La pole dance è spesso circondata da pregiudizi che non le rendono giustizia. Molto spesso viene sessualizzata e associata ai locali a luci rosse. Ma siamo sicuri che sia semplicemente questo?
No la pole dance o pole sport non è questo: è un'attività sportiva che richiede disciplina, passione, perseveranza, forza ed elasticità non solo muscolare ma anche mentale; perché ciò con cui viene comunemente confusa è lap dance praticata negli strip club o agli addii al celibato. Questa pratica di ballare attorno a un palo o a un'asta ha una storia travagliata e ricca di dubbi ed incertezze. Le prime orme si ritrovano in Cina nel XIX secolo come arte circense dove venivano utilizzate pertiche rivestite in gomma, altre fonti fanno risalire la sua origine nel nord America durante la depressione degli anni venti del Novecento mentre altri pensano che derivi dallo stato indiano del Maharashtra.
Io da praticante di questo sport, mi sono resa conto di quanti pregiudizi aleggiano intorno ai pali che utilizziamo per i nostri allenamenti, e forse la storia di questa disciplina ne è una complice.
Prima di iniziare a praticarla, ho passato vari mesi di indecisione e incertezza prima di prendere una decisione che ad oggi mi ha portato a costruire un'enorme passione per questo sport, forse ispirata da campionesse ed atlete mondiali o semplicemente dalla mia allenatrice. Spesso mi ritrovo a sognare ad occhi aperti a tutte le combinazioni di figure che in un futuro riuscirò a fare, sogno di poter riuscire a partecipare ad una competizione ufficiale; eh già, questa disciplina ha anche competizioni ufficiali, con regole codificate. A lungo infatti si è discusso se potesse essere inserito come sport olimpico.
Per me oltre che un semplice sport è anche una valvola di sfogo, di espressione.
Voglio dire, non è solo sport, attività fisica, ma è una vera e propria forma d’espressione, un’arte ancora profondamente incompresa, dove la ricerca della perfezione e pulizia delle coreografie sono cura per ansie e stress.
Le persone la demonizzano con la frase “ma sì che sarà mai, ballano intorno a un palo” magari condendola con una risatina di scherno. Forse non sanno che dietro ad un Jade o una Ballerina ci sono anche mesi di lavoro alle spalle, le salite perfette, pulite che sembrano così facili da fare sono il risultato di anni di lavoro sul controllo della leva in gomito; insomma, ci vuole passione.
Ma chi è che non comprende questa forme d’arte? Beh ovviamente i poteri forti… Nel senso, tutti, soprattutto gli uomini. I maschi.
Siamo figli del patriarcato, dove gli uomini regnano sovrani e dove ancora la donna viene oggettificata, sessualizzata, dove della donna viene glorificato solo il corpo, dove se si viene stuprate è colpa della donna.
Ora mi rivolgo al mio pubblico femminile, quante volte vi siete sentite impaurite nel camminare da sole? Quante volte avete stretto le chiavi di casa tra i pugni sentendo un rumore? Quante volte vedendo un uomo dietro di voi avete accelerato il vostro passo? Quante volte vi siete sentite giudicate e sessualizzate? Potrei stare qui ore a elencare cose su altre cose. Molto probabilmente se al posto nostro ci fossero loro, niente di questo accadrebbe, e allora perché dobbiamo continuare a sentire il peso di questo sistema sociale sulle nostre spalle? Siamo veramente sicure che siamo noi la causa dei nostri stessi mali? No ovvio che no, noi siamo le vittime. E allora come facciamo a farci valere?
Dobbiamo esprimerci, attraverso la musica, l’abbigliamento, le passioni, gli studi, i lavori e gli sport: o anche attraverso tutte queste cose insieme. La Pole-Dance.
Margherita Mangiavacchi