ASSEMBLEA DELL’AULA STUDIO
Resoconto – per chi non c’era –
di ciò che è stato detto
Iniziamo questa assemblea, il cui annuncio (“L’AULA STUDIO CHIUDE…”) ha suscitato molto interesse, dubbi, interrogativi… Mi sono arrivate all’orecchio tante reazioni. Qualcuno ha detto “stavolta il don si è arrabbiato…”. A questa rispondo subito: non sono arrabbiato. Non siamo qui perché sono arrabbiato, anzi. Certo, ci sono cose che mi fanno arrabbiare, alcune le sapete, ma non siamo qui per parlare di queste cose. Qualcun altro, scherzando, mi ha chiesto se occorresse venire a questa assemblea con gli avvocati oppure con gli striscioni… Ho sorriso, ma tranquilli: né l’una, né l’altra.
Anche perché quello che c’è scritto sull’avviso non è solo “L’AULA STUDIO CHIUDE…”. A molti che mi hanno mandato messaggi molto preoccupati ho anzitutto risposto: leggi bene! C’è infatti scritto: “L’AULA STUDIO CHIUDE, A MENO CHE…”. Quindi, che l’Aula studio chiuda non è (solo) una provocazione, non è una strategia comunicativa, neppure è una minaccia. È una possibilità reale, un’eventualità. Peraltro, vi faccio notare anche questo: non esiste solo l’eventualità binaria chiusa o aperta, ma anche l’eventualità “più chiusa” o “meno aperta”. Certo, l’eventualità di una chiusura totale è un’eventualità che – lo spero io per primo – potremo insieme scongiurare. Siamo qui per parlare di questo, prima ascoltando quello che ho da dirvi con grande sincerità e franchezza e poi per confrontarci. Quindi, concludendo questa introduzione: non sono qui per arrabbiarmi, non sono qui per minacciarvi. Anzi, la prima cosa che vorrei fare con voi è…
RINGRAZIARE
Anzitutto voglio ringraziare voi che siete qui oggi e che avete accolto questo invito a ritrovarci in assemblea. E voglio anche ringraziare tutti voi che frequentate questo luogo e che, per questo motivo siete anche tanto parte della mia vita, visto che di questo luogo sono il responsabile e visto che qui io ci vivo. È un grazie vero e sincero! E non solo perché ci siete, ma anche per come ci siete. Per molta parte di voi e per come ci state, per la collaborazione che alcuni date, per come quasi tutti rispettate il luogo e le sue regole… voglio dirvi anzitutto GRAZIE.
Vorrei dire anche un altro grazie e spero che su questo secondo grazie anche voi possiate sintonizzarvi e, magari, farlo vostro. È il grazie a “questa storia qua”, la storia che ha reso possibile fino ad oggi questo luogo, che è molto più di un luogo… Sono andato a rivedere un vecchio articolo. Questa storia iniziava nel marzo 2017 (per cui, se ci impegniamo, l’anno prossimo festeggiamo i 10 anni) quando l’allora rettore della Basilica di sant’Abbondio, don Andrea Messaggi (ecco, il grazie è anche a lui!), ha realizzato quest’Aula studio. Con tanto impegno, anche economico, da parte della Basilica fu costruito e attrezzato questo spazio che esprime un’opera di pastorale universitaria della nostra Diocesi e di cui dal settembre 2021 sono io responsabile. Ecco vorrei dire grazie per questo… per cosa esattamente? Ora inizierò un lungo elenco, potrà sembrarvi noioso, ma vi prego di ascoltarlo e, in qualche modo, di farlo insieme a me. Voglio ringraziare per questo luogo e per i suoi spazi. Grazie per la prima saletta che si incontra entrando qui, è un luogo dove (a differenza dell’aula più grande dove vige il silenzio) si può conversare e mangiare. Ci sono delle macchinette per un buon caffè, bevande calde e fresche e qualche snack. C’è anche un microonde e un bollitore. Vicino a quel primo spazio c’è anche un bagno. Grazie anche per il bagno (molte persone nel mondo non lo hanno…). Grazie per il bagno dove sempre (quasi sempre… a volte siete cosi tanti che la consumate prima del successivo rifornimento) si trova la carta igienica, il sapone, i sacchetti igienici per le donne. Grazie ai tre asciugamani elettrici ad aria. E poi vorrei ringraziare per questa sala più grande, che ha molti tavoli e tante sedie dove poter trovare posto. Grazie al sistema di proiezione video e ad un impianto audio che, anche se lo usiamo poco, c’è. E poi grazie per un’ulteriore grande sala, al secondo piano, che da poco è stata allestita e attrezzata con altri tavoli e sedie, uno schermo tv, una cassa audio. Un nuovo spazio da poter utilizzare e di cui parleremo un’altra volta, perché purtroppo oggi riesco solo a dirvi che vorrei usarlo, il più possibile, in modo multifunzionale e non solo come aula per lo studio personale. Grazie anche, forse pochi lo utilizzano ma comunque c’è, per un bel giardinetto dietro la basilica con tre belle panchine nuove e dove è possibile godersi un attimo di relax, a prendere il sole al mattino o l’ombra il pomeriggio. E poi vorrei dire grazie alla porta. Ci avete mai fatto caso? C’è una grande porta per entrare qui. Si rischia di non farci caso perché è (quasi) sempre aperta. Sicuramente è più aperta che chiusa. È aperta sette giorni su sette e, quasi…, 24 ore su 24! Da quella porta, così accogliente, entrano ogni giorno e ogni settimana moltissimi giovani che io non saprei contare e di questo io sono felice. Anche se ci sarebbero degli orari di chiusura alla sera (23 d’inverno e 24 d’estate), spesso – e senza problemi – lascio volentieri aperto, perché so che per molti è importante poter studiare anche fino ad ora tarda. Lo è, molto, per chi lavora e per qualcuno che di giorno ha qualcuno a casa da curare. Grazie a quella porta, così aperta. Lo so, immagino… , vi starete chiedendo “ma cosa sta dicendo il don?? Che noia sto elenco…”, ma lasciatemi finire peer favore. Vorrei dire ancora grazie perché questo luogo è sempre ben pulito. È anche illuminato (le luci si accendono e funzionano sempre, certo sarebbe bene accenderle – solo quelle necessarie – solo quando quella del sole non basta più). Grazie anche perché questo luogo d’inverno è caldo. Purtroppo, lo so e di questo vi chiedo scusa…, è caldo anche d’estate, ma purtroppo il sistema di raffrescamento ad aria non funziona (e solo da pochi giorni ho – finalmente – trovato un manutentore competente su questo impianto, che però non riuscirà a venire prima di metà luglio…). Non ho finito! Grazie anche per il wifi, sia quello dell’università a cui tutti coloro che sono studenti universitari si possono collegare e che quasi sempre funziona, ma anche al wi-fi dell’Aula studio per tutti che presto desidero attivare (gli operai hanno avuto un piccolo imprevisto, dovuto all’alluvione di settembre). Grazie anche – forse non tutti lo sanno, ma c’è e quindi è bene tutti lo sappiano – per un eventuale servizio fotocopie di cui è qui possibile usufruire: io ho in casa la fotocopiatrice per cui, a fronte di un’offerta che copra il costo, chi ne avesse bisogno chieda. E poi, e forse più di tutto, vorrei dire grazie per “tutta questa cosa”, che è molto di più dell’elenco che ho fatto. È molto più di uno spazio e delle cose che ci sono. È, più di tutto, un’occasione per qualcosa di prezioso e, oggi, non così facile da trovare: un luogo dove non sentirsi soli! E non è poca cosa! Il lungo elenco è finito. Non era inutile. Ringraziare significa infatti accorgersi, non dare per scontato. Ringraziare è una parola che mi è molto cara. Forse scomporla ci aiuta ad apprezzarne meglio il significato: RI – GRAZIARE o “rendere grazie”, allude al restituire, al “rendere indietro con gratitudine, cioè gratuitamente, qualcosa ricevuto gratuitamente”. Proprio nella liturgia di questi giorni, con un tempismo incredibile, più volte in chiesa si ascoltano queste parole di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). È una logica diversa, lontana dal commercio e che ha a che fare, invece, con il dono. Ricevuto e restituito. Restituire è pure una parola molto bella. Era una delle parole preferite di san Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte.
Questa identica riflessione è possibile farla anche attraverso due domande che trovo molto efficaci e vere. Mi sembra che contengano una sapienza che vale per la vita intera e quindi per tutto e tutti: per la nostra Aula studio, per i suoi tavoli, per gli asciugamani elettrici ad aria... Sono due domande molto dirette che san Paolo rivolge ai suoi lettori e che io ora vorrei riascoltassimo. Eccole: “Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché ti comporti come se non l'avessi ricevuto?” (1Cor 4,7).
Mi fermo, perché temo che qualcuno potrebbe iniziare a pensare che vi ho chiamati per farvi catechismo e non per un’assemblea dell’Aula studio. Non crediate però che queste premesse siano “solo parole…”. Hanno conseguenze molto concrete e le vedremo a breve. Temo però di aver usato un linguaggio che qualcuno potrebbe aver avvertito estraneo. Allora vorrei rifare lo stesso discorso con altre parole. Soprattutto con un’altra parola, che forse è più vicina a molto di voi. Certamente è molto diffusa oggi, forse fin abusata. È la parola…
SOSTENIBILITÀ
Ora ripeterò tutto il discorso appena fatto usando altre parole, a partire da questa: sostenibilità. Perché – ecco ciò che vi devo dire – tutta “questa cosa qua” (la nostra Aula studio e tutto il lungo elenco fatto) NON è ad oggi sostenibile. Non lo è almeno da due prospettive, entrambe ugualmente importanti. Anzitutto non è sostenibile dal punto di vista personale e poi non è sostenibile dal punto di vista economico.
La non sostenibilità personale di cui vi vorrei parlare è legata anche al mio impegno, ma forse non solo al mio. Mi tocca quindi parlavi di me. Io ad oggi sono il rettore della Basilica e in quanto rettore sono anche responsabile di questo spazio di pastorale universitaria. Lo sono ad oggi e, credo, ancora per un po’. Non ho motivi per pensare che a breve sarò spostato. Sapete che i preti sono soggetti a spostamenti, ma per adesso pare che io stia ancora qui. Una cosa che forse non tutti sapete e neppure siete tenuti a saperla (ve la dico non per atteggiarmi, né per fare il prezioso, ma in spirito di sincera condivisione) è che, oltre ad essere rettore, ho anche altri impegni in città e in diocesi. Forse anche questo non è scontato che si sappia, ma con la diminuzione dei preti, sempre più spesso accade che sempre più incarichi e impegni siano in capo allo stesso prete. Ecco, io in questi ultimi tempi mi accorgo a volte di sacrificare questi altri impegni (pur molto importanti e delicati) e questo non è giusto. Per cercare di essere qua, per garantire una presenza, per organizzare molte cose, mi accorgo a volte che la gestione dell’Aula studio assorbe forse troppo tempo ed energia. Ripeto, spero che mi crediate, non vi dico questo per fare il prezioso, ma in spirito di sincera condivisione, come vorrei che fosse questa assemblea. In alcuni momenti avverto un po’ di fatica, a volte la si nota o a volte no. Io con voi mi scuso – perché di questo davvero mi dispiaccio – di essere spesso di fretta, quando vorrei equilibrare meglio il tempo anche per stare di più qui con voi in modo più disteso e più bello.
Fino adesso ho parlato di me, ma penso che questa “insostenibilità personale” potrebbero riferirla anche alcune altre persone che, oggi e nel passato, si sono molto impegnate per questo spazio dedicandovi tempo, energia, impegno e alle quali potrebbe ragionevolmente scappare una domanda “ma sempre (solo) noi dobbiamo (pulire… sistemare… lavorare… contribuire)?”.
L’altra prospettiva di insostenibilità è quella economica. Perché, ad oggi, la nostra Aula studio non si mantiene. O, meglio si mantiene solo grazie al patrimonio della Basilica. Notate bene: neanche grazie alle entrate della Basilica, ma grazie al suo patrimonio. Intendo dire che neanche le entrate della Basilica (sostanzialmente le offerte) sono sufficienti a coprire tutte le spese, tra cui quelle dell’Aula studio. Ciò significa che, di anno in anno, con le tante spese stiamo rosicchiando il patrimonio della Basilica e io questo non posso permetterlo. E per quanto l’Aula studio sia espressione della Basilica e appartenga allo stesso Ente “Basilica di sant’Abbondio”, io riterrei più giusto che si mantenesse con entrare proprie. Ad oggi non è così, perché l’Aula studio si mantiene (solo) grazie all’offerta di persone che – permettetemelo – non siete voi: i fedeli e i turisti della Basilica. E neppure bastano. Questo non è giusto. Io da rettore, cioè da custode, ho ben chiaro che la Basilica è un bene storico e artistico così importante da non potersi permettere di esaurire il suo patrimonio economico. Questo mi preoccupa molto.
Una maggiore sostenibilità economica – non si deve essere laureati in economia per capirlo – si ottiene con un movimento oppure con un altro o, meglio ancora con entrambi: aumentare le entrate e diminuire le uscite. Parliamo allora di cifre. Molto a spanne e con un calcolo che – ve lo assicuro – è al ribasso, considerando le spese principali dell’Aula studio (in ordine di importanza: energia elettrica, pulizie, riscaldamento, materiale vario e acqua) e tralasciando altre spese che pure incidono ma che non sono così facilmente calcolabili o contabilizzabili in modo separato rispetto alla Basilica (assicurazione, manutenzioni straordinarie, stampe…), calcolate che il costo mensile dell’Aula studio è circa di 1000 euro.
A motivo di quanto vi sto dicendo, vi condivido quindi che il nostro bilancio (il bilancio dell’Ente “Basilica di sant’Abbondio”) mi preoccupa molto. Sul bilancio permettetemi qualche parola. Io sono per la trasparenza e per quella che oggi si chiama accountability, cioè nel rendere conto del proprio operato. Non sono però – questo vi potrà forse stupire – per la diffusione pubblica del bilancio. Sono invece favorevole a dare a chiunque lo chieda la possibilità di consultarlo. Non sono favorevole alla pubblicazione “tout court” dei bilanci delle parrocchie o delle chiese per alcuni motivi. Anzitutto perché non è un bilancio pubblico, non si tratta infatti del bilancio di un ente pubblico, è invece il bilancio di una comunità (di una famiglia insomma). In più la lettura (come la scrittura) di un bilancio non è così immediata e facile: occorre capirlo e interpretarlo nelle sue voci e nei suoi criteri contabili. Per di più il bilancio di un ente ecclesiale non è un bilancio per competenza, ma un bilancio per cassa e questo rende poco sensato guardare il bilancio di un singolo anno, mentre ha più significato vedere l’andamento storico. Per questi motivi non sono molto propenso per una pubblicazione in bacheca o per sbandierare a tutti i numeri e infatti non lo farò neanche ora, ma chiunque volesse conoscerli me li può chiedere e, insieme, senza problemi li possiamo vedere. Guardando però lo storico vi dico che, in ordine di grandezza, dal 2021 anno in cui sono diventato rettore se il bilancio era di 3 oggi siamo a 2. Non possiamo permetterci di continuare in questo trend e arrivare a 1 o, addirittura, a 0. Una cosa deve essere chiara: io non posso permettermi di esaurire il patrimonio della Basilica a motivo delle tante spese e questo lo dico anzitutto a voi, che di questo luogo usufruite ogni giorno.
CORRESPONSABILITÀ E PARTECIPAZIONE
Per questo oggi siamo qui. Perché abbiamo bisogno di una svolta decisiva. Se non la compiamo, realisticamente, non arriviamo all’anno prossimo a festeggiare i dieci anni. La direzione è una sola: andare verso una maggiore sostenibilità (da entrambe le prospettive di cui ho detto). Per riuscirci è necessario entrare tutti in una logica diversa. Diversa da quella a cui siamo abituati e diversa da quella che regola altri luoghi simili. Dobbiamo abbandonare sia una logica “commerciale”, sia quella che fa vivere questo luogo come un servizio dato per scontato, come se fosse un diritto acquisito. Occorre invece una logica di corresponsabilità. Se volete potremmo aggiungere un aggettivo e parlare di corresponsabilità differenziata. Un conto infatti è la responsabilità mia, che di questo luogo sono legale rappresentante con tutto ciò che ne consegue, un conto è la responsabilità vostra. E anche questa è differenziata: chi è qui tutti i giorni ha una certa responsabilità, a chi invece qui ci viene solo un ora al mese si potrà chiedere solo una responsabilità più piccola.
Potremmo anche chiamarla logica di partecipazione, nel senso più vero e letterale: prendere parte, fare parti più uguali e più giuste (parlandovi delle “insostenibilità” ho usato due volte l’espressione “…e questo non è giusto”). Partecipare significa infatti prendere parte insieme cioè godere insieme sia i benefici, sia condividere meglio i pesi. C’è una frase di san Paolo che spiega molto bene questa necessità. È un’altra frase molto sintetica ed efficace e che, peraltro, secondo san Paolo sintetizza “tutta la legge di Cristo”. Una buona sintesi insomma… la frase è questa: “Portate gli uni i pesi degli altri” (Lettera ai Galati 6,2).
Tutto questa “logica diversa” di maggiore corresponsabilità e di maggiore partecipazione, sarebbe peraltro, in questi tempi di forte individualismo e di sola rivendicazione, forse ciò che di più rivoluzionario potremmo fare insieme: pensare in termini di comunità. Come sarebbe bello se questa Aula studio diventasse un esempio che ciò è possibile. E non per costrizione, ma per libera e volontaria iniziativa di chi sceglie di prenderne parte. Ne sarei molto felice e, in piccola parte, già è così. Quindi è una strada fattibile, non un’utopia irraggiungibile.
LE TRE RICHIESTE
Dopo questa lunga premessa, assolutamente necessaria e imprescindibile, sarò invece molto sintetico e preciso. Per andare nella direzione che ho indicato vi presento tre soli punti. Scusate se vi sembrerò un po’ duro: non si tratta di proposte, ma di tre richieste. Certamente e anzi ve ne prego di farlo, da migliorare, da correggere, da integrare discutendone insieme già tra pochi minuti. Ma, ripeto, non sono proposte, ma richieste. Aggiungo: dalla risposta a queste richieste dipenderà l’apertura o la chiusura dell’Aula studio o, comunque, la quantità di apertura o di chiusura. Non si tratta di una minaccia, ma di fare i conti con la realtà. Si tratta in verità, almeno per le prime due, di richieste che già nel passato sono state fatte, ma la cui risposta è stata veramente minima, se non a volte quasi insignificante.
1. Condivisione delle pulizie e dei lavori
Ad oggi le pulizie sono affidate ad una persona, pagata e regolarmente assunta, che da sola in alcune ore di lavoro ogni martedì sera (unico momento di chiusura settimanale) sistema e pulisce tutto. A proposito di riduzione delle uscite, questa è la prima voce di spesa più facilmente riducibile. Questo avverrà assumendoci interamente noi l’impegno delle pulizie, che da ora in poi sarà affidato alle persone che qui frequentano. Per quanto nel passato già qualche volta si siano organizzati dei turni, si tratta oggi di assumerlo come impegno stabile e fisso per tutti. Ciò che occorre è quindi organizzare un alternarsi di persone che in diversi turni stabiliti con anticipo assumano questo impegno. Ipotizzando e auspicando una disponibilità molto numerosa da parte vostra, l’impegno finirebbe ad essere molto poco gravoso: un turno ogni 2-3 mesi. Qualcosa di assolutamente sostenibile per tutti! Con un sistema di organizzazione semplice ed efficace (io immagino che sia un semplice sondaggio sul gruppo w-app, ma troveremo insieme il modo migliore) stabiliremo i turni. Accogliendo il vostro invito potremmo distribuire questi turni su giorni diversi (non solo il martedì tardo pomeriggio), così da raccogliere più disponibilità. Ad ogni turno ci saranno almeno 6-7 persone coordinate da un responsabile (di cui dirò dopo), così da riuscire in circa un’ora a pulire bene tutto. Un altro aspetto da considerare è che facendo voi le pulizie, oltre ad impiegare meno tempo, sarà possibile lasciare aperta l’Aula studio al termine del lavoro. Come vedete, nel titolo di questa slide non ho scritto solo “pulizie”, ma anche “lavori”. Eccezionalmente capiterà infatti non solo di dover fare le ordinarie pulizie, ma sarà necessario dedicare qualche mezza giornata per lavori dell’Aula studio, del giardinetto, della Basilica e per i quali vi chiederò collaborazione. Anche questo nel passato a volte è già stato chiesto e a volte ho assistito a scene di imbarazzanti di fuggi fuggi…
Concretamente: già da domani vi manderò i turni di pulizie che vi chiedo di riempire, a partire da questo martedì per il mese di giugno e poi per il mese di luglio fino alla chiusura estiva che, come ogni anno, sarà di tre settimane (quest’anno dal 26 luglio al 16 agosto).
2. Condivisione delle spese
Anche questa seconda richiesta in realtà ci sarebbe già, perché più volte l’avevo sollecitata. Purtroppo, però, ad oggi, la risposta è in forma minima minima, per non dire insignificante, per quanto non si debba giudicare insignificante nessun contributo, neppure quello di un solo centesimo, che a volte trovo nella cassetta… (sapete che c’è quell’episodio del vangelo in cui Gesù loda una povera vedova che offre nel tesoro del tempio la moneta più piccola; eppure, lui dice che lei è quella che ha offerto più di tutti… vedi Mc 12,41-44 o Lc 21,1-4).
Vista la premessa sull’attuale insostenibilità economica credo sia chiara questa seconda richiesta: si tratta di aumentare le entrate. Tra le diverse possibilità per fare questo, io torno a scegliere quella della libera contribuzione. Questo significa che l’accesso all’Aula studio è e resta gratuito e aperto a tutti senza nessuna limitazione (ci tengo molto a questo!), però a tutti coloro che qui frequentano viene sollecitata e richiesta una libera contribuzione. Di quanto? Ecco, su questo io non vorrei dire quasi nulla… ma provo a riflettere. Abbiamo detto che le spese mensili sono di circa 1000 euro. Diceva una canzone “se potessi avere mille lire al mese…”, ecco “se potessimo avere mille euro al mese...”. Non si tratta di qualcosa di impossibile e sarebbe la cifra che ci permetterebbe di stare in piedi. Ora, riflettiamo: se tutti coloro che frequentano questo luogo (e siete molti!) mettessero un’autotassazione di anche soli 5 euro mensili, le spese sarebbero già coperte. Ecco: io suggerisco un’offerta di almeno 5 euro per chi qui frequenta. Ciascuno poi sa il proprio… ciascuno potrebbe contribuire in base alla propria capacità (qui ci sono diversi giuristi che ben conoscono l’articolo 53 della Costituzione…), ma anche in base alla partecipazione e quanto ciascuno usufruisce di questi spazi. Se uno venisse una sola volta al mese per poche ore potrebbe mettere anche solo 1 euro, se uno fosse qui tutti i giorni (e qualcuno c’è) magari può mettere anche qualcosa più di 5 euro mensili (che equivalgono a pochi centesimi al giorno…). So bene che siete studenti e non è giusto chiedere troppo, né pesare troppo su di voi, ma – permettetemi con grande franchezza – non è vero, come qualcuno mi ha detto “siamo tutti studenti, quindi siamo tutti poveri”. Questo non è vero. Nessuno si permette di fare i conti in tasca a nessuno, né di chiedere come ciascuno spenda i propri soldi nel weekend o per quello che meglio crede… ma – chiedo – è possibile provare a pensare che aiutandoci poco tutti riusciamo insieme a portare il peso di queste spese? Io credo sia possibile farlo!
Avverto una possibile obiezione che, in parte condivido… potrebbe suonare così: “ecco un altro luogo a Como dove per starci i giovani devono pagare”. È vero, purtroppo la città di Como offre poco per i giovani e quel che offre per la maggior parte non è secondo i criteri della gratuità e del dono. Qui si! Torno infatti a dire che qui è e resta gratuita (guai a dire che l’Aula studio diventa a pagamento!). Ciò che viene chiesto non è un pagamento, ma una (piccola) restituzione e contribuzione. Si tratta di sostenere insieme un bene comune. Sempre e varrà sempre finché ci sono io, chiunque potrà entrare anche se decidesse di non dare nessun contributo, perché non può, ma anche perché non volesse farlo. In quel caso potrebbe, almeno, dare una mano con le pulizie. Ma se anche non vorrà fare neppure quello, le porte resteranno aperte anche per lui/lei. Spero solo si ricordi almeno di ringraziare chi, spero tutti, contribuirà.
Le modalità per fare questa donazione mensile sono molteplici: contanti nella cassettina delle offerte prima della porta di vetro, PayPal o Satispay (ci sono i link nel gruppo o i qr code sopra la cassetta); bonifico (iban: Basilica di sant'Abbondio IT03W0503410905000000071000); carta o bancomat anche contactless nel totem POS che si trova all’ingresso della Basilica sulla sinistra (valuteremo se mettere un piccolo POS anche qui in Aula studio). Insomma, le modalità non mancano. Sarà importante non dimenticarsi e così essere continuativi, su questo come sugli altri impegni e regole. Per questo motivo io o i responsabili (di cui vi dirò al punto 3) ogni 20 del mese circa cercheremo di sollecitare la contribuzione attraverso un utile promemoria. All’inizio di ogni mese sarò poi molto trasparente (per quanto possibile: non è così facile distinguere le offerte per l’Aula e quelle per la Basilica) nel rendicontare come è andata la raccolta.
Lo dico con realismo, non come minaccia: dall’esito di questa libera contribuzione dipenderà moltissimo l’apertura o la chiusura dell’Aula studio, e la quantità di apertura o di chiusura. Se non aumenta immediatamente questa forma di entrata non credo proprio che potremo tenere aperto quanto ora, ma certamente spero potremo evitare chiusure drastiche.
Concretamente: vi chiedo già da oggi e d’ora in avanti per ogni mese di iniziare a contribuire. Non credo che per fine giugno riusciremo a raggiungere i mille euro, ma se arrivassimo almeno a 600 lo vedrei come un buon segnale e una risposta di comprensione a questa assemblea.
Certo, comprendo bene che quella della libera contribuzione è solo una forma possibile per aumentare le entrate. Ad oggi, credo, quella più immediata e, di fatto, anche la meno impegnativa. Se, accanto a questa (e senza sostituirla) troveremo con ingegno e creatività altre forme di raccolta sarò il primo ad esserne entusiasta. Certo, da parte vostra sarebbe possibile pensare e organizzare raccolte speciali, eventi, qualcuno propone qualche festa (si può fare, parliamone…) oppure ripetizioni e aiuto nello studio a ragazzi più giovani. Parliamone e pensiamoci, se siete disponibili ad assumervene l’impegno organizzativo tutto si può fare. Io vorrei proporvi già un’iniziativa per fine agosto, in occasione della festa di sant’Abbondio: turni di visite aperte al pubblico con accesso al campanile, all’organo e alla cripta il cui libero ricavato andrebbe per l’Aula studio. Come pure si potrebbero anche ospitare qui gruppi che avessero bisogno di spazi e ai quali potremmo darli a fronte di una libera offerta (non affitto!). Ci sarebbe poi anche la possibilità di partecipare a contributi pubblici e non, bandi e iniziative per giovani e per il sociale. Io vi confido che non sono bravo, né competente per queste cose. Ci vuole tempo e impegno (è ormai diventato un lavoro quello del fundraiser). Se però qualcuno avesse tempo e voglia e capacità si faccia avanti! Tenete conto che un Ente ecclesiastico (come è la Basilica) non è propriamente un ente del Terzo settore (ETS) per cui non a tutti i bandi (oggi sempre più esigenti e restrittivi) è possibile partecipare. Non è però una pista da escludere. Escluderei invece per qui la forma associativa, che vedo impegnativa sia da avviare che da gestire e che non vedo molto confacente ad un luogo ad accesso così diretto e con un continuo ricambio come il nostro (chi, tra voi ad esempio, si assumerebbe l’impegno stabile di condurla?). Ma, anche questo, non è da escludere totalmente. Certo, un’associazione avrebbe più possibilità di accedere a dei bandi.
3. Gruppo dei Responsabili
Terza e ultima richiesta. Anche per aiutarci nel far funzionare meglio il tutto e anche per “mettere a terra” le prime due richieste, oltre che a chiedere a tutti una maggiore corresponsabilità e a tutti di rispettare le regole e gli impegni presi, vorrei che si costituisse un gruppo di miei collaboratori più stretti che, insieme a me, gestiscano l’Aula studio. Dopo un tempo di pensiero e confrontandomi ho pensato che la forma migliore sia quella che adesso vi spiego. Si tratta di costituire un gruppo di sei persone responsabili (insieme a me 7) scelte da me tra una rosa – spero ampia – di candidati di persone disponibili a questo impegno. Il loro incarico durerà circa sei mesi (coincidente con il semestre), al termine del quale ci sarà un ricambio e un rinnovo (eventualmente anche solo parziale se qualcuno fosse disponibile a proseguire per un successivo semestre). Queste persone affidabili e con un surplus di disponibilità e generosità si impegnano, per un tempo limitato, a condurre insieme a me l’Aula studio secondo le sue regole e il suo funzionamento di autogestione. Concretamente queste persone: organizzeranno sul gruppo i turni di pulizie e cercheranno, alternandosi, di essere presenti così da coordinarle; aiuteranno nel richiamare alla libera contribuzione e a far rispettare il regolamento; ai nuovi arrivati in Aula studio spiegheranno di che luogo si tratta, il suo funzionamento e presenteranno loro il “regolamento e carta degli impegni dei frequentati” (che, a breve, predisporremo). Per il tempo della carica saranno nominati amministratori del gruppo, così che tutti possano sapere chi sono.
Non scelgo la modalità elettiva per scegliere queste persone perché assolutamente inutile e non adatta. Anzitutto perché complicherebbe solamente le cose, in più non nessuna necessità di inserire meccanismi elettorali che sarebbero solo distorsivi rispetto al senso di questo incarico (non si tratta infatti di rappresentare nessuno, né di entrare in un gruppo decisionale). Più semplicemente sceglierò io avendo come criteri quello della disponibilità per quel determinato tempo e l’attenzione a coinvolgere persone capaci di intercettare gruppi, orari e giorni diversi… E poi non c’è da eleggere perché, prima o poi spero che nel ricambio delle disponibilità, di sei mesi in sei mesi, tutti o molti possano assumere questo impegno.
Accogliendo un saggio suggerimento, oltre a questo gruppo di sei responsabili, vorrei fare anche un nuovo gruppo whatsapp (oltre quello ufficiale con tutti) più ristretto dove si possa inserire chi è qui molto spesso e voglia dare “un po’ di più” una mano, anche senza essere responsabile. Concretamente: a queste persone (chiamiamoli “corresponsabili”) potremmo rivolgere alcune richieste specifiche che non è necessario rivolgere al gruppo ampio (esempio banale, ma vero: il martedì e il venerdì c’è da mettere fuori sacchi e bidoni secondo il calendario della raccolta differenziata).
Tutto questo va così a costituire un organigramma che solo apparentemente può sembrare complesso ma non lo è. Si tratta di un’organizzazione strutturata; eppure, semplice e flessibile: responsabile principale e rettore è il don, poi c’è il gruppo dei responsabili protempore (i sei scelti per quei sei mesi) e, infine, un gruppo più ampio di “corresponsabili” che danno una mano. Infine ci sono tutti i frequentanti, cui si chiede di rispettare regole e impegni e di entrare nel grande gruppo w-app (che è quello ufficiale per avvisi e comunicazioni).
Concretamente: entro una settimana chiedo a tutti di pensarci e farmi avere la disponibilità come responsabili per questo semestre o per il prossimo
UNA LOGICA DIVERSA
Vorrei chiudere, ringraziandovi per la tanta pazienza, ricordando o ripetendo un aspetto fondamentale. Questo luogo deve funzionare e funzionerà solo se lo si frequenta con una mentalità e una logica “diversa”. Intendo dire… questa non è una biblioteca comunale, non è nemmeno una biblioteca universitaria ed è proprio il fatto di non essere nulla di tutto ciò, che le permette di essere quel che è. Ad esempio: di tenerla aperta così tanto e così per tutti. Non credo che se fosse gestita attraverso dipendenti o tramite un servizio comunale, si riuscirebbe, ad oggi, a farla funzionare così (permettetemi: anche il fatto che io qui ci abiti è ciò rende possibile questa accoglienza e flessibilità). La logica “diversa” è appunto quella dell’autogestione (certo con la supervisione di chi ne è responsabile), della partecipazione e della corresponsabilità. Insomma, tutte ciò che abbiamo detto: gratitudine, non dare per scontato, restituzione.
Anche sotto un altro aspetto ci terrei che qui girasse una “logica diversa”. Questo non è solo uno spazio. È un luogo di studio, sì, ma anche di incontri, di relazioni, di crescita. Una cosa che spesso ripeto è che ci sono molti modi per studiare. Anche io sono stato universitario. So bene che ci sono gli esami e bisogno passarli e questa è una priorità (spesso purtroppo fonte di ansia, di competizione… troppa a volte!). Ma ricordatevi che non si studia solo per l’esame e non si studia “solo da soli”, ciascuno col proprio libro o pc in un individualismo che finisce a farci sentire soli. Si studia anche insieme. Non solo nel senso che qui insieme “ognuno fa il proprio studio” (ovviamente, anche questo), ma nel senso che si può “studiare insieme”, perché stare insieme dà modo di crescere, confrontarsi, scambiare competenze e prospettive.
Questo luogo vi offre una preziosa possibilità. È vostro! È per voi! Quante volte ve l’ho detto. Usatelo con creatività e libertà. Organizzate. Chiedetemi. Non dirò mai no a qualsiasi proposta che sia bella, accogliente e per il bene e la crescita di tutti. Quanti incontri abbiamo qui organizzato o ospitato in questi anni (quasi non riesco più a tenere l’elenco, lo sto preparando per il sito: aulastudio.santabbondio.org/eventi-e-incontri). Qualche volta c’eravate, il più delle volte no. Mica vi posso obbligare, ci mancherebbe, ma non perdete le occasioni! Volete organizzare un incontro su… che ne so… sul benessere psicologico negli anni dell’università (lo abbiamo fatto), organizziamolo! Volete parlare di Trump, di economia, politica, società, di qualunque cosa vi interessi parlare e vi appassiona… fate! Scriverete una tesi che, nel migliore dei casi, la leggerà (solo) il vostro relatore. Magari è un tema che vi appassiona e al quale avete dedicato tempo e impegno. Vi va di presentarla? Parlarne insieme? Qualcuno lo ha fatto. A qualcuno potrebbe interessare! A me interessa! Vi aspetto. Fatevi avanti.
don Michele