dove si può percepire il concetto di infinito, questo si trova sicuramente ad Agrigento, perché l'eternità è innamorata delle opere del tempo, e qui, tra splendide vallate dorate, stretti vicoli di origine araba e antichi templi greci che lasciano senza fiato, il tempo ha plasmato nel corso dei millenni uno dei luoghi più belli ed intensi del pianeta. Siamo ad Agrigento, la città in un mare di luce che tremila anni fa fece battere il cuore di quella che è stata la civiltà che è all'origine di ciò che oggi chiamiamo occidente, i Greci.
Qui i discendenti di Omero ed Ulisse sbarcarono nel VI secolo avanti Cristo e decisero di fondare il loro giardino delle meraviglie: la Magna Grecia. In quell'Eden di bellezza e incanto ci fu una città che più di ogni altra seppe incidere il suo nome nelle memorie del tempo, diventando uno dei centri più importanti del mondo antico. I segni di quel periodo di fasto e potenza sono ancora visibili; siamo in un luogo dove la bellezza ha superato il tempo e che sembra essere disegnato davvero dalla mano di un dio e definita dai padri filosofi la città più bella dei mortali.
Da Falaride e Terone, ad Empedocle e Pirandello, dalla Valle dei Templi alle case troglodite, la storia di Agrigento è stata questa, un continuo andirivieni di ferocia e bellezza, di ricchezza e povertà, tra tiranni sanguinari e filosofi illuminati che hanno cercato di tracciarne la rotta in mezzo ai tempestosi flutti del tempo. Nel corso dei suoi 2600 anni di vita la città ha avuto infatti la capacità di modificarsi, di cambiare pelle, di rinascere, come l'acqua che sa sempre trovare la strada verso il mare, akragas è fluita in agrigentum, che si è trasformata nella araba kerkent, che ha lasciato spazio a girgenti e che è giunta ad Agrigento. Un viaggio meraviglioso lungo il fiume del tempo, un viaggio che non è mai risalito verso la sorgente ma che è sempre stato proiettato in avanti, verso il futuro.