Già nel lontano 1932, il quotidiano reggiano “ IL SOLCO” scriveva fra l’altro “ Va tributata lode al giovane pittore reggiano Attilio Bizzarri, che ha dato degna e novella prova della sua valentia”.
ATTILIO BIZZARRI - UN PITTORE
« ... Il sole c’è sempre anche se non si vede, c’è la sua luce, sull’erba, sulla neve, sui vecchi muri di case rustiche. L’aria è sempre trasparente. Il miracolo della luce, la festa dei colori; l’attimo fuggente è fermato sulla tela con assoluta precisione. La natura è buona. Vi è un riflesso della onnipotenza di DIO. Sta all’artista capirlo. E Bizzarri è artista».
Stralci del testo critico del volume « Storia di Reggio Emilia »
« ... Istintive qualità coloristiche, lavori maturati con cura e costante applicazione, Bizzarri è un pittore che si è mantenuto fedele a un proprio metodo di lavoro, mantenendosi coerente con una propria visione figurativa, fatta di umiltà e di amore per le cose rappresentate.
Stralci dal testo critico del 2.0 volume di Arte Italiana Contemporanea, editrice «La Ginestra» Firenze, a pagg. 51 - 52 - 207
Predominano nei suoi quadri toni delicati, intimi; ma non manca un senso di solida costruzione plastica, ottenuto non attraverso il disegno ma con il colore sapientemente dosato.
Nel paesaggio predomina una semplice armonia, frutto di una visione aperta, fiduciosa nella natura, Il Bizzarri è un pittore sicuro, rende nei suoi quadri, l’atmosfera, la vibrazione dei colori nell’aria, più che la realtà oggettiva dei singoli elementi; da qui la sobrietà della raffigurazione e nello stesso tempo l’unità compositiva in cui tutti gli elementi si fondano e si armonizzano
E.Catellani
Altri giudizi critici
« ... Paesaggista, Bizzarri, raggiunge i risultati più straordinari nella rappresentazione delle nostre montagne e colline, di quella terra reggiana a cui si sente profondamente attaccato»
« ... Coglie nei suoi quadri un attimo, un momento tra i più liricamente intensi» ...
« ... In questa nostra civiltà tecnologica, Bizzarri riesce a cogliere, per dirla con versi Leopardiani “sovrumani silenzi e profondissima quiete” »...
« ... E’ un artista che si inserisce nella migliore scuola reggiana, quella che, partendo dal grande Fontanesi passa attraverso Paolo Ferretti, Augusto Mussini, Beccaluva, fino ad Ottorino Davoli, di cui appunto Bizzarri è discepolo, e fino ad alcuni noti artisti contemporanei. Un artista che, ne siamo certi, è destinato a lasciare una traccia nella storia della pittura reggiana ».
Salvatore Fangareggi
Note d’arte - Radio Reggio - da un lungo articolo di Giacomo Sironi, del 16 marzo 1976... fonte di studio ed esperienza stilistica, predomina un’armonia semplice, incantata, ricca di suggestione che abbraccia gli aspetti più solenni, dove è sempre presente, una solida costruzione plastica.
E’ una scelta precisa, il ritratto di una vita artistica nella quale non ci sono incertezze, pentimenti, ma coérenza, impegno, onestà di intenti e ciò rappresenta un felice traguardo al quale ogni artista dovrebbe tendere.
A. Bedini
Gazzetta di Reggio 7-1 1-’69 « Coerente dignità di Attilio Bizzarri: legato da vincoli ormai indissolubili a! più tradizionale dei filoni del paesaggio reggiano, Bizzarri vi si inserisce continuando una maniera pittorica destinata a lunga vita per la folta schiera di ammiratori e appassionati ...
CIR
« ... Frutto di una silenziosa quasi religiosa contemplazione della natura che gli è tanto familiare, verso la quale apre con amore il suo animo...».
F. Nuccio nel giornale "La Libertà"
« ...Attilio Bizzarri è una vecchia conoscenza dei reggiani, anche se saltuariamente presenta i suoi lavori. Apprezzatissima la sua mostra ...
Il Resto del Carlino 17-11-1969
Tra i tanti significativi riconoscimenti, particolarmente gradito fu il premio unico « La Tavolozza d’Argento » del 1957 perchè assegnato con referendum popolare, nel quale ottenne I’85% dei voti.
Bizzarri apprezzò immensamente il giudizio del pubblico, che dimostrava di condividere quell’orientamento pittorico ch’egli tanto amava ed ama.
Quei voti, più delle altre lusinghiere affermazioni, lo stimolarono a seguire quanto sentiva nel suo animo, a non perdersi in altre correnti e a rimanere coerente a se stesso, e lo spinsero a lavorare intensamente e con impegno per presentarsi con l’animo di chi ha fatto tutto il possibile per rendersi migliore agli occhi di quel Pubblico che lo ha già accolto così favorevolmente.
Con compiacenza esprimo il mio modesto parere sull’opera pittorica di Attilio Bizzarri. I riconoscimenti, più o meno ampi che il Bizzarri, ha avuto dalla stampa, durante il percorso della sua attività sono stati non pochi, considerando i critici, intendo i più avveduti, la serietà del suo impegno, l’onestà del suo operare.
Infatti la pittura del Nostro è prima di tutto genuina, senza artifizi; in essa non c’è niente di oscuro ed ermetico da spiegare con altrettanti tortuosi discorsi, possiede essa invece un linguaggio che svela, a chi lo sa intendere, i suoi concreti segreti, solo apparentemente semplici.
Bizzarri non ama gli slanci troppo pericolosi, i salti temerari nel vuoto, senza meta, che generano entusiasmi illusori e passeggeri e che presto si estinguono come fuochi fatui; egli costruisce il quadro con un impianto solido e in questo emerge lieve e trasparente il calore.
Guardando i suoi quadri l’occhio si riposa e la mente pensa alle cose gentili, alle cose buone che consolano la vita. La sua colorazione delicata accarezza le forme, non solo rendendole preziose, ma comunicando al riguardante un dolce sognante stato d’animo che accompagna il godimento degli accordi cromatici armoniosi per timbro e tonalità.
Particolarmente esperto nel paesaggio, il pittore è molto abile nella figura, nel ritratto e nella natura morta. Nei due ultimi generi si dimostra puntuale nella riproduzione dei soggetti rappresentati, acuto nell’indagine psicologica; ma il paesaggio è sempre eseguito da lui con più estro poetico, con più piacere, con più abbandono. Egli traduce nella tela la gran pace della terra emiliana, lo specchio luminoso delle acque immobili, le varie colorazioni del cielo, la luce solare attutita dalla nebbia o nel suo pieno fulgore, il candore abbagliante della neve.
A chi guarda sembra di poter vivere per prodigio nella scena rappresentata, di poter entrare nei limiti del quadro, ma accortosi poi del prestigioso inganno volentieri seguita a lasciarsi condurre nel mondo della fiaba.
Dopo questo sintetico orientamento, espresso nella presente breve nota, come ci era possibile, lasciamo ai visitatori della mostra il giudizio sull’artista, giudizio che sarà per certo ampiamente favorevole, assieme all’ammirazione.
Prof. Irnerio Patrizi - Bologna, ottobre 1979
« ... La luce, la serenità, l’umiltà, la semplicità, l’onestà degli intenti, l’equilibrio, l’armonia, l’affabilità, la concretezza e la solida costruzione sono le caratteristiche essenziali della sua arte ...
Da COSENZA - Nuova Comunità; periodico di Attualità e Cultura 1977 Anno 2 n.5
« ... Il Pittore reggiano Atti/io Bizzarri è stato definito dalla critica: “Il Poeta del paesaggio” ...
Da BOLOGNA - Stralci da un articolo de « Il Resto del Carlino » del 14-1-1977
« ... Attraverso lunghi anni di severo lavoro, si è inserito nella migliore scuola reggiana, dall’Ottocento ai giorni nostri, con l’unanime riconoscimento della critica nazionale e della sua gente. Bizzarri reca in tutta la sua opera i segni della sua educazione emiliana: il colore, in morbidi valori tonali, è avvolto di un chiaroscuro tenue, velato e nel tempo stesso pastoso, mentre le figure sono percorse da brividi di luce di una violenza espressiva che quasi corrompe la materia e che testimonia la maturità artistica di questo vero, sensibilissimo artista del pennello. La luce è alla base della sua arte e accarezza, con compiacimento quasi sensuale e con linguaggio sommesso, persone e cose. I suoi paesaggi sono riproposti con affabilità e concretezza, con assorta contemplazione, con lunghe pause di silenzio che riescono a riportarci allo istante in cui il pittore, in un suo particolare stato d’animo, viveva uno dei suoi magici momenti, immergendo l’eterno fluire della vita in una luce chiara che abbraccia gli aspetti più solenni della natura. Attilio Bizzarri s’incanta di fronte alle atmosfere limpide del paesaggio, alle trasparenze del cielo, alla suggestione di una radura coperta dalla neve, ai colori in festa dell’autunno sulle sue colline reggiane; si commuove di fronte ad un mazzo di fiori e allo scorrere via dell’acqua del fiume, alla poesia eterna del mare: Il miracolo (mi si consenta sostantivo) della pittura di Bizzarri è l’atmosfera; un’atmosfera intatta e dolcissima, che avvolge in un clima di sospesa immobilità tutte le cose reali, le case come gli uomini, gli alberi come il corso dei fiumi, le colline come i fiori; armonia, equilibrio, serenità contemplativa.
Da TORINO - Rivista di Arte e Cultura - Aprile 1977 - Anno VI N. 4
Da MILANO- “AVVENIRE”, anno XI N° 290. Citato, per la formazione artistica trasmessa ad allievi.
IL PAESAGGIO DI ATTILIO BIZZARRI
Ancora agli inizi del nostro secolo, e fino alla seconda guerra mondiale, sono sopravissute Scuole d’Arte che hanno dato una invidiabile tecnica ai giovani che a quelle si sono accostati.
Chi scrive non conosce, certamente, la scuola reggiana di Davoli: solo ne coglie una eco attraverso ii lavoro di Attilio Bizzarri. Lavoro non ordinato, con molti vuoti, come accade a chi non abbi a voluto, per varie ragioni, dare ordinealle proprie cose. Ed oggi, ad 80 anni, misura la propria opera attraverso i frammenti che emergono da una dispersione, che è tuttavia anche il segno del successo e del pubblico riconoscimento.
L’amico Malaguti mi invita a scrivere una riflessione su un artista die si è sempre mosso su poche coordinate precise:
da una parte la verosimiglianza del rappresentato, nel caso dei ritratti; dall’altra, un amore volumetrico per gli oggetti nelle sue nature morte; dall’altra, infine, ed è la parte su cui converrà soffermarsi con maggior attenzione, la ricerca di una partecipazione emotiva, nei numerosi paesaggi.
La localizzazione stessa del paesaggi la dice lunga sulle ricerche artistiche dl Bizzarri; egli si muove attorno a pochi oggetti, attorno a pochi ritratti, sostanzialmente attorno a poche rappresentazionu paesaggistiche: la campagna e l’Appennino reggiano, quali emergono da chi cerca un contatto non solo turistico con la realtà del mondo esterno. Nei paesaggi emerge la potenzialità di far collimare rappresentazione e partecipazione; nel paesaggio, anche l’incanto diretto, di fronte alla natura, viene racchiuso all’interno del segni. E basterebbe quella “Neve nel ramisetano” (1985) a dare il senso di un rigore, che va oltre la semplice adesione al modello di paesaggio prescelto. In opere come queste - o in altre di cui diremo più sotto -, Bizzarri sembra raggiungere quella sintesi di visione che senz’altro aspetto significativo di una comunicazione non solo colloquiale; il suo tono sereno, la sua visione precisa sono elementi dl una narrazione che va oltre l’aspetto esteriore delle cose. Bizzarri delinea l’immagine in quella dimensione particolare in cui la realtà non perde i suoi aspetti verisimili, ed in cui, in modo quasi naturale, il sentimento aderisce ai segni di quella stessa realtà.
In altri paesaggi, quando la visione non appare direttamente definita da simile sintesi, la rappresentazione sembra distendersi, seguendo le molli movenze di una natura, che l’uomo ha reso leggibile e decodificabile con il suo lavoro; Il sentiero, il cascinale sulla groppa di un dosso, un segno lieve - un albero a delimitare i confini del podere - bastano a definire, all’interno del paesaggio quella dimensione umana, o meglio umanizzante, per cui il paesaggio diviene parte di noi. Ed è questa la dimensione che sfugge a cornponenti tardo-romantiche, che spesso attardano il lavoro di Bizzarri su una soglia pittoresca, che francamente appare meno puntuale: quando la sua visione sa farsi sintesi di natura e rappresenfazione, allora il mondo poetico e l’umano lavoro emergono con vigore e semplicità da una rappresentazione non priva di cadenze poetiche.
Mauro Corradini
L’immagine fisica che ho di Attilio Bizzarri è attraverso due autoritratti. Poco, si direbbe, per capire l’uomo e i suoi comportamenti; qualcosa, forse, per arrivare al pittore. E in ogni caso, poiché le due figure non possono essere separate, vale la pena, pur con un certo margine di rischio, di tentarne una interpretazione.
Attilio Bizzarri appare composto, solido, “antico” aggiungerei purché all’attributo si dia il significato di “schietto”, legato a un mondo in cui i valori fondamentali delI’esistenza sono ancora riconoscibili e praticati concretamente. Non credo almeno in questo di sbagliare, e da qui vorrei partire per fissare alcune osservazioni sul suo lavoro di pittore.
Già negli autoritratti, di cui parlavo, risalta uno schema compositivo di grande sobrietà, conveniente a chi nell’arte come nella vita non voglia correre avventure, cimentarsi in esibizioni articolate. Lo stare ben piantato con i piedi sulla terra sembra essere per Attilio Bizzarri un elemento irrinunciabile, una o la condizione fondamentale che ne giustifica le azioni e i sentimenti. Per schema compositivo intendo, com’è ovvio, ii segno grafico che definisce I’oggetto, ma anche, necessariamente, l’uso del colore e l’impasto, a densità che lo caratterizzano. Tutti questi elementi convivono dunque nel quadro all’ insegna di un difficile equilibrio, realizzano con tanta più perizia quanto meno vistosi sono i mezzi utilizzzati. Che cosa s’intende dire con questo? Che il fine di attingere la poesia delle cose, nel senso di conquistarla a sé e agli altri, può attuarsi, come nel caso di Bizzarri, attraverso un rapporto confidenziale, domestico con gli oggetti, che non conosce oggi l’esaltazione delle passioni seppure di esse vi è stata traccia in passato.
Ci troviamo quindi in presenza di un pittore per il quale l’aderire ad un mondo minore fatto di piccole cose o ancorato alla semplice vita quotidiana è il modo giusto e significativo di dare sostanza alla ricerca. Ne deriva un clima umbratile, mai o raramente squillante, nelle cui pieghe occorre saper guardare con la stessa umiltà che usa l’artista per indagare la realtà circostante.
Se tale è l’atteggiamento, riesce poi agevole penetrare in questa verità capirla fino in fondo.
Partendo da tali premesse, Attilio Bizzarri si muove in varie direzioni, con chiara predilezione per il paesaggio. E qui la gamma delle proposte si dilata ad esplorare una molteplicità di temi, dalle marine alle scene campestri,dagli scorci cittadini agli interni, e via via per quante possono essere le circostanze e gli umori del pittore. Questo avviene o per segmenti di vita, colti nella loro misura estremamente circoscritta (ad esempio la natura morta, due tre animali nella stalla)o per aperture su spazi più impegnativi (ho in mente un luminosissimo paesaggio invernale con neve e certi tramonti immersi in un’atmosfera rarefatta , di intensità espressiva). Nell’uno e nell’altro caso, tuttavia l’impegno pittorico si manifesta con uguale efficacia e positività di risultati.
Composite anche le tecniche usate, sempre comunque legate aI colore, per una necessità fisica, si direbbe, di rendere gli oggetti rappresentati In tutta la loro pienezza e corposità.
Quanto agli esiti che l’artista riesce a conseguire, attraverso iI quale filtrano con naturalezza le immagini, trovando nelquadro armonia di rapporti compositivie di soluzioni cromatiche.
In sostanza, vorrei concludere, a me sembra che in Attilio Bizzarri si riassumino e trovino intelligente armonia i caratteri dl una pittura nata e cresciuta nella “provincia” italiana, per la quale troppo spesso, ma ingiustamente si usano classificazioni approssimative e la cui dignitaà, se realizzata con mezzi confacenti allo scopo, non può essere né diminuita né ignorata rispetto ad altre più recenti forme espressive.
Prof. Mario Ricci
L’ULTIMO SCAMPOLO DELLA ROMANTICA E POETICA PITTURA REGGIANA
Tra i “costruttori” reggiani ed emiliani dell’arte figurativa del novecento, Attilio Bizzarri merita un posto di rispetto.
Allievo della scuola di Ottorino Davoli, Bizzarri è stato un sicuro testimone di gran parte di questa nostra travagliata storia uscendo indenne da un terribile conflitto bellico che ha segnato, indubbiamente, Ia sua esistenza.
Autentico maestro della pittura e custode del valori plastici tradizionali, egli ha voluto rimanere fedele al classicismo pittorico, alla raffigurazionedell’estetica del bello in cui ii dipinto è natura vera, non fotografia, non artefazione, non snaturamento del paesaggio ma descrizione minuziosa e rispettosa dell’ambienfe agreste che ci circonda. C’è in tutto questo una continua ricerca intenta a rappresentarci fedelmente ció che l’artista vede e percepisce, senza barare e deturpare.
La capacità di questo nostro maestro- a cui va dato merito di aver mantenuto a livelli altamente dignitosi l’arte figurativa -è di riuscire, tra l’altro, a far assaporare i colori vivi dell’ambiente agreste e della tessitura urbana. A farci percepire le distinte pulsazioni delle stagioni ridando ad esse l’iride freddo, tiepido, caldo e umido del tempo che ne scandisce il loro lento susseguirsi e rincorrersi.
Ma Bizzarri riesce pure a costruire, nei valori plastici e cromatici, i sentimenti e le sembianze di quanti si affidano alle sue esperte mani nell’uso mirabile del pennello per essere, pittoricamente, immortalati
I tanti e sorprendenti ritratti ci mostrano gli umori e ci affidano al colore del tempo come a scandirne l’ora del momento. Egli è, indubbiamente, un ritrattista di valore che ricostruisce ogni opera con razionalità e rispetto. E nell’era moderna del mass-media e dell’imperversare dell’immagine televisiva, l’antico “mestiere dell’artista”, che non puó concedere nulla all ’improvvisazione, alla futilità, all’astrattezza dell’opera, è mestiere assai difficile.
Infatti, nell’era della dissociazione, della negazione e dell’abbruttimento dei valori etici, della caduta delle idealità e dei principi, produrre arte autentica èun’impresa, significa andare controcorrente, contro le tendenze modistiche dominanti: quelle dei Kitsch.
Sarebbe stato, forse, più semplice per il pittore Bizzarri dissociarsi dal classicismo, da quelle “regole pittoriche” che fanno del quadro un quadro, ove la forma è perfezione estetica, bellezza cromatica, segno leggibile.
Bizzarri nasce do una famiglia povera e la sua esistenza è stata difficile. Trascorre, tra l’indifferenza della maggior parte dei suoi abitanti, tanti anni della sua vita in un “piatto” e tranquillo quartiere popolare di periferia.
Agli occhi della sua città, Reggio, Bizzarri è un illustre sconosciuto, un artista che non ha mai cercato aonori e gloria, che ha scelto di vivere una vita riservata, ma dignitosa. Ma non per questo va assolto chi, nell’amministrazione della cultura, non sempre ha saputo valorizzare la creatività artistica di tanti suoi figli.
Si pone qua, necessariamente, una niflessione profonda che non può non passare attraverso una analisi critica del rapporto tra arte e società e che investe anche la sfera imprenditoriale.
Una diversa e meritevole attenzione alla sua opera è stata niservata, invece, dal mondo accademico artistico e dai “mercanti d’arte” della dotta Bologna. E grazie a questo proficuo sodalizio, Bizzarri trova forza e linfa per continuare in silenzio (fin tnoppo in silenzio) iI suo impegno pittorico rappresentandoci il reale per quello che è e non per quello che si vornebbe che fosse.
Forse, è in questo felice e fedele connubbio tra artista e realtà che Bizzarri ha costruito, fin con troppa modestia, il suo destino di semplice ma autentico uomo di cultura.