Nel mio lavoro accompagno tre categorie di persone:
🔹 Chi sta affrontando una malattia (o l’ha affrontata) e sente di aver perso equilibrio, progettualità, direzione. Il coaching offre uno spazio sicuro dove riconnettersi a sé stessi, ritrovare forza, e riprendere in mano la propria vita con lucidità e consapevolezza.
🔹 Gli operatori sanitari che desiderano integrare il coaching nella loro pratica quotidiana per supportare davvero il paziente, migliorare la comunicazione e promuovere l’autonomia e la responsabilità nel percorso di cura.
Allo stesso tempo, il coaching diventa un alleato per loro stessi: aiuta a ridurre il senso di colpa legato alla frustrazione di sentirsi a volte impotenti, pur desiderando profondamente essere d’aiuto. Restituisce senso, direzione e nuova efficacia alla relazione di cura.
🔹 I caregiver, spesso invisibili ma centrali nel percorso di malattia. A loro offro uno spazio di ascolto, sostegno e ricarica, per diventare l’aiuto che vorrebbero ricevere per sé stessi e, soprattutto, per prevenire il rischio di burnout legato al carico emotivo e pratico dell’attività di cura.