GENERAZIONE GEORGE
di Sara Messina
di Sara Messina
I cartoni animati sono cambiati da generazione a generazione. Anche confrontando i ragazzi di prima con quelli di quinta, ci si può rendere conto che non tutti conoscono gli stessi cartoni.
Per esempio l’attuale generazione di bambini al di sotto dei 9 anni, conosce cartoni animati diversi rispetto ai bambini del passato: Curioso come George, Sonic, Ben e Holly, Tig e Teo, sono serie animate seguitissime su Rai YoYo. Ci sono anche ragazze e ragazzi un po’ più grandi che conoscono programmi televisivi rivolti ai bambini diversi, come L’albero Azzurro, Violetta, Zack & Cody al ponte di comando, Zack & Cody al ponte di comando, I maghi di Waverly, Hannah Montana, Jessie, Buona fortuna Charlie, Phineas e Ferb, Girl meets World, Alex & co.ecc.… o, quelli ancora più grandi che ormai sono praticamente adulti, e sono scresciuti con cartoni totalmente diversi ad esempio Dragon Ball, Holly & Benji, Rossana, Piccoli problemi di cuore, Naruto, Sailor Moon, Kiss me Licia, Mila e Shiro, Lady Oscar, Pollon, I Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero... e moltissimi altri. Già solo confrontando queste tre generazioni possiamo notare come i cartoni più vecchi abbiano avuto – come dire? – una vita “più lunga”: cartoni come Lady Oscar e Pollon, ad esempio, sono stati visti in molti casi sia dalla generazione dei genitori che quella dei figli, visto che sono andati in onda su Italia1 dagli anni 80 fino ai primi anni 2000. Mentre i cartoni più recenti, che vengono visti soprattutto su Netflix, RaiPlay e YouTube, subiscono più ferocemente i cambi di interesse del pubblico, che passa da una serie all’altra con un semplice tasto.
Ma in che modo i cartoni animati influenzano le generazioni? Un tema controverso che riguardava i cartoni animati di un tempo è – i più grandi probabilmente se lo ricordano – quello della violenza. Un tema che ha sempre fatto nascere forti dibattiti e acceso gli animi di genitori, degli psicologi e degli educatori. In passato si è letto sui giornali articoli di specialisti che hanno demonizzato in tutto e per tutto il tema della violenza nei cartoni animati spesso e volentieri!
Si diceva che la causa dell’aggressività di molti bambini o di atti violenti perpetrati da bambini anche molto piccoli, era da ricercare nei cartoni animati, soprattutto quelli giapponesi che – essendo rivolti a un pubblico adulto nel loro paese d’origine – non si limitavano dall’inserire combattimenti e scene violente.
Ma tutto ciò era vero?
Vi dirò una cosa sconvolgente: no! Non era vero! Adesso vi spiego perché.
Locandina de "L'Attacco dei Giganti", uno degli anime più visti del 2023
Partiamo dal presupposto che i cartoni animati sono uno degli strumenti virtuali principali attraverso i quali i bambini e i ragazzi imparano a gestire le proprie emozioni e di conseguenza ad agire. Una lettura superficiale di questa verità, provata dagli scienziati della formazione e dagli psicologi, potrebbe farci pensare che sarebbe più giusto far vedere ai bambini e ai ragazzi solo spettacoli animati senza violenza. Ma se approfondiamo un po’ le vicende dei cartoni animati in cui spesso ci sono combattimenti o scene violente, ci rendiamo conto che la verità è un po’ più complessa.
Nei cartoni animati non sono inserite solo le emozioni positive come la gioia, ma sono presenti anche quelle negative come la rabbia, il dolore, la tristezza e la paura. Nei cartoni animati come Teen Titans Go! o L’Attacco dei Giganti ad ogni azione corrisponde una reazione, le emozioni sono collegate a elementi della trama e chi segue la storia fa una sorta di “prova” delle emozioni sia positive che negative.
Oggi non si sente più più parlare del problema della violenza nei cartoni animati: oggi sembra di interesse maggiore la violenza nella musica trap o nei videogiochi. Forse ci si è resi conto che i cartoni animati non servono ad intrattenere ma soprattutto ad imparare e apprendere. Adesso i cartoni animati sono infatti “usati” soprattutto a fini educativi: i cartoni animati “servono” ad insegnare ai bambini molte cose in modo scherzoso e divertente, far comprendere meglio e non farli annoiare davanti a un discorso lungo e noioso. Ad esempio i protagonisti di curioso come Georgehanno lo scopo di far capire come comportarsi in famiglia, ma anche generalmente nella quotidianità, ma anche a imparare nuovi giochi, nuove parole, nuovi cibi, nuovi animali o magari nuove usanze che non vedono o provano tutti i giorni nella loro vita attuale.
Sarebbe meglio che i bambini e i ragazzi fossero esposti a cartoni più complessi, non banali, nei quali i personaggi siano sia buoni che cattivi, che alle azioni corrispondano delle reazioni e che ci sia per ogni generazione la possibilità di sperimentare la gioia e il dolore, la rabbia e la bontà, l’amicizia e il tradimento, come le generazioni del passato di fronte a Ken il Guerriero.