Dietro al mondo delle «bufale» risiede un vero e proprio business. Aumentando le visualizzazioni sul sito dove vengono pubblicate, infatti, aumenta anche il guadagno. Più click si generano sulla notizia falsa, più chi l’ha inserita, grazie alla pubblicità e alle inserzioni del sito, ci guadagna. Se da un lato le fake news nascono con lo scopo di influenzare e far cambiare parere all’opinione pubblica, dall’altro permettono a chi le crea di guadagnarci molto con costi nulli.
La principale motivazione che spinge a diffondere notizie false è quindi economica.
Un semplice clic genera traffico nel sito che ospita la notizia falsa ed il traffico di un sito può essere monetizzato. Molti clic infatti significano molte visualizzazioni, gli sponsor possono, in alcuni casi, decidere di investire in pubblicità in quel sito.
Altre motivazioni possono essere molto più pericolose, diffondere notizie parziali e senza fondamento può pilotare l'opinione pubblica su questioni delicate ad esempio di carattere sociale o politico.
All’inizio le fake news erano appannaggio di telegiornali e quotidiani mentre oggi, soprattutto con la condivisione nei social media, la diffusione di notizie false è non solo più veloce, ma anche più ampia. La tempestività di comunicazione su cui si fondano i social network e le chat sono, quindi terreno fertile per la divulgazione.
Ed è proprio la natura di queste piattaforme a deviare la nostra attenzione da fattori importanti quali la veridicità e l’accuratezza della notizia.
E così, anche se non si vuole alimentare la disinformazione, si inciampa e si condivide.
Le notizie false non sono un prodotto dei nuovi media, pare, infatti, che una delle prime di cui si ha traccia riguarda addirittura Napoleone.
Nel 1814 fu diffusa la notizia della sua morte e per poco non crollò la borsa di Londra.
Video realizzato dalla classe 2G AFM, a.s. 2021/2022, relativamente al progetto InnovaMenti