Le famiglie scandinave sono considerate dalle ultime statistiche quelle più felici al mondo. Come mai?
Oggi mi piacerebbe parlarvi della mia passione sfrenata per l’educazione scandinava o meglio, di quelle abitudini e peculiarità, delle famiglie del grande nord Europa.
Non è un segreto che ne io ne mio marito, siamo mai stati troppo tradizionalisti rispetto all’educazione di nostra figlia. Anzi, spesso e volentieri siamo stati giudicati troppo severi o, al contrario, troppo lascivi.
NB: dopo due anni da mamma ho imparato che qualunque cosa tu faccia troverai qualcuno a cui non andrà bene. Stare simpatici a tutti è impossibile, quindi, mi sono messa l’anima in pace!
Quindi mettetevi comodi e si parte con la carrellata di curiosità che mi hanno fatta innamorare dell’educazione scandinava.
Sempre ed incondizionatamente all’aria aperta!
Sin dai primi giorni abbiamo fatto un accodi passeggiate con la nostra Diana Vilma. Complice il fatto di abitare in montagna ma anche di viaggiare un sacco, ha visto un sacco di posti diversi.
Uso spesso questo detto scandinavo “non esiste una condi meteo che non permette di stare all’aperto, ma solo abiti non adeguati” (salvo calamità naturali).
Proprio così, basta attrezzarsi bene e la pioggia, la neve o il caldo non sono altro che un’avventura nuova!
2. La noia è nostra amica!
I bimbi non devono avere sempre un’attività organizzata. Anzi è molto stimolante lasciare loro dei momenti di noia dove la loro fantasia possa galoppare e dar vita a giochi che neanche avremmo mai immaginato.
Da uno scatolone accantonato può nascere un castello e dalla scopa una spada o una bacchetta magica.
3. Non solo giocare fuori, ma anche dormire!
E’ scientificamente provato che dormire all’aria aperta favorisce un sonno più lungo e sereno. Sappiamo bene quanto un paio d’ore di sonno sereno siamo essenziali per la sanità mentale di tutta la famiglia!
Non e’ strano nei paesi scandinavi trovare i genitori che fanno FIKA (googlalo per scoprire cos’è) nei bar mentre i bimbi dormono tranquilli fuori nei loro passeggini.
PS: è ovvio che la condizione di sicurezza dei paesi scandinavi non è la stessa di quella italiana. Detto apertamente, qui non lo farei.
4. La tecnologia non è un male.
Come per tutte le cose non bisogna estremizzare. E’ però innegabile che la tecnologia sia sempre più presente in tutti gli ambiti della nostra vita. Lo sarà ancora di più per i nostri figli.
Sono dell’idea che utilizzare appositi strumenti tecnologici per il giusto tempo e con le giuste modalità, non sia il male…anzi! Uscirà un post su Ig a breve a riguardo.
5. L’indiscutibile classe della neutralità.
Parlando con una mamma influencer che abita in Svezia sono rimasta stupita (in positivo) del loro totale disinteresse verso tutto ciò che etichetta il genere (biologico) del bambino.
I maschi possono indossare tranquillamente il rosa come le femmine l’azzurro. Se i maschietti usano la cucina e le femmine le macchinine nessuno si scandalizza, anzi…vengono assecondati.
Questo ultimo punto in particolare mi ha fatto pensare. I nostri piccoli nascono senza dare/avere nessuna etichetta, siamo noi a dargliele. E’ davvero così necessario?
-Hygge-
La parola si riferisce a una sensazione di benessere nella vita di tutti i giorni, a un’atmosfera calda e a uno stile di vita in cui la felicità è il re.
In due anni da mamma ho potuto trarre una grande conclusione.
Siamo madri e viviamo nel 2023 ma la mentalità di chi ci sta intorno è ferma al 1950, se non prima.
Andiamo per ordine. Iniziamo dalle 40 settimane durante le quali il nostro corpo si modifica interamente. Sperimentiamo sintomi terribili e sbalzi ormonali che ci rendono instabili fisicamente e psicologicamente.
Dopo tutto questo (come se fosse poco) arriviamo al parto. Mai come oggi il parto è come giocare alla lotteria. Deve capitarti il professionista che pensi alla nascita come un fenomeno fisiologico e non troppo medicalizzato e che non pensi solo al “si è sempre fatto così”.
Il parto è un evento, sì fisiologico, ma traumatico. Il tuo corpo compie azioni mai fatte prima e tu provi sensazioni mai provate. Il dolore, sia nel caso del cesareo che del parto naturale, è forte. Sei felice, certo, ma la stanchezza la fa da padrone.
Il bello arriva dopo. In pochi sono sinceri su cosa accade dopo. Mi piace definire il post parto come un “treno in faccia”. Ricordo le parole dell’ostetrica uscendo dall’ospedale per tornare a casa:
facci pure l’abitudine, per due anni non avrai una vita, devi pensare solo a tua figlia.
Una secchiata di acqua fredda dritta in volto.
Partiamo da come ci vorrebbe la società.
Siamo appena diventate madri, DOBBIAMO essere SEMPRE felici ed entusiaste, perché questo figlio lo abbiamo voluto. DOBBIAMO allattare perché chi non allatta non vuole davvero bene a suo figlio. DOBBIAMO tenerlo costantemente attaccato a noi, perché tutti i bimbi sono uguali e hanno le stesse necessità.
DOBBIAMO tenerlo accanto a noi nel lettone perché ha questo bisogno ma allo stesso tempo l’OMS ci dice che fino ai 2 anni è pericolosissimo.
Soprattutto…..NON POSSIAMO LAMENTARCI, MAI!
Questo bimbo lo abbiamo cercato e voluto. Ci avevano detto (fin troppe volte) che non avremmo mai più dormito o avuto una vita personale, che non avremmo mai più cenato da sole o comodamente sedute, che non avremmo più avuto il tempo per un aperitivo con le amiche.
Quindi….NON POSSIAMO LAMENTARCI.
E se noi decidiamo invece di lamentarci, veniamo puntualmente demonizzate. All’ordine del giorno ci sentiremo dire frasi come: hai voluto la bicicletta?/ Dorme solo in braccio perché lo hai viziato ora non lamentarti/ Come puoi lasciarlo a casa con il papà, tu sei la mamma non puoi/ Sei trasandata, io mi tenevo sempre con X figli e la casa era sempre uno specchio.
Potrei continuare per ore…ma sapete che c’è, NON VOGLIO.
Io mi lamento. Ho una figlia splendida che per fortuna dorme tanto. Però non mi ascolta mai, non da mai la mano, in macchina (se non dorme) vuole vedere i cartoni, vorrebbe sempre fare tutto da sola. Se andiamo al ristorante difficilmente fare un pasto intero seduti tranquilli.
Ogni tanto dico NON CE LA FACCIO PIU, ogni tanto penso a quando lei non c’era e avevo un sacco di tempo.
Sono una madre PERFETTA? NO (e menomale).
Sono una madre SUFFICIENTEMENTE BUONA? Si.
E lo sei anche tu!
Sempre più frequentemente ci troviamo di fronte a famiglie con genitori di nazionalità differenti. Dal mio punto di vista è un enorme tesoro il fatto di poter crescere assorbendo abitudini, curiosità e usanze che provengono da culture differenti.
L’altro punto a favore è quello del bilinguismo in famiglia. Essendo un amante delle lingue straniere non posso che essere d’accordo con i genitori che decidono di comunicare con i propri figli in due lingue diverse.
E’ scientificamente provato che parlare dalla nascita (se non già nel ventre materno) al bambino in più lingue è estremamente stimolante.
Perché i bambini imparano più facilmente le lingue di noi adulti?
Il responsabile di questo prodigio è il nostro caro cervello. Infatti per noi adulti è molto difficile ragionare in una lingua e comunicare utilizzandone un’altra. Questo perché la parte fronto parietale dell’emisfero sinistro del cervello, responsabile del linguaggio, si “attiva” per una lingua alla volta.
Invece al di sotto dei 6 anni è capace di lavorare per più lingue contemporaneamente.
Non siamo una macchina stupenda?
E’ importante però che le lingue parlate siano molto differenti, come l’italiano e l’inglese. Infatti due lingue molto simili come l’italiano e lo spagnolo sono più difficili da distinguere per un bambino.
L’altro aspetto rilevante riguarda la distinzione dei ruoli. Infatti il bambino non solo si rende conto della differenza fra le due lingue, ma si accorge anche della voce che le utilizza. Non nota solo la lingua, ma l’intensità del suono, il ritmo, la profondità, ecc…
Sarebbe meglio che ogni genitore usasse solamente una lingua.
Se invece parliamo di una famiglia con i genitori della stessa nazionalità ma che comunque vogliono sperimentare le meraviglie di bilinguismo in famiglia possiamo utilizzare uno strumento unico: il gioco.
Per i nostri piccoli non c’è apprendimento senza gioco e funziona perfettamente anche in questo caso.
Possiamo strutturare delle attività da svolgere sempre in lingua straniera oppure, ancora meglio, decidere che alcuni momenti della giornata o alcune azioni vengano svolte sempre in un’altra lingua (i pasti, la routine della nanna, il bagnetto e le canzoncine, ecc)..
NB: piccola curiosità. Lo sapevi che spesso chi ha problemi di balbuzie in italiano trova sollievo parlando in altre lingue? Non ci sono ancora evidenze scientifiche che ne spieghino la ragione…i misteri dell’essere umano!
Tu hai mai sperimentato il bilinguismo con il tuo bambino?