Durante questi tre anni scolastici, la classe 3A ha portato avanti, durante il laboratorio scientifico tecnologico, un percorso di approfondimento ed educazione ambientale strettamente legato al territorio.
Ci siamo posti degli obiettivi importanti di educazione civica e di cittadinanza attiva, cercando di modificare i nostri comportamenti per renderli più responsabili e cercare di legare le attività e le necessità della scuola a quelle dell'intera comunità.
I ragazzi, accompagnati dai loro docenti, hanno realizzato, man mano nel corso del tempo, approfondimenti, attività pratiche e ricerche attive rispetto al prezioso bosco di Pianura di Casirate d'Adda, che vogliamo mostrarvi. Da lì è nata l'idea di poterlo divulgare, rendendo i contenuti fruibili a tutta la comunità, per poterla rendere partecipe e coinvolta nel preservare questa enorme risorsa verde.
Speriamo che il nostro lavoro sia di vostro gradimento.
Un grazie particolare ai prof. che ci hanno accompagnato nel percorso: il prof. Casarotti e la prof.ssa Teri che ci hanno seguiti durante tutto il nostro percorso triennale, che han valorizzato le nostre attività ed hanno fornito il loro prezioso contributo.
Grazie anche al prof. Andreol, che ci ha aiutati nella progettazione delle nostre app.
Ringraziamo le prof.sse Aldeni e Carminati dell'Istituto Agrario "Cantoni" di Treviglio, che, con la loro classe VP del Professionale, hanno collaborato con noi in una parte del percorso e che ci hanno accompagnati e ci hanno seguiti per approfondire importanti aspetti culturali e botanici.
Ringraziamo il Comune di Casirate d'Adda, nella figura del Sindaco, che ci ha ascoltati ed ha fatto con noi delle fruttuose considerazioni per rendere più accogliente questo nostro importantissimo polmone verde.
Buona navigazione!
La “foresta di Pianura” di Casirate d’Adda nasce come “Valorizzazione Territoriale del Legato Menclozzi”, nell’ambito della scelta della Regione Lombardia di promuovere la realizzazione di 10.000 ettari di nuovi boschi e sistemi verdi, ormai quasi scomparsi nelle aree di pianura. Il progetto di riqualificazione ambientale è stato elaborato dall’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste), che ha anche realizzato i lavori d’impianto.
L’area dell’intervento è costituita da 30 ha di terreno di proprietà dell’Amministrazione Comunale di Casirate d’Adda che, con la Provincia di Bergamo e il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Treviglio, ha promosso l’intervento mettendo a disposizione il terreno e contribuendo alla progettazione.
Occorre precisare che nei quasi venti anni di sviluppo vegetativo alcune delle opere realizzate hanno subito modificazioni dovute sia a naturale evoluzione che a incuria e danneggiamenti, soprattutto per il degrado del cascinale e per l’azione di eventi climatici estremi (siccità, bufere) o vandalismi: alcune parti, progettate e realizzate in un primo tempo risultano ormai sparite o gravemente compromesse. La struttura della foresta si è comunque mantenuta stabile e con uno sviluppo regolare del manto vegetativo, in alcuni casi anche eccessivo, con una certa invasività di rampicanti infestanti lungo i sentieri (spesso impraticabili) e nelle parti esterne. È comunque ineludibile un tempestivo intervento di manutenzione e ripulitura.
Il bosco di Pianura in numeri.
La tipologia del rimboschimento è il Querco-carpineto, tipico dell’antico manto forestale della pianura, ormai quasi scomparso per i massicci interventi antropici, soprattutto di carattere agricolo. La struttura dell’intervento non è caratterizzata da uniformità, ma è particolarmente diversificata per garantire la “naturalità” e la biodiversità dell’impianto, che prevede l’alternarsi di fasce arbustive, nuclei arborati e ampie radure prative. Intorno a un nucleo centrale di specie simili a quelle del bosco maturo sono state impiantate fasce che prefigurano le fasi di prima colonizzazione del suolo da parte di specie meno esigenti, costituendo una difesa e un annuncio della presenza del bosco, con una fascia intermedia arboreo-arbustiva di specie eliofile e pioniere prima di arrivare al corpo centrale con la prevalenza delle specie definitive. Inoltre, le siepi arborea-arbustive ripristinano un aspetto paesaggistico tipico delle aree agricole antecedenti l’introduzione dell’agricoltura intensiva, costituendo un ambiente di transizione che ben si presta a una rapida colonizzazione da parte di una gran quantità di specie animali, in particolare insetti e uccelli: nella scelta delle specie selezionate si sono privilegiate quelle che sono adatte alla frequentazione di api, lepidotteri e uccelli. contribuisce ad arricchire la biodiversità ambientale, perché intorno ad esso si sviluppa un interessante sistema di specie vegetali e animali che necessitano della presenza di acque superficiali.
Anche il ripristino dei gelseti, costituiti da un impianto regolare di gelsi bianchi, è orientato al recupero della tradizionale pratica della coltivazione per il nutrimento dei bachi da seta, allevamento molto diffuso nella zona per fornire la materia prima alle filande e al quale contribuivano tutte le famiglie con strutture apposite in ogni casa contadina.
Si tratta, in particolare, di ciliegio selvatico, tiglio selvatico, salice bianco, biancospino, prugnolo, ligustro, nocciolo, pallon di maggio, melo selvatico.
Per quanto riguarda la rete irrigua, si è conservata la presenza dei fossi, elementi tipici dell’agricoltura di pianura, ma anche veicolo che contribuisce ad arricchire la biodiversità ambientale, perché intorno ad esso si sviluppa un interessante sistema di specie vegetali e animali che necessitano della presenza di acque superficiali.
Anche il ripristino dei gelseti, costituiti da un impianto regolare di gelsi bianchi, è orientato al recupero della tradizionale pratica della coltivazione per il nutrimento dei bachi da seta, allevamento molto diffuso nella zona per fornire la materia prima alle filande e al quale contribuivano tutte le famiglie con strutture apposite in ogni casa contadina.
Nell’impianto, che ha previsto la piantumazione esclusiva di specie autoctone (acero oppio, biancospino comune, carpino bianco, ciliegio selvatico, corniolo maschio, farnia, frangola comune, frassino comune, fusaggine, gelso bianco, lantana, ligustro, nocciolo comune, olmo campestre, ciliegio a grappolo, pallon di maggio, prugnolo, salice cinerino, corniolo sanguinello, spino cervino, tiglio selvatico), non si è sottovalutata la diffusione ormai consolidata, specialmente lungo i corsi d’acqua, di filari di specie alloctone adattate, a volte invasive, ma che non compromettono la stabilità del sistema e fanno da tempo parte della struttura paesaggistica della pianura, come la robinia, il platano e l’ailanto, che hanno colonizzato le aree marginali, e si è preferito mantenerne la presenza, controllandone attentamente l’espansione nell’area. D’altra parte, non si è rilevata la diffusione di altre specie invasive che potrebbero costituire un pericolo per l’impianto, se non il massiccio sviluppo di rovi, edera e clematidi, che hanno colonizzato le parti esterne più esposte e che dovranno essere necessariamente oggetto di sfoltimento.
Un discorso a parte andrebbe fatto per l’area denominata “BOSCOTONDO”, che non fa parte del lascito piantimato, ma costituisce un ambiente tutelato di riforestazione spontanea, frutto di originario degrado ambientale in seguito a sbancamento di terreno a scopo industriale, con creazione di stagni e zone umide ormai stabilmente colonizzate da specie vegetali spontanee e fauna (soprattutto mammiferi, anfibi e uccelli) che vi ha trovato un habitat ideale. L’adiacenza all’area di piantumazione ne ha fatto zona d’interesse e di tutela aggiuntiva, con una cura particolare dell’accessibilità e della protezione, oggetto di studio e adozione da oltre due decenni da parte delle istituzioni scolastiche e di ricerca.
Il nostro lavoro è stato suddiviso in 5 sezioni, su cui abbiamo lavorato a gruppi. Ciascuno ha collaborato e apportato il proprio contributo per quel che secondo noi fosse importante rendere noto.
Cliccando qui sotto, potrete approfondire gli aspetti che, secondo noi, sono stati più rilevanti:
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