Questa sezione del sito internet è dedicata ai lavori delle e dei giovani coinvolti nel progetto. Gli Istituti scolastici aderenti al progetti invitano gli studenti a realizzare un prodotto (racconto, poesia, esperienza, disegno, fotografia, ecc.) che rappresenti un messaggio contro il bullismo e la violenza scolastica.
Gli autori e i promotori del progetto sono disponibili (oltre la realizzazione del progetto base descritto nella Homepage) ad eventuali collaborazioni per la pianificazione e organizzazione di percorsi PCTO. Per fare richiesta scrivere a competenzecontrobullismo@gmail.com
Se hai una storia da raccontarci sul cyberbullismo, scrivi a competenzecontrobullismo@gmail.com il tuo elaborato sarà valutato per essere inserito in una futura pubblicazione
Se hai il piacere di produrre un elaborato (disegno, storia, poesia, fotografia, ecc.) sul tema della prevenzione del bullismo, questo potrà essere pubblicato in questa sezione del sito web
Noemi C.
Per tutta la vita mi hai fatto sentire sull’orlo di un precipizio. Ora ci sono per davvero, ma dall’altra parte ci sei anche tu e ti chiedo: perché?
Il fatto è che non mi sono mai chiesto perché voglio morire. Tutti i giorni, però, quando mi chiedo perché voglio vivere, non trovo una risposta. Sei qui per lo stesso motivo?
No, non provare a compararti a me. Io sono qui perché tu mi ci hai spinto. Quando la mattina mi guardo allo specchio, non vedo il mio riflesso, ma come mi vedono quelli come te.
E come ti vedono quelli come me?
Me lo chiedi veramente, dopo tutto questo tempo? Niente di quello che sono piace agli altri, niente di quello che sono mi fa sentire valido in mezzo alla gente. Non sei forse tu quello che mi prende in giro un giorno sì e l’altro pure?
Esageri.
No, tu esageri. Fa male sentirsi dare dello scemo, sentirsi giudicato, e ancor più essere ignorato. Per colpa tua, gli altri preferiscono stare soli piuttosto che con me. Per colpa tua, neanche io vorrei stare con me stesso.
Se non mi piaci, non ci posso fare niente. Non posso fingere di essere tuo amico.
Non ti chiedo di trattarmi come amico, ma come persona.
Potrei dirti che non lo faccio apposta, che hai torto, ma la verità è che non mi interessa se ti fa male. E mi dispiace che non mi interessi. Vorrei davvero essere in grado di capire come far star bene tutti, stando bene anche io.
Allora smettila di fare del male.
Non è così facile. Le cose brutte sono il meglio che riesco a fare.
Tutti possono essere brave persone.
Io no. Non saprei nemmeno da dove iniziare.
Dalle piccole cose. Non è mai tardi per cambiare. Chiedi aiuto.
Io? Sei tu quello che merita di essere aiutato. Io sono il cattivo della storia. Nessuno mi aiuterebbe. Merito una punizione, merito di pagare le conseguenze delle mie azioni. Ma mai qualcuno mi crederebbe se gli dicessi che voglio essere la migliore versione di me stesso.
Vedi, però? Sai che puoi migliorare. È già molto.
Tutti possiamo migliorare, questo non vuol dire che ci riusciamo. Dimmi, piuttosto… perché non hai mai chiesto aiuto?
Penserai che non l’abbia fatto per paura, ma non è così. Forse all’inizio paura ne avevo davvero, ma, quando il tempo è passato e ho incominciato a notare che la gente mi trattava sempre allo stesso modo, ho iniziato a crederci davvero a quello che mi dicevano. Perché dovrei essere io, preso in giro da tutti, ad avere ragione? Io sono sbagliato.
Non sei sbagliato. Là fuori c’è gente che ti ama.
Non la merito.
Tutti la meritiamo.
Anche tu. Forse non siamo così diversi, dopotutto.
Forse. Ma tu sei la vittima ed io il colpevole.
E siamo entrambi persone. Anche se gli altri raramente ci vedono come tali.
Voglio smetterla di provare gusto nel male che faccio alle persone.
Voglio smetterla di credere a quello che mi dice la gente.
Voglio riuscire ad essere la versione migliore di me stesso.
Voglio riuscire a vedere la versione migliore di me stesso.
Riuscirò ad esserlo in mezzo agli altri?
Riusciranno le persone a vedermi?
O continuerò a sbagliare?
O continueranno a isolarmi?
Non avere paura, ti aiuteranno. Sei più di una vittima.
Non avere paura, ti aiuteranno. Sei più di un colpevole.
Sara I.
Indifferenza, ignoranza, paura, diverso, violenza, incomprensione, difficoltà, esclusione, cyberbullismo, sofferenza, problemi, emarginazione, bullo, rabbia, invidia. Queste sono solo alcune delle parole che la gente associa al bullismo. Ormai il bullismo si è diffuso sempre più grazie ai social network, specialmente come cyberbullismo. Entrambi nascono da una diversità, da un’insicurezza di una persona o di un gruppo che viene presa di mira da un’altra, che, ritenendosi migliore, si sente giustificato a molestare verbalmente o fisicamente un altro ragazzo, tuttavia agiscono sempre per ignoranza. Infatti, il bullo, colui che compie violenza, non è capace di riconoscere le differenze tra lui e la vittima e le considera un difetto, inoltre, non si rende conto della sofferenza che potrebbe causare. Le vittime si sentono tristi e sole, perché con l’aumentare della loro insicurezza, a causa dei ripetuti maltrattamenti o fisici, come spinte e schiaffi, o verbali, come insulti e minacce; tendono a isolarsi e non riescono più a esprimersi liberamente.
Per concludere, penso che il bullismo sia come un’erbaccia che cresce nella mente di una vittima e che se viene lasciata crescere, continua a causare problemi, ma che se viene estirpata non potrà più danneggiare nulla. Per fare questo, secondo me, c’è bisogno di parlare con una o più persone in cui si ripone la massima fiducia, così che siano un’ancora che lega saldamente una persona alle proprie sicurezze, senza farlo sentire diverso o peggiore.
Rebecca A.
Forse servirebbe una legge, che punisca severamente tutti coloro che commettono azioni di bullismo e cyberbullismo, o forse, visto che parliamo di giovani, un intervento massiccio nelle scuole che possa far capire a tutti l’importanza del rispetto di tutte le persone, belle o brutte, alte o basse, nere o bianche, cristiane o buddiste, alla moda o fuori moda, grasse o magre, eterosessuali o omosessuali, simpatiche o antipatiche. O forse sarebbe meglio che la legge, le scuole, le famiglie, e le istituzioni trovassero un accordo, in questo momento così difficile, e ci aiutassero a trasformare la nostra vita in una “vita vivibile”, libera da qualsiasi minaccia e paura.
Maria S.
Non tutte le violenze sono fisiche: esistono quelle fatte di parole, che a volte fanno anche più male, così silenziose e apparentemente innocue, si insinuano nella mente della vittima e non se ne vanno più. Attorno a queste si crea un mondo fatto di insicurezze e paure, che difficilmente sarà possibile abbattere. I commenti e le parole hanno un peso e bisogna saperlo equilibrare, ricordandosi che la perfezione non appartiene a nessuno e ognuno è interessante a modo suo, proprio perché è diverso, e quando questo sarà a tutti chiaro si sarà fatto un grande passo per arrivare ad una convivenza pacifica in una società senza ideali e canoni a cui ispirarsi.
Molto gravi sono anche le violenze fatte di gesti non sempre molto evidenti, che portano a chiudersi nei propri pensieri, che col tempo diventano sempre più laceranti e fastidiosi. Ci si sente soli e insignificanti, noiosi e tristi. L’esclusione di una persona dal gruppo o anche solo un brutto sguardo nei suoi confronti ha un impatto decisamente importante nella sua vita. Non tutti sono forti e sicuri come sembra, soprattutto durante il periodo dell’adolescenza, durante il quale ci si aggrappa ai pensieri e opinioni degli altri.
Ci tengo dunque a precisare che, prima di commettere qualunque tipo di violenza nei confronti di qualcuno, è fondamentale ricordare che ognuno ha le proprie paure, incertezze e debolezze, e le molestie contro il prossimo non portano né alla popolarità né alla felicità e soprattutto non colmano il vuoto che si ha dentro, perché ormai si sa che i bulli si rivelano spesso molto più deboli delle loro vittime.
Mayra T.
«Io ti rovino, sì, ti rovino»,
le sue parole un rovo di spine.
Un’ispida corona prende forma
sulla testa, punge la fronte, copre
gli occhi, acceca e tormenta, mai più
se ne andrà. Pelle e anima per sempre
ne conserveranno il segno, di tutte
le volte che mi hanno messo in croce.
Alessandra C.
Per quanto riguarda la vittima, inconscia di ciò che sta accadendo o semplicemente per pausa, non parla della sua situazione con nessuno; per quanto possa essere difficile parlare con qualcuno, sarebbe opportuno rivolgersi non solo a persone affidate, ma anche a figure autorevoli come il preside o gli insegnanti nell’ambito scolastico. Nei casi più gravi rivolgersi ad uno psicologo sarebbe la cosa più giusta per riacquisire la sicurezza e recuperare i traumi subiti. A causa della mancata sensibilizzazione dell’argomento, spesso non si accorge nemmeno degli atti di bullismo che avvengono davanti ai nostri stessi occhi, poiché sono pochi gli incontri tra adulti e ragazzi nelle scuole, in cui si tratta questo argomento, ma queste scene vengono espresse soltanto attraverso la televisione, facendoci pensare che nella realtà possano essere surreali. Probabilmente, proprio per il mancato dialogo diretto e per la disinformazione, nonostante siamo nel XXI secolo, il bullismo è un fenomeno ancora attuale, e spesso gode proprio del silenzio
Alessandra S.
Il bullismo non è un qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle, né tanto meno (per fortuna) ho assistito a questi atti nei confronti di altri miei coetanei, peró è un argomento che mi tocca perché viene ancora affrontato tutti i giorni. Sono molti i racconti di ragazzi/e della mia età che raccontano le loro esperienze, con quella voce ancora impaurita che va a ripescare quei brutti ricordi; al solo pensiero rabbrividisco. Molti sono i racconti di genitori che hanno perso i loro figli, i quali hanno combattuto una guerra da soli e in silenzio per paura di essere giudicati o di essere ritenuti poco coraggiosi. Il bullismo a volte viene sottovalutato, perché magari molti pensano che tanto “ma sì sono ragazzini, passerà”, invece è un tema molto toccante perché ci sono spesso e volentieri spiacevoli conseguenze; le vittime, in silenzio, subiscono senza avere la forza di reagire, perché indebolite dai continui attacchi quotidiani da parte di loro coetanei, e non trovando più una via di scampo, scelgono la strada del suicidio; ma spesso anche dietro al bullo, al “cattivo” della situazione, ci sono storie che lo portano ad essere così, anche se ciò non giustifica tutta la cattiveria che riversa sulla vittima. Ritengo inoltre che spesso il bullo si senta inferiore e per un po’ di approvazione e di attenzioni decida di ferire qualcuno con il quale sentirsi su un piedistallo. Il bullismo ha molte sfumature, esiste in varie forme e molto attuale è il bullismo sui social, detto cyberbullismo. Anch’esso è molto grave e le conseguenze sono le stesse. Penso che questo argomento sia molto importante e credo che riguardi non solo i ragazzi ma anche i genitori o comunque gli adulti, perché sono loro che attraverso i loro gesti e le loro parole, insegnano ai figli come essere cattive persone: come ricorda una famosa citazione “i bambini non nascono bulli, ma viene insegnato loro ad esserlo”; i genitori inoltre sono fondamentali perché possono aiutare i figli che subiscono atti di bullismo a superare questa fase, a farli credere più in se stessi e dando loro consigli. L’importante però è sempre parlarne con qualcuno, perché non tutti riescono ad affrontare e superare tutto da soli, e un braccio destro è sempre importante perché si eviti di arrivare alla peggiore è più spiacevole delle situazioni.
Alessandra S.
Per quanto riguarda il bullismo, il bullo quando ferisce di insulti la vittima non bada spesso alle conseguenze che può avere la vittima stessa, le quali sono potenzialmente molto gravi e portano alla vittima a pensare di essere una nullità e tutto ciò porta al bullismo.
Lo stesso caso avviene su Internet e si chiama cyberbullismo, che capita principalmente ai giovani.
Infine penso che il bullo sia una persona che abbia già sofferto nella sua vita e sfoga la sua rabbia repressa nei confronti di una vittima che non ha nulla a che fare con la sua sofferenza.
Alexandra S.
Secondo me sembra paradossale dover parlare del bullismo e cyber-bullismo, le due cose si equivalgono, tranne per il fatto che il cyber-bullismo viene fatto dietro ad uno schermo e sui social, ma è tanto pesante quando il bullismo di persona, sia fisico che mentale. Penso sia paradossale perché in una società ormai evoluta come la nostra non dovrebbe essere concepibile una forma di violenza come il bullismo, o una qualsiasi forma di violenza, ovviamente. Ma dato che dobbiamo giornalmente conviverci, e non credo esistano metodi per prevenirlo dato che il bullismo scaturisce dall’ignoranza e dall’invidia degli uomini, potrebbe essere combattuto semplicemente parlandone, con chiunque, che sia un genitore, un professore, o chi di dovere, ma almeno può dare una grandissima mano a chi viene preso di mira dai bulli.
Alice F.
Il bullismo si presenta in molte forme, diverse tra loro, che hanno lo stesso impatto doloroso verso la vittima. Ci piacerebbe soffermarci sul vero protagonista della vicenda, il bullo. Spesso ci si sofferma di più sulla figura della vittima, ma riteniamo interessante sottolineare quali siano i motivi che spingono la figura del bullo a compiere un atto del genere. La situazione familiare potrebbe essere per il bullo indice di stress e di instabilità. Talvolta la stessa situazione può mettere l’individuo in condizione di insicurezza che comporta uno squilibro emotivo interno, per il quale si ricercano conferme della propria identità e del proprio potere, esplicitato attraverso situazioni che vedono la sua sopraffazione imposta rispetto alla vittima. Spesso questa insicurezza può essere scaturita da una mancanza oltre che affettiva, materiale, e l’età in cui prevale il bullismo (pre adolescenza) sviluppa sentimenti di invidia che senza comunicazione, possono essere manifestati tramite violenze che siano fisiche o verbali. Queste sono solo alcune delle motivazioni che portano al verificarsi di queste condizioni, ma riteniamo che sarebbe utopico pensare ad una realtà in cui durante questa età, tutte le ragazze e tutti i ragazzi abbiano la capacità di immedesimarsi negli altri e quindi prevenire questo tipo di situazione. Considerando il fatto che i giovani, come detto in precedenza, raramente sono in possesso degli strumenti di autocritica necessari. Quindi a prendere il posto della loro coscienza ci dovrebbero essere genitori, tutori, allenatori, insegnanti che presa coscienza dell’accaduto, tramite una comunicazione verbale con i protagonisti della vicenda debbano prendere provvedimenti. Inoltre, questi rappresentanti di coscienza devono saper prevenire la situazione attraverso la capacità di ascolto e di osservazione. Facendo sì che si crei una campagna di prevenzione verso il bullismo. Infine, crediamo che il bullismo termini nel momento in cui il bullo in questione si immedesimi nella vittima; perché permetterebbe un auto riflessione di quest’ultimo, dolorosa ma giusta.
Alice M.
Il Bullismo riveste da sempre ormai uno dei problemi maggiori all’interno della società, è un fenomeno fondato sull’ignoranza e sull’indifferenza, sia da parte di colui definito “bullo”, sia da parte di colui che, ignavo, guarda e passa oltre. Dobbiamo essere tutti noi in grado di parlare e di darci, dare forza a chi soffre per non permettere che accada tale cattiveria.
Anna L.
Perché? Perché non mi dai pace? Perché devi rendermi la vita così difficile? Perché non posso andare a scuola tranquillamente per colpa tua? Perché dopo la fine delle lezioni, sui social continui a non lasciarmi in pace? Cosa c'è che non va in me? Cosa posso fare per farti smettere? Vorrei tanto trovare una risposta a queste domande e spero che tu un giorno possa capirmi, capire i tuoi errori, darmi delle risposte. Non so mai come comportarmi, penso che domani sarà meglio, che magari non mi noterai e allora cerco di essere invisibile, di nascondermi dietro ai miei vestiti larghi, dietro ai miei occhiali, non sollevo mai la mano, anche se ho studiato, sto nel mio angolino, zitto e fermo. Poi però mi prendi in giro per la mia timidezza, per la mia stupidità, perché se i prof mi fanno una domanda non sono mai pronto perché nella mia testa c'è sempre una gran confusione, sapendo che ci sei tu là pronto a segnarti ogni mio errore e a giudicarmi. Il giorno dopo allora mi espongo più che posso, mi vesto come vi va, mi tolgo gli occhiali, mi guardo allo specchio e mi piaccio, mi sembra di essere un ragazzo in gamba, forte e sicuro di sé , ripasso sull'autobus tutto quello che ho studiato a casa la sera prima e sí sono pronto, questa volta non mi potrai dire niente. E invece no. Poi mi dici che così non sono credibile, che tanto sono sempre il solito sfigato e io non so più che fare. Non vado mai bene. Mi fai male, mi fai soffrire e nessuno fa niente. Per gli altri sì che sono invisibile, vedono solo te e ti osannano. Vorrei avere il coraggio di farmi sentire, parlarne con i miei genitori, con i prof, con i miei amici fuori da scuola, magari mi aiuterebbero ma me ne vergogno troppo. Sono perso e vorrei solo che tu smettessi di trattarmi cosi. Lo sai quanto sarebbe bello senza tutto questo odio? Magari potremmo anche essere amici, chissà, alla fine non mi sembri così terribile come ti mostri.
Anna L.
I ragazzi non sono al sicuro nemmeno nelle loro case. Possono essere tormentati e presi in giro attraverso i loro telefoni o il loro computer, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Questa frase, pronunciata da Linda Sanchez, autrice di una proposta di legge federale negli Stati Uniti contro il bullismo. Per troppo tempo la nostra società ha etichettato il bullismo come un semplice “rito di passaggio che caratterizza l’adolescenza”. Questo atteggiamento deve cambiare. Il bullismo è un male e va combattuto come tale. Il coraggio è fuoco, e il bullismo è fumo. I bambini non nascono bulli, ma viene insegnato loro ad esserlo. E’ facile fare il bullo, quelli veramente forti aiutano gli altri. Il bullismo va combattuto con l’educazione e non con l’indifferenza. Queste sono le frasi più significative che abbiamo scelto per rappresentare il nostro pensiero sul bullismo. Bisogna mettere fine al bullismo, di qualsiasi tipo esso sia.
Anna L.
La tecnologia ha reso le nostre vite più facili: chi ha fame può ordinare la cena con un click, chi desidera un oggetto lo può comprare in un istante, chi vuole vedere qualcuno lontano può farlo con una semplice app. Ci troviamo infatti nella cosiddetta “Era Digitale”, in cui tutto è a portata di un tasto. Internet ha aiutato l’uomo a rimanere quell’”Animale sociale” che vide circa due millenni fa Aristotele: avvicina conoscenti, riunisce famiglie, affianca sconosciuti. Permette a chiunque di conoscere gente nuova, che sia tramite le cosiddette “Chat-roulette” o i Videogames. Eppure, vi è una macchia oscura che si diffonde usando le stesse reti di internet, macchiando la sua nobiltà. Infatti, se prima le scuole erano i poli di quello che si chiama “bullismo”, ora il “regno digitale” sta venendo invaso dai “Cyberbulli”. Non riesco nemmeno ad immaginare come un essere umano, magari un ragazzo della mia stessa età, possa trarre divertimento da un’azione simile. Per quella frazione della mia vita che ho vissuto finora, sono lieto di poter dire di non aver mai assistito a casi di cyberbullismo. Questo potrebbe voler dire che c’è ancora modo di difendere questa oasi che permette all’uomo di socializzare anche durante periodi duri come questi. Per questo motivo, ritengo più che giusta una continua sensibilizzazione riguardante non solo bullismo e cyberbullismo, ma anche tutti quei pericoli nascosti dietro quella serie di 1 e 0 che fissiamo per ore durante le nostre giornate, chi più chi meno. Un po’ come l’inquinamento minaccia il nostro pianeta, così le “cyber-minacce” continuano a mettere in cattiva luce internet, minacciando di distruggere tutte quelle cose positive che si erano raggiunte fino a questo punto. Per questo dobbiamo affrontare questa minaccia valorosamente, “annichilendo” queste forme di violenza, per poter ottenere indietro questa oasi di salvezza dalle nostre giornate stancanti o tristi. In questo caso, devo dissentire dalle parole espresse dal grande Charli Chaplin, che durante un’intervista disse: « [...] non esiste alcuna terra promessa per gli oppressi del mondo intero. Non esiste nessun luogo oltre l'orizzonte in cui possano rifugiarsi. Devono cercare di restare in piedi, come noi. ». Infatti, hanno ancora speranza: potranno rifugiarsi dietro ad un mondo di gente pronta ad aiutarli a stare in piedi, opponendosi ad atti di violenza come anche il cyberbullismo. Però, approvo particolarmente la parte finale del discorso del “Grande Dittatore”, sempre di Charli Chaplin: «Combattiamo per un mondo dove scienza e progresso condurranno alla felicità di tutti gli uomini».
Il cyberbullismo e il bullismo non sono solo atti maligni, sono atti contro la natura sociale umana: negano alle vittime di vivere una vita sociale sana. Spero perciò che la situazione si possa sistemare, mirando a migliorare l’empatia dei ragazzi sin da quando sono piccoli o andando ad insegnare il rispetto in maniera rigida sin da subito. A mio parere, solo queste sono le modalità che potranno estirpare questo male che lentamente sta diventando sempre più potente e presente. Finora, tocca a noi fungere da esempio, per lo meno per alleggerire questa situazione.
Chiara L. F.
Accade molto spesso che uno studente subisca atti di bullismo. Questi possono essere parole o azioni, quindi offese o violenze. Tutto questo oggi avviene soprattutto nelle scuole, ma anche in altri ambienti al di fuori di essa. Il bullismo non è solamente un qualcosa di fisico ma anche psicologico. È sempre esistito, è la logica di un branco o di un singolo che individua un soggetto debole o semplicemente diverso e lo isola. Il bullo compie queste azioni per sentirsi forte, ma non serve essere violenti per far vedere che si è forti. I bulli hanno i loro problemi e a volte capita che non siano seguiti dai loro genitori. Nel mondo sono sempre esistite le discriminazioni per le minoranze, se tutti imparassimo a vederci uguali in quanto esseri umani, e non diversi semplicemente nell'aspetto esteriore, questi problemi probabilmente non ci sarebbero. Anche la scuola dovrebbe progettare programmi di prevenzione, educando all'empatia e alla compassione. È importante correggere l'atteggiamento dei bulli: prima si provvede, maggiore sarà la probabilità che la persona cambi.
Chiara L.
Non dobbiamo fare finta di niente, osservate la sofferenza di chi subisce le angherie, sentitela, vivetela, fatela vostra. Poi vivete anche quella del bullo. . Bisogna avere il coraggio (coraggio= agire nonostante la paura) di fare sentire la vostra disapprovazione. La vittima non deve essere lasciata da sola, bisogna far sentire il nostro sostegno, anche davanti al bullo, anche successivamente agli eventi, se non avete si ha avuto il coraggio di intervenire prima; Il bullo vedrà che la sua azione non ha l'approvazione del pubblico. Così facendo si toglierà la benzina che accende il fuoco del bullo. Il bullo vive dell'approvazione degli altri, dello stare al centro dell'attenzione mostrando il suo potere schiacciando la vittima, sentendosi forte, più della vita della vittima, è padrone delle emozioni e del destino della vittima, si ritiene un dio . Se gliela si toglie, questo verrà disarmato. Ma perché non provare ad avvicinarci al bullo, parlargli. Se si ha la possibilità di farlo lontano dagli eventi è meglio provare a farlo ragiona, farlo riflettere su cosa proverebbe se assistesse a queste azioni se la vittima fosse una persona a lui cara, magari un fratello, una madre. Non è una sfida impossibile provare ad accendere in lui l'empatia dormiente utilizzando ciò a cui tiene. Potrebbe essere servito, o forse no, ma intanto, se avrete fatto tutto ciò non sarete stati solo spettatori. TUTTAVIA in noi c'è la possibiltà sia di diventare bulli che vittime. Non bisogna spegnere mai la nostra capacità di provare empatia, sopratutto su chi ci è antipatico. Con questo non vuol dire che dobbiamo essere per forza amici di chi non sopportiamo , ma non dobbiamo spegnere l'empatia: ci accorgeremo che che talvolta proprio quegli atteggiamenti che ci danno fastidio li abbiamo anche noi.
Elisa S.
Emanuela M.
Emanuela M.
Leonardo A.
Maria M.
Martina I.
Michele B.
Miracle S. C.
Stefano M.
Noemi C.
Noemi S.
Sara S.
Steve L.
Quando si parla di bullismo mi torna alla mente il periodo che passai durante le scuole medie.
Purtroppo mi trovavo in una posizione di soggezione rispetto ai miei compagni di classe, in particolare rispetto alle ragazze.
Quello che ho subito sono per lo più molestie psicologiche, in un contesto dove solo i soldi e l’aspetto fisico sono le uniche cose che contano, io mi sentivo costantemente fuori posto.
Spesso quando si parla di scuole private si pensa che siano superiori e che preparino meglio i propri alunni, in seguito alla mia esperienza, mi trovo in disappunto. Quello che ho percepito io è solo un ambiente tossico, dove se non rientravi in un modello di ragazza, non eri degna di esistere.
Nel corso degli studi alle medie io non mi accorgevo di quello che sto dicendo ora, probabilmente perché ero talmente manipolata che mi facevano credere che quello che sentivo dire era giusto. Infatti tutt’ora uno dei problemi più grandi è che gli adolescenti non chiedono aiuto, ma come nel mio caso, io non mi accorgevo di aver bisogno di una persona con cui confidarmi. Sta alle persone più mature, per esempio gli insegnanti o i dirigenti scolastici, non includeró i genitori poiché secondo me è quasi impossibile per un genitore capire cosa succede a scuola se il proprio figlio e gli insegnanti non parlano.
Personalmente non ho mai vissuto bullismo che comprendesse violenza fisica, ma ho visto con i miei occhi cosa vuol dire essere coinvolti in una rissa. È davvero terribile dover andare a scuola, un luogo che non serve solo ad imparare ma anche a relazionarsi con altri coetanei, con la paura di avere qualcosa fuori posto oppure di dire qualcosa di sbagliato.
Ora che la mia situazione è cambiata, con una classe con cui vado completamente d’accordo, mi sento molto più tranquilla ad andare a scuola e mi sento come se appartenessi a qualcosa, alle medie mi sentivo sempre fuori posto e non avevo davvero degli amici che accettassero tutti per come sono. Per queste ragioni mi sento di dire che probabilmente gli amici e i confidenti sono le persone più importanti durante l’adolescenza, è fondamentale avere un punto di riferimento durante un periodo così difficile e travagliato.
Gli “spettatori”, poi, pensano di essere innocenti ed estranei alla violenza, ma non è così: anche il “non agire” ha una ripercussione sulla realtà e sullo stato della vittima. Quando si assiste ad un atto di bullismo non si può stare zitti, non si può pensare “non sono affari miei, meglio non immischiarsi”, poiché in questo modo si sta ugualmente danneggiando la vittima, e si diventa complici del bullo e delle sue azioni. Si deve sempre intervenire in aiuto di chi subisce questo genere di brutalità, anche senza ricorrere ad un intervento diretto, se si pensa che ciò non gioverebbe alla situazione; si potrebbe riferire l’accaduto ad un adulto competente (genitori, insegnanti, preside ecc), o fornire supporto morale alla vittima, in modo che sappia di non essere sola e di poter chiedere aiuto, senza prendere decisioni drastiche e autodistruttive come, purtroppo, spesso accade.
Il bullismo è un fenomeno molto diffuso tra i giovani cosi come tra i più grandi, ciò nonostante viene ancora preso sottogamba per via della poca informazione e per la paura di trattare un tema cosi delicato, però trascurare il problema fa si che le vittime non si sentano a loro agio nel parlarne e che le loro sofferenze aumentino. Il bullismo è una delle maggiori cause di insicurezza tra i giovani, questa si può trovare non solo tra le vittime ma anche in chi compie questi atti che per sentirsi accettato o migliore sente la necessità di sfogarsi sugli altri. Per combattere il bullismo bisognerebbe educare le persone al rispetto e alla tolleranza reciproca e si dovrebbe superare quella barriera che ci impedisce di parlare del problema in maniera aperta.