Vive nella cascina dei padri e si occupa della terra che da generazioni la sua famiglia coltiva nelle campagne del lodigiano, Angelo Fiorentini, artista, agricoltore, dottore in Scienze Agrarie, animo sensibile che non sopporta l’oblio a cui sono destinati i preziosi, vecchi attrezzi rurali. “Il mio divertimento principale, da ragazzino, qui in cascina - racconta Angelo - era seguire gli artigiani che vi lavoravano, falegnami, fabbri, muratori; ero affascinato dal rapporto che avevano con i loro arnesi, a volte costruiti con le proprie mani e sempre considerati prolungamenti di se stessi.Era una vita simbiotica, quella dell’artigiano con il proprio attrezzo e mi sembrava ingiusto il silenzio a cui erano destinati oggetti che ritenevo preziosi. Ricordo con commozione il giorno in cui la moglie di un vecchio falegname, figura misteriosa e un poco spaventosa della mia infanzia, mi consegnò la sua eredità, il martello che non prestava a nessuno e che mi aveva incantato”.Oggi quel ‘magico’ martello è l’anima di una scultura in cui ribatte senza tempo tre antichi chiodi a croce, trovati nei campi e probabilmente risalenti al medioevo.Altra opera altamente simbolica di Angelo Fiorentini è l’Araba Fenice, primo uccello di ferro realmente risorto dal cumulo di oggetti dismessi,accuratamente accatastati negli anni in solai e sottotetti della cascina.Scrive Giacomo Bassi nella presentazione di ‘Animati’, esposizione presso la galleria petrartedizioni a Pietrasanta (Lucca) del luglio 2017, che Angelo Fiorentini, “testimone di quelle grandi innovazioni dell’universo agricolo iniziate negli anni ’50… usa una chiave di lettura di straordinaria interpretazione” e valorizza con spirito creativo la forma e l’antica funzione di ogni singolo oggetto donandogli nuova vita.Lo stretto legame con la sua terra si trova in animali eleganti, la libellula (1 forca a sei denti raccogli patate, 4 lame da raspadura, 1 piccone, un contrappeso da mungitrice, 1 palla ’rolla betoniera’ tagliata a metà) o la lumaca formata da 1 lumaca d’idrovora, 1 mazza da aratro, 1 giunto cardanico, 2 vecchi chiodi. E poi il maialino, il riccio, la zanzara, la tartaruga. Eppure, continua l’artista, “si vorrebbe essere lontani da questo mondo che ti lega, ti chiude, ti attanaglia” e allora nascono balene, pinguini, barche realizzate con falci e piccone, il pesce palla verde risultato dall’unione di 1 fianchetto di vomere, 2 dischi di erpice, 1 dente martello di decespugliatore, 1 mazzino di aratro. Le sue opere sono in esposizione permanente presso lo showroom Re(f)use by Carmina Campus di Ilaria Fendi in via Fontanella Borghese in Roma.