mente alla operazione, che si vuole, ch’esprima la figura dipinta, imperciocché in altra guisa appariscono i muscoli in un Ercole, che combatta, e strozzi il Leone, o in uno, che giaccia, e riposi dopo la uccisione dell’Idra. Col debito diffalco, questo è parimente da osservare né corpi gentili, e fin ne’fanciulli. Bisogna però avvertire di non troppo, e sempre far pompa della intelligenza dei muscoli, come alcuni, che sin nelle figure vestite hanno voluto affettatamente le parti dimostrare dei corpi ignudi; e se qualche volta i Greci hanno cosi fatto, non credo, che per altro, che per rispetto s’abbia a lasciar di tacciarli, il che non può farsi ove tanto merito non risplenda, che obblighi a tacere.
Chi poi di questo studio è ignaro, dee guardarsi, come da uno scoglio, di voler far mostra di saperne, che romperà in istrane cose con suo vituperio. Chi non intende una lingua non la parli per non far ridere. Molti sono di parere, e ciecamente dicono, e stoltamente, che a nulla giovi cosi fatta scienza, potendosi, dicono essi, ritrarre il vero come si vede; ma, dico io, se di più non s’intende mercé lo studio della pittoresca Notomia, né pur quello si vede, che uno crede vedere. Cosi alcuni, che non ne sanno un jota van proccurando di far credere inutile, e vano quello, che ignorato è da esso loro. Si guardi da una cosi perniciosa sentenza chi vuol trattar la pittura con giudicio, e con sapere.
Conchiudo, che allo studio della Notomia debba attendere il giovane Scolare se brama di far profitto, e verso la perfezione incamminarsi, ma pensi ancora, che un tale studio non basta per divenire prestante pittore, imperciocché molte, e molte altre parti ci sono, che per esser pittor prestante abbisognano; anzi con la sola, e nuda Notomia altro pittore non si può essere, che secco, insulso, e sgraziato. Tutte queste cose finalmente, che nella perfezione dell’arte sono necessarie, può ogni intelletto apprenderle con sicurezza pur che voglia con diligenza a quanto gli è mostrato per mente. Circa le altre parti per le quali ci vuole un ingegno creatore, e di belle idee producitore, se la natura non lo ha provveduto di tale ingegno, non potrà mai certamente produrre alcuna cosa buona, e in un tale stato invano si riccore al soccorso dei precetti, e delle speculazioni.
Barbaro Tosca, Battistella Giorgia, Buchser Moira, Carone Arianna, Carpenè Chiara, Chiaradia Giulia, Cocco Martina, Consolaro Rebecca, D'Amato Tamara, De Polo Manuela, Gaiani Francesca, Gu Rouhai, Gualini Serena, Liu Yanning, Mareggiato Aurora, Martino Rebecca, Mereuta Daniela, Monzani Rebecca, Rutigliano Simone.
Barbaro Tosca. Osso iliaco
2. Barbaro Tosca. Osso iliaco
3. Barbaro Tosca. Osso iliaco
4. Barbaro Tosca. C. vertebrale
5. Battistella Giorgia. Cranio
6. Battistella Giorgia. Gamba
7. Battistella Giorgia. Torace
8. Battistella Giorgia. Vertebre
9. Buchser Moira. Omero
10. Buchser Moira. Scapola
11. Buchser Moira. Mano
12. Buchser Moira. Piede
13. Carone Arianna. Gamba
14. Carone Arianna. Torace
15. Carpenè Chiara. Mascella
16. Carpenè Chiara. Torace
17. Chiaradia Giulia. Scapola
18. Cocco Martina. Vertebre
19. Consolaro Rebecca. Mandibola
20. Consolaro Rebecca. Temporale
21. Consolaro Rebecca. Piede
22. Consolaro Rebecca. Vertebre toraciche
23. D'Amato Tamara. Coste
24. De Polo Manuela. Testa
25. Gaiani Francesca. Vertebre
26. Gu Rouhai. Mano
27. Gualini Serena. Sterno
28. Liu Yanning. Mano
29. Liu Yanning. Piede
30. Mareggiato Aurora. Osso iliaco
31. Mareggiato Aurora. Gamba
32. Mareggiato Aurora. Vertebre
33. Martino Rebecca. Frontale
34. Mereuta Daniela. Vertebre
35. Monzani Rebecca. Avambraccio
36. Monzani Rebecca. Mano
37. Rutigliano Simone. Omero
38. Rutigliano Simone. Ulna
39. Rutigliano Simone. Bacino e femore
40. Consolaro Rebecca. Gamba
Negli anni intorno al 1860, l’Accademia vede proseguire gli splendori della buona didattica. Nel campo dell’anatomia artistica, Michelangelo Asson sottolinea l’importanza a non discostarsi dalle arti figurative.
Nella sua Prelezione letta pubblicamente il giorno 7 gennaio 1864, scrive: “L’influsso della scienza sull’arte può esercitarsi tanto dal lato del concetto che della forma. Quella però tra le ramificazioni dell’umana sapienza, che più s’addice alla pittura ed alla scoltura, le due arti figurative, è l’Anatomia, e proprio quella parte de’ suoi vasti domini, che prendendo a considerare le proporzioni e le forme esterne del corpo umano in correlazione con l’interna struttura, deve necessariamente a quelle due arti venire applicata”.
Michelangelo Asson
Tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900, i giovani studenti vengono ancora incoraggiati al disegno di figura e di anatomia, non solo servendosi della statuaria classica, ma anche di calchi anatomici di cadaveri decorticati, appositamente preparati. Tra il materiale messo in mostra, e recentemente restaurato presso la Scuola di Restauro (Prof. Vanni Tiozzo), vi sono i calchi in gesso di Carlo Lotti.
Nel caso della specifica didattica risulta che l’attività settoria, finalizzata poi alla preparazione dei calchi, venisse svolta all’ospedale civile di Venezia dall’anatomico Carlo Lotti, studioso presso l’Università di Padova e docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia. (cfr. Cristina Beltrami, in “L’Accademia di Belle Arti di Venezia”, Il Novecento – Tomo I, Pag. 139).
Carlo Lotti. Calco anatomico
Carlo Lotti. Calco anatomico
Carlo Lotti. Calco anatomico
Prof. Vanni Tiozzo, Scuola di Restauro
Di recente, l'Accademia di Belle Arti di Venezia e la Scuola Grande di San Marco iniziano un dialogo culturale coinvolgendo allievi e docenti, sempre sul tema del disegno anatomico e della sua bellezza formale.
Nell'anno accademico 2020-21, gli studenti della Cattedra di Anatomia Artistica del Prof. Alfredo Tigani sono stati premurosamente accolti dal Direttore della Scuola Grande di San Marco, Dott. Mario Po’, al fine di poter svolgere - nella monumentale biblioteca della Scuola Grande - la loro ricerca su un prezioso atlante anatomico del 1801: “Icones Anatomicae quotquot sunt celebriores ex optimis neotericorum operibus summa diligentia depromtae et collectae”, di Leopoldo Marco Antonio e Floriano Caldani.
L'atlante è finemente illustrato da Francesco Ambrosi, Felice Zuliani, Giovanni Battista Torcellan e Gaetano Bosa.
Studenti a lavoro nella Biblioteca monumentale della Scuola Grande di San Marco - Venezia
Studi sull'atlante anatomico di Leopoldo Marco Antonio e Floriano Caldani
Frontespizio atlante anatomico di Leopoldo Marco Antonio e Floriano Caldani