Casa della Carità

Dona un "pernottamento sospeso"

In questo momento di fatica finanziaria dovuta alla pandemia,
offri un "pernottamento sospeso"
per chi è in difficoltà e non può sostenere la spesa per le sue cure qui a Pavia.
Dona 15,00 € di pernottamento e 3,00 € per la cena
alla nostra Associazione Buon Samaritano ODV
Iban Banca Popolare di Sondrio - Filiale di Pavia
IBAN: IT 50O 05696 11300 00000 3898 X49
(offerta deducibile)


La Casa della Carità è una struttura voluta dal Vescovo di Pavia mons. Giovanni Volta ed è destinata ad accogliere i parenti degli ammalati che, da tutta Italia, raggiungono gli Ospedali pavesi.
È condotta da un sacerdote, don Mauro Astroni, coadiuvato da una piccola comunità di religiose,
Missionarie di Maria Mediatrice e da alcuni volontari e si sostiene con l’aiuto generoso di tanti fedeli e delle persone che vi soggiornano. È anche accompagnata e supportata dall’Associazione Buon Samaritano odv, costituita dai volontari e dagli operatori assunti per far fronte a tutti i tipi di necessità che le diverse situazioni individuali presentano. “Chiunque ha bisogno di me e io posso aiutarlo, è il mio prossimo.” (Benedetto XVI: Deus Caritas Est).

Il prossimo è una categoria vastissima ma molto concreta, le cui necessità particolari si esprimono in forme e richieste tutte legittime e molteplici. Chi vuole vivere una relazione di prossimità autenticamente cristiana con uomini e donne che chiedono ospitalità in momenti particolarmente delicati della propria esperienza di vita, non può rispondere ai bisogni in modo generico e approssimativo: deve impegnarsi in modo pratico, trovando le soluzioni che convengono a ognuno, nella consapevolezza che “fare quanto ci è possibile con la forza di cui disponiamo, è il compito che mantiene il buon servo di Gesù Cristo sempre in movimento: ‘L’amore di Cristo ci spinge’ (2 Cor 5,14)” (ibid) Questa è precisamente l’ispirazione della nostra Casa e di tutti coloro che collaborano per sostenerla.
Una casa vera è capace di accogliere con calore chi vi arriva. I nostri ospiti, che vengono da lontano, sono spesso spaesati e resi incerti dai problemi che li affliggono; inoltre si devono muovere in ambienti ospedalieri estranei, che risultano sempre impersonali e di difficile approccio.
“Una delle più profonde povertà che l’uomo può sperimentare è la solitudine” (Benedetto XVI: Caritas in Veritate).

Chi ha attraversato personalmente la soglia della sofferenza, chi accompagna un ammalato e lo accudisce nel decorso della malattia, ha bisogno di tornare “a casa” la sera e di trovarvi un’aria di famiglia che rasserena e alleggerisce lo spirito da tanti pesi… Ecco perché abbiamo cercato di rendere i nostri ambienti confortevoli curandone il decoro, intonando armoniosamente colori e arredi, esercitando la fantasia e il buon gusto per collocare bene qualche immagine, un quadro, una allegra decorazione floreale che renda più gradevole il soggiorno nella Casa della Carità.
Tuttavia c’è un bene di cui più di tutto l’uomo sofferente ha bisogno: l’amorevole dedizione personale, per questo la nostra casa si propone come un luogo vivo, animato dalle persone che vi operano offrendo aiuto materiale, ristoro e soprattutto vicinanza umana. I nostri ospiti non si conoscono, ma possono ritrovarsi tutti insieme intorno a una tavola ben apparecchiata, dove la cena è semplice, ma cucinata con cura perché la convivialità riscalda il cuore, crea legame e talvolta anche amicizia.
Così si intessono le relazioni e nascono le intese; molti organizzano di aiutarsi reciprocamente, di darsi veramente una mano. Alcuni dei nostri ospiti si fermano a lungo perché le cure lo richiedono e poi tornano per ripeterle ciclicamente: capita spesso allora che si presentino carichi delle specialità della loro terra e i nostri menu si arricchiscono di nuovi sapori e di profumi fragranti… Ci sono a volte eventi speciali da festeggiare: un compleanno, una festività religiosa, un’occasione importante e di nuovo si imbandisce la tavola e si estrae quello che la Provvidenza ha procurato, magari un Panettone fuori stagione in mancanza d’altro… Tutto è utile per aiutare a sentirsi a proprio agio, per riscuotere un sorriso, per condividere.
C’è infine un momento, nella giornata della nostra Casa, che ha per noi un valore aggiunto, speciale: è quello della preghiera. Sembra strano in questo tempo di indifferenza religiosa generalizzata che la proposta di recitare insieme il Rosario prima di cena venga accolta con favore quasi da tutti, che la messa del pomeriggio sia un'opportunità per i nostri ospiti. Come se l’esperienza del dolore favorisse una ricerca personale di senso, come se gli stati di sofferenza profonda fossero un tempo propizio, un’opportunità per crescere spiritualmente, per sentirsi più vicini a Dio. E se alcuni dichiarano di essere non credenti, pure incontrare uomini e donne di fede, di speranza, di amore non può che far bene a tutti: dai momenti di raccoglimento ognuno ricava poi il suo sollievo, la sua personale consolazione.
Possiamo affermare, per quanto suggerisce la nostra esperienza, che dalla debolezza, dal senso del proprio limite di fronte alla sofferenza, possono scaturire sentimenti di solidarietà, di ricerca di maggiore giustizia, di uguaglianza, di reale partecipazione a un unico percorso… tutti segni di una comune spiritualità - anche se non intesa subito in modo religioso -, tutti indizi di buona fraternità. Per noi è tanto: è l’anima e la meta del nostro servizio.