STORIA DI ELISA, E NOSTRA
STORIA DI ELISA, E NOSTRA
La storia di Elisa Bravi è quella di una ragazza romagnola, studentessa di un Istituto Tecnico, che sogna di affermarsi grazie ai suoi studi, e ci riesce. È proprio il suo successo professionale, la sua libertà di scegliere chi essere e cosa fare, a scatenare prima l’invidia e la gelosia, poi la violenza omicida del marito, una notte di dicembre di 5 anni fa.
Elisa era una giovane donna grata alla vita, gratificata dal suo lavoro e attenta a coniugarlo con la cura per la sua famiglia, per l’uomo che amava e per le loro due figlie.
Il femminicidio di Elisa Bravi è dunque una tragedia che affronta molte delle forme di discriminazione di genere radicate nella nostra cultura, e tali da condizionare il destino di tutti, le donne certamente, ma anche gli uomini. Entrare nelle pieghe della mentalità culturale che conduce a questa ferocia è un compito arduo. Ma quella di Elisa, ex studentessa di un Tecnico, professionista in carriera, ragazza emiliano-romagnola, è anche una tragedia in cui le studentesse e gli studenti dell’ITE Salvemini di Casalecchio possono sentirsi coinvolti.
Giovanissimi, devono già trovare il coraggio e gli argomenti per confrontarsi con la madre di questa giovane donna, con la prima testimone della violenza omicida di un uomo su una donna, che era sua figlia. Una testimone a sua volta vittima, come vittime sono le nipoti di Antonella ora a lei affidate, le figlie di Elisa. Questi 9 studenti devono prepararsi, studiare il caso specifico e il fenomeno nella sua drammatica ampiezza, esercitarsi. Il tavolo di lavoro prevede diversi appuntamenti e produce un apparato di video-approfondimenti a cura dei quattro ragazzi coinvolti: 7 esercizi per trovare le parole (vedi il titolo nel menu principale). Alle 5 ragazze spetta invece narrare in video la storia di Elisa, con il rigore della cronaca, con l’empatia di una compagna di scuola (e la narrazione è inserita nel film, come prologo). Ma non solo. I 9 devono immaginare, per quanto possibile, cosa accadrà nel corso di quell’unico incontro, documentato dalle telecamere. Non c’è la possibilità di un secondo ciak: tutto è vero. Il viaggio a Ravenna non ha come fine una intervista ma un dialogo spontaneo: sarà la madre di Elisa Bravi a chiedere conto agli studenti, anzitutto, dei comportamenti che intendono adottare per combattere, nei fatti, le discriminazioni e le violenze di genere. Gioele, Kabira, Sara, Madalina, Rayan, Charlize, Eleonora, Leonardo, Alessandro, scrivono ognuno una lettera alla mamma di Elisa, e lei risponde (vedi "lettere a Antonella"). Stabiliscono così, ancora prima di incontrarsi, un legame che renderà più intimo il dialogo, più forte il cuore, il coraggio nell’esporsi.