La storia


La notizia più antica della popolazione di Cugnoli è quella del 1173, anno in cui sono registrati 36 capi di famiglia, tassati per un soldato e per un soldato e mezzo a cavallo; il paese offrì tuttavia al Re Guglielmo II il Normanno (1166-89) tre militi e sei serventi.Nella « Descrizione del Regno di Napoli » di Scipione Mazzella dell'inizio dell'anno 1594, cioè sotto il regno di Filippo II, si trova citato Cugnoli con fuochi 133, quanti ne aveva anche durante il regno di Carlo V (1554); ma nel 1669 vi sarebbero stati 52 fuochi.

Nel « Compendio sulle dodici provincie del Regno di Napoli » di G. M. Alfano il numero degli abitanti di Cugnoli nel 1798 è di 781; ma già De Luca e Mastriani nel loro Dizionario cronologico d'Italia, nel volume che si riferisce al Regno di Napoli del 1852, citano Cugnoli con 1320 abitanti, che verso la fine del secolo raggiungono il numero di 1844.

Scarsissimi sono i riferimenti a Cugnoli, presenti nel Chronicon Casauriense e la ragione è facile comprendere in quanto Cugnoli, a differenza di paesi vicini: Alanno, Pietranico, Corvara, Pescosansonesco, non era compreso nei confini del territorio appartenente all'Abazia Casauriense. È spessissimo nominato il nostro torrente, il Cigno, ben descritto in alcuni documenti, come ad esempio in quelli del 1161 essendo Abate Leonate, per quanto io abbia l'impressione che in qualche altro punto esso venga confuso con altro fiume situato al di là di Forca di Penne e che, come è scritto, va a sboccare nella località, che «Capitaqua dicitur», « in confinum valvensis comitatis ». Curiosa e non chiara è la spiegazione del perché si chiama Cigno: «Cignus vocatur quia eius aqua, in quibusdam suis gurgitibus, serpenticulos et anguillulas nutrii».

Nel capitolo, che si riferisce agli anni 1113, 1114 e 1115, essendo Abate Gisone, alcuni personaggi potenti e cioè Robertus Trogisii et Gerardus de Conjulo con i suoi fratelli occuparono i beni della Chiesa e alcuni possedimenti «in Castello, quod dicitur Alanne», asserendo falsamente che l'occupavano per conto dell'Abadia, ma ne furono scacciati.

Giacché parliamo di riferimenti storici è curioso rilevare che il nome di Cugnoli appaia, sui varii documenti di diversa epoca, con ortografia che varia da Cognolo, Conyulo, Cogniolum a Conidu, Congiali, Cellulo, Conglobo evidentemente nomi alterati dagli amanuensi e copisti, come pensa Antonio Ludovico Antinori, Arcivescovo di Matera, che ci ha tramandato numerose e preziose notizie storielle degli Abruzzi.

Nel 1173 Cugnoli era feudo di Rainaldo di Brittoli, Gentile da Pietrainiqua e Guglielmo e Bartolomeo che l'avevano avuto da Ragone di Pugliano; successivamente ebbe feudo a Cugnoli Cleopa di Civitaquana, ma solo in parte, poiché era tassato per mezzo soldato a cavallo e in questo feudo vi erano dodici famiglie soltanto.

Nell'intimazione fatta dal Re Carlo I d'Angiò nel 1279 a tutti i feudatari per mezzo del regio Giustiziere d'Abruzzo, Guglielmo Brunelle Milite, per la somma della tassa annuale e del servizio, che erano tenuti a pagare al Re, troviamo Cugnoli, tenuta per un terzo da Bartolomeo di Cusano e per un altro terzo da Tomaso di Cretano ed in altro punto dello stesso notamente troviamo Cugnoli e Fabrica (località non ben determinata, ma che è nominata assai spesso insieme con Cugnoli e con Ripalta), tenute da Guglielmo di Letto per intero e la sola Fabrica per metà. Nella stessa intimazione, vicino al nome di Cugnoli, è citato Andravano, posseduto da Bernardo di Torre, feudatario di Salle, e da suo nipote Berardo: evidentemente è la località di Cugnoli chiamata ora in dialetto Andravene.

Nel 1316, morto Berardo di Letto, gli successe il fratello Guglielmo nella Signoria di Fabrica, Petranico, Ripalta e di Cangiali!, denominazione che l'Antinori ritiene debba essere Cugnoli, data anche la vicinanza con gli altri paesi e castelli nominati.

Nel 1322 troviamo che la metà di Cugnoli apparteneva a Riccardo, Corrado e Rinaldo figlio di Gualtiero della potente famiglia degli Acquaviva di Atri e di S. Valentino, e nel 1324 Riccardo, feudatario anche di Capestrano, soffrì delle « turbazioni » nel possesso di Tocco e di Cugnoli, che erano stati feudi di Ceccarella d'Acquaviva.

All'inizio del secolo XV (verso il 1417) Polissena di Letto concesse a sua cognata Rosana dei Melatino, moglie di Benedetto Profeta di Chieti, l'usufrutto del Castello di Cugnoli.

Francesco, figlio di Agamennone Riccardo, — che per essersi ribellato al Re Ferdinando I d'Aragona ebbe nel 1449 confiscato tutti i suoi beni, — divenuto vedovo di Antonia, figlia di Cerrone di Letto, sposò una donna appartenente alla famiglia degli Acquaviva e possedeva fra altri paesi Vestea, Cugnolo, Vicolo ed il Castello disabitato dell'Andravano, che abbiamo già nominato, per averli avuti in concessione dal Duca di Calabria, vicario del Re, dopo che quei castelli, erano stati tolti a Carlo Pagano, dichiarato ribelle. Non è chiaro se Francesco in seguito anche egli sia stato dichiarato ribelle per aver aderito al partito del Re angioino ed abbia perduto i suoi feudi, perché troviamo che vennero in possesso della Città di Chieti.

Nel 1580 fu concesso ai Frati Minori del terz'ordine non si sa se l'intero paese di Cugnoli o soltanto, come è più probabile, la sua parte situata presso la Chiesa di S. Maria degli Angeli; questo beneficio fu soppresso ai tempi di Papa Innocenzo X (1644-55).

All'inizio del secolo XVII Cugnoli apparteneva, come si è detto, alla Città di Chieti, che la vendette a Enrico Orsio ed al fratello Abate Giovanni Domenico, internunzio a Roma del Re di Polonia ma, essendo i due fratelli venuti in lite col Viceré di Napoli, don Ramiro Felipe Nunez de Guzman, Duca di Mediila Las Torres (1637-43), questi inviò la sua compagnia di lance a punire Cugnoli, Filetto e S. Martino con l'ordine che questi militari dovessero essere mantenuti a spese dei due fratelli. La Città di Chieti, inoltre, pretese di ricomprare i detti castelli, che aveva venduto con diritto di riscatto e il Viceré aderì alla richiesta di Chieti, che ne fece una vendita fittizia alla Marchesana di Pescara. Questo acquisto costò ben poco alla Marchesana, perché subito rivendette Cugnoli, che era uno di quei castelli, a Valerio Valignani, mentre gli altri rimasero di proprietà di Chieti.

(Notizie tratte dal testo del Prof. Dott. Francesco Paolo TINOZZI, Brevi note sul comune di Cugnoli, Tipografia del Libro –