L’Ernani, così veniva chiamato il particolare modello di bombetta “alla calabrese”, che divenne un vero e proprio simbolo durante il periodo risorgimentale.
La penna sul cappello
Il cappello con la penna doveva ricordare il momento storico dal quale era nato il Regno d’Italia.
Dipinto dei patrioti durante le cinque giornate di Milano.
Anche la patriota milanese Cristina Trivulzio di Belgiojoso si farà ritrarre mentre indossa il cappello "alla calabrese"
Già nel 1848 fu indossato come simbolo di patriottismo da molti volontari insorti contro il dominio austro-ungarico, prima di passare agli Alpini.
Garibaldi con il cappello alla calabrese, tratto dalla litografia Verdoni.
Dal dipinto “il bacio”, alle cinque giornate di Milano. (Pinacoteca di Brera)
Il cappello alla calabrese è il simbolo di tutti gli italiani che si sacrificarono per gli ideali di libertà del nostro Paese.
Il copricapo adottato alle origini del Corpo era la «bombetta alla calabrese» con una penna nera e il fregio con l’aquila ad ali spiegate.
A metà dell’Ottocento questo copricapo era piuttosto diffuso fra i Corpi degli eserciti europei.
A inizio ‘900 il cappello fu modificato, senza cambiare più sostanzialmente fino ai giorni nostri.
A differenza di altri che sono passati al «basco», gli alpini hanno mantenuto il loro cappello originale.
Grigioverde, è fatto al 10% di peli di lepre e al 90% di coniglio, assemblati con 150 grammi di amalgama e colla.
Anche noi abbiamo provato il cappello alpino del nostro maestro Massimo.