Medianità
Nel suo nucleo più essenziale e nella sua concezione più diffusa, essa si presenta come la presunta capacità di fare da ponte tra dimensioni diverse, tra stati di esistenza che normalmente rimangono separati e inaccessibili alla percezione comune. Praticamente, una specie di router cosmico con un’antenna biologica.
La figura del medium, in questa visione, è la chiave: non un semplice osservatore o un individuo mistico e isolato, ma un intermediario attivo, un condotto vivente attraverso il quale energie, informazioni o persino presenze “dall’altro lato” possono fluire e manifestarsi. Si narra di un ruolo che, sovente, è intessuto nell’essenza di un’anima fin dalle sue origini: quello di essere un “ponte” tra le dimensioni. Un architetto eterico, insomma, che costruisce ponti dove noi comuni mortali vediamo solo un precipizio. Questo ruolo è destinato a trascendere il velo sottile che divide la nostra realtà tangibile – fatta di materia, spazio e tempo (e scadenze fiscali) – da ciò che percepiamo come “altrove”, un luogo che può essere il regno degli spiriti, un piano di coscienza elevata o una regione inesplorata della psiche. Così facendo, facilita l’interazione e la comunicazione tra regni diversi dell’esistenza, il che è comodo, dato che le compagnie telefoniche interdimensionali sono notoriamente carenti.
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