Dalle origini della band ai giorni nostri
(storia, aneddoti e curiosità)
“Corre voce che Giordano venda la batteria…..”
Sapevo dove trovarlo e ci andai subito. Si trattava di una Finest Hollywood rossa raccattata chissà dove ma che rappresentava per me quasi un miraggio, l’inizio di un qualcosa di nuovo non meglio identificabile e comunque era più che sufficiente per iniziare l’avventura che avevo in mente.…..
L’affare si concluse, andai a ritirarla nel suo garage e telefonai subito a Simone, amico dai tempi della scuola e compagno di tante schitarrate. Anche lui fu entusiasta all’idea di provare a suonare qualcosa e la sera dopo la batteria era già montata a casa sua a Monteboro nella cosiddetta Sala dello Svizzero. Provammo subito l’ebbrezza del suonare “in gruppo” anche se eravamo soltanto in due. Ricordo che provammo o meglio tentammo di provare pezzi come Hotel California, Una città x cantare, Knockin’ on heaven doors, etc… tutta musica che già suonavamo con le nostre chitarre nelle varie occasioni di ritrovo. Ma ricordo anche i lamenti della mamma di Simone per l’inaspettato frastuono che di colpo “profanò” l’usuale silenzio di quegli ambienti.
Era il Febbraio del 1989….
Eravamo soltanto un duo e servivano altri membri per essere una vera band…..
Fu così che obbligammo il fratello di Simone, il buon Niccolò allora poco più che un pivello al primo approccio con la musica, ad unirsi a noi e suonare una chitarra che ci ostinavamo a chiamare basso dal momento che erano state sostituite le prime due corde con quelle appunto di un basso vero. Il tutto era comunque miracolosamente funzionante grazie ad un chiodo pericolosissimo incastrato nel manico.
Questa è l’origine di quello che ancora oggi amiamo definire il Nucleo Storico.
Da allora sono cambiate molte cose e molti componenti…..
Per ampliare la band setacciammo musicisti, o quantomeno aspiranti tali, nel giro delle conoscenze:
Il primo fu Ivan, strimpellatore di chitarra amante di Guccini al quale si ispirava imitandone la voce ed il pensiero. La cosa non era da tutti gradita ma non avevamo ancora le idee chiare su cosa suonare, spaziavamo da Raf (Cosa resterà..) a Bob Dylan (Knockin’..), dai Deep Purple (Smoke on the water) a Bennato (Mangiafuoco) ………..
All’epoca non avevamo una sala propria ed io misi a disposizione una vecchia cantina della casa di Faltognano. In pochi giorni la stanza fu svuotata da tini e botti, fu imbiancata e con Ivan, allora elettricista, fu adattata ai nostri scopi. I lavori, che diventarono anche occasione per memorabili cene, ci restituirono una stanza che almeno inizialmente ci andò benissimo.
Le prime prove furono incoraggianti. Non avendo problemi di vicinato, osavamo dei volumi assurdi che facevano rimbombare tutto; ma ci divertivamo molto e la cosa prendeva piede.
Ma per fare “il salto” c’era bisogno di un tastierista vero, uno che avesse un po’ di esperienza, uno con le palle insomma; contattammo quindi Salvatore che oltre ad essere diplomato in pianoforte suonava pure la chitarra e cantava. Le influenze musicali di Salvatore fecero subito effetto. Cominciammo ad avere un primo accenno di repertorio fatto da pezzi americaneggianti che ci posero subito davanti al dilemma della lingua. La decisione di cantare in inglese fu mal digerita da Ivan che si defilò per manifesta incompatibilità col genere musicale, ed anche io a dire il vero vacillai in quanto amante soprattutto della musica italiana. Ma l’amicizia, la voglia di suonare, e soprattutto il fascino di questo “mio” progetto ebbero la meglio. Mi dispiacque comunque per Ivan, persona dal mio punto di vista sempre in anticipo coi tempi, del quale ero e sono grande amico, e col quale un giorno o l’altro ci decideremo a portare avanti quel Progetto Mambo da lui ideato ma mai decollato. Comunque questa è un’altra storia.
Con il gruppo si impararono le prime cover, tutte debitamente imboccateci da Salvatore, profondo conoscitore del genere musicale. C’era solo l’imbarazzo della scelta: Lui ci forniva decine di nastri con artisti di vario genere sempre comunque nel ramo del country-rock. Noi ascoltavamo, fantasticavamo e, con critica inesperienza, selezionavamo i più idonei. I Creedence Clearwater Revival divennero un po’ il nostro punto iniziale di riferimento sia per la musica orecchiabile che facevano sia per la composizione della band simile alla nostra almeno in termini di strumentazione.
I primi pezzi imparati furono Proud Mary, Feel a whole lot better, Who’ll stop the rain?, Have you ever seen the rain? etc.. . Molti di questi sono ancora oggi nel repertorio.
Eravamo un gruppo di amici che oltre alla band condivideva molto del tempo libero. E intorno a noi c’era la crescente attenzione di altri amici. Si facevano cene e feste, ma soprattutto c’era un appuntamento fisso che ci vedeva annualmente tutti coinvolti con entusiasmo: le vacanze in camper a Baratti. Il mezzo, messo gentilmente a disposizione dai genitori di Simone e Niccolò, contribuì senza dubbio ad incrementare l’affiatamento già esistente tra noi. Questo tipo di vacanze, che per diversi anni si ripeterono, furono occasione di zingarate, di abbordaggi, di spiagge coi falò, e di tante altre storie più o meno raccontabili immortalate su un diario di bordo che da qualche parte dovrebbe sempre esistere.
La storia sarebbe lunga ed articolata.
Attenendomi più strettamente al fatto musicale, ricordo l’abbandono della sala prove a Faltognano sia per la lontananza sia per le condizioni atmosferiche proibitive almeno in inverno. Ci trasferimmo a Monteboro, in un soppalco accedibile soltanto da una precaria scala a pioli, tra topi, balle di fieno, caratelli di vinsanto e tante ragnatele. Ci portammo dei tronchi di olivo residui della gelata del 1985 per farne sgabelli per gli amici che volevano venire a sentirci. Come tavoli usammo dei caratelli vuoti sui quali mettemmo delle bottiglie di Jack Daniel’s (svuotate a Baratti) con tanto di candela per creare una certa atmosfera da locale vissuto; Niccolò rimediò un’ottima stufa che poi ci ha fatto compagnia per tanti anni. Stava nascendo un ambiente nostro, un rifugio dove passare le serate e dare libero sfogo alla crescente voglia di musica. Era già da allora qualcosa di più di una semplice sala prove. Ancora oggi, dopo innumerevoli trasformazioni, quello è il nostro quartier generale.
Alla formazione dell’epoca fu dato il nome di Freewheelin’. L’idea venne a Niccolò ispirandosi sia al titolo del primo LP di Bob Dylan, sia sull’influenza di un suo amico ( “cavallaro” anche lui) che aveva dato questo nome al proprio Horse Training Stable. Ci piacque perché rendeva l’idea di uno stile musicale appunto a ruota libera senza doversi per forza incanalare in questioni tecniche che non ci appartenevano. I Freewheelin’ erano quindi composti da Stefano alla batteria, Simone alla chitarra, Niccolò al basso, Salvatore alla tastiera. Questi ultimi due si dividevano anche il ruolo di cantante. Si provavano cover, ma uscì anche qualcosa di nostro che non è mai stato preso in seria considerazione: Your hand (che veniva sempre collegata a Smoke on the water), Who are they? ed una certa Searching che smettemmo di suonare quando scoprimmo che era praticamente un clone involontario di un pezzo della Nannini. Avevamo una strumentazione molto scarna. Un amplificatore dello stereo di casa, un paio di casse e un paio di amplificatori per chitarra e basso naturalmente riciclati.
Ma una vera band deve sempre avere un impianto di amplificazione adeguato.
Come prima cosa furono messi da parte tutti gli accrocchi creati dall’ingegno di Simone; Si trattava di manufatti, assemblati con materiale di recupero, funzionali ma con evidenti limiti che conserviamo sempre come esempio di quella virtù che è l’arte dell’arrangiarsi. Da segnalare senz’altro il primo mixer costruito adattando una scatola di latta della colomba Bauli. E non da meno è stato Niccolò che già all’epoca faceva intravedere le doti di tuttofare inventandosi delle aste per microfoni fatte con le canne di bambù e assemblando dei microfoni in casa.
Decidemmo dunque di compiere la prima di una lunga serie di auto-tassazioni, per supportare la spesa di un impianto di amplificazione serio. Lo comprammo da una band empolese che conoscevamo bene e che all’epoca andava molto forte: Gli Alchimia (oggi Oro Nero). Andammo a vedere l’impianto nella loro sala prove di S.Maria e nell’occasione potemmo constatare che i loro metodi di apprendimento, molto più rigidi dei nostri, erano abbastanza lontani dalla nostra spontaneità con la quale non avremmo mai fatto a cambio. Un curioso particolare di quell’impianto è sempre stato il microfono della corista che avevamo visto all’opera nelle prove e che ci ha sempre scatenato le battute più censurabili…….. .
L’impianto Montarbo a 6 canali rappresentò comunque il primo scalino verso una certa serietà di intenti.
In linea con questo spirito del gruppo, iniziai a seguire lezioni di batteria dal famoso Mariolino e contemporaneamente comprai una batteria usata ma ben più seria su indicazione del mio nuovo maestro; I piatti li acquistai direttamente presso una ditta artigianale di Pistoia ( si chiamava Zancky) con la quali ero entrato in contatto dove ebbi modo di vedere le fasi di lavorazione che portano alla realizzazione dei piatti musicali. Ci portai anche Mario che a sua volta iniziò con loro una collaborazione proseguita finchè la ditta non ha chiuso i battenti, ma che portò ad una rapida diffusione di questo marchio tra i suoi numerosi allievi. Io non durai molto in questi studi, e dopo pochi mesi abbandonai tutto perché a mio parere era richiesta troppa dedizione quotidiana. Oggi posso dire che fu un errore, ma ormai è acqua passata.
E’ questo il periodo dei primi pezzi di produzione propria. Iniziò proprio Niccolò con Stop destruction, pezzo "ecologista" contro il nucleare e contro la progressiva distruzione dell'ambiente. Ma dalla zucca gli uscirono a raffica , Let me love you, Turd, Mine, Everything you wonder in mind e The creature. Era il 1991, ed in quello stesso anno io scrissi un paio di pezzi: Non contate su di noi, sul rischio di entrata in guerra dell’Italia (era l’epoca di Desert Storm) e I call you, al cui testo collaborò Niccolò. Inoltre in una delle tante serate sulla spiaggia con chitarra e fuoco nacquero un altro paio di pezzi: Stars are falling down e Baratti for us sempre ad opera della premiata ditta Niccolò- Stefano.
Continuammo per molto tempo a provare e riprovare solo per piacere nostro. La stanza, che inizialmente era sguarnita, iniziò ad essere rivestita dalle cose più strane per tentare di insonorizzare e di pararsi dal freddo. Si recuperarono dei pannelli di polistirolo neppure troppo funzionali con i quali tappezzammo tutto: anche la porta d’ingesso era dello stesso materiale! Iniziammo a scrivere dappertutto slogan e battute di vario genere e realizzammo un primo tentativo di locale rivestendo un mobile ad uso bancone da bar, portandoci un frigorifero rosso e adattando in un angolo un acquaio ed un piano cottura a gas per le varie spaghettate notturne e per la “legumaia”, piatto da noi inventato in preda ai crampi notturni della fame mescolando insieme scatolame di vario genere. Tutto si stava sistemando a dovere per permetterci di stare a nostro agio nelle lunghe serate delle prove. Fece anche la comparsa un'ennesima trovata frutto dell'ingegno “simonifero”: la macchina distributrice di sigarette. Coloro che fumavano nen andavano matti!!. Infilavano le 100 lire ed un braccetto meccanico faceva tutto un movimento stranissimo fino a scaricare una sigaretta (solitamente di marche semi-sconosciute o comunque da poche lire)… roba da collezionisti.
Siamo negli anni 1990-91 e sull’onda di due serate a feste private (nella sala sopra la Coop per una festa-raduno di filippini e ad un raduno al Terraio), io cominciai a proporre l’idea di esibirci fuori dalla solita stanza sia per nostra soddisfazione sia per racimolare qualcosa e non ultimo per cercare nuovi stimoli, ma non incontrai grossi favori.
A seguire poi c’è da registrare l’uscita di Salvatore dal gruppo per dissensi interni, con conseguente impiego a tempo pieno di Niccolò alla voce. Dopo un periodo di indecisione sul da farsi, provammo a rimpiazzare Salva con una giovane tastierista, allora ragazza del cantante. Si chiamava Costanza e provò con noi diverse volte nella primavera-estate del 1991 prima di separarsi definitivamente da Niccolò e dal gruppo. L’esigenza primaria diventò quindi quella di cercare un bassista vero per consentire a Niccolò di esprimersi al meglio sia con la voce che con la chitarra. Con l’assenza di Salvatore, Niccolò si era improvvisamente ritrovato a ricoprire la figura di cantante-bassista e non era affatto semplice. Non si deve scordare che il suo ruolo si bassista era il frutto dell’imposizione di noi più grandicelli, ma nonostante questo il ragazzo si era adattato bene al ruolo. .
Ad un annuncio rispose un bassista vero con i requisiti che stavamo cercavano; era un certo Marco di Limite ben più grande di noi, che imparò velocemente il repertorio e suonò con noi per una stagione prima di scappare anche lui verso altri lidi. Non era male come strumentista ed aveva anche la giusta carica addosso che non guastava affatto; era talmente entusiasta nel suonare che una sera durante le prove nell’enfasi di seguire il ritmo di una canzone battendo le mani, si sbriciolò letteralmente sulla testa un paralume di vetro che era appeso sopra di lui: quanto sangue ma quante risate!!. L’evento più importante del periodo fu finalmente il primo concerto in pubblico nel 1992 alla festa dell’Unità di Empoli dove all’ultimo momento c’era da rimpiazzare un gruppo. Ottenemmo un buon successo e stringemmo amicizia con altri gruppi dell’epoca: i Manhaus, i Santi Bevitori, gli Alchimia, i Dusty brain, i Segreti indiscreti, i Frenetika….. Di questi pochi rimangono ancora in attività, i più sono state chimere di gioventù. L’entusiasmo delle prove di Marco si tramutò in assoluto imbarazzo sul palco, tanto che se ne stette sempre defilato, fuori dalla portata visiva del pubblico; ma anche noi a dire il vero non eravamo del tutto a nostro agio.....
Stavamo cercando anche un tastierista, ed in questa occasione venne a sentirci di proposito un certo Cappelli che si offrì di suonare con noi. Dopo un paio di prove, scoprimmo che c’era molta distanza tra le sue idee ed il nostro genere di musica: una delle nostre caratteristiche fin dall’inizio era sempre stata la totale esclusione dell’elettronica dai nostri suoni, figurarsi se avevamo bisogno di uno che suonava pezzi di Van Halen o degli Europe. Seguirono altri concerti dal vivo ma sempre rigorosamente condividendo il palco con altre band dato che non avevamo ancora un repertorio tale da reggere una serata da soli.
Nel frattempo, volendo registrare qualcosa di accettabile, ricavammo uno stranissimo stanzino che per noi era lo “Studio di registrazione”. Più che altro pareva un capanno da cacciatori per come era rivestito, ma quantomeno era sufficientemente distante dalla stanza delle prove, requisito minimo richiesto per garantire un certo isolamento acustico. Per collegare i due locali avevo raccattato sul lavoro un cavettone multicoassiale rigidissimo che fu comunque adattato ai nostri scopi con una quantità imprecisata di saldature.
Dopo Marco, che se andò criticando il modo di fare troppo “invadente” del Nucleo Storico, ci fu un primo tentativo con un altro Marco di Vinci, che però non era poi così deciso a voler suonare il basso. Passarono mesi di prove, di partite a freccette, e di tanta tanta birra. Poi, grazie alle conoscenze di Cristina, allora la mia ragazza, si entrò in contatto con un certo Paolo, un bassista in erba che stava prendendo lezioni da poco tempo. Il ragazzo era assai più giovane, inesperto e forse per questo apparentemente inaffidabile. Ma più che un musicista già formato e magari anche esigente eravamo alla ricerca di qualcuno che, indipendentemente dal tasso tecnico, fosse disponibile e possibilmente che condividesse la nostra linea; ci trovammo subito in sintonia e Paolo entrò ufficialmente nel gruppo.
La stanza intanto diventava sempre più funzionale: cambiammo il tipo di rivestimento interno con un nuovo materiale molto ricercato da tutte le band che recuperavamo dagli scarti di lavorazione di una fabbrica di Limite. Tappezzammo proprio tutto, anche il soffitto! Poi ci portammo due flipper recuperati e risistemati da Simone con i quali facevamo interminabili sfide, una televisione. Inoltre adattammo un nuovo e più funzionale studio di registrazione al piano di sotto. Lo rivestimmo con le immancabili confezioni per uova dietro alle quali scorrazzavano una quantità imprecisata di topi, che sentivamo continuamente masticare e che Niccolò cercava continuamente di infilzare al volo con un ferro opportunamente appuntito. Per la cronaca non ne ha mai preso uno!
Con questa formazione abbiamo suonato per qualche anno abbastanza regolarmente soprattutto d’estate. Sono gli anni delle serate più strane raccattate da persone mai più riviste. Da concerti dove non c’era assolutamente nessuno come a Calenzano, al serate stracolme di gente come al Seven di Montelupo o al Jungle di Grosseto. Eppoi le feste organizzate da noi a Monteboro, al Terraio, al mare, le prime feste dell’Unità del Circondario, etc…fino ad arrivare ad una registrazione in studio a Sesto Fiorentino per immortalare alcuni pezzi nostri. Fu una bella sensazione trovarsi in un luogo professionale con un tecnico del suono a disposizione. Era il Dicembre del 1993.
Questo non fece altro che aumentare la nostra voglia di miglioramento.
Nel 1994 cambiammo l’impianto di amplificazione perché iniziava a starci stretto: tutti felici tranne la mia cara vecchia Passat che doveva ora sobbarcarsi un carico ancora maggiore, ma in fondo è sempre riuscita a fare il suo dovere. Ricominciammo con la voglia di registrare qualcosa di decente per uso nostro e degli amici. Quegli stessi amici che a quel tempo riempivano la stanza e per i quali improvvisavamo concerti, cene e festeggiavamo ricorrenze. La stanza ne ha viste di tutti i colori. Organizzammo anche la cosiddetta “Cena del Porco” che però forse è meglio non descrivere, ma che è comunque rimasta memorabile nei ricordi di chi l’ha vissuta ! Ce ne sono a volte di aneddoti che non si possono riportare; uno di questi accadde una serata, nel suggestivo teatro di S.Croce, ad opera di un gruppo del quale non ricordo il nome, che condivideva il palco con noi, che è rimasto famoso per un indicibile performances .
Il 1994 fu anche l’anno dell’ultima vacanza a Baratti.
La storia del gruppo prosegue con la crescente esigenza di un tastierista. Vogliamo migliorarci, intuiamo il contributo fondamentale di una tastiera in tanti pezzi e ci mettiamo alla ricerca. Correva il 1995 quando ad un nostro annuncio rispose Elena, una giovanissima ragazza di Empoli “figlia d’arte” in quanto il padre aveva suonato in gioventù in un gruppo (mi pare si chiamassero I Nobili). Elena aveva una impostazione molto didattica, seguiva alla perfezione gli spartiti ed il problema era proprio questo: il gruppo, in quanto autodidatta, non era in grado di riportare su pentagramma il ruolo della tastiera. Fu soprattutto questa la causa della separazione da lei dopo solo pochi mesi. Probabilmente incisero anche gli appunti mossi in maniera poco ortodossa da qualche amico frequentatore delle prove e abituato a commenti sin troppo sinceri. Fatto sta che lei prese questa decisione e noi facemmo poco o niente per trattenerla . Ebbe comunque il tempo di seguirci nella nostra serata più lontana da casa in provincia di Narni ad un motoraduno dei Picari. Un posto stranissimo e misterioso che rimane a tutti nella mente non fosse altro per il modo buffo di ballare di un tizio completamente cotto che ballò sotto il palco tutta la sera con delle scarpe stranissime. I migliori ricordi di Elena rimangono senz’altro legati alle ricche cene (e ti pareva!) e alle prove nella sua casa di Corniola dove trasferimmo per un periodo la strumentazione per lavori di ristrutturazione della nostra stanza.
Già, la ristrutturazione!! Non contenti dell’invidiatissima stanza che avevamo a disposizione, decidemmo di risistemarla a dovere per dare vita ad un sogno durato un paio di stagioni: Il Freewheelin' Rock Country Club.
Si trattava di una sorta di locale dove invitare amici a bere birra (e in questo senso avevamo una scelta degna delle migliori birrerie) e “a trascorrere delle serate in compagnia davanti al fuoco all’insegna della buona musica” come recitava lo slogan. Il Club ebbe il suo periodo di gloria negli anni 1995/6 con tanti amici (e non) che il giovedì sera venivano a trovarci. Noi avevamo l’occasione di suonare davanti ad un po’ di gente, si potevano testare pezzi nuovi, ricevere critiche, etc.. mentre i frequentatori si intrattenevano parlando, giocando scherzando. Tutto era organizzato alla perfezione, addirittura c’erano Elena e Cristina che facevano le bariste. Avevamo creato insomma un po’ di giro intorno a noi, un vero e proprio club con tanto di tessera soci. Uno zoccolo duro per il quale addirittura Niccolò sistemò tavole e panche all’aperto in stile Oktoberfest, per trasferire il Club all’aria fresca nelle calde sere estive. E’ stato un bel periodo che ha visto la presenza di tanta gente veramente. Ma come tutte le belle favole, iniziò poi l’inevitabile parabola discendente e adesso non rimane che il ricordo di tante belle serate.
La band subì una temporanea flessione a causa del servizio militare di Paolo che partì nel Dicembre '96. Per quanto possibile cercammo di rimanere nel giro adattando il repertorio per suonare in tre, guarda caso il Nucleo Storico. Oltretutto servivano i fondi per la nuova amplificazione e per saldare i debiti della ristrutturazione. Ricordo con particolare piacere una serata al Mulligan’s di Ortimino dove ci alternavamo continuamente ai vari strumenti. Penso che una delle virtù del Nucleo Storico sia quella di poter metter mano, magari senza troppe pretese, su basso, chitarra, banjo, batteria e armonica. Questa versatilità si è rivelata utile in più di una occasione.
Intanto Niccolò, che non ha mai smesso di scrivere, in questo periodo infila una serie di pezzi che arrangiamo in maniera abbastanza country; uno di questi va a finire su un cd dedicato alle band locali che registriamo in uno studio professionale a Firenze da Stefano Lugli. Il pezzo si chiama Forthy-One, è fortemente autobiografico ed è diventato inamovibile dalla nostra scaletta. Rispetto alla registrazione in studio fatta qualche anno prima in diretta, questa volta provammo la novità di registrare a tracce separate “come quelli che sanno” . Io oltre alla batteria suonai anche il basso e l’armonica oltre naturalmente a fare i cori con gli altri.
In una serata al completo sfruttando un permesso militare di Paolo, suonammo a Vernio in un locale abbastanza freddino che ci è sempre rimasto in mente non certo per il pubblico, quanto per la situazione in stile Blue’s Brother che ci capitò: le birre consumate non fecero quasi pari con l’ingaggio della serata. La serata ci fu raccattata da un certo Beltrame conosciuto non ricordo dove, che si offrì di farci da "procacciatore" di serate; dato l'esiguo compenso che chiedevamo, non c'erano però i margini per la sua percentuale, eppoi sinceramente ci stava antipatico!!
Passa anche l’annata senza Paolo; noi aspettiamo diligentemente il suo ritorno senza farci attirare da altre sirene (anche se non sempre è facile) e lui, nonostante il tentato lavaggio di cervello che gli viene fatto dall’amata patria, alla fine torna all’ovile pronto a ripartire con slancio.
E siamo attivati al 1997. Alla Festa dell’Unità di Empoli, conosco un’ennesima Elena suonatrice di violino che in quel periodo lavorava allo stand della birreria. Parliamo molto e alla fine accetta di unirsi al gruppo. Non so come ma passarono dei mesi prima di trovare la serata giusta per fare un po’ di prove assieme, fatto sta che iniziammo un tipo di collaborazione abbastanza saltuaria che è durato per un paio di anni. Il violino, che per lei è una professione, la porta continuamente ad itinerare per l’Italia, ma noi accettiamo ugualmente questa precarietà perchè la ragazza oltrechè simpatica è veramente forte.
Nel 1998, dopo un lungo summit del nucleo storico, decidiamo di proporre a Salvatore di tornare nel gruppo. Musicalmente è una garanzia, ma ci sono da valutare anche altri aspetti che avevano portato alla sua esclusione dal gruppo. Sono passati diversi anni dalla sua uscita e sono cambiate molte cose. Ma ora siamo tutti più maturi, lui nel frattempo si è sistemato ed ha trovato i suoi equilibri ed è senz’altro una persona diversa; ora ci troviamo a meraviglia. Come direbbero i Pooh “….solo i tempi erano sbagliati”.
Fatto sta che in poco tempo il gruppo passa da 4 a 6 elementi e iniziamo a divertirci veramente molto.
Tra le tante curiosità dei concerti che ricominciamo a fare senz’altro meritano spazio le serate a Limite sull’Arno. Il posto non ci porta poi così tanto bene. Si spazia dalle serate con la presenza dell’USL che ci misurava il livello dei suoni (al Road House nel '96/'97), ad concorso nel quale arrivammo secondi ma ci dileguammo con tanto di sgommata al momento della premiazione, una volta saputo che avremmo dovuto pagare non so bene cosa, il tutto mentre dall’altoparlante ci reclamavano a gran voce sul palco (era il '98 e lo ricordo bene il periodo perchè sposai dopo pochi giorni) ...ad un memorabile temporale che si abbattè mentre stavamo suonando all'aperto nel '99 presso un Circolo..... (abbiamo delle foto fantastiche!!)
Il quartier generale è sempre andato di pari passo con il nostro umore. Dato il periodo positivo, decidemmo di ampliarlo per ricavare uno studio di registrazione ancora più serio di quello che avevamo tentato di fare inizialmente. Per un mesetto facemmo i carpentieri i muratori, gli imbianchini e gli elettricisti sotto la sapiente guida del capo-mastro Niccolo e del fratello Ingegnere. Il risultato fu un bell’ambiente separato dalla sala prove nel quale abbiamo messo il nuovo impianto di mixaggio con spie, effetti e tutto il necessario per registrare finalmente come si deve.
Una sera, in un concerto molto soft in quel di Montrappoli, ci presentano una certa Cinzia, ragazza di bella presenza tra le cui doti spicca soprattutto la voce. Improvvisiamo subito un pezzo, Blowin’ in the wind: è amore a prima vista (in termini musicali s’intende!!). Rimaniamo in contatto ma ci vogliono dei mesi prima che entri ufficialmente nei Freewheelin’. Con lei alla voce, alternandosi sempre e comunque all’inossidabile Niccolò, facciamo un discreto salto qualitativo. E’ il nostro periodo migliore, suoniamo abbastanza e sull’onda di questa ritrovata vitalità decidiamo di cambiare nome, proprio per dare visibilità ad un nuovo corso musicale. Nascono così i F.A.R.M. – Freewheelin’ Anthology & Revival Music con il chiaro intento di guardare avanti suonando sempre più pezzi nostri ma senza rinnegare anni di cover che pure rimangono nel repertorio. Il nome stavolta lo propongo io, e piace sia per il richiamo al mondo rurale che caratterizza la musica country, sia perché le singole lettere ben si adattano a spiegare questo nuovo corso e, non ultimo, perchè difficilmente questo nome è storpiabile, a differenza del precedente che negli anni è quasi sempre stato scritto e pronunciato in maniera sbagliata. Nelle varie serate siamo diventati Free Willy, Friulin, Fringuelli, Freebilly, etc….
L'ennesima variazione della band consiste nella definitiva uscita di scena di Elena la violinista che per impegni di lavoro (ma non solo) decide di svincolarsi da noi. Personalmente rimango in ottimi rapporti con lei; il dispiacere della sua uscita è maggiore anche per il fatto che non è affatto facile da sostituire.
I F.A.R.M. hanno suonato con questa formazione per circa 3 anni. Cinzia, soprattutto per motivi personali, è forse la meno assidua del gruppo, ma difficilmente riusciamo a fare a meno di lei. E’ una necessità reciproca. La sua grinta, la sua sola presenza sono sempre ben visti dal pubblico e naturalmente anche da noi. Credo che a sua volta la band rappresenti per lei uno dei pochi punti fermi della sua imprevedibile vita. E’ veramente molto forte la ragazza!
Nel frattempo abbiamo sensibilmente migliorato l’amplificazione ed abbiamo rivoluzionato lo studio di registrazione comprando un impianto nuovo abbastanza serio. La creatività di Niccolò, sempre lui, ci ha dotato di tutto quanto una band può necessitare: da una serie di custodie di vario genere rigorosamente di legno addirittura personalizzate con la scritta, ad un portamixer con tavolo incorporato ideato dalla band….roba da brevetto! Per non dire della copertura per il suo mezzo trasporto che ci permette praticamente di avere un furgoncino per le crescenti necessità del gruppo. Ci sta dentro di tutto e soprattutto questo ha permesso di mandare in pensione la cara vecchia Passat oramai non più affidabile sulle lunghe percorrenze.
E siamo arrivati ai giorni nostri..... Nella primavera del 2003, dopo mesi di rinvio, riusciamo finalmente a creare in nostro sito internet. L'aiuto fondamentale arriva da Luca, (altra vecchia conoscenza della band) che provvede a svolgere tutte le incombenze relative alla registrazione del nome e che ci spiega come fare (....e meno male che c'è Simone!!). Il sito viene creato ad uso e consumo di amici e operatori del settore (locali in primis), ma anche come archivio di tutto ciò che riguarda la nostra storia. E' il posto dove ricevere le mail, e dove mettere foto, recensioni, curiosità, demo, date delle serate e, com'è evidente, anche la nostra storia. Io mi diletto ad aggiornarlo con la supervisione del Braccione che ogni tanto interviene a correggere gli eventuali miei casini. Il sito internet accresce ancor di più l'entusiasmo.
Dopo tanti anni sentiamo la necessità di registrare la nostra musica per potersela godere anche al di fuori del quartier generale e delle serate nei locali. Tutti i tentativi fatti finora infatti non hanno mai portato a niente di veramente ascoltabile!! Dato che abbiamo tutta la strumentazione necessaria, decidiamo di "immortalare" alcuni pezzi da noi scritti nel corso degli anni: Nasce così l'idea del cd. Scegliamo 12 pezzi di vario genere (ma rigorosamente nostri) ed iniziamo una lunga trafila di serate nelle quali registriamo volta volta le singole tracce. Il lavoro che ci aspetta è enorme: ma se da un lato c'è l' entusiasmo di poter dare sfogo alla nostra creatività soprattutto negli arrangiamenti, dall'altro dobbiamo fare i conti con i limiti tecnici di un gruppo autodidatta come il nostro. L'obiettivo è avere un prodotto piacevole per uso naturalmente nostro ma anche per poterlo finalmente diffondere ad amici e simpatizzanti, ed eventualmente qualche radio, qualche locale, etc.... Dopo aver passato un'invernata intera a registrare ed a sfogarci con gli arrangiamenti, iniziamo l'interminabile fase di mixaggio che portiamo avanti nelle calde serate estive tra innumerevoli calabroni e fiaschi di buon vino. Il discorso inizia a farsi interessante: facendo due conti, ci accorgiamo che servono decine e decine di copie per lo scopo..... alla fine saranno trecento. Poi, come si dice, da cosa nasce cosa; decidiamo di metterci una copertina abbastanza originale, di stampare il nome sul supporto, di registrarlo alla SIAE per poterlo diffondere legalmente, insomma cerchiamo di fare le cose per bene stando attenti a tutti i particolari; Nonostante le cose vengano fatte abbastanza seriamente, rimane intatto comunque l'intento "amatoriale" dell'evento. Nessuna ambizione, nessun tentativo di scalata delle hit-parade (eh eh eh ) ma solo la soddisfazione di aver fatto tutto da soli sotto ogni aspetto. Purtroppo nel cd non trova spazio la bella voce di Cinzia che finora ha sempre cantato solo cover (zuccona lei!!!). Ma l'appuntamento è solo rimandato.....
Il titolo era pronto da anni: "Life is strange" a significare che, almeno musicalmente parlando, tutto è possibile; infatti quanto quasi 15 anni fa abbiamo iniziato a strimpellare, non avremmo mai creduto di riuscire a realizzare un giorno un cd tutto nostro con pezzi scritti, suonati, arrangiati, registrati, mixati, masterizzati e distribuiti da noi!!!! Certo che la vita è proprio strana a volte !!
A movimentare una situazione finalmente stabile e sin troppo rosea arriva però il "problema bassista". Una serie di incomprensioni reciproche, qualche attrito individuale e probabilmente un certo calo di entusiasmo hanno portato alla rottura del rapporto con Paolo proprio alle soglie dell'uscita del cd che peraltro lo ha visto protagonista. In questi dieci anni, pur non essendo un front-man, Paolo ha indubbiamente contribuito alla crescita del gruppo e stavolta la tegola per noi è molto grossa per svariati motivi. Sostituirlo è un problema non tanto tecnico quanto "umano". L'affiatamento creatosi va al di là del rapporto musicale e non si tratta quindi di trovare solo un nuovo musicista, ma una persone di pari requisiti. Il gruppo non si fonda esclusivamente sulla tecnica ma sull'amicizia, ed è per questo che l'avvicendamento è cosa abbastanza ardua. Tuttora non mi è molto chiaro se gli attriti siano stati legati ad aspetti tecnici o caratteriali, ma fatto sta che Paolo se ne è andato e che il ricordo di tutte le interminabili serate di divertimento, di battute, di mangiate, di partite ma pure di fatica, di manovalanza, di dibattiti, alimenta, anche in questo caso, il dispiacere della sua uscita. Rimane comunque il fatto che l'abbandono della band è una sua scelta peraltro molto ponderata e che comunque, dati gli ottimi rapporti personali, non mancheranno le occasioni per frequentarsi. Però peccato lo stesso...
Per il momento sta suonando con noi un bassista veramente di livello superiore: Lamberto. Da sempre amico della band, Lamberto ci è venuto in soccorso permettendoci di portare avanti un pò di serate, non ultima quella della presentazione del cd. Lui suona già con altri gruppi ed è quindi, impossibilitato ad entrare in una nuova band. Oltretutto, dato l'evidente divario tecnico, sarebbe pure "sprecato" con noi. Ma la sua presenza ci permette innanzitutto di non fermarsi, secondariamente di cercare con più tranquillità il nuovo componente. La ricerca del bassista si va ad affiancare alla perenne necessità di trovare un/una violinista.
La vicenda di Paolo ha un pò guastato la presentazione del nostro primo cd. Abbiamo dedicato molto tempo all'organizzazione della serata per noi memorabile. Lo scenario era molto piacevole: tavoli e sedie sparsi davanti al palco, luci molto soffuse, un bel punto di ristoro con l'immancabile damigiana di rosso, uno spazio dedicato ai più piccoli, un "car park" allestito per l'occasione in una parte del maneggio. Niccolò, ancora lui, ha addirittura creato un sipario scorrevole con dei tendoni di bell'effetto sui quali Andrea, amico storico della band, ha riportato la scritta F.A.R.M. Tutto è stato studiato per bene per mettere in condizioni di ascolto ideale il "nostro" pubblico. Abbiamo avuto anche risonanza sulla stampa locale dato che Il Tirreno ha pubblicato un bell'articolo!!! Agli intervenuti, dopo il concerto di presentazione, è stata regalata una copia del cd e del vino imbottigliato per l'occasione. La serata, che naturalmente si è svolta a Monteboro, è stata pure l'occasione di rivedere vecchi amici spariti di circolazione presumibilmente ostaggi delle loro pericolose mogli (vero Kalle??).
E adesso anche il cd è fatto! E' una soddisfazione che ha anche i suoi aspetti emotivi; Marco Ferradini in una sua vecchia canzone recita "...che effetto fa, ascoltarsi mentre si va...." riferendosi alla sensazione che si prova quando, magari guidando, si sente alla radio la propria musica. Tutto ciò è proprio vero!! potersi ascoltare ovunque è già molto gratificante, figurarsi poi sentire qualcuno che intona un pezzo nostro....
Per il futuro abbiamo solo la certezza che la musica ci accompagnerà ancora per molto; infatti, a parte Cinzia, siamo tutti sistemati e con tanto di prole quindi certi equilibri sono oramai consolidati e non dovrebbero più esser messi in discussione, anche se la storia ci insegna che le novità sono sempre dietro l’angolo.
Dall’inizio dell’avventura sono passati 14 anni. Abbiamo resistito a tante cose: alle serate a rischio (con l’orecchio al cellulare e al teledrin) a causa della mia reperibilità sul lavoro, ai matrimoni, ai figli, ai servizi militari e civili, alle lauree, ai cambi di residenza, ai cambi di ragazza etc…
Il gruppo è passato indenne anche da inevitabili attriti e da confronti talvolta a muso duro ma nonostante tutto siamo sempre andati avanti ed ancora non si prevede la fine della band. Alterniamo periodi di maggior entusiasmo a periodi più tranquilli a seconda delle serate in programma e dei progetti da realizzare. L’unico appuntamento immutato nel tempo, è rappresentato dal ritrovo settimanale che ci porta sempre a fare orari assurdi malvisti da chi ci circonda. Oramai si tratta di una routine che sappiamo bene andare a discapito dei nostri lavori, delle nostre famiglie e soprattutto della nostra salute, ma tranne Salvatore cediamo tutti regolarmente al fascino della notte.
Mi piace concludere citando la strofa finale di un pezzo da me scritto nel 2001 sull’onda del rinnovato entusiasmo portato dai F.A.R.M. So bene che il mio inglese scolastico ha evidenti limiti, ma mi sono concesso quella che taluni chiamano "licenza poetica" per far quadrare la metrica e le rime. Il pezzo, dedicato al gruppo, si intitola She & her country band e personalmente considero questa strofa come uno slogan simbolo della band:
“Nobody knows when this time will go away, now I don’t mind I want to carry on my way” intendendo dire con ciò che nessuno può prevedere quando tutto questo finirà, non m’importa di saperlo e non voglio proprio pensarci. La cosa importante è che ora mi sto divertendo e voglio proseguire su questa mia strada....
Stefano, Settembre 2003