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ANALISI CRITICA A CURA DI ROBERTO BASERGA
Composizione ascetica ,rafforzata da una dalmatica luminosa
che campeggia con i particolari della tavola :un
calamaio e il teschio in appoggio alla sporgenza
del libro 'aperto '.
Tela che ha le misure di 112x157 cm ,ricordata
dal Bellori nell'inventario del Borghese con la
corretta attribuzione al Caravaggio ,come
è cifrato nella descrizione del Manilli :<<
San Gerolamo che scrive e' del
Caravaggio>>.
Nel 700' l'attribuzione passa a Ribera ,per poi
tornare nel 900' come autografia di
Michelangelo Merisi.Stante l'atto
documentario del Bellori ,il committente dell'opera
potrebbe essere il cardinale Scipione Borghese
figura determinante nella vita del
pittore. Citato nelle fonti per
aver dissimulato le accuse
d' aggressione rivolte al Caravaggio
durante una zuffa ai danni del notaio Pasqualone.
Calvesi ritiene stimare il tempo successivo
all'anno dell'elezione a 'cardinale' del Borghese
e il dipinto potrebbe essere un 'dono' come segno
di gratitudine diretta .Per Marini il quadro
e' in apparenza 'incompleto';
potrebbe essere giusta come tesi in quanto
non permangono segni di una pittura
d'urgenza.
La copia eseguita a pastello ,
e qui riportata: e' un
quadro dalle misure rispettabili di 100 x140 cm.
E' stato possibile insistere nei dettagli
delle fosse oculari del teschio e
nel rispettivo delle pennellate classiche.
Il Santo in contemplazione di
lettura del testo
che e'fisicamente sostenuto
dalla mano curante e in opposizione
all'altra che <<intinge penna al calamaio>>.
Un tavolo fa' da peso nel dettaglio decadente
dei pilastri ;
il panno bianco offre la sensazione
di un'ipotetica caduta degli oggetti 'posti'
nel richiamo
di una mera 'natura silente'.
analisi critica
a cura di Roberto Baserga