“Monsieur, est-ce que vous mettez une note dans ce travail?” [“professore, ma in questo lavoro mette un voto?”]: possono cambiare le programmazioni, la lingua, i metodi… ma gli studenti francesi sembrano proprio uguali a quelli italiani!
È stata questa la prima cosa che mi è venuta in mente alla prima ora di matematica cui ho partecipato il 7 novembre scorso, approfittando di un mini job shadowing improvvisato, durante i due giorni in cui ho accompagnato Vittoria Conte (4F), una nostra alunna, per la sua mobilità individuale di sei settimane presso il Lycée Général et Technologique d’Arsonval di Saint-Maur-des-fossés (Francia).
Io e Vittoria siamo arrivati a scuola puntuali la mattina del 7 novembre: abbiamo atteso al cancello che qualcuno venisse ad autorizzare il nostro ingresso poiché nessun estraneo può accedere agli spazi scolastici senza appuntamento o senza un apposito badge (gli alunni mostravano il proprio libretto cartaceo, ancora stranamente in uso). Abbiamo conosciuto l’eccentrico dirigente M. Bloom, il suo giovanissimo e sorridente vice M. Perrot e la prof.ssa Delord che si è occupata di organizzare la mobilità di Vittoria: abbiamo scattato qualche foto e ci siamo recati nel solenne ufficio del dirigente (una enorme stanza completamente rivestita in legno scuro all’interno del palazzo nobiliare sede dell’amministrazione). Qui abbiamo discusso della permanenza di Vittoria, delle sue lezioni e, più in generale, di affinità e differenza tra il sistema scolastico italiano e quello francese. Il tutto, va sottolineato, in francese: non ero pronto a tutto ciò ma me la sono cavata in modo assolutamente onorevole (lo staff, oltretutto, è rimasto stupito nel sapere che la mia insegnante di francese al liceo, la prof.ssa Franzini, è ora mia collega ed è la stessa con cui stanno organizzando la mobilità di gruppo per la classe 5B).
Dopo le formalità la prof.ssa Delord ci ha mostrato gli spazi scolastici: ho potuto vedere con meraviglia i molteplici laboratori di chimica, biologia, fisica, informatica (più d’uno per ciascuna disciplina) e le molte attrezzature disponibili, oltre che svariato personale che lavora come tecnico di laboratorio (presso il Lycée d’Arsonval si tengono anche corsi post-diploma analoghi ai nostri ITS); parlando con alcuni insegnanti durante le manipulations (le lezioni di laboratorio), ho notato come la pratica laboratoriale accompagni sempre ogni lezione teorica, cosa che invece da noi a volte è a discrezione del docente. Da evidenziare anche la grande disponibilità di attrezzature che consentono agli studenti di lavorare efficacemente a piccoli gruppi piuttosto che di guardare soltanto una o due persone che operano. Un docente di elettronica ad esempio mi ha mostrato il set di strumenti a disposizione di ogni gruppo per analizzare la propagazione degli errori (e la sua corretta interpretazione statistica), compreso il computer fisso disponibile su ogni banco di lavoro. Nel laboratorio di biologia ho visto l’autoclave e il riscaldatore per le colture batteriche; nel laboratorio di chimica alcuni studenti stavano titolando una soluzione.
Abbiamo anche conosciuto i giovani che lavorano alla Vie scolaire (“vita scolastica”). Si tratta di un ufficio, del tutto inesistente in Italia, che si occupa di gestire tutto ciò che non è strettamente didattico: gli appuntamenti con i genitori, le note e le eventuali punizioni, l’orientamento, le giustificazioni, le situazioni particolari degli alunni… sgravando così gli insegnanti da ulteriori obblighi e attenzioni.
Avendo del tempo libero sia il 7 sia l’8 novembre, ho chiesto di partecipare a delle lezioni di matematica o fisica (curioso il fatto che, in Francia, fisica sia insegnata insieme a chimica e non a matematica). Così il 7 ho assistito a una lezione sulle funzioni e l’8 a un’attività di laboratorio sull’elettrostatica.
La lezione di matematica, iniziata simpaticamente come ho detto sopra, si è svolta in modo estremamente lento: i ragazzi, di 16 anni – quindi idealmente una nostra terza – dopo aver ascoltato il docente dovevano completare dei facilissimi esercizi che avevano in fotocopia (mi ha sconvolto che nella patria dell’Encyclopédie NON siano usati libri di testo cartacei e solo raramente quelli digitali); pensavo che dieci minuti sarebbero stati sufficienti per trovare qualche immagine e qualche controimmagine di una funzione lineare, invece è stata necessaria tutta l’ora (e palesemente qualcuno non aveva capito nulla). Il docente mi ha spiegato che i tempi dilatati sono necessari in quanto spesso le lezioni finiscono alle 18:00 e non è pensabile che gli alunni studino così tardi; è necessario quindi che a scuola, durante le lezioni, questi abbiano il tempo di assimilare i contenuti e saperli maneggiare.
La lezione nel laboratorio di fisica ha confermato quanto visto il giorno prima: la lentezza e l’assenza di un libro di testo. Il docente ha consegnato la scheda dell’esperimento e gli alunni (solo 12 e almeno 10 immigrati di seconda generazione) divisi a coppie dovevano comprendere le caratteristiche del campo elettrostatico. La scheda conteneva qualche nozione teorica, ma l’impianto era strettamente pratico. Apprezzabile che l’esperimento fosse diviso in più parti e che si chiedesse agli alunni di rispondere ad alcune domande-guida (anche queste da riconsegnare alla fine della lezione). Molto interessante l’esperimento finale: la cartografia di un campo elettrico fatta misurando il potenziale in più punti tra due elettrodi – ma i ragazzi, già poco o niente sapevano sui vettori in generale e non conoscendo il concetto di potenziale, non so quanto abbiano capito, soprattutto dal punto di vista matematico.
La breve esperienza francese è stata più che positiva: spero di poter tornare per un job shadowing più strutturato in modo da poter approfondire ulteriormente somiglianze e differenze tra i nostri sistemi scolastici, oltre che per rinsaldare i legami con i colleghi francesi.