Tarocchi - Luna


Simbolismo del XVIII arcano

 La Luna e' il diciottesimo arcano maggiore dei tarocchi. Nei tarocchi di Marsiglia, da cui la maggior parte dei tarocchi moderni e' originata, il suo simbolismo appare a prima vista alquanto sorprendente: un' immagine umanizzata della luna splende su una montagna con due torri, e due animali simili a cani sembrano ululare al di sopra di una cavita' che somiglia ad una pozza d' acqua con dentro un gambero.   Nessuno di questi simboli puo' essere facilmente associato a quelli familiari dalla tradizione giudaico-cristiana prevalente in Europa al tempo in cui i tarocchi divennero popolari.  

L' ipotesi che i tarocchi non siano originati in Europa e' stata spesso avanzata, ma non vi e' un chiaro consenso su quale tradizione possa averli originati e quali circostanze possano averli portati in Europa.

Come e' spesso il caso in materia di esoterismo, il significato dei simboli in questione si rivela prontamente se si e' armati di una chiave interpretativa adeguata.

 Nel caso della Luna, una chiave interpretativa proviene da una fonte a prima vista improbabile: l' epica mesopotamica di Gilgamesh. Il testo descrive il viaggio simbolico di Gilgamesh verso la citta' degli dei. L' eroe, devastato dalla perdita dell' amico Enkidu, decide di compiere un pellegrinaggio spirituale alla residenza degli immortali, per chiedere ad UtNaPishtim (l' antico pescatore Noe'), il primo umano riuscito ad unirsi all' assemblea degli dei, di rivelargli il segreto della vita eterna.

Quando Gilgamesh arriva nei pressi del monte Mashu, la sacra montagna degli dei, scorge dei leoni sui passi di montagna, che lo infondono di terrore. L' eroe prega dunque il dio della luna, Sin, protettore dei viaggiatori, di assisterlo nella sua impresa, e di notte sogna di lottare e sconfiggere i leoni. Finalmente, Gilgamesh giunge ai piedi del monte Mashu, che presiede al sorgere e al tramontare del sole. La montagna ha due picchi gemelli, che si estendono dalle profondita' della terra fino al cielo, e un lungo, oscuro tunnel che porta alla citta' degli dei, guardato da scorpioni umanizzati. Gli scorpioni, accorgendosi che l' eroe non e' fatto di sola carne, ma nello spirito e nell' anima e' anche immortale in cielo, accettano di farlo passare.

 E' facile identificare gli elementi della narrativa con i simboli contenuti nell' arcano della Luna. L' immagine umanizzata della luna e' il dio Sin, protettore dei viaggiatori. La montagna e' il sacro monte Mashu, che presiede al sorgere e tramontare del sole. Le due torri sono i picchi gemelli della montagna, che connettono cielo e terra. Le due creature simili a cani sono leoni sui passi di montagna, che ruggiscono nella propria gloria. Infine, la creatura che sembra essere un gambero in una oscura pozza d' acqua e' in realta' uno scorpione, che guarda l' ingresso del tunnel da cui il postulante accedera' alla citta' degli dei. 

Il simbolo dello scorpione o scarabeo, o altro animale dotato di carapace (parole che derivano tutte dalla stessa radice krb) come custode dell' immortalita' e' comune non solo nelle culture della Mesopotamia, ma anche nella tradizione egizia e in quella biblica. Nel libro della Genesi questi scorpioni umanizzati sono chiamati cherubini, e guardano l' accesso all' albero della vita.

Il leone e'  anch' esso un simbolo comune a molte culture antiche, e rappresenta le forze bestiali delle passioni umane, che devono essere vinte perche' il cammino spirituale possa essere coronato dal successo.

La nozione di una montagna sacra come residenza degli dei e' pure presente in molte tradizioni antiche, e i pinnacoli o torri possono essere variamente identificati con le matzevot, obelischi, menhir o pilastri che in molte culture antiche connettevano simbolicamente il cielo e la terra.

 Infine, la luna e' un simbolo di cammino spirituale e rinascita, variamente associato in diverse tradizioni con Osiride, Dioniso o Ba'al.

Il parallelo con la storia biblica del sogno di Giacobbe e' anch' esso degno di menzione. In Genesi 28:10-19, Giacobbe passa la notte in un luogo selvaggio (dove, aggiunge Rashi, ha timore delle belve feroci). In sogno vede una scala che unisce il cielo e la terra, popolata da angeli. Al suo risveglio, dice: "Quanto e' terribile questo luogo! Questa e' proprio la casa di Dio, questa e' la porta del cielo". Prima di lasciare il posto, a cui da' nome BethEl (casa di Dio), erige una matzevah (obelisco).



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