Un paese senza memoria è un paese senza identità e futuro.
Credo che recuperare e salvaguardare la memoria storica necessiti di uno spirito collaborativo e partecipativo di tutti i cittadini che si può espletare attraverso la condivisione dei ricordi, delle emozioni che, nel nostro caso, possono suscitare tante di queste fotografie presenti in queste pagine; immagini ingiallite dal tempo ma cariche di presenze remote e mai scomparse dalla mente di tanti di noi. Siamo di fronte a tessere di memorie che raccontano eventi personali o familiari, frammenti di vita sociale, culturale, lavorativa e religiosa, un paesaggio umano documentato da "fotografi" che, di quei momenti, hanno saputo cogliere la forza evocativa e la bellezza. Sicuramente osservando alcune immagini ci sorprendiamo, ci incuriosiamo, a volte ci inteneriamo. Pensiamo ai ricordi, ai luoghi, alle persone, agli affetti, ai sentimenti, alcuni dei quali sono ormai riposti o spenti del tutto, altri ancora presenti e vivi. Sono la storia del nostro vissuto che, proprio perché si tratta di noi e della nostra vita, ci suscita dentro un'emozione sentimentale impastata con il tempo e con la memoria. Memorie e luoghi sono dunque fortemente interconnessi. I luoghi possono conservare le memorie degli eventi che li hanno visti protagonisti e di coloro che li hanno abitati. Gli spazi urbani e quelli naturali, le case, le piazze, le vie, i luoghi della quotidianità, sono in grado di raccontare storie o quantomeno possono fungere da attivatori di memorie, da elementi capaci di far riemergere esperienze, relazioni, fatti di rilevanza pubblica e pratiche quotidiane. Questa riemersione non è un'operazione semplice né scontata, perché le stratificazioni sono molteplici, e perché c'è il rischio che il continuo lavorio delle memorie pubbliche tenda, pian piano, a relegare i ricordi individuali in ambiti ristretti, per lo più famigliari.
Ma è proprio dai racconti di vita dei testimoni, dalle narrazioni personali che emergono le memorie dei luoghi, quei ricordi capaci di rendere uno spazio, un edificio, il nome di una strada la metafora di un intero periodo storico, di un mondo e di una comunità ormai lontani. Alcuni scatti possono suscitare, come dicevo, emozioni, raccontare storie dimenticate. Affiorano vite in bianco e nero dalle mille sfumature, uomini e donne veri, ciascuno con una storia importante da raccontare, in tutti l'amaro e la gioia della vita. Vite lontane, soffiate via dalla Storia che tutto polverizza, ma persone autentiche, fose i nostri padri, madri, fratelli e sorelle. Chissà, immagini che insegnano a meditare sul tempo passato, sulle miserie e bellezze dei nostri antenati, sulla fatica ignota di chi lavorava ogni giorno la terra dall'alba al tramonto per darci la vita di cui godiamo oggi. Mi piace, a tale proposito, ricordare quanto il caro Billia Muroni amava spesso ripetere: la storia va sempre e comunque letta e interpretata anche dal "basso", da chi questa storia l'ha vissuta sulla propria pelle. Billia, ma anche Titino, mio fratello, che tanto si è speso per raccogliere e preservare questi preziosi documenti che potete trovare in queste pagine, credevano fermamente nel valore degli atti e dei sentimenti che agitano e attraversano la storia di una comunità, in quanto facevano proprio il concetto di storia dello storico francese Fernand Braudel che si radicava nell'assunto che " i grandi drammi e le grandi tragedie sono prima di tutto il respiro e le sofferenze di chi voce non ha". Questo insieme di foto familiari dunque non è soltanto un prezioso documento di costume ed una testimonianza tangibile di un ricordo privato. Rappresenta visivamente un'epoca, ne racconta la storia. E' l'anello di congiunzione tra più generazioni.
Coltivo da tempo un mio personale sogno: sarebbe bello che, un giorno, le foto qui raccolte, ma anche altre che si potrebbero ancora raccogliere, diventassero un vero e proprio archivio fotografico digitale, da condividere con tutta la comunità, magari pubblicate ed edite dal Comune, sul sito web dell'amministrazione e sulle pagine social istituzionali. Gli originali andrebbero digitalizzati e immediatamente restituiti al cittadino (che quindi non si priverebbe di un ricordo). A lui verranno anche richieste le informazioni sulla foto a cui sia possibile risalire (ad esempio dove è stata scattata, in che anno, in che occasione) e la cessione dei diritti alla pubblicazione, con la garanzia che il nome e cognome del proprietario verranno apposti in didascalia alla foto qualora venisse pubblicata. Questo con l'intento di ricostruire una storia di Tresnuraghes attraverso le immagini con l'intervento però delle moderne tecnologie, sia sul versante della salvaguardia della memoria storica che su quello della diffusione informativa e della promozione del territorio attraverso le pubblicazioni istituzionali e il sito web. In questo la mia disponibilità e il mio supporto, anche se lontano dal mio paese, non verranno meno. Questo mio personale sito web è un primo e spero utile tentativo per procedere in questo senso. Sono certo che nella nostra comunità si possono trovare risorse umane disponibili a fare ciò. E' con questo auspicio che saluto con affetto tutti i miei compaesani e faccio mio uno slogan che piaceva tanto a mio fratello Titino (il motto era presente nella locandina della rasssegna "I tesori del gusto - S'Alzola" organizzata dalla ProLoco nel 2009) "Pro chi l'ischen sos giovanos ei sos mannos l'ammenten" "Perchè i giovani sappiano e gli adulti ricordino".
Francesco Dettori