Introduzione: la Fisarmonica (Accordion in Inglese, Akkordeon in Tedesco) è uno strumento aerofono ad ancia libera, a tastiera e bottoni o a soli bottoni dotata di due o più manuali, un mantice per la produzione del suono e dei registri, concettualmente similari a quelli dell'organo. Le fisarmoniche si dividono sostanzialmente in due sottofamiglie: fisarmoniche a bottoni (ove tutti i manuali sono a bottoni) e fisarmoniche a pianoforte (ove il manuale di destra è simile ad una tastiera di pianoforte e quello/quelli di sinistra è/sono a bottoni).
Origine e storia: Lo sviluppo della Fisarmonica, a differenza della maggior parte degli strumenti musicali oggi in uso, ha una storia alquanto recente. Sebbene il principio che sta alla base della produzione del suono dello strumento abbia origine molto antica, risalente addirittura alla preistoria, in Asia dove prendevano forma strumenti antenati dello Cheng cinese e dello Sho giapponese (un’armonica a bocca simile ad un piccolo organo), la conformazione della fisarmonica moderna prese vita in occidente a partire dalla seconda metà del XIX secolo. I primi tentativi di costruire uno strumento ad armonica con soffietto e una rudimentale tastiera furono compiuti da Christian Friedrich Ludwig Buschmann. Tuttavia, il primo brevetto di uno strumento con il nome “Akkordeon” (Fisarmonica) fu depositato dal costruttore viennese Cyrillus Demian, che perfezionò l’idea dell’armonica a tastiera ad ancia libera, aggiungendovi la possibilità di realizzare accordi di accompagnamento, ciò che definì la caratteristica più peculiare della successiva ed immediata popolarità dello strumento. La tipica versatilità timbrica, la facile trasportabilità ed il costo relativamente contenuto ne permisero infatti fin da subito un’ampia diffusione in molte regioni d’Europa con annesse varianti costruttive che presto entrarono a far parte della tradizione culturale del luogo di diffusione, come ad esempio lo Schwyzerörgeli in Svizzera, la Steirische Harmonika nella Stiria austriaca e Slovena, il Bandoneon tedesco in Argentina, e il Bajan in Russia.
Aspetti tecnico costruttivi: la fisarmonica è uno strumento che come complessità costruttiva può essere paragonato ad un piccolo organo portatile, Il meccanismo di produzione del suono non è dissimile a quello dell’armonica a bocca, ma la fisarmonica possiede un’estensione (in frequenze) che è quasi paragonabile a quella del pianoforte. La fisarmonica moderna da concerto è costituita solitamente da tre manuali (a tastiera e/o bottoni) che permettono all’esecutore di azionare i meccanismi di apertura dell’aria che va ad incanalarsi verso le singole ance; il mantice, che è il polmone dello strumento e può essere facilmente paragonato all’archetto degli strumenti ad arco, è invece responsabile dell’insufflazione dell’aria nello strumento; i registri, che come concezione non sono dissimili a quelli dell’organo permettono invece di variare l’estensione e il timbro dello strumento. A determinare i singoli suoni nei vari registri non è però come nell’organo un sistema di canne di diversa dimensione, bensì un sistema di ance accoppiate che permette così di produrre suoni con entrambi i movimenti del mantice (apertura e chiusura).
La tecnica del mantice è, più dei manuali, ciò che determina le caratteristiche sonore della fisarmonica. Infatti, il mantice, essendo responsabile della gestione dell’aria utilizzata per la produzione del suono, determina anche l’escursione dinamica, gli accenti, il legato e lo staccato e tutte le tecniche di produzione e durata del suono, nonché tutta una serie di altre possibilità espressive, sonore e rumoristiche che vanno a formare l’ampio catalogo delle tecniche estese proprie di questo strumento.
I registri della fisarmonica possono avere dei nomi specifici dati dal costruttore ma rientrano in una nomenclatura standard che si rifà a quella della lunghezza delle canne nell’organo. Vi sono quindi registri di 8’ (8 piedi), di 4’ e di 16’, e il loro registro di estensione delle altezze di ogni registro dipende dal manuale al quale sono affidate. L’estensione della fisarmonica, combinando i vari registri, permette di suonare dal Mi1 al Do#8.
Primi repertori: Nonostante la rapida e vasta diffusione dello strumento e la sua versatilità, questo fu dapprima relegato all’ambito della musica popolare e da ballo, almeno fino alla fine della Grande Guerra. Fu solo a partire dagli anni ’20 del XX secolo che la fisarmonica iniziò a essere presa in considerazione come strumento destinato anche alla musica colta. Il primo celebre compositore ad inserire la Fisarmonica in un brano cameristico fu probabilmente Paul Hindemith nella Kammermusik n.1 op.24 del 1922, ma il vero impulso allo sviluppo di un repertorio per questo strumento venne soprattutto a partire dal secondo dopoguerra grazie all’impulso del fisarmonicista scandinavo Mogens Ellegaard e del bajanista russo Friedrich Lips. I grandi e più celebri brani per fisarmonica solista furono scritti però soprattutto tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90 e lo strumento è tutt’ora all’attenzione di un gran numero di celebri compositori.
L’approccio verso la fisarmonica da parte dei compositori del Novecento e contemporanei è essenzialmente di due tipi: c’è chi intende esaltare le caratteristiche e la sonorità proprie dello strumento e della sua tradizione, ma c’è anche chi vuole trasfigurarne l’espressività, ricavandone possibilità sonore che rendono lo strumento praticamente irriconoscibile. Tra i numerosi compositori che hanno scritto musica per fisarmonica possiamo citare: Sofia Gubaidulina, Luciano Berio, Mauricio Kagel, Klaus Huber, Toshio Hosokawa, Franco Donatoni, Salvatore Sciarrino, Wolfgang Rihm, Rebecca Saunders e Beat Furrer. La versatilità della fisarmonica e la sua affinità con gli strumenti a tastiera hanno permesso inoltre un ampliamento notevolmente del repertorio grazie ad una ricchissima gamma di trascrizioni soprattutto dal repertorio pianistico, clavicembalistico e organistico.
György Ligeti
Franco Donatoni
Luciano Berio
Caratteristiche peculiari dello strumento: i punti di forza dello strumento sono dati dall’enorme precisione e versatilità dinamica data dall’uso del mantice, dalla grande estensione dello strumento e dalla possibilità, almeno nella fisarmonica a bottoni, di poter suonare amplissimi intervalli e accordi molto larghi con uno sforzo molto limitato. Alto aspetto interessante della fisarmonica è la possibilità di ottenere effetti stereofonici utilizzando alternatamente registri simili in manuali differenti. Altro effetto impressionante ottenibile con una certa facilità nello strumento è il glissando, soprattutto quello di intervalli di 3e, che risulta assai semplice data la conformazione del layout della tastiera nella fisarmonica a bottoni.
I difetti e i limiti dello strumento sono invece dettati dall’impossibilità di creare una precisa indipendenza fraseologica nella polifonia, poiché il mantice è responsabile del fraseggio complessivo dell’esecuzione e quindi non permette di scindere, come nel pianoforte, i diversi fraseggi delle singole linee polifoniche. Altro limite della fisarmonica è la difficoltà di gestione dell’emissione contemporanea di suoni molto acuti e molto gravi nelle dinamiche estreme, poiché la differenza di necessità d’aria dei registri più lontani e la differenza di velocità di attacco delle ance di dimensioni molto diverse, rendo particolarmente difficile la gestione della contemporaneità e dell’equilibrio dell’effetto sonoro.
Sofia Gubaidulina
Salvatore Sciarrino
Bettina Buchmann: The Techniques of Accordion Playing – Ed. Bärenreiter, 2010 [EN, DE]