Anton Giulio II Brignole-Sale (1673-1710), reduce da viaggi a Roma e a Parigi, volle sistemare quale sua dimora le stanze di questo mezzanino per godere di una maggiore intimità rispetto alle sale di rappresentanza del piano soprastante ma riuscendo a sfruttare nel modo più scenografico le caratteristiche architettoniche degli ambienti.
Sopravvivono tre sale - una quarta, un "salottino degli specchi", risale all'epoca di suo figlio Gio.Francesco II (1695-1760) - ciascuna caratterizzata da soluzioni inconsuete ma di notevolissima qualità estetica, realizzate entro l'anno di morte del committente da Gregorio De Ferrari e da Domenico Parodi.
Questa prima sala, opera del De Ferrari, era destinata a quadreria e mostra delle belle porte con specchi, laccate a motivi orientaleggianti, che sono tra le più antiche testimonianze dell'affermazione del gusto per la cineseria in Italia.
La successiva, detta per via della decorazione "la Grotta", racconta i miti delle origini di Roma attraverso i soggetti dipinti dal Parodi e quelli scolpiti - in origine fungevano da fontane - da Bernardo Schiaffino e Francesco Biggi. La terza conserva un'affascinante alcova rivestita di specchi, pavimentata a parquet (il più antico documentato in Italia) e con la volta trapunta di stelle. Gli è contiguo il bagno, affrescato pur sempre dal Parodi.
Cristo della moneta
Le foto seguenti sono di Paola Dorigatti, a volte da me editate
Ritratto di Geronima Sale Brignole con la figlia Aurelia, 1627. Seguono dettagli
Paola Adorno Brignole-Sale, 1627
Anton Giulio Brignole-Sale, 1627
Paris Bordon, Sacra Famiglia con i santi Gerolamo, Caterina d'Alessandria e angeli (segue dettaglio)
Francesco Montemezzano, Ritratto di dama (1590)