C'è una magia che circonda ogni esibizione musicale, che sia davanti a migliaia di fan o in un piccolo bar. Il chitarrista Giacomo Caliolo, ex Rondò Veneziano, sembra perdersi nei suoi riff e assoli, mentre il pubblico lo osserva rapito, come se ogni nota fosse una storia intima e personale. La musica non ha bisogno di stadi enormi per essere potente. La vera connessione avviene quando il suono tocca l'anima, senza barriere, senza distanza.
Sergio Brunetti
Il genovese Caliolo vanta un passato nella scena pop e sinfonica e abbraccia il blues con una band affiatata e dinamica. Nella sua musica si fondono nostalgia e passione: ogni sua esecuzione, come una confessione, diventa un viaggio interiore in grado di coinvolgere chi ascolta.
Alessandro Robles
Poco più di due anni fa mi capitò di vedere i neonati Red Phoenix Blues dal vivo, un trio con repertorio rock-funky-blues, che nell’occasione si esibiva a Cairo Montenotte.
Fu proprio in quel giorno di inizio gennaio che Giacomo Caliolo mi accennò ad un progetto, un album da realizzare assieme al bassista Antonello Palmas Cotogno e a Elisa Pilotti alla batteria.
Giacomo e Antonello sono elementi di spicco della scena musicale genovese e non solo, e i loro trascorsi sono di un certo rilievo, mentre Elisa è una promettente musicista impegnata su diversi fronti.
Quei timidi propositi si sono ora concretizzati.
Ho ascoltato in anteprima l’album -che dovrebbe essere distribuito a partire da fine mese-e a seguire presento un’anticipazione.
La prima sorpresa è stata quella di trovare una fantastica voce, quella di Daniela Venturelli. Parto da lei perché la sua presenza ha permesso a Caliolo di dedicarsi allo strumento senza caricarsi del peso di vocalist e questo, soprattutto in fase live, diventa a mio giudizio un gran vantaggio. E poi non sto parlando di normali qualità vocali, ma di “possibilità” personali abbinate a grande tecnica (lei è anche vocal coach), unite ad una timbrica calata meravigliosamente su questo “Illegal Blues”, disco di cui parla Giacomo nell’intervista a seguire.
Album “illegale” nel senso che ha poco a che vedere con la tradizione.
La miscela è ricca di ingredienti, e oltre al blues indicato nel titolo non si fanno attendere spruzzate consistenti di jazz, soul e funky.
Nove brani variegati, dove la sezione ritmica formata da Elisa e Antonello fugge dalla consuetudine per inventare tempi … internazionali.
Sì, non sembra questo un album italiano, ne fatto da italiani, ma un prodotto che potrebbe essere uscito da un qualsiasi studio di Chicago, e la distinzione è d’obbligo se si pensa ai giudizi pieni di preconcetti che da chi vive oltreoceano vengono indirizzati a chi decide di accostare la parola”blues” alla propria musica, arrogandosi un diritto che-secondo loro- non hanno.
Caliolo guida la band su percorsi a lui congeniali e il risultato è un fantastico sound che induce spesso al movimento. Ma è impossibile stratificare il suono della band, nè viene spontaneo sottolineare i singoli ruoli, perché è la sensazione di amalgama che provoca piacere al cervello e allo stomaco.
Un album che nasce bene e promette ancor meglio, “illegal or authorized” ha poca importanza, e sarà questa un’altra occasione per riaffermare che la buona musica resta tale indipendentemente dagli schemi che, per convenienza, si è soliti creare.
L’INTERVISTA
Da molto tempo mi parli di questo tuo progetto che finalmente sta venendo alla luce. Cosa rappresenta per un musicista esperto come te questa nuova pagina, tenuto conto dell’aggiunta di una vocalist di grande qualità. Daniela Venturelli?
Abbiamo iniziato questo progetto in trio, io, Antonello Palmas Cotogno, con cui suono anche nel progetto Rondò Anthology, ed Elisa Pilotti. Inizialmente sapevamo di non voler suonare le “ solite cose”, perché l’appiattirsi non fa parte del nostro DNA musicale, pur provenendo da esperienze e generi diversi: io sono partito dal rock classico e sono approdato al prog e poi al pop (naturalmente passando per il blues!); Antonello proviene dal Jazz, Elisa dal Metal! Mentre eravamo in studio e avevamo già i brani con la guida della mia voce, è subentrata Daniela Venturelli, che con le sue eccezionali doti vocali ha interpretato le canzoni come le avevamo in testa noi, e ha portato del soul nel sound del gruppo. C'è voluto comunque un anno di lavoro per arrivare alla conclusione del progetto.
”Illegal Blues”, avrà un significato ben preciso, ma a me riporta alla difficile accettazione dei bluesman italiani che propongono la loro musica negli States, laddove il blues è nato. Il tuo/vostro album mi pare abbia tutte le carte in regola per imporsi ovunque… hai già pensato che sarebbe bello osare un po’ e uscire dai nostri confini?
“Illegal Blues” per me e per il gruppo rappresenta una crescita professionale ed emotiva … naturalmente. Il titolo ha diverse interpretazioni, la nostra è la seguente: i puristi del blues, quello delle 12 battute si irriteranno... per loro sarà un blues illegale! Questo è il “nostro” senso del titolo, ma sinceramente, a parte qualche rimando al blues rurale ed elettrico tradizionale presente in Slide Guitar Ride, dedicato al musicista americano Bob Log III, un personaggio incredibile, il resto dei brani ha origini blues, ma miscelati a rock, soul, funky e fusion, come ad esempio in “Sardinian sog”-dedicata a Giulio Capiozzo- e “Night Groove”. Abbiamo volutamente realizzato un cd “non italiano”... beh, sai, noi quattro amiamo gli States, musicalmente parlando, e quindi speriamo almeno di destare interesse in Europa anche se- per scaramanzia non mi sbilancio- un artista americano ha mostrato apprezzamento per il progetto.
Ti sei allontanato da Genova per la registrazione e distribuzione dell’album. Ci sono motivi particolari?
Il cd è stato registrato a Genova, allo StudioMaia di Verdiano Vera, un amico comune; l'ingegnere del suono è stato Giorgio Massaro, ma per il resto abbiamo preferito un'etichetta di Milano.
Prova a dare un giudizio “di parte” di “Illegal Blues”… perché bisogna assolutamente acquistarlo?
Un giudizio? Acquistare un cd come il nostro fa bene al portafogli-nostro- e alla musica in generale… ahahah, scusa ma è la verità.
Info Album
1) Night Groove: Giacomo Caliolo, guitar & keyrboards; Daniela Venturelli, vocal; Elisa Pilotti, drums; Antonello Palmas Cotogno, bass.
2) Slide Guitar Ride (dedicata a Bob Log III): D. Venturelli, vocal; A. Cotogno, bass; E.
Pilotti, drums, G. Caliolo, acu
Un pò di tempo fa ho scritto qualcosa su i Red Phoenix Blues, gruppo genovese neonato, ma composto da validi musicisti di esperienza:
http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Red%20Phoenix%20Blues
Non li avevo mai sentiti dal vivo, nonostante l'amicizia che mi lega a loro, e l'occasione è arrivata ieri, primo giorno del nuovo anno, a Cairo Montenotte, Osteria del Vino Cattivo.
Conoscevo il locale per averci passato qualche serata con amici, ma non avevo mai ascoltato della musica dal vivo.
Spendo sempre volentieri parole per questi luoghi dove si respira un minimo di aria da antico pub inglese, dove è possibile ascoltare musica senza tempo che riesce a interessare anche i più giovani.
Di solito non tutti i presenti sembrano interessati a ciò che accade, musicalmente parlando, ma se i musicisti sono di qualità e l'amalgama è buono, il coinvolgimento è la più logica conseguenza.
Ed è quello che ho visto ieri sera: un avvicinamento magari casuale per passare una serata in compagnia, davanti ad una birra, si trasforma in occasione per lasciarsi coinvolgere e trascinare da un blues o da un brano rock.
Un plauso quindi a chi organizza questi eventi, nello specifico L'O.D.C.T.
Il gruppo di Giacomo Caliolo, Antonello Palmas e la giovane sorpresa Elisa Pilotti si presenta con grande umiltà, a dispetto dell'esperienza di cui i singoli membri possono vantare.
Il repertorio è quelli dei "grandi": ZZ TOP, Clapton, Robert, Robert Johnson, Eric Johnson, Robben Ford, Steve Ray Vughan.
Ma tra un brano e l'altro appare il vero progetto del gruppo.
Due sono le proposte inedite, che nei piani dei RPB dovrebbero fare parte di un prossimo CD.
Musica godibilissima e grande abilità di tutti i musicisti.
Jack canta e utilizza la sua Fender del 1977 con maestria, partendo dall'utilizzo del bottleneck sino alla vibrazione manuale del ponte fisso, passando per una serie di "effetti", che saranno poi oggetto di simpatica discussione con l'amico Albertino.
Davvero bravo.
Antonello, è una bella sorpresa. Grande senso ritmico e fraseggi complessi su trame tutto sommato semplici come quelle che costituiscono il blues. E' anche un bassista "da vedere" e sul viso, durante la performance, si può leggere il suo modo di vivere il brano.
Bravissima Elisa, per niente intimorita dalla presenza di due musicisti di lungo corso.
"Picchia" con decisione, e costituisce la spina dorsale del gruppo. Una formazione a trio classico richiede la partecipazione completa di tutti, senza pause o momenti di attesa, e anche la batteria assume un ruolo che va oltre la ovvia competenza, cioè parte della sezione ritmica.
Bello e coraggioso il suo assolo, davanti a un pubblico che poteva forse non essere abituato, ma che alla fine è stato"scosso" e scaldato da questi tre musicisti genovesi.
Io credo che la modestia nel porsi vista ieri debba al più presto essere sostituita dalla consapevolezza che i progetti vanno a buon fine, quando c'è qualità, idee e impegno.
Per me è sempre lodevole vedere uomini e donne che, nonostante importanti esperienze pregresse, trovano lo stimolo per rimettersi in gioco continuamente... ma forse è proprio questa la magia della musica di cui tutti parlano!
Come accennato, a fine serata si apre il siparietto "tecnico", dove il nostro caro Albertino Caroti, giovane chitarrista "purista" blues savonese, redarguisce simpaticamente Giacomo Caliolo per l'utilizzo degli effetti e il non utilizzo di un ampli valvolare. Jack sta al gioco che propone Albertino e la serata tra amici termina con soddisfazione comune, come sempre accade quando c'è di mezzo la buona musica.
"Bad Top Dog", il nuovo album di Giacomo James Caliolo, rappresenta un'evoluzione stilistica marcata rispetto al precedente "Undefined Dialogs" (2021), spostandosi con decisione verso un blues dalle sonorità moderne e contaminate. Il disco, frutto di un processo di registrazione itinerante tra Liguria, Puglia, Piemonte e Messico, culminato nel Jamestudio di Brindisi e rifinito dal mixaggio di Marco Biggi a Genova, si presenta come un lavoro eclettico e ricco di sfumature, pronto per la sua imminente presentazione al Bitonto Blues Festival che avverrà il 6 settembre.
L'album si apre con la title track, "Bad Top Dog", un delta blues robusto e irrobustito da un'elettricità graffiante. Il testo si erge come un monito ai potenti che maltrattano i popoli, rivelando una coscienza sociale e un'attitudine ribelle che serpeggia sotterraneamente nell'opera. L'amalgama tra la tradizione blues del delta e un'energia rock contemporanea crea un impatto sonoro immediato e potente, stabilendo un tono energico per l'ascolto.
"All I Wanna Do" offre un cambio di registro tematico, dedicando un ironico e auto-riflessivo inno ai musicisti "buoni a nulla" e scansafatiche. L'organo Hammond di Alfredo Pellizzari si intreccia con la ritmica solida di Marco Biglieri, creando un groove che oscilla tra la consapevolezza disincantata e una velata celebrazione di uno stile di vita alternativo, tipico di chi vive per la musica al di fuori delle convenzioni.
Con "I Miss You", l'album si addentra nelle profondità emotive del blues lento, affrontando il tema universale della perdita di una persona cara, che sia un genitore, un partner, un amico o persino un animale. La voce intensa e commovente di Chiara Furgu si fonde con il lamento bluesy della chitarra di Giacomo Caliolo e le pennellate evocative dell'hammond e del piano di Alfredo Pellizzari, creando un'atmosfera di malinconica introspezione che tocca corde profonde.
"Lonely Heart" rappresenta una riuscita e audace ballata fusion blues. La voce versatile di Chiara Furgu si muove con agilità su un tappeto sonoro che intreccia le radici blues con elementi più contemporanei e sofisticati, dimostrando un'apertura stilistica e una volontà di esplorare territori sonori meno convenzionali per il genere. L'apporto delle tastiere di Caliolo arricchisce ulteriormente la trama sonora.
La breve parentesi acustica strumentale "Around the Yellow Flowers" offre un delicato interludio country-blues, ispirato dalle campagne piemontesi dell'Ovadese. La chitarra acustica di Giacomo Caliolo dipinge paesaggi sonori evocativi e intimi, fornendo un contrasto ben calibrato con l'energia elettrica che caratterizza gran parte dell'album, dimostrando la versatilità dell'artista.
Il ritorno a sonorità blues più dirette avviene con "How Many Times", un brano dallo shaffle moderato. La solida e dinamica sezione ritmica fornita dalla batteria di Marco Biggi e dalle tastiere di Alfredo Pellizzari crea un terreno fertile per la voce e la chitarra di Caliolo, che qui si esprimono con una convincente aderenza al linguaggio blues tradizionale, pur mantenendo una freschezza interpretativa.
"Let Me Talk" introduce una decisa svolta stilistica con un funky-blues dedicato a Julian Assange. L'ingresso incisivo del sax tenore di Giampaolo Galasso aggiunge una timbrica ricca e dinamica, creando un groove trascinante e coinvolgente che ben si sposa con il messaggio di libertà di parola e denuncia sociale che anima il brano.
L'umore si fa più ironico e legato al contesto recente con la strumentale "Before 22 o'Clock Crazy", un blues che riflette in chiave musicale sulle ridicole restrizioni post-pandemia relative al rientro notturno. La sinergia tra le chitarre, l'hammond e il basso di Caliolo, sostenuta dalla batteria di Marco Biggi, crea un'atmosfera quasi caricaturale, un blues sardonico che traduce in suono un sentimento diffuso con un tocco di humor amaro.
Una delle scelte stilistiche più interessanti che emerge dall'ascolto di “Month of May” risiede in un passaggio cruciale in cui il tema principale è affidato interamente alla chitarra, scelta che esalta la melodia attraverso di essa, una proposta strumentale che, posta alla fine dell’album, lascia all'ascoltatore uno spazio di interpretazione emotiva più aperto e personale.
La produzione dell'album, distribuita su diverse location geografiche e finalizzata con la meticolosa supervisione di Marco Biggi, denota una cura del suono e un'attenzione al dettaglio che valorizzano le diverse anime musicali presenti. La scelta di musicisti con background ed esperienze eterogenee arricchisce l'album di sfumature e colori, pur mantenendo Giacomo Caliolo come solido fulcro creativo e strumentale.
In conclusione, "Bad Top Dog" si presenta come un album di blues moderno maturo e sfaccettato, che non teme di esplorare diverse declinazioni del genere, innestando elementi funky, fusion e country senza mai tradire la sua essenza blues. L'abilità di Giacomo Caliolo come polistrumentista, cantante e compositore, unita alla qualità degli ospiti coinvolti, rende questo lavoro un ascolto stimolante e appagante per gli appassionati del blues che apprezzano le contaminazioni intelligenti e una prospettiva contemporanea sul genere. La sua imminente presentazione al Bitonto Blues Festival rappresenta una meritata vetrina per un album che dimostra vitalità, originalità e una chiara evoluzione sonora nel percorso artistico di Giacomo Caliolo.
La pubblicazione in digitale sarà curata da Arteviva.
La chiacchierata con Giacomo Caliolo
Definisci "Bad Top Dog" un album indirizzato verso un "blues moderno" rispetto al precedente "Undefined Dialogs": quali sono gli elementi chiave che distinguono questo nuovo lavoro in termini di sonorità, arrangiamenti e approccio musicale?
La mia musica affonda le radici nel blues, ma non si limita a ripercorrerne i sentieri battuti. Esploro armonie inattese, allontanandomi dal canone per dare vita a un blues personale e contemporaneo. Credo sia sterile la mera imitazione dei grandi maestri; la vera sfida è far evolvere il linguaggio del blues con la propria voce.
L'album è stato registrato in diverse location, tra cui Liguria, Puglia, Piemonte e Messico. Come ha influenzato questa "dispersione geografica" il processo creativo e il suono finale dell'album?
Quando il privilegio è collaborare con musicisti eccellenti, il processo diventa sorprendentemente semplice. Basta fornire loro la base e la loro straordinaria musicalità prende il volo. Penso alle incredibili linee di armonica e sax che Giampaolo Galasso mi ha inviato dal Messico – pura eccellenza! – e alla sensibilità di Alfredo Pellizzari, di Genova, senza dimenticare la pulsante energia ritmica di Marco Biggi e Marco Biglieri.
Hai lavorato con Marco Biggi sia alla registrazione che al mixaggio. Come si è sviluppata la vostra collaborazione e qual è stato il suo contributo specifico al risultato finale?
Con Marco Biggi collaboriamo da anni, anche per altri artisti, e siamo molto in sintonia avendo tanta stima reciproca ed amicizia.
La presenza di diversi musicisti con svariati strumenti (armonica, sax, tastiere) arricchisce notevolmente le sonorità dell'album. Come hai gestito l'integrazione di queste diverse voci strumentali negli arrangiamenti?
Fin dal principio, avevo una precisa immagine sonora del brano, una sorta di blueprint musicale che guidava la scelta degli strumenti. Realizzare questa visione è stato un processo sorprendentemente semplice, grazie alla maestria di musicisti straordinari come Giampaolo Galasso (Messico, armonica e sax), Alfredo Pellizzari (Genova), e i batteristi Marco Biggi e Marco Biglieri. Come già sottolineato, la sintonia con Marco Biggi, in particolare, è frutto di anni di collaborazione, nutrita da stima e amicizia reciproca in diversi progetti musicali. Un ringraziamento speciale va anche a Chiara Furgu, la cui voce ha arricchito splendidamente due dei miei brani.
Entriamo nei brani… "Bad Top Dog" si presenta come un delta blues "irrobustito elettricamente" con un testo di monito ai potenti. Come è nato questo specifico brano e qual è stata la scintilla che ha acceso il desiderio di affrontare questo tema in musica?
La mia prolungata avversione per le politiche dei potenti, alimentata da rabbia e indignazione, si è tradotta in un'espressione vocale di un sentimento che auspico sia comune.
In "All I wanna do" c'è un tono autoironico nei confronti dei musicisti. Quanto di personale c'è in questo pezzo e qual è il messaggio che spera arrivi al pubblico, in particolare ad altri musicisti?
L'esperienza di chi fa della musica la propria professione offre una comprensione diversa rispetto a chi la vive come un diletto, per quanto fortunato possa essere. Questo pezzo riflette molto della mia storia personale.
“I miss you" è un blues lento dedicato alla perdita. Senza entrare nello specifico, c'è una particolare emozione o esperienza che ha guidato la composizione di questo brano?
Certamente. È un sentimento universale, destinato a incrociare il cammino di tutti: quella malinconia che, in modo controintuitivo, ci offre gli strumenti per elaborare la sofferenza.
“Let me talk" è dedicato a Julian Assange. Cosa ti ha spinto a dedicare un brano a questa figura e come si lega il funky-blues al messaggio che vuole comunicare?
Ho scelto di non cavalcare l'onda mediatica riguardante la situazione di Julian Assange per un preciso senso di rispetto. L'opportunismo di trarre visibilità dalla sua prigionia sarebbe stato per me inaccettabile. Non aggiungo altro, il mio disagio morale è fin troppo chiaro.
Il brano strumentale "Around the yellow flowers" è ispirato dalle campagne ovadesi. Può descriverci l'atmosfera o le immagini che ti hanno portato a comporre questo pezzo?
Era primavera e mi trovavo ad Ovada, un borgo a breve distanza da Genova. Ricordo vividamente la passeggiata che mi condusse, quasi inaspettatamente, in un'immensa distesa di girasoli che si stendeva a perdita d'occhio nella campagna…
Il Bitonto Blues Festival rappresenta la cornice ideale per presentare questo lavoro, un palcoscenico autorevole che ne valorizza l'essenza blues. Le mie aspettative per questa occasione sono semplici e universali: desidero che la nostra musica risuoni con il pubblico, creando un'esperienza emotiva condivisa. Suonare tecnicamente ineccepibile è un prerequisito, ma l'anima della performance risiede nella capacità di emozionare chi ci ascolta.
Dopo "Undefined Dialogs" e ora "Bad Top Dog", come vedi evolvere il tuo percorso musicale e quali sono i tuoi prossimi progetti o direzioni artistiche?
Ho già in cantiere un altro album, questa volta di rock strumentale, realizzato con Barbara D’Alessio, una straordinaria batterista genovese con cui ho collaborato in passato. Attualmente, questo progetto è in fase di missaggio. Come è noto, la mia esplorazione musicale non si limita a un singolo genere e, dopo i concerti dedicati a questi due lavori, potrei dedicarmi a un progetto acustico, oltre a continuare a seguire i due cantautori con cui lavoro da anni. Fortunatamente, dopo cinquant'anni di musica, la mia bussola è il piacere personale, non le logiche di convenienza altrui.
Pubblicato da MusicArTeam alle 08:48
Etichette: Giacomo James Caliolo- "Bad Top Dog
Giacomo Caliolo - chitarrista - e Marco Biglieri - batterista - propongono un nuovo progetto denominato “Undefined Dialogs”, album strumentale a cui ne farà seguito uno di canzoni, in fase di costruzione.
Seguo da molto tempo il lavoro di Giacomo Caliolo, chitarrista genovese che non conosce paletti che possano mettere nell’angolo la sua vena artistica, ed è pertanto facile trovarlo impegnato in ambito prog, così come appare a suo completo agio quando il blues, il funky e, perché no, la classica, diventano il pane quotidiano.
L’accoppiata con Marco Biglieri mi appare vincente, anche se sarebbe interessante una valutazione live, soprattutto per verificare la resa della loro musica quando è necessario trovare l’amalgama con differenti strumentisti.
Ma concentriamoci su questo “Undefined Dialogs”, come accennavo in precedenza un contenitore musicale privo di liriche, e quindi occorre aiutarsi con i titoli per provare ad afferrare lo spirito creativo, un’idea di base che, sommata alle sensazioni da ascolto, potrà dare qualche indicazione a chi si avvicinasse, curioso, al lavoro discografico.
In tutto questo si intravede la funzione interattiva e coinvolgente, perché il tentativo di decodifica del pensiero di chi ha creato, porta sempre verso strade e memorie personali, non obbligatoriamente in linea con le idee autorali, ma questo è il bello della musica!
Il mio pensiero potrà quindi non essere in piena linea con quello dei due autori - senza dimenticare la produzione esecutiva di Marco Biggi - e prende spunto dalla traduzione del titolo, quel “dialoghi indefiniti” che porta a pensare ad una connessione tra differenti generi, una matassa che si dipana col susseguirsi dei brani, senza la necessità di mantenere un mood univoco.
Proverò a snocciolare una traccia alla volta, ricordando al lettore che basta un clic sul titolo per poter arrivare alla canzone corrispondente.
Il viaggio di circa 34 minuti inizia con “Hard Solitude”, permeato da spleen musicale, un modus malinconico toccante e realizzato attraverso una conduzione chitarristica “pulita”, senza fronzoli, priva di distorsioni, perché la “solitudine è dura da sopportare”, e quando la si vuole far emergere il messaggio deve essere chiaro e arrivare all’obiettivo senza giri di parole… o di suoni.
Un po’ blues, un po’ funky… e se è vero che in un disco impostato in tal modo la chitarra parla e conduce il gioco, senza l’adeguata parte ritmica l’obiettivo non potrebbe essere raggiunto.
Segue “Lonely heart”, un cuore solitario che batte alla ricerca della serenità, che riporta ad alcune sonorità degli anni Ottanta e che diventerà la base di un cantato inserito nel prossimo progetto.
Sono tante le influenze che si possono ritrovare nel pezzo, alcune indicate dagli autori stessi, ma preferisco annusare il profumo di The Style Council prima maniera.
“Pioggia e sole” richiede la spiegazione di Caliolo che, è bene ricordarlo, militò per nove anni nei Rondò Veneziano: “È questo un brano che parte da lontano, scritto di getto dopo un concerto nel 2005 col gruppo Rondò Anthology e precursore come sound di un album che Jeff Beck incise nel 2010… nei miei intenti fu ispirato dai Procol Harum”.
Brano emozionante, promotore di immagini e di cambiamenti di stati d’animo, con una melodia accattivante e una convivenza tra elettrica e archi, tra rock e classica, una perfetta colonna sonora delle nostre variazioni umorali.
E arriviamo al blues dichiarato con “Summer Night Blues”.
Un po’ di slide per inventare una pigra notte estiva, un incedere ritmico che accompagna l’idea di riposo mentre la fatica della giornata di lavoro trova pace in un momento di comunione, con le persone che davvero contano.
Il blues si può suonare e apprezzare ovunque, ma questo episodio appare perfetto per viaggiare con la mente oltreaoceano e immaginare le dinamiche di chi il blues lo ha vissuto sulla propria pelle… non solo musica, ma sistema di vita.
Arriviamo a “ElectricBlood”. Il sangue elettrico che scorre nelle vene di Caliolo ha trovato forza nei suoi amori adolescenziali, e quale poteva essere l’eroe chitarristico dei seventies in ambito rock se non Hendrix?
Il pezzo è dedicato proprio a lui, senza imitazione alcuna ma con una visione personale, avendo nella testa una chitarra che brucia su di un palco importante e una classe inimitabile, quella che ha fatto da via maestra ad una pletora di futuri chitarristi.
Il sesto capitoli si intitola “Istanti distanti”, tecnica e passione per il duo genovese, che spazia all’interno di un rock moderno dove si evidenziano le influenze di una vita e quei momenti lontani nel tempo si materializzano e danno forma ad un suono contemporaneo ed evoluto.
Arriviamo quindi alla title track, “Undefined Dialogs”, una trama funkeggiante che innesta un guitar hero su di una base che pare creata da Steve Wonder.
Impossibile frenare la dinamicità!
“Blues Karma” rallenta il ritmo ma non spegne l’atmosfera sognante. Una dodici corde regala l’elemento acustico mentre la solista, a tratti lancinante, conduce in porto una navigazione tranquilla, aiutata dall’incedere percussivo di stampo orientaleggiante. Caliolo si ispira a George Harrison per questa perla che colpisce all’impatto e non ti lascia più.
A chiudere “Introversions”, traccia ambient, creatrice di forti immagini e perfetta conclusione del viaggio che Giacomo Caliolo e Marco Biglieri ci regalano, fornendoci al contempo la possibilità di unirci a loro o, a seconda del momento, creare il nostro personale itinerario.
Sottolineo le importanti skills dei protagonisti dell’album, tra tecnica personale e gusto creativo, ma per realizzare un buon disco occorre mettere - anche - amore, passione, avendo come obiettivo la condivisione con chi ti gira intorno, e in questo senso credo che “Undefined Dialogs” sia totalmente riuscito.
E ora sono curioso di ascoltare il proseguimento…
L’album è stato registrato nell’autunno del 2020 presso Jamestudio-Genova e FBM’s Drumrecording-Vignole B. (Al), editing, mixaggio e mastering presso MB’Studio di Marco Biggi, a Genova.
TRACKLIST
1.Hard solitude 4:17
2. Lonely Heart 3:40
3. Pioggia e Sole 4:23
4. Summer Night Blues 3:45
5. Electric Blood 4:06
6. Istanti Distanti 4:00
7. Undefined Dialogs 3:52
8. Blues Karma 4:16
9. Introversions 3:11
Giacomo Caliolo & The Blues Groovers
“Undefined Dialogs”
Giacomo Caliolo: chitarre, basso, piano synth
Marco Biglieri: batteria, percussioni
Produzione Esecutiva
Marco Biggi
COMPOSIZIONI e ARRANGIAMENTI
Giacomo Caliolo - Marco Biglieri - Marco Biggi
PRODUZIONE
Marco Biglieri
Bad Top Dog ", il nuovo album di Giacomo James Caliolo , rappresenta un'evoluzione stilistica marcata rispetto al precedente "Unfined Dialogs" (2021), spostandosi con decisione verso un blues dalle sonorità moderne e contaminate. Il disco, frutto di un processo di itinerante tra Liguria, Puglia, Piemonte e Messico, culminato nella registrazione nel Jamestudio di Brindisi e rifinito dal mixaggio di Marco Biggi a Genova, si presenta come un lavoro eclettico e ricco di sfumature, pronto per la sua imminente presentazione al Bitonto Blues Festival che avverrà il 6 settembre.
Athos Enrile
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