Nel corso della loro storia, il cinema e la televisione hanno rappresentato l’alterità in forme molteplici, riflettendo le trasformazioni culturali, politiche e sociali delle diverse epoche. Attraverso il racconto dell’incontro con il diverso – inteso come straniero, nemico, emarginato, appartenente a un’altra cultura, religione, etnia o persino specie – i linguaggi audiovisivi hanno contribuito sia a consolidare stereotipi e paure collettive sia a promuovere percorsi di conoscenza, integrazione e dialogo interculturale.
Dalle prime rappresentazioni coloniali e orientaliste fino alle più recenti narrazioni legate alle migrazioni, ai diritti civili, alle identità di genere e alle società multiculturali, cinema e televisione si sono configurati come strumenti privilegiati per osservare il modo in cui le società percepiscono sé stesse e l’“altro”. In questo panorama internazionale, le opere audiovisive diventano dunque una testimonianza delle tensioni, dei conflitti e delle possibilità di convivenza che caratterizzano il rapporto tra identità e alterità.
L'alterità può essere declinata in differenti atteggiamenti, che si caratterizzano per aspetti sociali e culturali. Dall’inclusione e riconoscimento dell’altro fino alla discriminazione e gerarchizzazione dell’altro, possono essere definiti modi specifici di concepire e trattare la diversità: antisemitismo, culturalismo, egualitarismo, esclusivismo e suprematismo.
Nel loro insieme, anche le rappresentazioni dell'alterità nel cinema e nella televisione prodotte in Italia, mostrano come il cinema italiano non abbia utilizzato l’alterità soltanto come tema narrativo, ma come strumento per interrogare continuamente la propria identità culturale e morale. L’Altro, nelle sue molteplici forme, diventa così uno specchio attraverso cui il Paese osserva le proprie paure, le proprie contraddizioni e le proprie trasformazioni storiche.