di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.41 - Art. 19 Ottobre 2025]
di don Rosario
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La rivoluzione agricola aveva legato l'umanità alla terra.
Ma quella stessa terra, per essere generosa, chiedeva un'organizzazione sempre più complessa.
L'accumulo di cibo, la crescita della popolazione e la necessità di gestire la vita comunitaria portarono a un'altra, straordinaria invenzione: la città.
Il luogo dove l'umanità avrebbe imparato a convivere in gran numero, a specializzarsi, a creare strutture di potere e a lasciare un'impronta indelebile nella storia.
Questo passo monumentale avvenne in una terra stretta tra due fiumi, fertile e difficile al tempo stesso: la Mesopotamia (dal greco "terra in mezzo ai fiumi", una regione dell'Asia occidentale oggi in gran parte corrispondente all'Iraq).
L'acqua che crea, l'acqua che unisce
I due fiumi erano il Tigri e l'Eufrate.
Ogni anno, le loro piene depositavano sul terreno un limo fertile, perfetto per l'agricoltura.
Ma erano fiumi irregolari e violenti.
Per sfruttare la loro acqua senza esserne travolti, bisognava imparare a governarli.
Nessuna famiglia poteva, da sola, costruire un canale per irrigare i campi o un argine per proteggersi dalle inondazioni.
Serviva uno sforzo collettivo, coordinato, che coinvolgesse l'intero villaggio, e poi più villaggi insieme.
Questa necessità di cooperare fu il collante che tenne unite le prime grandi comunità e che favorì la nascita di un'autorità centrale, capace di organizzare i lavori e di gestire le risorse comuni.
Il villaggio diventa città
Con il passare dei secoli, alcuni villaggi mesopotamici, grazie a un'agricoltura sempre più produttiva, crebbero a dismisura.
Si trasformarono in qualcosa di nuovo.
Non erano più solo un insieme di case, ma centri pulsanti, circondati da mura possenti per difendere i preziosi granai.
Al loro interno sorsero edifici mai visti prima: i magazzini dove venivano conservate le eccedenze agricole e, soprattutto, i templi.
Questi non erano semplici luoghi di culto, ma il vero cuore economico e politico della città.
I più imponenti presero la forma di ziggurat (una struttura templare a gradoni, tipica della Mesopotamia, che simboleggiava una sorta di scala tra il cielo e la terra), torri a gradoni che dominavano il paesaggio, dedicate al dio protettore della città.
Città come Uruk, Ur o Lagash divennero i primi centri urbani della storia, calamite per persone, merci e idee.
Il sacerdote, il re e i tanti mestieri
La vita in città generò una società complessa e stratificata.
Non si era più tutti uguali.
Al vertice c'erano i sacerdoti, che non solo gestivano il culto, ma amministravano le terre del tempio, i magazzini e i commerci.
Erano loro i primi organizzatori della vita cittadina.
Accanto a loro, emerse la figura del re, spesso un capo militare che aveva il compito di difendere la città e di guidarla in guerra.
Sotto di loro, la società si specializzò.
C'erano gli artigiani: i vasai che producevano ceramiche in serie, i fabbri che imparavano a lavorare i metalli come il rame e il bronzo, i tessitori.
C'erano i guerrieri di professione, i mercanti che viaggiavano per scambiare i prodotti agricoli con materie prime mancanti, come legno e pietre preziose.
E alla base di tutto, c'erano i contadini, che vivevano nelle campagne circostanti ma che dipendevano dalla città per la protezione e l'organizzazione.
L'invenzione che dà inizio alla storia
Con una società così complessa, la memoria umana non bastava più.
Come registrare quante anfore di birra o quanti sacchi di grano entravano e uscivano dai magazzini del tempio?
Come tenere traccia delle tasse o degli scambi commerciali?
Per rispondere a questa necessità pratica, i Sumeri, il popolo che abitava la Mesopotamia meridionale, fecero l'invenzione più rivoluzionaria di tutte: la scrittura.
All'inizio, circa 3.200 anni prima di Cristo, era fatta di semplici disegni (pittogrammi) incisi su tavolette di argilla fresca.
Un'immagine della testa di un bue indicava un bue.
Una spiga indicava il grano.
Con il tempo, questi segni si semplificarono e divennero più astratti, trasformandosi in un sistema di piccoli cunei, da cui il nome di scrittura cuneiforme.
La scrittura nacque per contabilità, ma presto i suoi usi si moltiplicarono.
Permise di mettere per iscritto le leggi, di raccontare le imprese dei re, di tramandare i miti e le preghiere agli dei.
Con la scrittura, per la prima volta, gli esseri umani potevano lasciare una testimonianza diretta del loro pensiero e delle loro azioni.
La preistoria era finita.
La storia era ufficialmente iniziata.
Per approfondire
Per chi desidera immergersi nel mondo affascinante delle prime città e dell'invenzione della scrittura, la storiografia italiana offre opere di valore assoluto.
Mario Liverani, Uruk. La prima città (Laterza, 2018).
Uno dei massimi storici del Vicino Oriente Antico ci guida alla scoperta di Uruk, la città-simbolo di questa grande trasformazione, analizzandone l'urbanistica, l'economia e la società.
Giovanni Pettinato, Sumeri (Rusconi Libri, 2017).
Un'opera completa di un grande assiriologo che esplora ogni aspetto della civiltà sumera, dalla politica alla religione, dalla letteratura alla vita quotidiana, con un'attenzione particolare alla decifrazione dei testi cuneiformi.
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