Quando l'egoismo impera...
Titolo italiano: Jezabel
Titolo originale: Jèzabel
Anno di pubblicazione: 1936
Edizione: Newton Compton (2013)
Pag.: 147
Prezzo: Euro 4.90
Finito il: 24/11/2013
Vantaggi: Buon romanzo con personaggi forti
Svantaggi: Nulla di importante
Irène Némirovsky (Kiev 1903 - Auschwitz 1942) e' una recente scoperta che ho fatto grazie ad un amico e collega di lavoro leggendo "David Golder", la sua prima pubblicazione avvenuta nel 1929 con un piccolo sotterfugio (farsi credere un uomo dall'editore a cui mando' il manoscritto). "Jezabel", pubblicato nel 1936, e' il secondo romanzo che leggo, pubblicato dalla Newton Compton.
Un accenno di trama
Gladys Eysenach e' una ricca e bella donna chiamata in giudizio con l'accusa di omicidio. La vittima e' un ragazzo, presumibilmente suo amante. E non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza, prova ne e' il fatto che il processo dura pochi giorni con un verdetto finale di colpevolezza.
Ma cosa ha portato Gladys a tutto questo? A voi scoprirlo...
Le mie considerazioni
Ho scelto "Jezabel" dopo aver letto l'inizio della trama riassunta sul retro del libro, con quel tono noir e la punta di giallo. Da sempre adoro i legal thriller e l'idea del processo mi intrigava. Ma il processo dura poche pagine prima della lista di capitoli che lo segue. E ci presenta una storia tutta da verificare.
La Némirovsky ci accompagna nella scoperta di Gladys, fin dall'adolescenza, quando scopre i suoi piu' grandi desideri: essere amata e rimanere giovane.
Desideri non da poco, che pero' condizionano tutta la sua vita, vissuta senza alcuna preoccupazione per il sostentamento, grazie prima alla sua famiglia (la madre e' ricca) e poi al primo marito, altrettanto ricco. E Gladys vive una vita di agi e divertimento, alla continua ricerca di amore e di giovinezza. Ma il primo non si compra e la seconda non dura per sempre.
Gladys e' il ritratto dell'egoismo fatto donna. Ma non e' la sola ad avere delle colpe nel momento piu' buio della sua vita, anche se cio' che ottiene se lo e' ampiamente meritato.
La Némirovsky non e' indulgente e sembra buttare nella storia parte della sua biografia personale, che la vede figlia di una donna fredda e priva di attenzione nei suoi confronti. Credo che la figura materna si sia riflessa direttamente in Gladys e vi si possano leggere i sentimenti della scrittrice.
Si attenua un po' l'antisemitismo che caratterizzava la Némirovsky, sempre legato alle sue origini in una ricca famiglia ebrea. La storia, ironica fino all'inverosimile, porta la scrittrice a morire in un campo di concentramento a causa delle leggi razziali dei nazisti dopo l'invasione della Francia, stato nel quale risiedeva.
Nel complesso il romanzo e' una denuncia dell'egoismo, l'idea di preservare i propri interessi nei confronti di chiunque altro, anche di persone della propria famiglia che buon senso vorrebbe si amassero. Ma il buon senso viene dimenticato alla ricerca delle cose che non si possono avere, nonostante tutte le ricchezze di questo mondo.
La giovinezza, come la salute o l'amore, non sono acquistabili con il denaro. L'amore poi si riesce ad ottenere solo con un duro impegno. E spesso nemmeno cosi'. Come, del resto, capita con l'amicizia. O con qualunque sentimento che ci lega ad altre persone. Nulla ci e' dovuto, anche se troppi la pensano diversamente.
Il libro mi e' piaciuto e lo consiglio.
Buona lettura a tutti!