La letteratura su questi cani è tutt'altro che copiosa. e quello che c'è va sempre e comunque preso con le pinze. Le informazioni, anche se di prima mano, anche se provenienti direttamente dal giappone, vanno comunque soppesate con il bilancino del farmacista. La cultura nipponica, di cui l'akita è l'espressione emblematica e tipicissima, è contraria non solo all'esibire (basti pensare a quanto copre il kimono di un giapponese rispetto alla minigonna di un'occidentale) ma anche al rivelare. Dignitoso è mostrare una parte, non il tutto. Ciò che essi dicono non è sempre, non è tutto, ciò che sanno. Una cosa è certa l'akita giapponese è la più grande delle razze native del giappone membro della famiglia spitz si ritiene che la razza sia nata nella regione di TOHOKU nel nord del giappone ed abbia avuto diversi nomi nel corso della storia: ODATE INU, AKITA KEN, AKITA INU, AKITA E CANE GIAPPONESE. Anche la funzione della razza si è evoluta nel tempo, è stato notato che nei primi anni della storia l'akita è stato utilizzato per la caccia all'orso, la guardia, (era il cane dello sho-gun) e i combattimenti. Entro la fine del 19° secolo gli akita, i tosa e i mastini sono stati incrociati tra loro per aumentare le dimensioni e il valore della razza come cane da combattimento. Quando il governo proibì i combattimenti nel 1908, l'akita entro nella fase successiva di sviluppo e nel 1927 fu fondato l'AKITA INU HOZONKAI (AKIHO) l'organizzazione più prestigiosa al mondo per preservare e tutelare la razza. Sotto gli auspici dell'AKIHO nel 1931 l'akita ricevette la designazione culturale e governativa di monumento naturale giapponese. In quel momento gli allevatori furono in grado di allevare la razza secondo uno standard concordato dall'AKIHO per un breve periodo, prima della seconda guerra mondiale dove la razza fu quasi persa e alla fine solo qualche soggetto sopravvisse!
Gli appassionati dopo la guerra s'impegnarono nuovamente a preservare e di fatto a restaurare la razza concentrandosi su cani di varie linee al fine di allevare un akita che somigliasse alle razze autoctone giapponesi quali: KISHU KEN, SHIBA INU, KAI KEN, HOKKAIDO INU E SHIKOKU INU. Le linee più primitive rimaste in giappone formarono quella che sarebbe diventata la fondazione e il moderno akita di oggi!
L'akita giapponese è un cane tranquillo, forte, dignitoso e coraggioso, è anche leale e rispettoso, riservato e nobile. l'Akita è sensibile e riflette rapidamente.
STRUTTURA CORPOREA GENERALE:
Il corpo è ben equilibrato con ossatura robusta, i tendini ed i legamenti sono ben sviluppati, mentre la pelle è tesa senza rughe. Le differenze tra i due sessi dovrebbero essere ben identificabili attraverso l'aspetto generale.
TESTA:
Il cranio è grande e leggermente piatto in alto. La fronte è ampia, senza rughe, ma con una piega longitudinale definita. Lo stop( la depressione tra ossa craniche e nasali) è ben proporzionato tra fronte ed il muso. Le guance sono piene.
COLLO:
Il collo è spesso e potente. La pelle intorno al collo è senza rughe e la pelliccia è adeguatamente ispida.
ORECCHIE:
Le orecchie sono spesse, piuttosto piccole, di forma triangolare e leggermente inclinate in avanti. le linee delle orecchie sono dritte e sono erette. la distanza tra le orecchie non è esigua ma non troppo ampia.
OCCHI:
La forma degli occhi è approssimativamente triangolare. Essi sono inseriti profondamente nelle orbite e leggermente inclinati. la rima oculare è scuro-marrone. la distanza tra gli occhi è proporzionata.
MUSO (naso e bocca) :
Il naso (la parte nera) è pieno e la canna nasale è dritta. la base della bocca è ampia, la parte frontale non è appuntita e le labbra sono tese. la zona dei baffi è piena.
DENTI:
I denti sono forti e hanno una chiusura a forbice.
TORACE E STOMACO:
Il torace è ampio. la gabbia toracica è piena, il petto è ben sviluppato e definito. Lo stomaco è teso senza flaccidità.
SCHIENA E FIANCHI:
La schiena è dritta e le anche sono potenti.
ARTI ANTERIORI:
Le spalle sono ben sviluppate con la corretta angolazioni. I gomiti (le articolazioni ) sono forti. La parte superiore degli arti è dritta, forte e spessa. I metacarpi ( parte direttamente sopra i piedi) sono leggermente inclinati. i piedi sono rotondi, grandi, spessi e ben chiusi.
ARTI POSTERIORI:
Le zampe posteriori sono ben sviluppate, elastiche, potenti e robuste. I metatarsi hanno angolicorretti e hanno un forte slancio o spinta. I piedi sono spessi e ben chiusi.
CODA:
La coda è spessa e fermamente arricciata. La lunghezza della coda, quando estesa, deve raggiungere il garretto. Il tipo di riccio può essere arricciato a destra o a sinistra, essere unico e dritto o doppio.
MANTELLO:
IL pelo esterno è ruvido e dritto, mentre il sottopelo è sottile e spesso. il pelo sul garrese (parte alta della spalla) e sulla groppa è leggermente più lungo rispetto il resto del corpo. La coda ha il pelo più lungo.
COLORE DEL MANTELLO:
Tigrato, bianco, fulvo e sesamo.
Sempre più persone si stanno appassionando a questo colore e in tutta europa sono sempre di più gli allevatori che selezionano prestigiose cucciolate. D'altra parte il tigrato è uno dei colori più antichi apparsi sui nostri akita insieme al bianco. Il mantello tigrato è un disegno che crea striature di vario colore, distribuite su tutto il corpo.
Ci sono tre tipi di colorazione principale di tigrato essi sono: KURATORA (Tigrato nero) Il colore che prevale in questo caso è il nero con un pò di grigio e bianco.
AKATORA (Tigrato rosso) Avrà tutti e quattro i colori ma il rosso sarà il più diffuso. Sui tigrati rossi c'è uno sfondo rosso con un motivo a strisce sovrapposte nere
SHIMOFURI (Una traduzione figurativa sarebbe marmorizzato o tigrato argento) ma viene spesso indicato come tigrato "silver". Il colore che prevale in questo caso è una tessitura bianca e argento attraverso il motivo tigrato.
In generale tutti i tigrati hanno una miscela base di quattro colori: rosso, nero, grigio e bianco. Il colore dominante indica a quale tipo appartiene il cane.
A volte capita di vedere rossi tigrati diluiti ( alcuni si riferiscono erroneamente a questo colore come fulvo tigrato). Sebbene non sia molto considerato come i cani neri, rossi o argento, i giudici non dovrebbero sentirsi obbligati a penalizzare il tigrato rosso diluito.
Il motivo tigrato non deve essere così marcato in modo da sembrare una tigre piuttosto deve avere un aspetto chiaro, simile a guardare un dipinto impressionista. A prima occhiata al corpo da lontano, dovresti notare uno schema distinto; poi man mano che ti avvicini, i colori si fondono. Il viso e le zampe sui tigrati idealmente dovrebbero contenere un pò di SHIMOFURI come una spolverata di neve. La pigmentazione intorno agli occhi e alle labbra è idealmente scura. L'urajiro (superficie inferiore bianca) dovrebbe estendersi correttamente e non dominare il corpo o le spalle del cane. L'equlibrio è fondamentale, ma questo non vuol dire che un cane debba essere severamente giudicato per la mancanza di calzini di lunghezza simmetrica. Tuttavia è preferibile che i calzini non si estendano troppo verso l'alto della gamba. Macchie sulle parti bianche delle zampe di un cane tigrato non sono preferiti ma sono un evento comune, quindi spetta al giudice discernere se sia o meno abbastanza grave da sminuire la presentazione generale del cane. Una punta bianca all'astremità della coda è l'ideale. L'akita tigrato non dovrebbe avere la faccia nera, se il viso è stroppo scuro, non è facile vedere i contorni del viso e dà anche l'impressione che le orbite siano profonde.
La tonalità del rosso è un importante componente nel giudizio della razza. Il rosso deve essere vibrante ma non troppo scuro e non troppo pallido in modo da produrre un rosso così diluito da essere bianco.
Un giudice giapponese disse cosi: "PENSA A UN TRATTO DI PENNELLO SUMI-E (tipica arte/calligrafia dell'asia centrale composto da inchiostro nero e acqua) LA VERNICE SARA' PIU' PESANTE ALL' INIZIO DEL TRATTO, MA ALLA FINE IL COLORE DIVENTERA' RADO E SBIADITO. DA QUEL PUNTO NEL MEZZO SI TROVA IL ROSSO IDEALE."
Troppo urajiro non è desiderabile. In altre parole, non dovrebbe essere presente una predominanza di colorazione bianca su viso, corpo, spalle e gambe. La preferenza è che il rosso si estenda dalle spalle fino alla parte anteriore delle gambe.
Potrebbero verificarsi delle maschere scure sul viso di un cucciolo, ma in età adulta dovrebbero essere scomparse. Sebbene non sia richiesto, è una caratteristica desiderabile per un cane rosso avere del rosso sottogli occhi e/o sopra il muso. Al giorno d'oggi è molto raro trovare tali segni.
macchie o puntini neri sulle gambe degli akita rossi sono da squalifica.
A volte potremmo vedere alcuni akita rossi con aree di pelo di guardia che contengono punti neri. Purchè non sia eccessivo (ad esempio producendo una sella nera o un' ampia area nera dove l'attaccatura della coda può appoggiarsi) il cane non dovrebbe essere penalizzato
URAJIRO: Si dice che la superficie inferiore bianca o crema del mantello di un akita giapponese sia comune come quasi per tutti i nativi: shiba inu, kai ken, shikoku, etc...
Su un cane rosso, l'urajiro si estende dalla parte inferiore del muso alla parte anteriore del collo, del petto, dell'interno delle zampe e della coda. Il bianco sarà presente anche sui piedi e sulla coda. Si preferisce che il rosso sia presente sulla parte esterna delle gambe, ma è accettabile che cominci dall'articolazione del gomito.
L'akita è bene dirlo subito è un "unicum".
Un cane comunque senza paragoni, soprattutto se lo conosci, specialmente se lo guardi dentro. L'akita proprio per questo, non è un cane per tutti.
Chi osserva la superficie del mare nulla sa delle profondità degli abissi. Chi guarda un akita non può sapere cos'è, non può leggergli il cuore, non può scrutargli l'anima.
In oriente tutto è diverso dal vecchio continente: la scrittura, il colore della pelle, la religione, la cucina, l'abbigliamento, le case, le tradizioni, i cani. Un akita non è solo diverso da tutti, è un'altra cosa. Spiegarlo, è difficile come tradurre gli ideogrammi e dare un senso occidentale ai nomi dei pedigree del JAPAN KENNEL CLUB. Non per niente un famoso e uno dei primi allevatori italiani (GIULIANO DANESI) scrive: "i giapponesi per spiegare la bellezza di questo cane usano vocaboli sfumati che è quasi impossibile rendere in italiano". Non diversamente il carattere. Descrivere un akita è come descrivere un mosaico: la singola tessera è nulla, priva di ogni vocazione artistica, la forza sta nell'insieme. L'akita o lo comprendi tutto o ti rimane profondamente estraneo, o ne apprezzi l'insieme o non lo capisci.
L'espressione più usata dai giapponesi per indicare l'indole dell'akita è: PRODEZZA NATURALE.
Qualità morale indispensabile, senza di essa il cane non è akita. Essa costituisce elemento di tale importanza per cui si può perdonare all'akita un difetto di linea, compensando tale carenza puntando al massimo l'apprezzamento sulla sua intrepidezza. Il cane prode sta in piedi tranquillamente tenendo la testa alta e volge intorno a sè lo sguardo per mostrarsi in tutta la sua maestosità.
Il mostrarsi dell'akita però non è l'esibirsi del pavone che spiega la sontuosità della coda, è semmai la fierezza talvolta indolente del leone, la regalità dell'aquila: quella consapevolezza di essere ammirati e temuti, di essere guardati senza dover far nulla per attirare l'attenzione. L'akita è in grado di assumere tale atteggiamento perchè è sicuro di se stesso. Il cane prode, in situazioni di normalità, non palesa inquietudine; un detto giapponese dice "silenzioso come la foresta, in azione come un lampo" Dunque un cane prode è sempre calmo, non è meticolosamente attento alle minuzie ma è naturalmente di CORAGGIO composto, accompagnato da DIGNITA' e FORZA. La dignità è l'elemento fondamentale in questo cane perchè la dignità è fondamentale nella culura orientale: un uomo senza dignità non è un vero uomo. Un cane senza dignità non sarebbe mai stato proclamato Tesoro Nazionale del Giappone.
La stretta simbiosi tra uomo e cane, il valutare la vita e i valori di entrambi sotto la stessa angolazione è ben sottolineata da "Mario Perricone" quando scrive che i giapponesi lo amano per i medesimi sentimenti che pretendono negli uomini, e cioè LEALTA', rispetto della gerarchia sociale, devozione e dedizione, per poter realizzare il bene comune. E allora perchè l'akita si è creata questa fama di cane aggressivo e pericoloso? Non lo è affatto. Per il suo coraggio e per la dedizione al suo padrone è disponibilissimo al combattimento. E' disponibile a combattere assieme all'uomo, per l'uomo, se l'uomo ha bisogno che lui combatta, ma la sua aggressività non è fine a se stessa. E' carattere. L'akita inu, se è vicino all'uomo e alla sua famiglia, è felice anche di stare sdraiato su un prato a osservare l'ambiente o ad ascoltare le cicale cantare.
Intendiamoci, non basta amare un akita per avere la certezza di possedere un cane equilibrato. Un akita prima che amato va capito e rispettato, equilibrato lo è di per sè, ma per poter pesare correttamente bisogna avere la bilancia correttamente tarata. L'akita sa pesare con precisione e senza esitazioni, ma la bilancia sta a noi tararla, ecco perchè un akita non è un cane per tutti, ecco perchè non tutti se ne innamorano, ecco perchè chi li sceglie, se vai a guardare bene, ha qualcosa di particolare, di caratteristico che lega l'uomo al cane, l'individuo alla razza.
L'akita di oggi è ancor di più akita, cane compagno dei cacciatori sulle montagne, dei samurai nella guerra... Un cane che nonosce la vita e la morte, disposto alla seconda per salvare la prima al padrone. Un cane che dà un cane che pretende.
Un cane che richiede una sintonia di sentimenti: che offre e attende lealtà.
"Lealtà" che rende questo cane incapace di una reazione subdola. Ogni vostro atteggiamento nei suoi confronti riceverà una risposta conveniente, positiva o negativa, ma sempre esplicita e ben dichiarata. L'akita quindi non è un feroce sanguinario, ma attenzione, non è nemmeno un cucciolo inoffensivo. Ci sono allevatori che si sono arresi di fronte alla forza di carattere, all'impossibilità di fargli fare una vita sociale con gli altri cani e ci sono altri che sfidando le regole dell'aggressività intraspecifica, hanno scelto con successo di far vivere i propri akita in branco. Di fondo è normale che sia difficile la convivenza tra due cani dello stesso sesso. Anche nei selvatici esiste questo ripetersi di lotte gerarchiche mirate a stabilire ruoli e dominanze attraverso momenti di aperta conflittualità. In natura i soggetti che muoiono dopo lotte con loro simili di solito muoiono non per la gravità delle ferite, ma per l'infettarsi d'esse- Purtroppo 10.000 anni di addomesticazione hanno in parte cancellato la memoria genetica di alcuni segnali; e la conseguenza è che i segnali di resa sono dimenticati o non più compresi e la lotta continua quindi fino alla morte. Se poi a questo aggiungiamo che l'akita è stato a lungo selezionato per soddisfare il desiderio di sangue degli astanti nei combattimenti fra cani, ecco spiegato perchè esso va "sorvegliato" con più attenzione di quanto non accada in altre razze. I suoi difetti, se l'akita ne ha, li deve tutti all'uomo: o meglio agli uomini che ha amato senza che gli fossero degni. Per AMORE l'akita si presta più di ogni altro animale a essere creta malleabile nelle mani dell'uomo. L'akita diventa quindi un cane da guardia, da difesa, da combattimento contro l'uomo o contro altri cani.
Il rapporto uomo-cane se pure apparentemente semplice, in realtà è molto sfumato e complesso. Di akita non ci si innamora a caso, e certe caratteristiche ricorrono. Gli akitisti si sono rivelati bonariamente scontrosi, gelosi, per nulla assettati dalla voglia di esibire, in perfetta sintonia con le prerogative del cane al loro guinzaglio. Tanto apparentemente chiusi verso l'esterno quanto teneremante aperti verso il proprio cane. Questo legame intensissimo, quasi esclusivo lo porta (come insegna la struggente storia di Hachiko) a provare un grande dolore in casi di distacchi anche solo momentanei. Non fatevi ingannare dal suo riserbo, l'akita sa soffrire in silenzio. Per realizzarsi, per esprimere il meglio di se stesso, ha bisogno di fiducia, di affetto e serenità, non deve sentirsi temuto. D'altra parte non siamo noi umani a vivere in un mondo di cani ma viceversa e quindi questi nostri inestimabili amici a quattro zampe devono imparare quel minimo di regole del vivere civile che permetterà loro di ambientarsi ai meccanismi della società umana. Per far questo con l'akita difficilmente tornerà utile il metodo Montessori, al cane non si possono spiegare le cose, discuterne assieme: è necessario che il padrone eserciti con equilibrio la propria volontà di capobranco imponendogli con calma, fermezza e senso di giustizia la propria volontà. Imporsi al cane, far prevalere la propria volontà sulla sua, non vuol dire certo malmenarlo, essere violenti, ma ricondurlo sempre alla ragione con il tono della voce, (essere suadenti non serve: bisogna esprimersi con tono basso, fermo e deciso ma sempre pacato e disteso) e, se proprio necessario anche con qualche sano e ben arrestato scappellotto. Il cane ha bisogno di disciplina, di una vera e propria scuola di vita, di insegnamenti corretti, che solo noi potremo impartirgli cercando di prevenire i rischi cui va inevitabilmente incontro in un ambiente cittadino.
L'akita, comunque è un cane sostanzialmente pacato, quasi spartano. In Giappone questo cane vive spesso in spazi angusti, la sua alimentazione base è costituita da riso e pesce. Un cane la cui libertà sarà stata opportunamente limitata sarà, per controverso, sarà un cane felice. Il nostro compagno, adeguatamente stimolato sin da subito, saprà rivelarci doti inaspettate, tanto più inattese quanto più era errata l'idea che ci eravamo fatti di lui. Invogliatelo con qualcosa che sapete che lo renderà felice quando il suo comportamento sarà stato soddisfacente. Un akita va tenuto saldamente in pugno, senza farsi ingannare dalla sua flemma tipicamente orientale. Un buon combattente ha due qualità non mostrare di temere l'avversario, non mostrargli nè quando nè dove attaccherà. L'akita fino a un istante prima di sferzare l'attacco sa essere assolutamente imperturbabile. Anche per questo non è un cane per tutti.
La strada per l'apprendimento è lunga: imparare, capire, ripetere costa fatica. Starà a noi alleviare l'impegno con un atteggiamento rasserenante che rafforzi la sua fiducia in noi e in se stesso, evitando scatti d'ira e punizioni sproporzionate.
Alcuni allevatori esprimono le proprie perplessità sull'utilità di addestrare gli akita, si chiedono se è proprio questo che vogliono i padroni di questi cani, si pone il dubbio se così facendo non si finisca con il deformare l'immagine di un nobile animale aquilibrato e fiero, ricco di grandi qualità istintive. Gli americani non avrebbero dubbi: ne vale la pena tanto che ci sono allevamenti specializzati negli akita da lavoro: agility, difesa etc... Al di à delle estremizzazioni di oltre oceano, un livello minimo di addestramento per un akita non è solo utile, ma può essere addirittura necessario per garantire una migliore intesa, in questo modo si potrà arrivare ad un'autentica simbiosi ove il messaggio acustico diventa superfluo, sostituito da un cenno o addirittura uno sguardo. A quel punto l'akita avrà smesso di essere un misterioso cane venuto da lontano e non sarà stato lui a occidentalizzarsi, ma voi ad aver fatto, se non gli occhi, almeno il cuore un poco a mandorla.
TRAD. DALL'INGLESE LIFE WITH AKITA INU
La vita con l’akita è così:
Non aspettarti che rimanga cucciolo per sempre, purtroppo crescerà e come se crescerà. Diventerà grande e grosso! Ma sarà sempre come il primo giorno.
Sarà sempre un giorno speciale
Capirete che non vi dovrete abbattere se ogni tanto da grande quando fa tanto caldo preferisca riposare piuttosto che mangiare.
Imparerete che l’akita ama essere venerato e non accarezzato, forse potrà sembrare una delusione ma ricordate che nel momento che meno vi aspettate lui sarà lì di fianco a voi a chiedervi “mi coccoli?” e sarà ancora più bello perché è questo il vero amore!
Passeggerete sulle pendici del Vesuvio o sulla riva del mare tranquilli voi e il vostro akita e li preferite al caotico parco per cani che al vostro akita piace se non per delle inutili risse! Si perché non dimentichiamo che scrive akita inu ma si legge Gengis Khan, o Attila, il flagello di Dio.
Sarete ammaliati dal suo fluido movimento e dalla sua postura fiera quando punterà un gatto o un passerotto poggiato a terra, perché l’akita è un guerriero ma anche un abile cacciatore e se per sbaglio lo lascerete libero sappiate che potrebbe tornare a casa con un bel bottino di guerra tutto soddisfatto. Ammesso che ci torni!
Gli insegnerete qual’è il suo posto e come comportarsi e come un prode samurai obbedirà perché sa che l’onore e il rispetto per la sua famiglia sono le sue prime grandi virtù.
Nessuno vi dirà che dopo aver incrociato il suo sguardo una, una sola maledettissima volta, non potrete mai più fare a meno di perdervi in quegli occhioni a mandorla color cioccolato.
La vita con l’akita sarà Fatta di cose semplici, autentiche, di sguardi complici, di occhi che più sinceri non incontrerete nella vita, di code scodinzolanti ad attendervi, di espressioni buffe, di un' intesa e di una connessione che nessun altro potrà comprendere al mondo.
Farete molto, forse il massimo per assicurare al vostro compagno peloso la migliore vita possibile, il vostro tempo, eppure vi porterete dentro sempre un debito di gratitudine nei suoi confronti, perché nessuna coccola, nessuna attenzione e nessun premietto eguaglierà quell’amore incondizionato e la devozione viscerale che lega l'akita a voi.
Perché alla fine è questa la vita con un akita.
La pulizia del pelo dell'akita è fondamentale per far sì che sia sempre nutrito e assente da parassiti, polvere, smog, pelo da muta etc...
Premessa, l'akita è un cane inodore quindi anche bagnato difficilmente sentirete il suo pelo puzzare, ma questo non significa che possiamo tralasciare l'igiene del suo pelo. Una negligenza da parte del proprietario potrebbe portare il cane a soffrire di dermatiti, acari o similari ovviamente anche una cura eccessiva dovuta alla maniacalità del proprietario o la presentazione in esposizione etc... causerebbero danni alla pelle.
Quindi quando e come pulire il pelo dell'akita?
In primis è importante che il cucciolo si abitui subito ad essere gestito e toccato in questo modo sarà più facile quando lo porteremo dal toelettatore da adulto.
Noi dell'allevamento LIFEWITHAKITAINU cominciamo già a 30 giorni a pulirli e "lavarli", come? Acqua calda, panno di lino e soffiatore a modalità bassa.
Impregniamo il panno bagnato nell'acqua calda con una goccia di olii essenziali (yuup) per cuccioli e dopo aver passato il panno per tutto il corpo, compresi i genitali, asciughiamo prima con un panno asciutto e per finire un soffiatore a bassa velocità. In questo modo il cucciolo acquisterà fiducia del soffiatore, dell'esperienza fatta e soprattutto il suo pelo non emanerà cattivi odori.
Diventato più grande sarà possibile lavarlo nel vero senso della parola . Dopo aver terminato il ciclo vaccinale potrete prenotare da un toelettatore professionista e fargli fare un vero bagnetto! Assicuratevi che utilizzi prodotti per cuccioli o per pelli sensibili! Prodotti troppo aggressivi danneggerebbero la cute del cane irritandola ancor prima che cresca. Sono vietati shampoo a secco, aceto di mele (non è un'insalata) e salviettine. L'akita non puzza così tanto da dover utilizzare mezze misure prima che possiate lavarlo. Se proprio volete attenuare l'odore che emana il suo pelo utilizzate il metodo sopra indicato.
Una particolarità del pelo bianco nell'akita è sicuramente l’essere candido, ma per mantenere tale colore ci sono delle accortezze da rispettare.
Innanzitutto il pelo bianco resta bianco anche negli anni grazie alla presenza di soggetti tigrati argento e bianchi, la presenza del rosso nella genetica può compromettere il colore e far presentare, nella vecchiaia , biscottature o macchie beige nel pelo quindi a prescindere da tutto quello che ne seguirà avrà sempre il pelo apparentemente “sporco”
Un altra fondamentale cosa da ricordare è di alimentare il cane possibilmente con la stessa marca di crocchette, anche in età adulta. Cambiare crocchette può presentare la lacrimazione dell’occhio che nel manto bianco sarebbe più visibile.
Infine ma non meno importante lo shampoo giusto!
Ricordatevi di far utilizzare sempre prodotti sbiancanti, ne esistono di varie marche e vari prezzi.
Nato come cane dalle poche malattie e non geneticamente modificato diventato martire e "cane di cristallo" l'akita è stato classificato dall'ORTHOPEDIC FOUNDATION OF AMERICA (OFA) uno dei cani con più patologie tra i cani di razza seguito dal bouledogue francese. Come una razza così bella sia diventata tanto fragile è facile da capire, quando si raggiunge una certa popolarità tutti lo vogliono e non ci si basa più sulla qualità ma sulla quantità eppure in questo mare profondo anche un buon akita riesce ad emergere ecco come riconoscerlo!
Partiamo dalla malattia più comune come la displasia dell'anca . La displasia dell'anca è una patologia a carico dell'articolazione coxo-femorale che nelle forme più gravi si manifesta con zoppia a carico dell'arto posteriore. Ciò è dovuto alla sublussazione della testa del femore che provoca usura ed erosione della cartilagine con conseguenti processi deformanti. L'esenzione displasia è facilmente visibile vi basterà cercare il nome dei genitori del vostro ipotetico cucciolo/cane che volete acquistare sul sito ENCI e guardare se sono stati lastrati ufficialmente presso la Celemasche o Fsa. I gradi ammissibili per l'anca sono (HD A-B-C Limite) quelli per i gomiti ( ED 0- BL- 1 Limite). Ovviamente il fattore "SANI" dei genitori non esclude che i figli siano automaticamente sani, infatti la displasia dell'anca e del gomito sono malattie multifattoriali.
Esistono però altre malattie che non sono cosi facilmente visibili ne sul portale ENCI, ne tantomeno dal vivo, molti cani infatti potrebbero essere portatori sani della patologia e presentarla solo sulla progenie futura.
La prima è l'ATROFIA RETINICA PROGRESSIVA, (PRA-PRCD) è la perdita della visione notturna che porta progressivamente alla cecità completa. Insorgenza a 2-3 anni di età. Ereditarietà autosomica recessiva. E' possibile eseguire due tipi di test per riscontrare se i genitori sono portatori o affetti della malattia, la prima la cosiddetta visita medica presso un oculista specializzato in OCULOPATIE e la seconda un prelievo di sangue o tampone buccale inviato al laboratorio di analisi gentiche vetogene. E' importante che un buon allevatore mostri le seguenti documentazioni al futuro proprietario o che il proprietario ne faccia esplicita richiesta!
Un altra malattia di cui molto si discute in questi anni e che da poco è stata presentata nel campo canino (nel mondo umano era già presente da anni) è
l'AMELOGENISI IMPERFETTA (AI/FEH) o ipoplasia familiare dello smalto è una malattia ereditaria che colpisce la struttura, la composizione e la quantità di smalto dei denti. Lo smalto è un tessuto mineralizzato in gran parte composto da cristalli di idrossiapatite e copre la corona dentale. Con proprietà uniche e dure, offre isolamento e resistenza a fratture e usura. I denti colpiti sono spesso piccoli, appuntiti con spazi vuoti aumentati e nelle aree in cui lo smalto è sottile o assente sono evidenti chiazze brunastre e irruvidimento. La gengivite e il gonfiore delle gengive sono un problema comune di accompagnamento e spesso progrediscono verso una malattia parodontale più avanzata. La perdita dei denti può verificarsi a causa di gravi abrasioni, fratture e infezioni alle radici dei denti. La cura nel genere umano è già presente oltre che una pulizia dentale e uno smalto di protezione è possibile impiantare nuovi denti facendo si che sia esteticamente che funzionalmente la persona non abbia problemi. Nel mondo canino questo purtroppo non avviene o almeno un cane con una dentiera ancora non si è visto! Per questa malattia ci sono ancora studi in corso e quello che per il momento ne viene fuori almeno geneticamente è che: se è esente o portatore (con limitazioni) può essere riprodotto se è affetto no! Ovviamente come le Oculopatie al momento sono test facoltativi per cui un buon allevatore coscienzioso ve li mostrerà o farà una copia da allegare al kit del vostro cucciolo, se non dovesse essere così fatene richiesta è un vostro diritto sapere!