di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.39 - Art. 15 Agosto 2025]
di don Rosario
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Nel capitolo precedente abbiamo lasciato i nostri antenati, gli Homo sapiens, sulla soglia di una nuova era.
La loro mente era diventata un universo di simboli, il loro linguaggio capace di tessere storie e creare legami. Erano pronti.
Davanti a loro, il mondo intero: un continente immenso e sconosciuto, pieno di promesse e di pericoli.
Quella che sta per iniziare non è solo una storia di sopravvivenza, ma la più grande esplorazione di tutti i tempi, un'odissea durata decine di migliaia di anni, compiuta a piedi da piccoli gruppi di uomini e donne coraggiosi.
Il grande viaggio fuori dall'Africa
Tutto ricomincia da dove era iniziato: l'Africa.
Circa 70.000 anni fa, spinti forse da cambiamenti climatici che rendevano più aride le loro terre, piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori presero una decisione epocale: uscire dalla loro terra d'origine.
Seguendo le coste, attraversarono il Medio Oriente e da lì la loro avanzata divenne inarrestabile.
Una corrente si diresse verso est, popolando l'Asia in un tempo sorprendentemente breve.
Compiendo un'impresa che ancora oggi ha dell'incredibile, attraversarono decine di chilometri di mare aperto, forse su semplici zattere, e circa 50.
000 anni fa raggiunsero l'Australia.
Un'altra ondata si spinse verso nord-ovest, entrando in un'Europa fredda, dominata dalle glaciazioni e abitata da altri esseri umani.
Infine, attraversando lo stretto di Bering, allora un ponte di terra ghiacciata, misero piede nelle Americhe, l'ultimo grande continente a essere colonizzato.
In poche decine di migliaia di anni, un battito di ciglia geologico, avevamo dipinto la mappa del mondo con la nostra presenza.
Vivere nell'Era Glaciale
Come vivevano questi nostri antenati?
La loro era una vita basata sul Nomadismo (uno stile di vita che non prevede una dimora stabile, ma spostamenti continui alla ricerca di cibo e risorse).
Si muovevano in piccole bande, forse di poche decine di individui, seguendo le mandrie di animali selvatici e i cicli delle stagioni.
La loro conoscenza della natura era profonda, enciclopedica.
Sapevano riconoscere ogni pianta, ogni traccia di animale, ogni segreto del territorio.
La caccia ai grandi mammiferi dell'epoca – mammut, bisonti, rinoceronti lanosi – era un'attività pericolosa che richiedeva cooperazione, intelligenza e strumenti sofisticati come lance e propulsori.
Le donne, con ogni probabilità, giocavano un ruolo cruciale nella raccolta di vegetali, radici e frutti, che costituivano la base sicura della loro dieta, e nella gestione della vita del gruppo.
La loro era una società della condivisione, dove la sopravvivenza del singolo dipendeva strettamente da quella della comunità.
L'incontro con i Neanderthal
Quando i Sapiens arrivarono in Europa, non trovarono un continente vuoto.
Ad attenderli c'era l'Uomo di Neanderthal (una specie umana estinta, vissuta in Europa e Asia occidentale, molto simile a noi, dotata di grande intelligenza e capacità di adattamento al clima freddo).
I Neanderthal erano robusti, intelligenti, perfettamente adattati al clima glaciale.
Cosa accadde quando le due specie si incontrarono?
Per millenni, condivisero gli stessi territori.
Forse si evitarono, forse si combatterono, ma di sicuro si incontrarono e si unirono.
Oggi, nel DNA delle popolazioni non africane, conserviamo una piccola percentuale di geni Neanderthal, la testimonianza silenziosa di quegli antichi incontri. Poi, circa 40.000 anni fa, i Neanderthal scomparvero per sempre.
Le cause sono ancora un mistero: furono soppiantati dalla nostra specie, più organizzata e numerosa?
O furono vittime di un clima che cambiava troppo in fretta?
La loro estinzione ci ricorda una verità importante: la nostra non è stata l'unica umanità possibile.
Le cattedrali dello spirito
Mentre conquistavano il mondo esterno, i nostri antenati esploravano un mondo altrettanto vasto: quello interiore.
A partire da circa 40.000 anni fa, assistiamo a un'esplosione di creatività senza precedenti.
Nelle profondità delle caverne, dal buio assoluto, fecero emergere un universo di immagini.
Nelle grotte di Lascaux, Chauvet, Altamira, dipinsero con maestria incredibile cavalli, bisonti, leoni, figure misteriose metà uomo e metà animale.
Queste non erano semplici decorazioni.
Erano le cattedrali del Paleolitico, luoghi sacri dove forse si praticava una forma di Sciamanesimo (una pratica spirituale in cui una persona, lo sciamano, entra in uno stato alterato di coscienza per entrare in contatto con il mondo degli spiriti e ottenere guarigione o conoscenza).
Scolpirono anche piccole statuette, le famose "Veneri", figure femminili dalle forme abbondanti, forse simboli di fertilità o rappresentazioni di una Grande Madre.
L'arte non era un passatempo.
Era un modo per dare un ordine al cosmo, per dialogare con le forze invisibili della natura, per raccontare i miti del clan.
Era la prova che la loro mente non era diversa dalla nostra.
Questi cacciatori-raccoglitori, nomadi e artisti, furono i veri pionieri.
Senza di loro, senza la loro audacia e la loro profonda spiritualità, nessuna delle civiltà successive sarebbe potuta esistere.
Ma il loro mondo, rimasto immutato per millenni, stava per essere sconvolto dalla più grande rivoluzione della nostra storia.
Un giorno, in una terra fertile del Medio Oriente, qualcuno osservò che un seme caduto a terra poteva germogliare. Nulla sarebbe stato più come prima.
Per approfondire
Per comprendere meglio la grande diaspora dell'umanità e l'affascinante incontro-scontro con i Neanderthal, suggeriamo due letture fondamentali:
Giorgio Manzi, L'ultimo Neanderthal. La storia più affascinante e misteriosa dell'evoluzione umana (Il Mulino, 2018).
Un viaggio appassionante guidato da uno dei massimi paleoantropologi italiani alla scoperta dei nostri "cugini" estinti.
Guido Barbujani, L'invenzione delle razze (Bompiani, 2018).
Un libro cruciale che, partendo proprio dai dati genetici sulle antiche migrazioni, smonta scientificamente il concetto di "razza" e dimostra come l'umanità sia un'unica, grande famiglia.