Mobilità di gruppo
Report finale
MOBILITÀ DI GRUPPO AD ARTÀ – PALMA DI MAIORCA
Progetto Erasmus+ KA122-ADU – ACSD Virtus
Periodo: 19/04/2026 – 25/04/2026
Ente ospitante: CEPA Artà – Centro di Educazione per Adulti, Artà, Maiorca
Il gruppo dei partecipanti alla mobilità Erasmus+ KA122-ADU (codice progetto 2025-1-IT02-KA122-ADU-000311382) dell’Associazione Virtus è partito dall’Italia ed è arrivato a Palma di Maiorca.La giornata è stata dedicata al viaggio, all’arrivo in Spagna e alla prima sistemazione logistica. Dopo l’arrivo all’aeroporto di Palma, i partecipanti hanno svolto le prime attività organizzative relative allo spostamento, alla gestione dei bagagli e alla sistemazione temporanea.Il gruppo si è spostato verso il proprio alloggio a Cala Rajada, località scelta come base per raggiungere Artà e partecipare alle attività previste presso il CEPA Artà.La mobilità si inserisce nel percorso di educazione degli adulti promosso dall’Associazione Virtus, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento permanente, il confronto interculturale, la socializzazione e la conoscenza di metodologie educative rivolte a persone adulte in contesti europei.
Nel corso della giornata i partecipanti hanno preso parte alla prima attività di accoglienza e orientamento con il CEPA Artà, che si trova a circa 20 minuti da Cala Rajada. L’incontro ha consentito di conoscere il contesto territoriale, l’organizzazione ospitante e le modalità di partecipazione alle attività previste nei giorni successivi.Secondo il programma predisposto dall’ente ospitante, la giornata prevedeva una visita guidata ad Artà rivolta ai gruppi partecipanti. L’attività ha rappresentato un primo momento di conoscenza del territorio e di inserimento nel contesto culturale locale.Durante la giornata sono state inoltre condivise informazioni pratiche relative agli spostamenti, in particolare al collegamento tra Cala Rajada e Artà tramite linea bus, necessario per raggiungere il CEPA Artà nei giorni di attività.
Nella mattinata i partecipanti hanno avuto tempo libero per una visita culturale nel territorio di Artà, in concomitanza con il giorno di mercato locale. Nel pomeriggio il gruppo Virtus ha partecipato alle attività previste presso il CEPA Artà, insieme ad altri gruppi italiani. In particolare, il programma prevedeva la partecipazione alle lezioni ESPA, rivolte ad adulti inseriti in percorsi di istruzione secondaria, con particolare riferimento al livello A1 di catalano. La partecipazione alle lezioni ha permesso ai discenti e agli accompagnatori Virtus di osservare direttamente il funzionamento di un centro di educazione degli adulti in Spagna, con attenzione alle metodologie utilizzate, alla gestione della classe, alla partecipazione degli studenti adulti e al valore della lingua come strumento di inclusione e socializzazione. L’attività è risultata coerente con gli obiettivi del progetto Erasmus+ dell’Associazione Virtus, in quanto ha favorito il confronto con un modello educativo europeo centrato sull’apprendimento permanente e sull’inclusione degli adulti.
La mattinata è stata dedicata ad attività libere e alla conoscenza del territorio.Nel pomeriggio il gruppo Virtus si è recato nuovamente presso il CEPA Artà, sito in Carrer Pere Amorós i Esteva, 4 – Artà, raggiungibile da Cala Rajada tramite collegamento bus.Il programma prevedeva la partecipazione ad attività di osservazione in classe, tra cui una lezione di spagnolo tenuta dalla docente Chus e lezioni ESPA rivolte ad adulti impegnati nel conseguimento del titolo di istruzione secondaria.Durante l’attività è stato possibile osservare l’organizzazione didattica, il rapporto tra docenti e studenti adulti, l’approccio comunicativo utilizzato nelle lezioni linguistiche e il ruolo della scuola come luogo di integrazione sociale, culturale e personale.Alle ore 18:15 si è svolta una pausa caffè, utile anche come momento informale di scambio tra i partecipanti, i docenti e gli altri gruppi presenti.L’esperienza ha permesso ai partecipanti Virtus di confrontarsi con un ambiente multiculturale e con pratiche educative orientate alla partecipazione attiva degli adulti.
La giornata è stata dedicata alla visita culturale di Palma di Maiorca, prevista dal programma dalle ore 9:00 alle ore 20:00L’attività ha avuto valore culturale e formativo, poiché ha consentito ai partecipanti di conoscere il capoluogo dell’isola, il suo patrimonio storico, artistico e urbano, rafforzando la dimensione interculturale della mobilità. La visita ha rappresentato anche un’occasione di socializzazione tra i partecipanti e di osservazione del contesto locale, contribuendo agli obiettivi Erasmus+ legati alla cittadinanza europea, alla conoscenza dei territori e allo scambio tra culture.
Nel pomeriggio il gruppo Virtus ha partecipato alle ultime attività previste presso il CEPA Artà.Il programma indicava la partecipazione alle lezioni ESPA, rivolte ad adulti frequentanti percorsi di istruzione secondaria. La presenza del gruppo Virtus ha consentito di completare il percorso di osservazione avviato nei giorni precedenti, consolidando il confronto sulle metodologie educative utilizzate dal centro ospitante.L’attività ha permesso ai partecipanti di riflettere sull’importanza dell’educazione permanente, dell’inclusione linguistica e culturale e della partecipazione attiva degli adulti nei percorsi formativi.Al termine delle attività, il gruppo ha raccolto materiali, impressioni e osservazioni utili alla successiva fase di disseminazione e alla redazione del report finale da presentare nell’ambito del progetto Erasmus+.
La giornata è stata dedicata alla conclusione della mobilità, alla sistemazione finale dei bagagli e al rientro in Italia.I partecipanti hanno concluso l’esperienza a Maiorca portando con sé conoscenze, osservazioni e riflessioni utili per il lavoro futuro dell’Associazione Virtus nell’ambito dell’educazione degli adulti.La mobilità presso il CEPA Artà ha rappresentato un’importante occasione di confronto europeo, rafforzando il legame tra attività culturali, apprendimento permanente, inclusione sociale e partecipazione attiva degli adulti.Al rientro, l’Associazione procederà con le attività di disseminazione, attraverso la condivisione dell’esperienza con i soci, la raccolta della documentazione prodotta e la valorizzazione dei risultati ottenuti durante la mobilità.
La mobilità di gruppo ad Artà – Palma di Maiorca ha rappresentato un valore aggiunto importante per l’ACSD Virtus, poiché ha consentito ai partecipanti adulti di vivere un’esperienza formativa in un contesto europeo di educazione permanente, entrando in contatto diretto con il CEPA Artà e con metodologie didattiche rivolte agli adulti.L’esperienza ha favorito il confronto interculturale, la socializzazione e l’autonomia dei partecipanti, permettendo loro di osservare il funzionamento di un centro di educazione per adulti, la gestione delle lezioni ESPA e il ruolo della lingua come strumento di inclusione e partecipazione. Le attività svolte ad Artà e la visita culturale a Palma di Maiorca hanno inoltre rafforzato la conoscenza del territorio e la dimensione europea del progetto.L’impatto della mobilità sarà valorizzato attraverso la restituzione dell’esperienza ai soci dell’associazione, la condivisione delle osservazioni raccolte durante le attività, la pubblicazione di contenuti sui canali social e l’aggiornamento della documentazione Erasmus. L’ACSD Virtus intende utilizzare quanto appreso per rafforzare le proprie attività rivolte agli adulti, promuovendo l’associazione come luogo di crescita culturale, educativa e sociale, aperto al confronto europeo.
Mobilità di gruppo e Job shadowing
Progetto Erasmus+ KA122-ADU – ACSD Virtus
Periodo: 26/04/2026 – 02/05/2026
Ente ospitante: Centre de Formació d’Adults El Clot e CFA Catalonia – Barcellona
Il gruppo dei partecipanti alla mobilità Erasmus+ KA122-ADU (codice progetto 2025-1-IT02-KA122-ADU-000311382) dell’ACSD Virtus è partito dall’Italia ed è arrivato a Barcellona.La giornata è stata dedicata al viaggio, all’arrivo in Spagna, alla sistemazione presso l’alloggio e alla prima organizzazione logistica del gruppo. Gli accompagnatori hanno fornito ai partecipanti le indicazioni pratiche relative agli spostamenti, agli orari delle attività e alle modalità di partecipazione al programma formativo previsto nei giorni successivi.La mobilità si inserisce nel percorso di educazione degli adulti promosso dall’ACSD Virtus, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento permanente, la socializzazione, il confronto interculturale e l’osservazione di metodologie didattiche rivolte a persone adulte in contesti europei.
La giornata è stata dedicata all’avvio operativo della mobilità Erasmus+ a Barcellona e al primo inserimento del gruppo Virtus nel contesto educativo locale.Il gruppo ha partecipato alle attività previste presso il centro di formazione per adulti CFA Catalonia Hospitalet , prendendo parte a una lezione di lingua inglese tenuta dalla docente Anna Riembau: la prima dalle ore 12:00 alle ore 13:30 e una seconda lezione di lingua Catalana dalle ore 15:00 alle ore 17:00.Le attività hanno consentito ai partecipanti di osservare direttamente le metodologie utilizzate nell’insegnamento linguistico agli adulti, con particolare attenzione alla partecipazione attiva degli studenti, alla gestione della classe e all’utilizzo della lingua come strumento di comunicazione, inclusione e socializzazione.La giornata ha rappresentato un primo momento concreto di confronto con il sistema di educazione degli adulti in Spagna, permettendo ai discenti e agli accompagnatori dell’ACSD Virtus di entrare in contatto con un ambiente formativo multiculturale.
Il gruppo ha proseguito le attività formative previste nell’ambito della mobilità.Nella mattinata i partecipanti hanno frequentato una lezione di francese dalle ore 12:00 alle ore 14:00, tenuta dalla docente Carme. L’attività ha permesso di osservare una diversa metodologia di insegnamento linguistico rivolta ad adulti, ampliando il confronto già avviato nella giornata precedente.Nel pomeriggio, dalle ore 15:00 alle ore 17:00, si é tenuta una lezione di inglese.La giornata è stata significativa perché ha consentito ai partecipanti di osservare la flessibilità organizzativa del centro ospitante e di riflettere sulla gestione concreta delle attività didattiche in un contesto reale di educazione degli adulti.
Il gruppo Virtus ha partecipato alle attività didattiche previste presso CEPA El Clot.La giornata si è articolata in tre lezioni. Dalle ore 9:00 alle ore 10:30 i partecipanti hanno frequentato una lezione di inglese 3A in Classroom 1, tenuta dalla docente Fany.Successivamente, dalle ore 10:30 alle ore 12:00, il gruppo ha partecipato a una lezione di spagnolo CAS in Classroom 2, tenuta dalla docente Marta.Infine, dalle ore 12:00 alle ore 14:00, i partecipanti hanno frequentato una lezione di orientamento e politica della Catalogna in Classroom 5, tenuta dal docente Jordi.Le attività della giornata hanno permesso di osservare differenti livelli e modalità di insegnamento linguistico rivolto agli adulti, con particolare attenzione all’organizzazione delle classi, alla relazione tra docenti e studenti e alle strategie utilizzate per favorire la partecipazione attiva.
30/04/2026
Il gruppo ha proseguito le attività presso CEPA El Clot, partecipando a tre momenti formativi.Dalle ore 9:00 alle ore 11:00 si è svolta una lezione di inglese 2A in Classroom 1, tenuta dalla docente Fany.Dalle ore 11:00 alle ore 12:00 i partecipanti hanno frequentato una lezione di spagnolo GES 2 in Classroom 7, tenuta dal docente Carlos.Dalle ore 12:00 alle ore 13:30 si è svolta una lezione di inglese 1A in Classroom 7, tenuta dalla docente Gemma.La giornata ha consentito al gruppo Virtus di approfondire ulteriormente il funzionamento del centro ospitante, osservando classi diverse, livelli linguistici differenti e modalità didattiche adattate a studenti adulti con bisogni formativi eterogenei.L’esperienza ha rafforzato il valore dell’apprendimento permanente e della lingua come strumento di inclusione, autonomia e partecipazione sociale.
La giornata è stata dedicata alla conclusione delle attività formative e alla raccolta delle osservazioni maturate durante la settimana.I partecipanti hanno condiviso impressioni, riflessioni e materiali utili alla successiva fase di disseminazione del progetto. L’esperienza ha permesso di approfondire il legame tra educazione degli adulti, inclusione sociale, apprendimento linguistico e partecipazione attiva.La mobilità ha consentito ai discenti adulti dell’ACSD Virtus di confrontarsi con un contesto educativo europeo, osservando direttamente pratiche didattiche rivolte ad adulti e modalità organizzative diverse da quelle del proprio territorio.Al termine delle attività, il gruppo ha raccolto gli elementi utili alla redazione del report finale e alla valorizzazione dell’esperienza all’interno dell’Associazione.
La giornata è stata dedicata alla conclusione della mobilità e al rientro in Italia.I partecipanti hanno lasciato Barcellona dopo aver concluso il percorso formativo previsto. L’esperienza ha rappresentato un’importante occasione di crescita personale, culturale e sociale, permettendo ai discenti adulti dell’ACSD Virtus di confrontarsi con un sistema educativo europeo e con pratiche di apprendimento permanente rivolte agli adulti.La mobilità ha rafforzato il valore del progetto Erasmus+ come strumento di apertura internazionale, inclusione, partecipazione e cittadinanza europea.Al rientro, l’Associazione procederà con le attività di disseminazione, attraverso la condivisione dell’esperienza con i soci, la raccolta della documentazione prodotta e la valorizzazione dei risultati ottenuti durante la mobilità.
La mobilità di gruppo a Barcellona ha rappresentato un valore aggiunto importante per l’ACSD Virtus, poiché ha consentito ai partecipanti adulti di confrontarsi direttamente con un contesto europeo di educazione permanente, osservando metodologie didattiche rivolte ad adulti all’interno del Centre de Formació d’Adults El Clot e del CFA Catalonia – Hospitalet.L’esperienza ha favorito non solo l’apprendimento linguistico, ma anche la socializzazione, l’autonomia personale e il confronto interculturale. La partecipazione alle lezioni di inglese, catalano, francese, spagnolo e alle attività di orientamento ha permesso ai discenti di entrare in relazione con ambienti multiculturali e di comprendere il valore della formazione come strumento di inclusione, partecipazione e crescita personale.L’impatto della mobilità sarà costruito attraverso la restituzione dell’esperienza ai soci dell’associazione, la condivisione delle osservazioni raccolte durante le attività, la pubblicazione di contenuti sui canali social e l’aggiornamento della documentazione Erasmus. L’ACSD Virtus intende valorizzare quanto appreso per rafforzare le proprie attività rivolte agli adulti, promuovendo sempre più l’associazione come luogo di crescita culturale, educativa e sociale, aperto al confronto europeo.
Training course
Training course
Training course
Il corso è iniziato oggi 23 agosto 2026 nella sede del provider Smart Teacher Play More in Islanda a Reykjavik.
Cristina, Kristin, Sara e Nonni si sono presentati e hanno dato informazioni sia sulla tipologia dei corsi offerti, sia a livello logistico.
Una cosa che mi ha colpito molto è stata la riflessione sul riciclo dei rifiuti, perchè Kristin ha tenuto a sottolineare l’importanza della tutela dell’ambiente in Islanda.
Ha anche presentato le caratteristiche dell’isola , ha insegnato alcune parole in Islandese, connesse anche al tour al quale parteciperemo e ha spiegato alcune particolarità dell’isola, sia a livello energetico, sia nella composizione dei cognomi.
Abbiamo anche partecipato ad un’attività di ice breaking, perchè il nostro gruppo è formato da 39 persone provenienti da diverse parti d’Europa, che parteciperanno ai corsi proposti.
Nel nostro gruppo, mindfulness, ci sono 27 iscritti.
Al termine dell’incontro, abbiamo condiviso un momento conviviale, mangiando una pizza tutti assieme ed è stato anche interessante perchè abbiamo potuto iniziare a conoscerci e a presentarci.
La giornata è iniziata con una riflessione sul significato della mindfulness e sul valore che essa può assumere nella vita quotidiana e nel lavoro educativo. Sono stati presentati anche alcuni libri utili per approfondire i temi della respirazione consapevole, della gestione della mente e della riduzione dello stress.
Un primo concetto importante è stato quello del fidgeting, cioè il compiere piccoli movimenti ripetitivi. È stato spiegato che questi movimenti non devono essere necessariamente considerati negativi: in alcune situazioni possono aiutare a mantenere l’attenzione, scaricare la tensione e stimolare il pensiero creativo.
È stato inoltre sottolineato che le aspettative relative al benessere possono essere molto diverse da una persona all’altra. Esse dipendono da numerosi fattori, tra cui:
età e condizioni di salute;
esperienze personali e professionali;
interessi e convinzioni;
cultura e nazionalità;
situazione familiare;
contesto scolastico;
età e caratteristiche degli studenti;
ambiente di apprendimento.
Il benessere, quindi, non è una condizione identica per tutti, ma un’esperienza personale e dinamica, influenzata dal contesto e dalle differenti fasi della vita.
La formatrice ha introdotto i principi della psicologia positiva, spiegando che essa non consiste nel negare i problemi o nel pretendere di essere sempre felici. Il suo obiettivo è piuttosto individuare e rafforzare le risorse personali, le emozioni positive, le relazioni e le condizioni che consentono alle persone di vivere e lavorare meglio.
È stata proposta una riflessione sulla responsabilità individuale nella costruzione del proprio benessere. Pur riconoscendo l’importanza dell’ambiente esterno, delle relazioni e delle condizioni lavorative, ogni persona può adottare piccole strategie quotidiane per prendersi cura di sé.
Uno dei messaggi più significativi è stato: “A little is a lot”, ovvero anche un piccolo intervento può produrre effetti importanti. Brevi pause, esercizi di respirazione, momenti di silenzio o attività consapevoli possono essere inseriti nella giornata scolastica senza richiedere tempi eccessivamente lunghi.
Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata allo stress, presentato come il sistema di allarme naturale del corpo. Lo stress non è stato descritto esclusivamente come un nemico, ma come un meccanismo biologico originariamente progettato per proteggerci e aiutarci a sopravvivere.
Quando il cervello percepisce un possibile pericolo, l’amigdala, considerata il suo centro di allarme, attiva la risposta allo stress. Il corpo si prepara allora a reagire attraverso le modalità definite:
fight, combattere;
flight, fuggire;
freeze, immobilizzarsi.
Sono stati analizzati anche gli effetti fisici e mentali di questa attivazione. Il sistema nervoso simpatico prepara l’organismo all’azione, aumentando lo stato di allerta, mentre quello parasimpatico contribuisce successivamente a riportare il corpo verso una condizione di calma ed equilibrio.
È stato utilizzato l’esempio delle spie rosse dell’automobile: così come una spia segnala che qualcosa richiede attenzione, anche il corpo invia segnali che non dovrebbero essere ignorati. Tensione muscolare, agitazione, difficoltà di concentrazione, stanchezza, accelerazione del battito cardiaco e irritabilità possono indicare un sovraccarico.
Riconoscere questi segnali permette di intervenire prima che lo stress diventi cronico e comprometta la salute o la qualità del lavoro.
È stato successivamente presentato il modello PERMA, elaborato nell’ambito della psicologia positiva e utilizzato per comprendere e sostenere il benessere. L’acronimo identifica cinque dimensioni:
P – Positive Emotions: emozioni positive;
E – Engagement: coinvolgimento nelle attività;
R – Relationships: relazioni positive e significative;
M – Meaning: significato e senso attribuiti alla propria vita e al proprio lavoro;
A – Accomplishment: realizzazione personale e raggiungimento degli obiettivi.
Il modello ha permesso di comprendere che il benessere non coincide semplicemente con il sentirsi felici. Esso nasce dall’equilibrio tra emozioni, partecipazione, relazioni, significato e soddisfazione per i risultati raggiunti.
La mindfulness può sostenere ciascuna di queste dimensioni, poiché aiuta la persona a riconoscere le proprie emozioni, a essere maggiormente presente nelle attività e a costruire relazioni più consapevoli.
La riflessione è proseguita distinguendo, senza separarli, il benessere fisico e quello mentale.
Per tutelare la salute fisica sono importanti:
un’alimentazione equilibrata;
il movimento regolare;
il riposo;
il rispetto dei ritmi corporei;
l’ascolto dei segnali inviati dall’organismo.
Per quanto riguarda la salute mentale, sono stati evidenziati il valore dell’autoconsapevolezza e della resilienza. Allenare queste competenze nei periodi relativamente sereni permette di affrontare con maggiore equilibrio le difficoltà quando si presentano.
Attraverso le immagini del bicchiere “mezzo pieno o mezzo vuoto” e dell’“erba sempre più verde dall’altra parte”, si è riflettuto sul modo in cui la prospettiva personale influenza l’interpretazione della realtà. La psicologia positiva non invita a ignorare le difficoltà, ma a riconoscere anche le risorse, le opportunità e gli aspetti favorevoli presenti nelle situazioni.
Nella parte conclusiva della giornata, la mindfulness è stata definita come uno strumento di consapevolezza. Praticarla significa interrompere il “pilota automatico” e imparare a osservare pensieri, emozioni, impulsi e azioni.
La pausa consapevole crea uno spazio tra ciò che accade e la nostra risposta. In questo modo diventa possibile scegliere come comportarsi sulla base dei propri valori, invece di reagire automaticamente.
Uno dei principi proposti è stato: “Respond mindfully instead of reacting”, ossia rispondere con consapevolezza invece di reagire impulsivamente.
La meditazione è stata descritta come una forma di “punteggiatura” della giornata: così come i segni di punteggiatura permettono di fare pause e dare senso a un testo, brevi momenti meditativi aiutano a interrompere il flusso continuo degli impegni e a ritrovare presenza e chiarezza mentale.
Tra i benefici della mindfulness sono stati indicati:
maggiore pace interiore;
migliore relazione con sé stessi;
relazioni interpersonali più equilibrate;
aumento della concentrazione;
riduzione delle reazioni impulsive;
maggiore capacità di affrontare lo stress;
incremento del senso di equilibrio e felicità.
L’immagine conclusiva ha posto una domanda significativa: “Il tuo corpo è presente, ma lo è anche la tua mente?”. Spesso, infatti, il corpo si trova nel presente mentre la mente è ancora occupata dal passato oppure anticipa e teme il futuro. La mindfulness aiuta a ricondurre l’attenzione al momento attuale.
La formazione ha utilizzato una metodologia attiva e inclusiva, caratterizzata da:
presentazioni teoriche accompagnate da immagini ed esempi;
domande-stimolo;
riflessione individuale;
confronto tra i partecipanti;
attività brevi e facilmente trasferibili;
esercizi di consapevolezza;
collegamenti tra teoria ed esperienza quotidiana;
valorizzazione delle differenti prospettive culturali.
Al termine della giornata, i partecipanti hanno potuto:
comprendere il carattere personale e multidimensionale del benessere;
riconoscere i principali segnali fisici e mentali dello stress;
conoscere il funzionamento della risposta di allarme;
distinguere il ruolo del sistema nervoso simpatico e parasimpatico;
conoscere le cinque dimensioni del modello PERMA;
comprendere la relazione tra salute fisica e mentale;
utilizzare brevi pause consapevoli;
riconoscere la differenza tra reagire automaticamente e rispondere consapevolmente;
riflettere sulla propria responsabilità nella cura del benessere;
individuare strategie trasferibili nei contesti educativi.
I contenuti appresi possono essere trasferiti nei contesti scolastici e nell’educazione degli adulti attraverso semplici pratiche: brevi esercizi di respirazione, pause di consapevolezza, attività per riconoscere le emozioni, momenti di ascolto del corpo e riflessioni sulle relazioni positive.
Questi strumenti possono contribuire alla creazione di ambienti educativi più sereni, inclusivi e attenti ai bisogni delle persone. Possono inoltre sostenere il benessere dei docenti e degli educatori, aiutandoli a prevenire il sovraccarico e a gestire con maggiore equilibrio le situazioni complesse.
La giornata è risultata particolarmente significativa perché ha unito conoscenze scientifiche, riflessione personale e strumenti operativi. Il messaggio principale è che il benessere non è una condizione da attendere passivamente, ma un processo che può essere coltivato ogni giorno attraverso piccoli gesti, consapevolezza e cura delle relazioni.
25 Agosto 2026
Durante il corso abbiamo approfondito il significato della mindfulness e le sue possibili applicazioni in ambito educativo. Un riferimento fondamentale è Jon Kabat-Zinn, biologo e professore emerito di Medicina, che alla fine degli anni Settanta ha sviluppato il programma MBSR – Mindfulness-Based Stress Reduction, finalizzato alla riduzione dello stress attraverso pratiche di consapevolezza.
Kabat-Zinn definisce la mindfulness come la capacità di prestare attenzione intenzionalmente al momento presente, con un atteggiamento aperto e non giudicante. Essere consapevoli significa quindi imparare a osservare ciò che accade dentro e fuori di noi – pensieri, emozioni, sensazioni corporee e stimoli ambientali – senza reagire in modo automatico e senza classificare immediatamente ogni esperienza come positiva o negativa.
La mindfulness non consiste nello “svuotare la mente”, ma nel riconoscere ciò che è presente, accogliendolo con curiosità, pazienza e gentilezza. La pratica costante può aiutare la persona a interrompere gli automatismi, a comprendere meglio le proprie reazioni e a scegliere risposte più consapevoli.
Nel corso dell’esperienza sono state utilizzate anche le campane tibetane, strumenti tradizionalmente impiegati nelle pratiche contemplative e meditative. Il loro suono prolungato e le vibrazioni armoniche favoriscono l’ascolto profondo e il ritorno dell’attenzione al momento presente.
In ambito scolastico, la campana può diventare un segnale educativo: il suo suono invita gli alunni a fermarsi, respirare, ascoltare e riconnettersi con il proprio corpo. Può essere utilizzata all’inizio della giornata, prima di un’attività impegnativa, durante il passaggio da una disciplina all’altra oppure al termine di una situazione particolarmente intensa.
L’efficacia educativa non dipende da presunte proprietà “magiche” dello strumento, ma dalla qualità dell’ascolto e dall’abitudine a collegare quel suono a una breve pausa di consapevolezza. Anche pochi minuti possono aiutare la classe a rallentare, ridurre la confusione e recuperare attenzione.
Una delle attività proposte dalla docente è stata il body scan, o scansione corporea. Durante questa pratica siamo stati guidati a portare gradualmente l’attenzione alle diverse parti del corpo, osservando le sensazioni presenti senza cercare di modificarle.
Il body scan permette di riconoscere tensioni, rigidità, calore, freddo, pesantezza o leggerezza e aiuta a stabilire un contatto più profondo con il proprio corpo. Spesso, infatti, viviamo concentrati sui pensieri e sugli impegni, senza accorgerci dei segnali fisici che accompagnano lo stress e le emozioni.
Applicato a scuola in forma breve e adeguata all’età, il body scan può aiutare gli alunni a calmarsi, a riconoscere il proprio stato psicofisico e a prepararsi all’apprendimento. La pratica deve essere proposta come un invito e non come un obbligo, rispettando eventuali situazioni di disagio e consentendo agli alunni di tenere gli occhi aperti o interrompere l’attività.
Un’altra esperienza significativa è stata la realizzazione di mandala utilizzando elementi naturali. Foglie, fiori, pietre, rametti, semi e altri materiali sono stati disposti seguendo forme circolari, simmetrie e combinazioni cromatiche.
La costruzione del mandala ha richiesto concentrazione, pazienza, creatività e cura. Il contatto diretto con i materiali naturali ha favorito un rallentamento dei ritmi e un’osservazione più attenta dell’ambiente. Ogni elemento, anche il più semplice, ha acquistato valore grazie alla posizione occupata nell’insieme.
La natura temporanea del mandala offre inoltre un’importante occasione educativa: il prodotto può cambiare, essere spostato o scomparire, insegnando ad accettare l’impermanenza e a dare valore non soltanto al risultato finale, ma soprattutto al processo creativo.
Se realizzata in gruppo, questa attività sviluppa anche la capacità di ascoltare gli altri, negoziare le scelte, rispettare lo spazio comune e contribuire a un’opera collettiva.
La mindfulness può essere introdotta nella quotidianità scolastica attraverso attività semplici e brevi, adattate all’età degli alunni:
uno o due minuti di respirazione consapevole all’inizio della lezione;
l’ascolto del suono di una campana fino alla sua completa scomparsa;
brevi esercizi di body scan;
osservazione consapevole di un oggetto naturale;
camminata lenta e silenziosa;
pausa di consapevolezza prima di una verifica;
riconoscimento e denominazione delle emozioni;
realizzazione individuale o collettiva di mandala naturali;
momenti di gratitudine e riflessione al termine della giornata.
Queste attività non dovrebbero essere considerate interventi occasionali, ma inserite gradualmente nella routine della classe. La regolarità permette agli studenti di familiarizzare con le pratiche e di utilizzarle, nel tempo, anche in modo autonomo.
Le pratiche di mindfulness possono creare condizioni favorevoli all’apprendimento perché allenano l’attenzione e aiutano gli alunni a riconoscere le distrazioni. Una migliore consapevolezza del proprio stato emotivo può inoltre facilitare la gestione dell’ansia, della frustrazione e della paura di sbagliare.
Un alunno che impara a fermarsi e a osservare ciò che prova può affrontare un compito con maggiore calma, perseverare più a lungo e chiedere aiuto in modo più consapevole. La mindfulness non sostituisce la didattica né rappresenta una soluzione automatica a tutte le difficoltà, ma può contribuire alla costruzione di un ambiente più sereno, inclusivo e disponibile all’apprendimento.
Le esperienze proposte risultano strettamente collegate alle life skills, ossia alle competenze personali, emotive e relazionali necessarie per affrontare efficacemente la vita quotidiana.
In particolare, la mindfulness può sostenere:
la consapevolezza di sé, attraverso il riconoscimento di pensieri, emozioni e sensazioni;
la gestione delle emozioni e dello stress;
l’autoregolazione e il controllo delle reazioni impulsive;
la capacità di concentrazione;
il pensiero creativo, stimolato anche dalla costruzione dei mandala;
la capacità di prendere decisioni più ponderate;
l’empatia e l’ascolto degli altri;
la comunicazione e la collaborazione;
la resilienza di fronte alle difficoltà;
il rispetto dell’ambiente e il senso di appartenenza alla natura.
L’introduzione della mindfulness richiede un clima basato sulla fiducia, sull’accoglienza e sull’assenza di giudizio. L’insegnante non deve pretendere che tutti vivano l’esperienza nello stesso modo, ma deve lasciare spazio alle differenze individuali.
È importante utilizzare un linguaggio semplice, laico e inclusivo, presentando le attività come esercizi di attenzione e consapevolezza. La mindfulness non deve trasformarsi in uno strumento per ottenere silenzio o obbedienza, ma deve aiutare ogni alunno a conoscere meglio sé stesso e a partecipare più consapevolmente alla vita della classe.
Anche l’insegnante può trarre beneficio da queste pratiche, imparando a riconoscere il proprio livello di stress, a gestire le situazioni complesse con maggiore equilibrio e a costruire relazioni educative fondate sull’ascolto.
L’esperienza vissuta ha consentito di comprendere la mindfulness non soltanto a livello teorico, ma attraverso il coinvolgimento diretto del corpo, dei sensi, delle emozioni e della creatività.
Il body scan ci ha aiutato a rivolgere l’attenzione alle sensazioni corporee; il suono delle campane tibetane ha favorito l’ascolto e il ritorno al presente; la creazione dei mandala con elementi naturali ha unito concentrazione, espressione artistica, collaborazione e contatto con l’ambiente.
Portare queste pratiche a scuola significa offrire agli alunni uno spazio in cui fermarsi, ascoltarsi e riconoscere ciò che stanno vivendo. In una realtà caratterizzata da ritmi veloci, numerosi stimoli e continue richieste di prestazione, educare alla consapevolezza rappresenta una scelta pedagogica importante.
La mindfulness può contribuire a formare persone maggiormente presenti, autonome ed empatiche, capaci di prendersi cura di sé, degli altri e dell’ambiente. In questa prospettiva, apprendimento e benessere non costituiscono due obiettivi separati, ma parti di un unico processo di crescita integrale della persona.
26 agosto 2026
Nel corso della mobilità Erasmus+ a Reykjavík, la visita alla scuola Dalskóli e l’esperienza vissuta lungo il Golden Circle hanno offerto due differenti ma complementari occasioni di riflessione sul significato della mindfulness e sulle sue possibili applicazioni in ambito educativo.
La prima esperienza ha permesso di osservare come gli spazi, le relazioni e il benessere possano diventare parte integrante del processo di apprendimento. La seconda ha favorito un contatto diretto con la natura islandese, trasformando l’osservazione del paesaggio in un’autentica esperienza di presenza e consapevolezza.
La visita alla Dalskóli ha rappresentato un’importante opportunità per conoscere da vicino l’organizzazione di una scuola islandese e riflettere sul rapporto tra ambiente scolastico, benessere e qualità dell’apprendimento.
Una frase presentata durante l’incontro ha sintetizzato efficacemente la concezione educativa della scuola:
“Happiness is a journey” – La felicità è un viaggio.
Percorrendo gli ambienti della Dalskóli, questa affermazione sembrava concretizzarsi nell’organizzazione degli spazi e nelle attenzioni dedicate agli studenti.
La scuola presenta ambienti luminosi, accoglienti e flessibili, progettati non soltanto per trasmettere conoscenze, ma anche per favorire le relazioni, l’autonomia e il benessere. La biblioteca è aperta e piacevole; sono presenti angoli raccolti nei quali gli alunni possono leggere, rilassarsi o isolarsi per qualche momento; le aule sono organizzate per sostenere sia il lavoro individuale sia quello collaborativo. Anche gli arredi rispondono alle differenti esigenze degli studenti e consentono una maggiore libertà nella scelta delle modalità di apprendimento.
Un particolare significativo riguarda l’abitudine di lasciare le scarpe fuori dagli ambienti scolastici. Non si tratta soltanto di una curiosità culturale, ma di una consuetudine che contribuisce a creare un contesto ordinato, rispettoso e quasi domestico. Gli studenti sono così invitati a percepire la scuola come uno spazio comune del quale prendersi cura.
Particolarmente significativo è stato il messaggio rivolto agli alunni:
“A scuola sto bene, le persone mi vedono, si prendono cura di me, posso crescere, affrontare delle sfide e le persone mi ascoltano.”
Queste parole esprimono una visione dell’educazione fondata sull’ascolto, sulla fiducia e sul riconoscimento della persona. Ogni alunno dovrebbe potersi sentire accolto, rispettato e parte di una comunità, ma anche essere progressivamente accompagnato ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento e del proprio percorso di apprendimento.
Il benessere non viene quindi considerato un elemento secondario, ma una condizione fondamentale per apprendere. Un alunno che si sente al sicuro, visto e ascoltato può esprimere più liberamente le proprie potenzialità, affrontare le difficoltà, accettare le sfide e partecipare con maggiore consapevolezza alla vita scolastica.
La visita ha permesso di comprendere che la mindfulness a scuola non può essere limitata a qualche esercizio di respirazione o a brevi momenti di silenzio. La consapevolezza è anche un clima educativo e si manifesta nel modo in cui vengono organizzati gli spazi, accolte le persone e rispettati i loro bisogni e tempi.
Una scuola orientata alla mindfulness crea le condizioni affinché ogni persona possa essere presente, riconoscere ciò che prova, ascoltare sé stessa e gli altri e affrontare l’apprendimento con maggiore serenità.
In questa prospettiva, la cura degli ambienti assume un valore pedagogico: uno spazio accogliente comunica attenzione e rispetto, favorisce le relazioni positive e contribuisce alla regolazione delle emozioni. Anche la possibilità di trovare un angolo tranquillo può aiutare l’alunno a riconoscere il proprio bisogno di una pausa e a recuperare equilibrio e concentrazione.
La Dalskóli propone dunque l’immagine di una scuola capace di accompagnare ogni studente a “fiorire”, valorizzandone l’individualità all’interno della comunità.
La giornata lungo il Golden Circle ha offerto una diversa esperienza formativa, vissuta a diretto contatto con la natura islandese.
La forza dei geyser, lo scorrere dell’acqua, l’ampiezza degli spazi e il paesaggio essenziale hanno suscitato meraviglia e favorito una naturale disposizione all’ascolto. Davanti a un geyser, in attesa della sua improvvisa esplosione verso il cielo, l’attenzione si concentra spontaneamente sul momento presente.
Guardare, ascoltare, sentire il vento sul viso, percepire il freddo e attendere un evento senza sapere esattamente quando si verificherà sono diventate azioni di consapevolezza. La natura ha invitato a rallentare e ha ricordato che il momento presente è l’unico che stiamo realmente vivendo.
Il Golden Circle si è così trasformato in uno straordinario spazio di mindfulness, nel quale non era necessario cercare un luogo specifico per meditare: il paesaggio stesso sollecitava l’attenzione, il silenzio, l’ascolto e lo stupore.
L’esperienza vissuta richiama il pensiero di Jon Kabat-Zinn, ideatore del programma MBSR – Mindfulness-Based Stress Reduction – e uno dei principali studiosi della mindfulness in ambito occidentale.
Kabat-Zinn descrive la mindfulness come la capacità di prestare attenzione intenzionalmente al momento presente, con un atteggiamento aperto e non giudicante.
La mindfulness non consiste nello svuotare la mente, ma nell’osservare ciò che accade dentro e fuori di noi: pensieri, emozioni, sensazioni corporee e stimoli provenienti dall’ambiente. Significa interrompere, almeno per qualche momento, gli automatismi quotidiani per entrare in relazione più consapevole con l’esperienza.
Durante la visita al Golden Circle, questa definizione ha assunto un significato concreto. L’osservazione della natura ha permesso di essere pienamente presenti, accogliendo le sensazioni e le emozioni senza la necessità di giudicarle o controllarle.
Le due esperienze hanno evidenziato l’importanza di aiutare bambini, ragazzi e adulti a recuperare la capacità di fermarsi, osservare, ascoltare e meravigliarsi.
La scuola può insegnare moltissime conoscenze, ma dovrebbe anche offrire occasioni per sviluppare la consapevolezza di sé, la gestione delle emozioni, l’empatia, l’ascolto e il rispetto dell’ambiente.
A tale scopo è possibile:
predisporre ambienti scolastici luminosi, ordinati, flessibili e accoglienti;
creare angoli tranquilli per la lettura, la riflessione e il recupero della concentrazione;
iniziare alcune attività con brevi momenti di respirazione consapevole;
organizzare esperienze educative all’aperto e a contatto con la natura;
invitare gli alunni a osservare ciò che li circonda prima di esprimere un giudizio;
favorire l’ascolto e il riconoscimento delle emozioni;
proporre momenti nei quali raccontare le sensazioni vissute;
responsabilizzare gli studenti nella cura degli spazi comuni;
valorizzare la meraviglia, la curiosità e la capacità di porsi domande.
Queste pratiche possono contribuire allo sviluppo di importanti life skills: consapevolezza di sé, gestione dello stress e delle emozioni, comunicazione efficace, empatia, pensiero creativo, capacità di collaborare, resilienza e assunzione di responsabilità.
La visita alla Dalskóli e l’esperienza al Golden Circle confermano il valore formativo delle mobilità Erasmus+.
Entrare nelle scuole di altri Paesi non significa cercare semplicemente modelli da copiare. Significa osservare realtà differenti, confrontarsi con altre concezioni educative, mettere in discussione le proprie abitudini e tornare nel proprio contesto con nuove domande, idee e prospettive.
Allo stesso modo, conoscere un territorio e la sua natura consente di sviluppare una maggiore consapevolezza ambientale e di comprendere che l’apprendimento può avvenire anche al di fuori degli spazi formali.
La mobilità diventa così un’esperienza di trasformazione personale e professionale: si esce dai propri confini per ritornare a sé stessi con uno sguardo nuovo.
La Dalskóli e il Golden Circle hanno mostrato due aspetti complementari della mindfulness.
La scuola ha evidenziato il valore della cura, dell’ascolto, delle relazioni e di ambienti capaci di sostenere il benessere e l’apprendimento. La natura islandese ha invece richiamato alla presenza, al silenzio, alla meraviglia e alla consapevolezza di appartenere a qualcosa di più grande.
Entrambe le esperienze suggeriscono che educare non significa soltanto trasmettere contenuti, ma creare le condizioni affinché ogni persona possa sentirsi vista, ascoltata e accompagnata nel proprio percorso di crescita.
La mindfulness può pertanto diventare una dimensione trasversale dell’educazione: non soltanto una pratica specifica, ma un modo di costruire gli ambienti, vivere le relazioni, osservare la realtà e affrontare l’apprendimento.
La felicità è un viaggio e la scuola può essere uno dei luoghi più importanti nei quali imparare a percorrerlo con attenzione, consapevolezza e fiducia.
Durante l’incontro formativo è stato affrontato un tema centrale per il benessere personale e professionale: la capacità di riconoscere i propri valori, trasformarli in priorità consapevoli e tradurli in obiettivi concreti.
L’attività, condotta secondo una metodologia partecipativa e riflessiva, ha alternato momenti di spiegazione, esercizi individuali, confronto nel gruppo e pratiche di mindfulness. Il percorso ha consentito ai partecipanti di soffermarsi non soltanto su ciò che desiderano raggiungere, ma soprattutto sul modo in cui vogliono vivere e sulla persona che desiderano essere.
Un passaggio fondamentale è stato dedicato alla distinzione tra valori e obiettivi.
Un obiettivo è un risultato chiaro e concreto verso il quale è possibile lavorare. Ha generalmente un punto di arrivo e può essere raggiunto, verificato e concluso: frequentare un corso, realizzare un progetto, migliorare una competenza o organizzare un viaggio.
I valori, invece, non sono attività da completare. Rappresentano i principi che orientano il nostro comportamento e indicano:
come desideriamo vivere;
quale persona vogliamo essere;
che cosa consideriamo realmente importante;
quali principi vogliamo difendere;
quale significato attribuiamo alle nostre decisioni.
Valori come rispetto, affidabilità, gentilezza, creatività, sostenibilità, spiritualità, indipendenza, connessione, curiosità, coraggio, pazienza e professionalità non costituiscono traguardi da raggiungere una volta per tutte. Sono direzioni che accompagnano continuamente la vita.
L’obiettivo risponde alla domanda: “Che cosa voglio ottenere?”
Il valore risponde invece alla domanda: “In che modo voglio vivere e chi voglio essere?”
Ai partecipanti è stato proposto un ampio elenco di valori, tra i quali scegliere quelli percepiti come maggiormente significativi. La selezione ha richiesto di superare risposte automatiche o socialmente desiderabili, per ascoltare ciò che è davvero importante a livello personale.
La mindfulness assume qui una funzione essenziale. Attraverso il silenzio e l’ascolto interiore, la persona può distinguere la propria voce dalle molte voci esterne che ripetono: “Devi”, “Dovresti”, “È necessario”.
Prendersi ogni giorno qualche minuto di tranquillità permette di porsi alcune domande fondamentali:
Di che cosa ho realmente bisogno?
Che cosa desidero?
Chi sono?
Quali valori voglio rappresentare con le mie azioni?
Le mie scelte quotidiane sono coerenti con ciò che considero importante?
Quando valori e comportamenti sono allineati, la persona è più fedele a sé stessa e vive in maniera più autentica. Questa coerenza accresce l’autostima, la percezione di competenza, la creatività e la capacità di instaurare relazioni positive. Il benessere che ne deriva può inoltre avere un effetto “contagioso”, diventando fonte di ispirazione per gli altri.
Particolarmente importante è stata la costruzione della stella del peso dei valori, uno strumento grafico e riflessivo che consente di rappresentare l’importanza attribuita alle principali dimensioni della propria vita.
Le aree considerate possono comprendere, per esempio:
salute e benessere;
famiglia e genitorialità;
lavoro e contributo alla comunità;
apprendimento permanente;
viaggi ed esperienze;
creatività;
relazioni;
tempo libero e gioco;
spiritualità e fede;
sostenibilità;
casa e cura degli animali.
Dopo aver individuato le aree maggiormente significative, ciascuna persona assegna loro un peso o un punteggio. I valori vengono riportati lungo i raggi della stella e collegati tra loro, creando una rappresentazione immediata della propria gerarchia valoriale.
La stella non serve a stabilire quali valori siano giusti o sbagliati. Ogni configurazione è personale e può cambiare nel corso della vita. Il suo scopo è rendere visibile ciò che spesso rimane implicito.
Questo esercizio è importante perché permette di:
riconoscere quali valori occupano realmente una posizione centrale;
confrontare l’importanza dichiarata con il tempo e le energie concretamente dedicati a ciascuna area;
individuare squilibri e contraddizioni;
comprendere le ragioni di eventuali sentimenti di confusione, frustrazione o disorientamento;
stabilire priorità più autentiche;
scegliere obiettivi coerenti con i propri valori;
monitorare nel tempo i cambiamenti personali.
Per esempio, una persona può dichiarare che la salute e la famiglia sono valori fondamentali, ma scoprire di dedicare quasi tutte le proprie energie al lavoro. La stella rende visibile questa distanza tra ciò che si considera importante e ciò che si pratica realmente.
Il “peso” assegnato non rappresenta quindi soltanto un ordine di preferenza: diventa uno strumento di autovalutazione. Consente di chiedersi se la propria vita quotidiana rispecchi davvero le priorità dichiarate.
Non tutto ciò che appare urgente è anche importante. Le richieste esterne, le abitudini e le aspettative sociali possono occupare molto spazio, allontanando la persona da ciò che attribuisce significato alla propria esistenza.
Stabilire le priorità significa decidere consapevolmente dove investire tempo, attenzione ed energie. I valori costituiscono il criterio attraverso il quale compiere questa scelta.
Quando le priorità non sono chiare, si rischia di inseguire contemporaneamente molti obiettivi, con la conseguenza di sentirsi confusi, disorientati e frustrati. Al contrario, una gerarchia valoriale consapevole permette di rinunciare a ciò che è meno significativo e di concentrarsi su azioni coerenti con la propria identità.
La stella dovrebbe essere riletta periodicamente, soprattutto nei momenti di cambiamento. Non è una fotografia definitiva, ma una mappa dinamica: alcune aree possono diventare più importanti in determinate fasi, mentre altre possono temporaneamente assumere un peso minore.
Dopo aver riconosciuto valori e priorità, è possibile formulare obiettivi coerenti. Un valore generale deve essere tradotto in comportamenti osservabili.
Per esempio:
se il valore è la salute, l’obiettivo può essere praticare attività fisica tre volte alla settimana;
se il valore è la famiglia, l’obiettivo può essere riservare momenti regolari di presenza autentica;
se il valore è l’apprendimento permanente, l’obiettivo può essere seguire un corso o leggere un libro ogni mese;
se il valore è la sostenibilità, l’obiettivo può essere modificare alcune abitudini di consumo;
se il valore è la connessione, l’obiettivo può essere coltivare relazioni significative e partecipare alla vita della comunità.
Gli obiettivi acquistano maggiore forza quando non sono semplici attività da aggiungere a una lista, ma espressioni concrete di un valore riconosciuto.
Il percorso è proseguito con la presentazione della vision board, una composizione di immagini, parole e frasi che rappresenta visivamente valori, desideri e obiettivi.
La vision board svolge una funzione diversa dalla tradizionale lista delle cose da fare. Le immagini rendono le aspirazioni più immediate, emozionanti e facilmente richiamabili alla mente. Possono aiutare a mantenere l’attenzione sulle opportunità coerenti con le proprie priorità e ricordare quotidianamente la direzione scelta.
Affinché sia efficace, tuttavia, la vision board non deve diventare una semplice raccolta di desideri. Dovrebbe nascere dopo il lavoro sui valori e contenere immagini realmente collegate alla persona che si vuole diventare.
La metodologia proposta può essere applicata anche nella scuola e nell’educazione degli adulti. Aiuta studenti e partecipanti a sviluppare:
consapevolezza di sé;
capacità di scelta;
autonomia e responsabilità;
motivazione;
educazione emotiva;
capacità di progettare il proprio futuro;
rispetto dei valori e delle priorità altrui.
In ambito educativo è importante chiarire che non esiste una stella perfetta. Il confronto non deve trasformarsi in giudizio: ogni persona costruisce la propria rappresentazione a partire dalla storia, dall’età, dai bisogni e dal momento di vita che sta attraversando.
Il ruolo del formatore consiste nel creare uno spazio sicuro nel quale ciascuno possa ascoltarsi, riconoscere le proprie priorità e condividere soltanto ciò che desidera.
L’attività ha mostrato che il benessere non dipende unicamente dal numero di obiettivi raggiunti, ma soprattutto dalla coerenza tra valori, priorità, scelte e comportamenti.
La stella del peso dei valori rappresenta uno strumento particolarmente significativo perché rende visibile questa coerenza, oppure la distanza che ancora deve essere colmata. Non offre risposte preconfezionate, ma pone domande profonde e necessarie.
Essere consapevoli dei propri valori significa possedere una bussola. Gli obiettivi indicano le tappe del cammino, mentre i valori ne definiscono la direzione. La mindfulness permette infine di fermarsi, ascoltare la propria voce e verificare se il percorso intrapreso corrisponda ancora alla persona che si desidera essere.
Al termine della lezione ci siamo recati all’Università, dove abbiamo incontrato il professor Roberto Pagani. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento sul valore educativo, culturale e sociale dell’insegnamento delle lingue.
In particolare, abbiamo riflettuto sull’insegnamento della propria lingua madre come lingua straniera. Insegnare una lingua a chi non la possiede come lingua d’origine richiede competenze specifiche: non è sufficiente conoscere perfettamente la lingua, ma occorre saperne spiegare le strutture, riconoscere le difficoltà degli apprendenti e adottare metodologie capaci di valorizzare differenti esperienze linguistiche e culturali.
La lingua non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma costituisce anche un elemento fondamentale dell’identità individuale e collettiva. Attraverso la lingua si trasmettono storia, valori, tradizioni, modi di pensare e interpretazioni della realtà. Per questo motivo, l’apprendimento linguistico favorisce l’incontro tra culture, il dialogo, la comprensione reciproca e il superamento di stereotipi e pregiudizi.
Durante il confronto è emersa anche l’importanza del plurilinguismo. La lingua madre dell’apprendente non dovrebbe essere considerata un ostacolo, ma una risorsa sulla quale costruire nuovi apprendimenti. Valorizzare il repertorio linguistico di ciascuna persona significa riconoscerne l’identità, la storia e le competenze, promuovendo un’educazione realmente inclusiva.
Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema delle certificazioni linguistiche. Le certificazioni consentono di attestare in modo trasparente e comparabile il livello di competenza raggiunto secondo i parametri del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Possono essere necessarie per motivi di studio, lavoro, mobilità internazionale, accesso a determinati percorsi formativi e, in alcuni Paesi, anche per l’ottenimento della cittadinanza.
Proprio quest’ultimo aspetto ha aperto una riflessione sul rapporto tra competenza linguistica e partecipazione civica. La conoscenza della lingua del Paese di accoglienza facilita l’accesso ai servizi, al lavoro, all’istruzione e alla vita sociale, permettendo alla persona di conoscere ed esercitare i propri diritti e doveri. Tuttavia, la certificazione non dovrebbe trasformarsi esclusivamente in una barriera burocratica. È necessario garantire percorsi formativi accessibili, accompagnamento e condizioni eque, soprattutto per adulti scarsamente scolarizzati, persone vulnerabili o apprendenti con particolari difficoltà.
L’insegnamento linguistico assume quindi una responsabilità che va oltre la trasmissione di regole grammaticali e lessicali. Significa offrire strumenti di autonomia, inclusione e partecipazione democratica. Imparare una lingua consente di esprimere bisogni e opinioni, costruire relazioni, comprendere la società nella quale si vive e sentirsi parte attiva della comunità.
L’incontro con il professor Pagani ha completato efficacemente il lavoro svolto durante la giornata: così come la riflessione sui valori aiuta la persona a riconoscere la propria identità e a orientare le proprie scelte, la lingua permette di comunicare tale identità, entrare in relazione con gli altri e partecipare consapevolmente alla vita sociale e civile.
28.8.2023
Durante la lezione sono state presentate alcune semplici tecniche di yoga e di respirazione da inserire nella routine scolastica, con l’obiettivo di favorire il benessere degli studenti. Lo yoga rappresenta infatti un’attività fisica non competitiva che migliora equilibrio, flessibilità, coordinazione motoria e consapevolezza corporea. Contribuisce inoltre ad accrescere la concentrazione, a sviluppare le competenze sociali e a rafforzare le relazioni all’interno del gruppo.
Il percorso proposto si è articolato intorno ad alcuni elementi fondamentali: respirazione, concentrazione, movimento, rilassamento e connessione con gli altri. Particolare attenzione è stata dedicata alla respirazione consapevole e al ruolo del diaframma, il muscolo che, abbassandosi durante l’inspirazione e sollevandosi durante l’espirazione, permette ai polmoni di espandersi e contrarsi. È stato sottolineato come una respirazione corretta possa influire sul livello di energia e aiutare a gestire ansia, paura, rabbia e stress, preparando anche alla meditazione e al rilassamento.
Sono state sperimentate diverse tecniche, facilmente utilizzabili anche in classe: la respirazione quadrata, articolata in quattro fasi regolari; la respirazione “a stella”, guidata dal movimento delle dita; e la respirazione a narici alternate. Questi esercizi possono essere praticati in qualunque momento della giornata per recuperare calma, attenzione ed equilibrio.
È stato inoltre evidenziato che la mente tende naturalmente a distrarsi, ma la capacità di concentrazione può essere allenata come un muscolo. Imparare a riconoscere la distrazione e riportare l’attenzione al momento presente può produrre benefici significativi nell’apprendimento, nelle attività sportive e nelle relazioni interpersonali. A questo scopo è stata proposta anche la tecnica del finger tapping, accompagnata da affermazioni positive quali: “Sono forte”, “La pace comincia da me” e “Sono una persona gentile”.
La parte dedicata al movimento ha mostrato come lo yoga possa favorire il radicamento, la forza, la flessibilità e l’equilibrio, contribuendo al tempo stesso alla riduzione dell’ansia e dello stress. Sono state presentate e sperimentate alcune semplici sequenze, tra cui il mezzo Saluto al Sole e diverse posizioni adattabili anche alla sedia: torsioni, piegamenti in avanti, posizione del gatto e della mucca, della montagna, dell’albero, dell’aquila, del guerriero e altre posture.
L’attività ha quindi evidenziato come brevi esercizi di respirazione, concentrazione e movimento possano essere integrati nella quotidianità scolastica per creare un ambiente più sereno, inclusivo e favorevole all’apprendimento, aiutando gli studenti a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e una migliore capacità di autoregolazione.
Al termine della lezione, abbiamo partecipato al seminario finale, che ha previsto la consegna degli attestati.
Questa esperienza di mobilità Erasmus+ a Reykjavík ha rappresentato per me molto più di un semplice corso di formazione. È stata un’occasione per fermarmi, osservare con maggiore attenzione ciò che accade dentro e intorno a me e riflettere sul modo in cui affronto la vita, le relazioni e gli impegni professionali. In una quotidianità spesso caratterizzata dalla fretta e dalla necessità di rispondere a molte richieste, ho riscoperto il valore della pausa, del silenzio e dell’ascolto.
Le pratiche di mindfulness mi hanno aiutata a comprendere che essere presenti non significa eliminare i pensieri o le preoccupazioni, ma imparare a riconoscerli senza lasciarsi trascinare automaticamente da essi. Il body scan, gli esercizi di respirazione, il suono delle campane tibetane, lo yoga e la creazione dei mandala con materiali naturali mi hanno permesso di sperimentare concretamente una diversa qualità dell’attenzione. Ho compreso che anche pochi minuti dedicati consapevolmente al respiro e al corpo possono modificare il modo in cui affrontiamo una situazione difficile.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sui valori personali. Distinguere i valori dagli obiettivi e costruire la “stella del peso dei valori” mi ha portata a interrogarmi sulle mie priorità e sulla coerenza tra ciò che considero importante e il tempo che concretamente vi dedico. Ho capito che gli obiettivi possono cambiare o essere raggiunti, mentre i valori costituiscono la direzione del cammino. In questa fase della mia vita sento ancora molto forti il desiderio di apprendere, la curiosità, l’impegno sociale, l’attenzione agli altri e la volontà di offrire il mio contributo all’educazione degli adulti. Allo stesso tempo, questa esperienza mi ha ricordato la necessità di rispettare maggiormente i miei ritmi e di prendermi cura anche del mio benessere.
La visita alla Dalskóli mi ha particolarmente colpita perché ha mostrato concretamente che il benessere non è un elemento accessorio dell’educazione, ma una condizione essenziale per l’apprendimento. Gli spazi luminosi e flessibili, gli angoli dedicati alla lettura e alla tranquillità e l’attenzione rivolta ai bisogni individuali comunicavano agli studenti un messaggio molto importante: “Ti vedo, ti ascolto e mi prendo cura di te”. Questa esperienza mi ha fatto riflettere su quanto ogni ambiente educativo, compresi quelli destinati agli adulti, dovrebbe permettere alle persone di sentirsi accolte, rispettate e valorizzate.
Anche il contatto con la natura islandese ha assunto un profondo valore formativo. Di fronte alla forza dei geyser, delle cascate, del vento e degli immensi paesaggi del Golden Circle, ho percepito contemporaneamente la fragilità dell’essere umano e la sua appartenenza a qualcosa di più grande. La natura mi ha invitata a rallentare, ad attendere e a meravigliarmi. Ho compreso che la mindfulness non si pratica soltanto durante una meditazione, ma anche quando si osserva realmente un paesaggio, si ascolta un suono o si accoglie un’emozione senza volerla immediatamente controllare.
L’incontro con il professor Roberto Pagani ha inoltre rafforzato alcune convinzioni maturate nel corso della mia esperienza professionale. La lingua non è soltanto un insieme di regole, ma uno strumento di identità, autonomia, inclusione e partecipazione democratica. Per chi opera nell’educazione degli adulti, insegnare una lingua significa aiutare le persone a esprimersi, conoscere i propri diritti, costruire relazioni e sentirsi parte della comunità. Le certificazioni linguistiche sono importanti, ma devono essere accompagnate da percorsi accessibili e rispettosi delle differenti condizioni personali e culturali degli apprendenti.
Dal punto di vista professionale, questa esperienza mi ha fornito idee e strumenti trasferibili nei contesti educativi nei quali continuo a operare. Credo che brevi esercizi di respirazione, momenti di ascolto, attività nella natura, pratiche di consapevolezza corporea e riflessioni sui valori possano essere introdotti nelle scuole di ogni ordine e grado e, in modo particolare, nell’educazione degli adulti. Anche gli adulti hanno bisogno di spazi nei quali rallentare, riconoscere le proprie emozioni, recuperare fiducia e riscoprire le proprie risorse.
Il confronto con partecipanti provenienti da diversi Paesi europei ha infine confermato il valore più autentico di Erasmus+: uscire dal proprio ambiente abituale, incontrare altre culture, mettere in discussione convinzioni consolidate e tornare con uno sguardo più ampio. Non si tratta semplicemente di acquisire nuove tecniche, ma di lasciarsi trasformare dall’esperienza.
Ritorno da Reykjavík con la consapevolezza che il benessere non è una meta definitivamente raggiunta, ma un processo da coltivare giorno dopo giorno. Porto con me un invito semplice ma impegnativo: essere maggiormente presente, ascoltare il corpo, rispettare i miei limiti, scegliere con più attenzione dove investire le mie energie e continuare a imparare con curiosità. “Happiness is a journey”: la felicità è davvero un viaggio, e questa mobilità Erasmus+ ne ha rappresentato una tappa preziosa, sia dal punto di vista personale sia da quello professionale.
Penso che tutto quello che ho imparato possa essere attuato all’interno della Palestra Virtus.
I contenuti del corso possono essere applicati molto bene nella Palestra Virtus di Foggia, soprattutto nelle attività rivolte ad adulti, anziani, persone con Parkinson e persone con disabilità. Naturalmente gli esercizi dovranno essere adattati alle condizioni fisiche e svolti con la supervisione degli istruttori qualificati.
Si potrebbe introdurre, all’inizio o alla fine delle attività, una breve routine di 5–10 minuti composta da:
respirazione diaframmatica lenta e consapevole;
respirazione “a stella”, seguendo con un dito il profilo della mano;
semplici movimenti di mobilizzazione eseguiti in piedi o da seduti;
esercizi di concentrazione e ascolto del corpo;
rilassamento conclusivo.
Per le persone con Parkinson potrebbero essere particolarmente utili esercizi che associano respiro, movimento e ritmo, con indicazioni semplici e scandite. Le attività possono sostenere la consapevolezza corporea, l’equilibrio, la coordinazione e la fluidità del movimento. Lo yoga sulla sedia consentirebbe di proporre torsioni leggere, apertura delle braccia, movimenti del tronco e alcune posizioni adattate, riducendo il rischio di caduta.
Con gli anziani e con le persone con mobilità ridotta si potrebbero utilizzare esercizi di chair yoga, respirazione controllata, allungamento dolce e rilassamento. Ogni persona dovrebbe essere invitata a lavorare secondo le proprie possibilità, senza competizione e senza forzare i movimenti.
La tecnica del finger tapping, accompagnata da frasi positive come “Sono forte”, “Posso affrontare questo momento” o “La calma comincia da me”, potrebbe essere inserita nei momenti dedicati al benessere emotivo e anche nelle attività del Book Club. Una frase o un brano letto insieme potrebbe diventare il punto di partenza per una breve pratica di respirazione, consapevolezza e condivisione.
Accoglienza e ascolto del proprio stato fisico ed emotivo.
Respirazione consapevole per 2–3 minuti.
Mobilizzazione dolce e yoga sulla sedia.
Esercizi di coordinazione, equilibrio e ritmo.
Breve attività cognitiva o lettura condivisa.
Rilassamento e restituzione finale.
Queste pratiche non dovrebbero essere presentate come una terapia, ma come strumenti educativi e di benessere complementari all’attività motoria. Per le persone con Parkinson, patologie cardiovascolari o altre condizioni specifiche, il programma dovrebbe essere concordato con i professionisti sanitari e motori della Palestra Virtus.
I contenuti appresi potranno essere trasferiti nelle attività della Palestra Virtus di Foggia, con particolare riferimento ai percorsi rivolti ad adulti, anziani, persone con Parkinson e persone con disabilità. In collaborazione con gli istruttori, sarà possibile introdurre brevi esercizi di respirazione consapevole, concentrazione, rilassamento e yoga sulla sedia, adattandoli alle differenti capacità motorie. L’integrazione tra respiro, movimento e attenzione potrà contribuire a migliorare la consapevolezza corporea, la coordinazione, l’equilibrio e il benessere emotivo. Alcune tecniche potranno essere utilizzate anche nel Book Club, collegando la lettura e la riflessione a momenti di ascolto di sé e di condivisione. L’obiettivo sarà creare un ambiente accogliente e non competitivo, nel quale ciascun partecipante possa sentirsi valorizzato e sostenuto nel rispetto delle proprie possibilità.
Caterina Runfola
Training course
Gran Canaria 5-9 ottobre 2026
Ente ospitante: CEPA San Bartolomé de Tirajana
Associazione: Palestra Virtus- Foggia
Tipologia: Mobilità di gruppo di discenti adulti
Gran Canaria 5-9 ottobre 2026
Ente ospitante: CEPA San Bartolomé de Tirajana
Associazione: Palestra Virtus- Foggia
Tipologia: Mobilità di gruppo di discenti adulti
Un’esperienza di apprendimento, inclusione e scoperta
La nostra mobilità Erasmus+ a Gran Canaria ha rappresentato un’importante occasione di crescita personale, culturale e formativa. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere una realtà educativa europea, confrontarci con metodologie di insegnamento rivolte agli adulti e scoprire un territorio ricco di storia, tradizioni e bellezze naturali. L’esperienza si è svolta dal 5 al 9 ottobre 2026 presso il CEPA San Bartolomé de Tirajana, un centro di educazione permanente degli adulti. Il nostro percorso ha intrecciato tre dimensioni fondamentali: l’apprendimento, le relazioni umane e la conoscenza del territorio.
Lunedì 5 ottobre – Il primo incontro e la scoperta delle dune di Maspalomas
La prima giornata è stata dedicata all’accoglienza e alla conoscenza del centro educativo ospitante. Abbiamo iniziato a familiarizzare con gli ambienti scolastici, l’organizzazione delle attività e le opportunità formative offerte agli adulti. È stato interessante osservare come l’educazione permanente rappresenti uno strumento fondamentale per favorire l’inclusione, l’autonomia e la partecipazione sociale. Nel pomeriggio il nostro percorso è proseguito con la visita alle dune di Maspalomas. Ci siamo trovati davanti a un paesaggio di grande suggestione: immense distese di sabbia modellate dal vento, la luce dell’oceano e un ambiente naturale profondamente diverso da quello a cui siamo abituati. Camminare nei pressi delle dune ci ha invitato a riflettere sulla fragilità degli ecosistemi e sull’importanza di rispettare e proteggere il patrimonio naturale.
Martedì 6 ottobre – Le lezioni di lingua e la scoperta di Las Palmas
Durante le attività formative presso il CEPA abbiamo partecipato a lezioni di lingua spagnola, osservando modalità didattiche rivolte a studenti adulti di differenti livelli linguistici. Particolarmente significativa è stata la partecipazione alle lezioni di spagnolo di livello base e avanzato, frequentate anche da persone migranti. Il docente ci ha coinvolti direttamente, permettendoci di interagire con gli studenti e di sperimentare attività comunicative. Abbiamo osservato quanto sia importante creare un ambiente di apprendimento accogliente, nel quale ciascuno possa esprimersi senza timore di sbagliare. L’esperienza ci ha fatto riflettere sul valore della lingua come strumento di autonomia, integrazione e costruzione di relazioni.
Mercoledì 7 ottobre – Apprendere attraverso il confronto
La giornata formativa si è inserita nel percorso di osservazione e partecipazione alle attività del centro. L’incontro con una realtà educativa differente dalla nostra ci ha portato a riflettere sulle opportunità offerte dall’apprendimento permanente. Abbiamo riconosciuto l’importanza di proporre attività che tengano conto dei bisogni, delle motivazioni e delle esperienze personali degli studenti adulti. Il programma prevedeva, subordinatamente alla conferma della mattinata presso il CEPA, una visita pomeridiana a Puerto de Mogán. La località costiera, con il suo porto e i suoi spazi di incontro, offriva l’occasione di osservare il rapporto tra ambiente, turismo e comunità locale. Apprendimenti: confronto tra sistemi educativi, partecipazione attiva e valorizzazione del territorio come ambiente di apprendimento.
Venerdì 9 ottobre – Riflessioni conclusive
L’ultima giornata ha rappresentato un momento importante per ripensare all’intera esperienza. La mobilità ci ha permesso di comprendere quanto sia arricchente uscire dal proprio contesto abituale, confrontarsi con persone nuove e sperimentare modalità differenti di apprendimento. Questa conclusione ideale del percorso ci ha invitato a riflettere su ciò che avremmo portato con noi al ritorno: conoscenze, relazioni, emozioni e nuove idee.
Le competenze acquisite
La mobilità ha favorito lo sviluppo di competenze linguistiche, sociali, interculturali, digitali e ambientali. In particolare, abbiamo avuto l’opportunità di:
* Utilizzare le lingue straniere in situazioni autentiche.
* Confrontarci con persone provenienti da contesti culturali differenti.
* Conoscere metodologie didattiche rivolte all’educazione degli adulti.
* Rafforzare la capacità di collaborare e comunicare.
* Riflettere sull’importanza dell’inclusione sociale.
* Sviluppare una maggiore sensibilità verso la sostenibilità ambientale.
* Accrescere autonomia, adattabilità e fiducia nelle nostre capacità.
Le ricadute sull’associazione Palestra Virtus L’esperienza a Gran Canaria rappresenta una risorsa importante per le future attività dell’associazione Palestra Virtus di Foggia. Le conoscenze e le competenze maturate potranno essere valorizzate attraverso laboratori, incontri di condivisione e attività educative rivolte agli adulti. In particolare, proponiamo di sviluppare quattro percorsi.
1. Lingue e inclusione
Attività comunicative e interculturali ispirate alle metodologie osservate presso il CEPA, con particolare attenzione agli adulti stranieri e alla valorizzazione delle differenti esperienze linguistiche.
2. Lettura, ambiente e sostenibilità
Incontri dei gruppi di lettura dedicati al rapporto tra uomo e natura, accompagnati da riflessioni sulle dune di Maspalomas, sulla tutela degli ecosistemi e sul turismo sostenibile.
3. Benessere e apprendimento nella natura
Laboratori di osservazione consapevole del paesaggio, camminate riflessive, scrittura autobiografica e attività di mindfulness ispirate alle esperienze naturalistiche vissute.
4. Condivisione dell’esperienza Erasmus+
Organizzazione di un incontro pubblico con fotografie, testimonianze, racconti dei partecipanti e presentazione delle competenze acquisite durante la mobilità.
Conclusioni e riflessioni personali
Questa esperienza ci ha insegnato che l’apprendimento non ha età e non conosce confini. Abbiamo scoperto che una lezione può trasformarsi in un incontro umano, che una passeggiata può diventare un’occasione di conoscenza e che un paesaggio può suscitare domande importanti sul nostro rapporto con la natura. Le dune di Maspalomas ci hanno ricordato che tutto cambia e si trasforma. Il faro ci ha suggerito che, anche durante il cambiamento, abbiamo bisogno di punti di riferimento. Le persone incontrate al CEPA ci hanno mostrato il valore di un’educazione capace di accogliere, includere e offrire nuove opportunità. Torniamo da questa mobilità con il desiderio di condividere ciò che abbiamo imparato e di trasformare l’esperienza in nuove attività per la nostra comunità. Portiamo con noi non soltanto il ricordo dei luoghi visitati, ma soprattutto la consapevolezza che ogni incontro, ogni esperienza e ogni scoperta possono diventare occasioni di apprendimento e crescita.