É da tempo che gli studiosi del diritto costituzionale applicato, come espresso nelle norme del codice processuale penale, dibattono sulla posizione istituzionale dei detentori dei “terribili” poteri dell’accusa e del giudizio, dentro e fuori il sacro recinto del rito.
Ma mai come negli ultimi decenni i titolari ditali poteri sono soggetti, in vari Paesi del mondo, a sollecitazioni e a pressioni (interne o esterne al processo) che rischiano di condizionarne e alterarne profondamente l’operato, in spregio ai principi di indipendenza e imparzialità e/o neutralità che ancora oggi devono (o dovrebbero) caratterizzare, in base ai valori dello Stato di diritto, il potere giudiziario.
Nell’ambito della terza edizione della winter school che si terrà ad Asiago dal 29 gennaio al 1° febbraio 2026 su Processo penale e altri poteri è aperta una call for abstracts che, coerentemente con la tematica del corso, si rivolge a dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti e ricercatori in procedura penale affinché inviino una sintetica proposta di intervento, eventualmente con taglio comparato o interdisciplinare, corredata dal titolo e dall’indicazione di una delle seguenti aree tematiche:
1. Indipendenza, magistratura e altri poteri
Giudici e pubblici ministeri devono fare i conti con i diffusi vuoti di potere (politico e, soprattutto, legislativo) che, in un mondo sempre più complesso, lasciano agli interventi caso per caso della magistratura la regolamentazione degli ambiti più diversi (si pensi per tutti alla vicenda del captatore informatico): di fronte a questo ruolo di supplenza del legislatore, che senso ha oggi parlare di indipendenza dell’ordine giudiziario? Quali possono ritenersi oggi i (corretti) rapporti tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario? In che modo, gli altri poteri dello Stato possono condizionare – direttamente o indirettamente – l’operato dei magistrati giudicanti e dei rappresentanti della pubblica accusa?
2. Neutralità del pubblico ministero
L’attuale proposta costituzionale in ordine alla separazione delle carriere ha riacceso nel nostro Paese il dibattito sulla figura del titolare dell’azione penale e circa la sua posizione istituzionale. Quali sono i caratteri propri dell’attività del magistrato inquirente diversi da quelli propri della funzione giurisdizionale? Tali caratteristiche, se del caso riconducibili all’espressione “organo di giustizia”, che cosa comportano a livello di procedimento, di processo e sul piano ordinamentale?
La neutralità dipende dalla posizione istituzionale e dai poteri attribuiti al pubblico ministero nelle varie fasi del procedimento, ma soprattutto con riferimento alla fase investigativa, all’esercizio dell’azione penale e all’impiego di poteri coercitivi. In proposito ci sono diversi modelli nel mondo. Qual è quello preferibile anche in base alla nostra Costituzione?
3. Imparzialità e neutralità del magistrato in riferimento ai bias cognitivi
Lo sviluppo di alcune branche della psicologia ha messo in luce influenze e distorsioni nelle nostre quotidiane attività di percezione, di comprensione e di valutazione della realtà. In che misura la consapevolezza di tali alterazioni può incidere sull’attuale garanzia di un giudice terzo e imparziale e/o di un pubblico ministero neutrale? Quali possono essere i risvolti processuali del condizionamento, anche inconscio, derivante dai vari bias cognitivi? Quali i possibili rimedi?
4. Imparzialità e neutralità del magistrato di fronte al processo mediatico e nel mondo dei social media
La diffusione di strumenti sempre più sofisticati di comunicazione ha inciso, modificandoli, sia sul valore e il significato del principio di pubblicità verso l’esterno del processo, sia sull’assetto della piattaforma probatoria su cui costruire accusa e/o decisione, mettendo a rischio il divieto di scienza privata del giudice e vanificando il principio della presunzione di innocenza. L’operato del giudice e del pubblico ministero devono misurarsi con un uditorio indifferenziato e potenzialmente infinito, avvezzo ad esprimere giudizi sommari sui social media o altri format; la ricerca, la diffusione e il commento di qualsiasi materiale rilevante per il procedimento nei più diversi format sociali rischia di inquinare le prove e le visioni del magistrato. Come si possono preservare i principi fondamentali del rito penale entro tali scenari?
5. Imparzialità e neutralità del magistrato di fronte all’IA
L’intelligenza artificiale generativa è sempre più usata come una sorta di segretario e/o ausiliario che aiuta anche i magistrati nella ricerca di una pronuncia giurisprudenziale ovvero nella redazione di un atto. Tra le allucinazioni e il “pensiero unico” delle risposte di un ChatGPT o di un Copilot il controllo umano è essenziale.
Che cosa può e/o deve essere preservato delle caratteristiche della decisione del magistrato? Quali attività possono essere legittimamente affidate all'AI? Se e in che modo l'AI può mette a rischio l'indipendenza, l’imparzialità, la neutralità del magistrato o comunque rappresentare un pericolo per lo Stato di diritto?
Le proposte di intervento devono essere inviate entro il 30 novembre 2025 all’indirizzo winterschool2026@unifg.it e devono rispettare i seguenti requisiti formali: titolo della proposta, sintesi della proposta e obiettivi (3.000 battute al massimo, spazi esclusi), inquadramento della proposta in una delle aree tematiche.
Il Comitato scientifico della winter school selezionerà gli interventi che verranno discussi nel corso dei dibattiti che seguono le lezioni della scuola entro il 15 dicembre 2025.