Sezione dedicata alla scoperta del valore del percorso classico
di Piero Formica
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Corriere del Veneto
5 Marzo 2026
In un mondo dove la salute cognitiva e il capitale cerebrale sono in declino, il latino emerge non come un retaggio del passato, ma come un motore per il futuro. Lo studio della lingua latina agisce come una "ginnastica mentale" indispensabile per preservare la coscienza e la consapevolezza, caratteristiche uniche dell’intelligenza umana che l’Intelligenza Artificiale (IA) non può replicare.
Mentre l’IA eccelle nell'efficienza energetica e nel riconoscimento di schemi, un affidamento acritico a essa rischia di produrre un'"atrofia cognitiva". Al contrario, il latino alimenta il pensiero originale e creativo, permettendo di scalare la montagna della curiosità e della creatività. Come sosteneva Steve Jobs, l’apprendimento del latino aiuta a coniugare la tecnologia con le arti liberali, i tecnologi con gli umanisti.
Utilizzare il "binocolo umanistico" modellato dal latino permette di osservare un orizzonte temporale esteso, investendo nell’intelligenza emotiva e accendendo una tensione positiva tra cultura e tecnologia. In definitiva, il latino ci impedisce di delegare il pensiero alle macchine, proteggendoci dal rischio di "non sapere ritenendo di sapere".
di Giuseppina Bonadies
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Orizzontescuola.it
16 Febbraio 2026
Nell’attuale paradigma della produttività immediata, Alessandro D’Avenia (ospite a Geo) invita a riscoprire il valore del Liceo Classico: “non antico ma perenne”. I classici sono "soldati di lungo corso" che, avendo vinto la battaglia del tempo, insegnano oggi ai ragazzi "a essere vivi e non semplicemente viventi".
Contro l'uniformità della massa, il confronto con gli antichi genera una "crisi salutare" che spinge lo studente a cercare la propria personale identità. Sebbene i testi possano apparire "mattoni", D’Avenia spiega che proprio questa solidità è necessaria per "costruire una casa in cui abitare", a differenza della fragilità dei materiali moderni.
In un’epoca di "ebbrezza da tecnologia", la scuola deve restituire ai giovani il silenzio: "solo in assenza di rumore la fantasia può allenarsi a immaginare il futuro". I classici non vanno modernizzati, “funzionano proprio perché possiedono una vita autonoma e permettono di entrare in contatto con le cose non morte, offrendo strumenti indispensabili per interpretare il presente”.
di Marcello Bramati
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Panorama
7 Marzo 2026
Marcello Bramati intervista Roberto Mori, insegnante di lingue classiche al liceo “E. Majorana” di Desio, presidente dell’associazione culturale Europa Latina e professore presso l'Università degli Studi di Milano.
Lo studio del latino oggi non è un fardello polveroso, ma una palestra di libertà. Roberto Mori, docente e presidente di Europa Latina, smonta il mito della "fatica insormontabile": «Il latino non richiede una fatica maggiore rispetto a qualsiasi altra disciplina che si voglia affrontare seriamente». La paura, dunque, è solo un pregiudizio.
Perché studiarlo oggi?
Il valore del latino non risiede solo nella logica o nella grammatica, ma nella sua straordinaria capacità di metterci a confronto con "l'altro". Mori sottolinea una dualità unica:
> l’alterità: è una lingua portatrice di sistemi culturali differenti che ci insegna a comprendere il diverso.
> l’affinità: è la radice della nostra identità europea.
Studiare questa lingua permette di «sperimentare la comprensione del diverso e al tempo stesso di capire intimamente parte di ciò che siamo ora. Due risultati con un unico sforzo».
Il Liceo Classico: una scuola per "imparare a vivere"
Il futuro di questo indirizzo è solido perché risponde a bisogni umani universali. Scegliere il Classico significa volere figli capaci di:
«Sostenere la loro opinione attraverso una solida argomentazione e convincere gli altri (anche il loro capo!) della bontà delle loro idee; che in definitiva imparino a vivere».
Una didattica che guarda al futuro
L'insegnamento moderno è dinamico e lontano dall'aria stantia dei vecchi metodi. Oggi il latino si avvale di certificazioni linguistiche, riflessioni personali e persino dell'intelligenza artificiale. La sfida non è salvare una materia, ma difendere «l'idea stessa di formazione che vogliamo consegnare al futuro».
di Vincenzo Brancatisano
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Orizzontescuola.it
8 Aprile 2026
Lo studio del latino oggi non è un ritorno nostalgico al passato, ma una risposta concreta alla crisi del linguaggio contemporaneo. Secondo il professor Guido Milanese, i giovani soffrono di un lessico "drammaticamente ridotto" a causa della velocità comunicativa dei social, che ha portato a una contrazione delle capacità cognitive e analitiche. In questo contesto, lo studio del latino diventa «essenziale per l’apprendimento delle lingue straniere» e per il dominio della lingua madre: «Più un ragazzo conosce l’italiano più impara le altre lingue, e il latino fa conoscere meglio l’italiano».
Non solo "logica", ma consapevolezza storica
L'articolo supera il luogo comune secondo cui il latino servirebbe solo a "insegnare a ragionare". La sua vera specificità risiede nella «consapevolezza diacronica» e nella comprensione delle radici della cultura europea. Come sottolinea il professor Andrea Balbo, reintrodurre elementi di latino non significa sottrarre tempo ad altre materie, ma «aggiungere competenze, rafforzare le conoscenze... organizzare in maniera ancora più robusta pensiero e ragionamento».
Il progetto LEL: una didattica per tutti
L'introduzione del Latino per l’educazione linguistica (LEL) nella scuola media dal 2026/2027 segna una svolta:
inclusione: è un cammino culturale che aiuta anche gli studenti non italofoni a inserirsi nel patrimonio italiano.
modernità: non si punta sulla traduzione meccanica, ma sulla riflessione linguistica, integrando persino l’intelligenza artificiale.
cultura generale: il latino svela la «profonda unità linguistica e intellettuale della cultura europea», agendo come fondamento di una tradizione che dura da due millenni.
«Più parole si conoscono meglio lavora il cervello»: il latino non è una bacchetta magica, ma uno strumento educativo unico per espandere la propria cultura e interpretare con lucidità la complessità del presente.
Redazione
della Tecnica della scuola
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Latecnicadellascuola.it
15 Aprile 2026
Intervista apparsa su Italia Oggi, al professor Andrea Balbo, Coordinatore della sottocommissione di latino per la revisione delle Indicazioni nazionali.
Dal 2026, il "Latino per l'Educazione Linguistica" (LEL) farà il suo ingresso opzionale nelle scuole medie, non come un ritorno nostalgico, ma come una risorsa per «aggiungere competenze e organizzare in maniera ancora più robusta pensiero e ragionamento». Come spiega il professor Andrea Balbo, il latino non toglie spazio alle altre materie, ma agisce da «strumento metacognitivo di straordinaria potenza», capace di dialogare persino con l'informatica e le hard sciences.
Precisione contro la "sciatteria"
In un'epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, il latino si pone come argine alla decadenza del linguaggio:
> intelaiatura concettuale: aiuta a costruire la struttura necessaria per una pratica corretta della lingua italiana.
> rigore espressivo: funziona come sostegno per «superare molte sciatterie linguistiche», promuovendo un rapporto virtuoso tra forma e sostanza.
> inclusione: offre uno spazio di crescita straordinario anche per gli studenti non italofoni, favorendo il loro inserimento culturale.
Una bussola per l'era dell'Intelligenza Artificiale
Studiare il latino oggi significa acquisire consapevolezza di una civiltà che continua a vivere nei concetti di res publica, libertas e scientia. Non è un insegnamento polveroso, ma un investimento strategico: «Solo una solida competenza linguistica rafforzata da fondamenti storici può consentire, nell’era dell’intelligenza artificiale, di affrontare con strumenti solidi il futuro».
Dopo decenni di assenza dalla Scuola secondaria di primo grado, «è una grande opportunità tornare ad assaggiare il latino e riscoprire che è una lingua appassionante».
di Antonella Bonavoglia
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Il Sole 24 ore
27 Aprile 2017
Il valore fondamentale della filosofia risiede nella sua capacità di rispondere a interrogativi complessi a cui gli strumenti tecnologici, come Google, non possono dare risposta. Non si tratta di un semplice esercizio accademico o di un elenco mnemonico di pensatori del passato, ma di una vera e propria palestra per il cervello che insegna alle giovani menti come pensare e non cosa pensare.
Lo studio della filosofia sviluppa l'attitudine al "problem solving" e al pensiero critico fin dall'adolescenza. Abituando i ragazzi a porsi domande profonde e a risalirne alle cause, questa disciplina struttura la mente a non subire passivamente le informazioni, ma ad analizzarle e decostruirle. Inoltre, promuove un'attitudine fondamentale al confronto diretto, all'ascolto e all'empatia nei confronti delle idee altrui.
In un'epoca di rapidi cambiamenti economici e tecnologici, dove molte mansioni tradizionali rischiano l'automazione, il senso di questa materia diventa prettamente strategico: essa fornisce quelle competenze logiche, trasversali e squisitamente umane (come la capacità di connettere saperi diversi) che le macchine non possono replicare. Studiare filosofia, specialmente nel contesto di un percorso formativo ricco e approfondito come quello del liceo, non significa isolarsi dal presente, ma dotarsi della massima flessibilità mentale necessaria per interpretare, governare e affrontare con successo qualsiasi sfida o professione del futuro.
"Le fondamenta della mia vita": Christian Greco racconta il suo Pigafetta
In questo videomessaggio appassionato, Christian Greco descrive il Liceo Pigafetta come uno dei suoi "luoghi del cuore". Il Direttore ricorda con emozione le lezioni di letteratura greca della prof.ssa Nicolli, i versi di Omero e le tragedie recitate ad occhi chiusi, sottolineando come quel sapere sia diventato «l’ossatura che ha saputo dar forma al resto della mia vita».
Un’attualità che sfida il tempo
Greco rivela un aneddoto sorprendente: anni dopo, chiamato a insegnare in Olanda per formare futuri docenti di materie classiche, utilizzò proprio gli appunti presi tra i banchi del Pigafetta, trovandoli ancora assolutamente attuali e fondamentali per la sua didattica.
Più formativo dell'università
Nonostante il ricordo del grande impegno richiesto — Greco ammette scherzosamente che è stato «meno faticoso concludere la tesi di dottorato che fare il triennio liceale» — il Direttore riconosce che quegli anni lo hanno formato molto più dell’università. Il liceo è il momento cruciale in cui:
> si gettano le basi della propria personalità
> si sedimenta la conoscenza necessaria per argomentare e avere un posto nella società.
> si piantano i semi delle passioni future.
Un invito ai futuri studenti
Oggi, guardando da fuori l'edificio con affetto e un pizzico di invidia per chi siede ancora tra quei banchi, Greco definisce il Pigafetta un luogo da amare e custodire: «Sono quelle fondamenta solide che poi permetteranno in futuro di costruire una casa: il proprio futuro e la propria carriera».
Punti chiave del video
Euronews ha dedicato un approfondimento proprio al valore delle lingue classiche nel mondo moderno, intervistando esperti e docenti.
Il servizio analizza come le lingue classiche, lungi dall'essere polverosi retaggi del passato, rappresentino strumenti cognitivi d'avanguardia per le sfide tecnologiche e globali.
L’architettura del pensiero
Lo studio del greco e del latino viene descritto come un esercizio di "ginnastica mentale". Non si tratta di imparare vocaboli a memoria, ma di comprendere strutture sintattiche complesse. Questo rigore logico è lo stesso che sta alla base della programmazione informatica e dell'analisi scientifica.
La profondità del linguaggio
In un'epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, le lingue classiche obbligano alla "lentezza della riflessione". Come sottolineato nel servizio, tradurre un testo antico significa decodificare un messaggio lontano, un esercizio che sviluppa una capacità critica e una proprietà di linguaggio oggi rarissime.
Identità e radici
Il servizio evidenzia come il latino e il greco siano il codice genetico della cultura europea. Studiarli significa "comprendere chi siamo e da dove veniamo", fornendo agli studenti una bussola culturale per orientarsi in un presente multiculturale.
Versatilità professionale
Contrariamente ai pregiudizi, i diplomati del classico sono molto richiesti in settori insospettabili, come la finanza, il diritto e la gestione delle risorse umane, proprio per la loro capacità di "risolvere problemi complessi attraverso l'analisi dei dati".
Punti chiave del video
La fondazione mitica: la tomba di Antenore
Il percorso parte dalla tomba del leggendario fondatore di Padova. L'iscrizione in latino, redatta nel XIII secolo dal notaio Lovato Lovati in "capitale gotica", celebra Antenore come colui che "condusse qui i profughi degli eneti e dei troiani [...] e fondò la città di Padova" [02:10]. Il testo dimostra come il latino sia stato usato per secoli per legittimare l'identità storica e mitica del territorio.
Memoria e Resistenza: Palazzo Bo
Nel Cortile Nuovo dell'Università, un'iscrizione monumentale del 1942 commemora gli studenti caduti in guerra. Il testo, scritto dal latinista e partigiano Concetto Marchesi, integra una citazione del poeta Giovenale sulle anime dei defunti [03:47]. Questo esempio evidenzia la capacità del latino di caricarsi di "un intento particolare" di libertà e resistenza civile, anche in contesti politici complessi [03:55].
Linguaggi contemporanei: Street Art
Il latino si manifesta anche nelle forme espressive moderne. Uno dei "graffiti" del centro di Padova, opera dello street artist Alessio B, riporta il motto "Essere piuttosto che sembrare", Esse quam videri [04:40]. Sebbene di origine proverbiale, la scelta del latino per accompagnare l'arte urbana conferma la persistenza di questa lingua come veicolo di messaggi etici universali e immediati.
Piero Formica analizza il rapporto tra Intelligenza Umana (IU) e Intelligenza Artificiale (IA), definendole non come nemiche, ma come forze complementari. Mentre l'IA eccelle nell'elaborazione massiva di dati e nell'efficienza algoritmica, l'essere umano resta l'unico depositario di tre facoltà insostituibili: immaginazione, pensiero critico ed empatia.
Il cuore della tesi è che l'IA "sa", ma non "capisce" il significato profondo di ciò che elabora. Per questo motivo, la formazione umanistica diventa oggi un asset strategico: lo studio dei classici, della filosofia e delle lingue antiche allena quella "visione d'insieme" e quella capacità di porsi domande etiche che le macchine non avranno mai.
Il punto chiave: in un mercato del lavoro dominato dall'automazione, il valore del capitale umano risiederà nella capacità di dare senso ai dati. La cultura classica, dunque, non è un retaggio del passato, ma il carburante per una creatività autentica, capace di umanizzare la tecnologia.
Piero Formica si laurea nel 1965 con una tesi sulla teoria pura del commercio internazionale, presso l’Università di Messina, Tra il 1966 e il 1968 completa gli studi di economia internazionale presso il Centro di Bologna della Johns Hopkins University. Inizia la propria carriera all’inizio degli anni Settanta del Novecento.
Punti chiave del video
Intervento del prof. Carlo Sini, filosofo italiano e professore emerito di Filosofia teoretica presso l'Università degli Studi di Milano
La filosofia come amore del sapere e condivisione
Esaminando la parola stessa, filosofia significa "amore del sapere" [00:22]. Il desiderio profondo della filosofia è quello della condivisione nella ricerca [00:13].
Una comunità di amici, non di fedeli
A differenza delle grandi costruzioni religiose, dove esistono i fedeli o coloro che ricevono una rivelazione, in filosofia ci sono "discepoli" nel senso di amici [00:31]. Il professore ricorda che alla morte di Socrate c'erano, appunto, amici e non fedeli [01:01].
Il piacere del continuare a domandare
Mentre l'uomo religioso cerca la fede e l'ultimo senso della condizione umana, ciò che caratterizza la felicità e il piacere del filosofo è il non negarsi il piacere della ricerca [01:28], che si traduce nel desiderio continuo di domandare e di chiedere [01:58].
La differenza tra mito e filosofia
Richiamandosi anche al pensiero illuminista, il professore evidenzia una grande differenza: il mito non ha domande ma ha risposte, mentre la filosofia ha domande [02:14].
Mettere in luce la condizione umana
La filosofia rinnova sempre la domanda [02:34]. Non si pensa che la domanda sia fatta con lo scopo di chiudere e terminare con una risposta, bensì con l'obiettivo di mettere in luce la "condizione domandante" dell'essere umano [02:42]. Il desiderio della filosofia è identificarsi con colui che chiede [03:08].